Come si scrive un curriculum

Arriva sempre, durante i corsi di scrittura, la domanda sul curriculum vitae. Cosa metterci, che formato, come dare la migliore immagine di sé.

Di solito spiego che non si può liquidare la faccenda scrivendo un solo curriculum, ma se ne devono preparare diversi, adattandoli ai destinatari, al contesto, agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Dopo di che, propongo modelli, commento esempi, mi offro di emendare curricola già pronti.

Però, ora che ho letto Wislawa Szymborska – la poetessa di cui ti parlavo all’inizio dell’anno – risponderò con questi versi.

Scrivere un curriculum

Che cos’è necessario?

È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.

È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska, da Vista con granello di sabbia, trad. it. di Pietro Marchesani, Adelphi.

14 risposte a “Come si scrive un curriculum

  1. “È la sua forma che conta, non ciò che sente.
    Cosa si sente?
    Il fragore delle macchine che tritano la carta.”

    Chissà a cosa si allude … forse al fatto che i CV verranno cestinati?

  2. certo che visto da questa prospettiva anche un semplice curriculum diventa un atto immorale.

  3. Cara Leonarda,
    la poesia è molto amara, certo.

    Ma ho accostato questi versi alle mie lezioni sul curriculum con intenzione autoironica, ovviamente.

    Volevo solo ricordare – con parole bellissime che non sono mie – quanta esistenza si nasconde dietro ai formalismi burocratici e alla manualistica che pretende di insegnarli.

  4. no, no, la poesia è bellissima, anzi mi ha fatto rivivere quel curioso senso di straniamento che ho provato di fronte a me stessa tutte le volte che mi sono trovata a compilare il mio curriculum. Ogni volta è come se avessi tentato di isolare la forma di me stessa dalla sua sostanza e fossi rimasta con in mano un guscio vuoto (o “riempibile” all’infinito?). Davvero curioso, ma anche un po’ inquietante…
    leonarda

  5. Finalmente libera dai sensi di colpa che mi portavo dietro per non aver mai prestato sufficiente attenzione alla compilazione del mio curriculum…

  6. Leggendo questi versi è facile immaginare la frustrazione di chi, come me, ha sempre fatto di tutto per arricchire il proprio curriculum. Voto di laurea, corsi di lingua, esperienze all’estero, stage prestigiosi…nella speranza che qualcuno ne tenesse conto, che qualcuno un giorno guardasse il mio cv e dicesse “però, questa ragazza”. Poi è arrivata Wislawa, che mi ha insegnato che quello che conta, alla fine, è vivere. Grazie a questa poesia ho deciso di cambiare prospettiva: le cose si fanno innanzitutto per se stessi, poi se accidentalmente finiscono su un curriculum ben venga. Ma non deve essere quello l’unico scopo.

  7. Grazie, Alessandra.
    E grazie soprattutto perché sei stata tu a farmi conoscere questa poesia.
    🙂

  8. contando che una settimana fa ho steso la prima bozza di curriculum, e che di giorno in giorno assottiglio, snellisco, sfoltisco e scarto informazioni…
    leggere questa poesia mi suggerisce l’idea di presentarmi al colloquio con scritto sulla maglia “Curriculum Vitae”.
    Me, eccomi li.

  9. Pingback: Acid Juicy

  10. Grazie, Giovanna, di avermi fatto scoprire questa poesia! Nel mio cv, in fondo – per ultimo – e spero che rimanga scolpito nella mente di chi legge – quando posso metto gli interessi (esperienze di volontariato, formazione personale, studi per diletto).

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  13. Ciao Alessandra, ho letto e apprezzato il tuo commento. Lo condivido, seppur non appieno ma in parte. Ovviamente non ci si può aspettare di fare qualcosa che non desideriamo e ottenere grandi risultati; però è anche vero che possa succedere l’inverso, cioè fare qualcosa che veramente ci piace e non raggiungere i risultati sperati. Da pura e semplice studentessa posso solo dirti che ho le idee confuse. Certo, questo è il liceo da me scelto, ma alcune volte mi capita di vagare con la mente e pensare a tutte le altre opportunità che mi si sarebbero potute presentare. Moltissime volte mi è capitato di pensare allo sbaglio fatto optando per questa scuola, ma è anche vero che senza di essa non avrei le conoscenze primarie, non tutte le conoscenze che un liceo deve darti, solo quelle primarie (e fidati sono tante). A volte mi pento della mia incapacità di portare a termine alcuni progetti. Essendo di natura così, cioè piena di ripensamenti su tutto ciò che mi circonda, ho spesso dovuto affrontare tale problema e infatti non me ne sorprendo di questa scelta. Però nonostante ciò spero che negli anni futuri la mia grinta aumenti, per non farmi sentire più così “spesso” in alcuni momenti. La mia opinione di certo non è ponderata su giudizi affermati, ma penso che più che fare le cose per se stessi noi tutti finiamo con il farle per gli altri, perché temiamo la loro opinione e abbiamo il timore di deluderli. Della mia vita fin ora ho vissuto solo una modesta parte, perciò non sono capace di riconoscere quale sia la scelta giusta per cui optare, oppure nella quale valga la pena di credere, ma posso solo dire che per adesso non sono soddisfatta dei risultati da me raggiunti; forse perché più che concentrarmi su me stessa ho dato retta al mondo circostante. Quindi, dal mio umilissimo parere cara Alessandra, ti dico semplicemente di credere. Credere in tutto ciò che ti sembra giusto, e buttarti. Buttarti in un vuoto che magari non sai come colmare, ma dal quale man mano saprai come uscirne. Lo dico perché questa sarebbe la mia filosofia di vita, anche se non ho mai avuto modo di applicare.

  14. Ciao Alessandra, il tuo commento è nel mio libro di italiano.

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