La differenza fra “Yes we can” e “Si può fare”

Pare che il “Si può fare” veltroniano nasca dal “Yes we can” di Barack Obama. Lo dice Veltroni, lo dicono tutti. Copiato? D’accordo, ma quanta differenza c’è fra i due mondi possibili?

“Yes we can” è avvolgente, inclusivo, affermativo. “Si può fare” scarica su terzi (all’italiana) l’onere del fare, e ricorda troppo il “sepoffà”, ammiccante e romanesco, di certi malaffari di corridoio.

Il primo è accompagnato dalle parole, dalle immagini e dalla musica che seguono (e fanno venire voglia di volare subito in America).

L’altro invece?

Yes we can (le parole che stai per leggere, e che sentirai cantate nel video, sono l’ultima parte del discorso che Obama ha rivolto ai suoi sostenitori dopo le primarie nel New Hampshire)

“It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation.
Yes we can.
It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom.
Yes we can.
It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness.
Yes we can.
It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land.
Yes we can to justice and equality.
Yes we can to opportunity and prosperity.
Yes we can heal this nation.
Yes we can repair this world.
Yes we can.
We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change. (We want change.)
We have been told we cannot do this by a chorus of cynics…they will only grow louder and more dissonant… We’ve been asked to pause for a reality check. We’ve been warned against offering the people of this nation false hope.
But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope.
Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast to coast; from sea to shining sea: Yes We Can.”

Il video che stai per vedere è stato realizzato da Will.i.am, diretto da Jesse Dylan, figlio di Bob, e inserito su YouTube il 2 febbraio scorso.

22 risposte a “La differenza fra “Yes we can” e “Si può fare”

  1. Che bello spunto! 🙂 In realtà è quello che ho pensato anche a fine del post precedente – complice che m’incanto come una scema a studiare quanto scivoli leggera! -, ma qui lo lascio scritto, e lo lascio scritto per “mettere agli atti” la speranza di poterti leggere ancora e più spesso sul tema degli inspired talks.
    Mi è capitato, pochi giorni fa, di imbattermi nel resoconto dell’ultima straseguitissima lecture sull'”arte di parlare” del Prof. Winston, tenuta in occasione dell’appuntamento abituale del MIT con “How to Speak”. <> è stato il pensiero immediato.

  2. “Che peccato non avere (anche) il-mestiere-di-parlare!”. Il pensiero immediato in questione era questo.

    Domando scusa per il casino, è l’html che mi frega sempre! 😦 😀

  3. Grazie Vale,
    ho capito il tuo punto.
    Non ti conosco di persona, ma sei sprizzantissima.
    E da idea nasce idea…
    🙂

  4. mi permetto di ricordare, dopo l’imbeccata di saveaspdf, che “si può fare” per molti italiani porta alla memoria questo

  5. Bastava dire “Possiamo farlo”…al posto del “Si può fare”. Però, un pò mi ci sono affezionato a questo slogan che un pò di ottimismo (senza esagerare) me lo dà.

  6. Allora adesso vorrei anche in Italia una campagna elettorale capace di far venire i brividi. E non di paura…

  7. I discorsi di Obama mi ipnotizzano. La messa in musica del discorso e il video sono altrettanto belli. Provavo a immaginare un politico italiano capace di un discorso così. Poi pensandoci è impossibile proporre una retorica del genere in Italia. Pensate a un politico italiano che menzioni in un suo discorso “a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land” (qualcuno mi dica a chi si riferisce: è una via di mezzo tra Mosé e Washington?). Al massimo Baget Bozzo. O pensate a un richiamo ai padri fondatori e a una loro connotazione eroica. I nostri padri fondatori sono i costituenti e quelli ancora in vita si chiamano Scalfaro e Andreotti (tra gli altri). Si fa un po’ di fatica a trasportarli nel mito. Lo stesso per De Nicola o Einaudi. Forse si potrebbe mettere De Gasperi al posto del citato Kennedy… ma vedete la differenza? Se citi i Savoia ti viene subito in mente l’attuale Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, ed è meglio lasciar perdere. Se vai a Romolo e Remo puzzi un po’ di fascio. Restano i partigiani, ma non tutti son d’accordo e credo non funzionino per un discorso di pacificazione e unità al di là degli schieramenti (purtroppo!). Insomma in Italia è molto più difficile credo. Siamo molto più divisi. Concluderei con un “Menomale che c’è Silvio” ma ancora non sono riuscito a leggere il testo.

  8. Discutevamo a lezione sul fatto che fosse o meno lo slogan ufficiale… Be’ direi che dopo averlo visto scritto a caratteri cubitali dietro a Veltroni mentre presentava il suo programma direi che è ufficiale..Ahimè..
    Concordo sulle “sfumature” diverse dello slogan..non mi fa impazzire!

  9. Anche sul sito del PD lo slogan è evidente. Però è leggermente contestualizzato: da una parte c’è scritto “Un’Italia nuova. Si può fare” e dall’altra “Convinci 5 amici a votare PD. Si può fare”. Quest’ultimo slogan mi ha proprio fatto sorridere. Che ci sia uno sconto sulla fornitura per ogni cliente nuovo che procuriamo? 🙂

  10. Purtroppo per noi,l’Italia cerca sempre di assomigliare al “mitico” modello americano,non riuscendoci.Sembra come se la loro fosse una realtà perfetta su cui basarsi,da imitare in pieno. Manchiamo di originalità perfino nelle cose più piccole. Copiamo,copiamo e copiamo…e non riusciamo nemmeno a copiare bene!

  11. Purtroppo, almeno secondo me, D. e Luca colpiscono nel segno. I mondi di riferimento dei due slogan sono incomparabili perché sono incomparabili gli apparati mitici cui fanno riferimento.

    Nel suo bellissimo blog, Henry Jenkins analizza lo Yes We Can paragonandolo al Walt Whitman di Foglie d’Erba e alla sua poetica delle moltitudini, alla retorica di JFK e a quella di RFK, e accostandone la prosodia a quella di Martin Luther King (è soprattutto lui il King cui Obama si riferisce, secondo me, incrociandolo con una suggestione messianica!).
    Il fatto è che, pur con tutte le storture della politica degli Stati Uniti, pur con tutta la perdita orginaria di innocenza che ne ha caretterizzato la nascita, Obama ha a disposizione un patrimonio simbolico gigantesco di speranze realizzate. È lui stesso un simbolo vivente, figlio di immigrati africani; forse per questo è così facile, per lui, essere convincente.

    Noi, diciamocelo francamente, non abbiamo mai riposto speranze, collettivamente parlando, nelle nostre capacità di essere migliori o più felici, o nella possibilità di un impegno faticoso per migliorare le cose; né siamo in grado di dare questa speranza a chi viene a vivere da noi. Non abbiamo mai avuto fiducia nel nostro Paese. Mai.
    Abbiamo spesso dato fiducia a cialtroni che, invece, indicavano la via più semplice e grossolana, e, soprattutto, promettevano di scaricarci dalle nostre responsabilità.
    Come dice D., l’unico episodio di decenza collettiva, nella nostra storia recente, fu la Resistenza: fenomeno troppo elitario, troppo dilaniante e troppo (anche colpevolmente) controverso, per produrre un apparato mitico minimamente paragonabile quello messo in campo da Obama.

    Ecco, l’appello del principio di responsabilità non è praticabile, in un Paese nel quale in cui la tua vita dipende dal fatto che tuo cugino conosce il figlio di un assessore che può darti una spintarella per avere un posto di netturbino, o per passare l’esame di ingresso a odontoiatria. Che quando vai a chiedergli il favore con il cappello in mano, risponde, bonariamente e paternamente, “se po’ ffà”.

  12. E’ la condizione in cui viviamo,Vittorio,io sono siciliano,e purtroppo devo dire che episodi del genere giù da noi sono situazioni all’ordine del giorno…quasi ti senti diverso se non hai nessuno che ti possa dare la spintarella,invece che guadagnarti tutto con il tuo sudore ed essere per questo fiero di quello che ti crei attorno,devi cercare l’aiuto. E purtroppo queste realtà si verificano in tutta Italia,non solo da noi. Io studio a Bologna,perchè sinceramente la rabbia mi roderebbe dentro giù in sicilia,vedendo persone che non fanno nulla prendere bei voti solo perchè raccomandati,e magari chi si impegna veramente,chi passa le notti con gli occhi distrutti sul libro,a leggere quelle parole sotto la luce della lampada,parole che sembrano perdere ogni filo logico data la stanchezza,chi si impegna veramente prende anche meno di colui che ha avuto la spintarella.E allora,da amico,come speri di riuscire a consolare quegli occhi appannati da lacrime amare,e quell’animo in preda alla collera? Speravo non succedessero di questi episodi qui a Bologna,ma non è stato così. I raccomandati ci sono ovunque.
    Per la professoressa: mi piacerebbe seguire le sue lezioni,ma capirei ben poco perchè studio a ingegneria. Però la mia amica mi ha parlato di semiotica,e devo ammettere che è una materia che affascina.

  13. Non lo so, Luca. Non ho speranze. Guarda, te lo dico da ex militante di Dp: io sarei anche disposto a sorbirmi dieci anni di thatcherismo, pur di liberare questo Paese da quelle storture di cui parli. Ma so che sarebbe impossibile: non mi ricordo chi, diceva che in Italia è impossibile fare qualsiasi rivoluzione, perché ci si conosce tutti.

  14. Luca,
    da siciliana, figlia, nipote e bisnipoite di siciliani, immagini bene quanto ti capisco. Ma il problema non è solo a sud, questo è chiaro.
    Come dice Vittorio, in Italia ci si conosce tutti.
    Però non abbattiamoci. Io faccio le mie osservazioni critiche solo perché vorrei stimolare, fomentare, spingere… uno spirito critico diffuso, sperabilmente. E poi l’azione, ancor più sperabilmente. A partire da chi ha vent’anni, magari.
    E poi chissà.

  15. Ogni volta che sento “si può fare” non riesco ad impedirmi di pensare a Gene Wilder in Frankenstein Jr…

  16. Un’altra cosa, per Luca, Vittorio e altri: ogni paese ha la sua tradizione retorica, in politica come in altri campi. Le radici storico-culturali degli Stati Uniti non sono ovviamente paragonabili a quelle italiane.
    Proprio per questo, usare il semplice calco (perché questo è) di uno slogan preso dagli Stati Uniti (o da chissaddove) non ha alcun senso. Occorre inventare qualcosa che sia pertinente e sensato, da un lato, nella storia del nostro paese, dall’altro, nella tradizione culturale e ideologica della parte politica che lo slogan vorrebbe rappresentare.
    E anche quando si crea e si inventa – poiché niente nasce dal niente, questo è ovvio – bisogna avere la capacità di prendere, magari, spunto da altri, ma riadattando, rimescolando, ricombinando lo spunto preso in modo creativo e adeguato al contesto e ai destinatari cui il messaggio è rivolto.

  17. Ha ragione,la nostra storia non può competere con quella degli Stati Uniti,e allora sembra proprio che qualcuno si sia trovato un punto in comune tra politica e tradizione. Ho letto che Berlusconi sta cercando alleanze con Cuffaro,imputato nel favoreggiamento di cosa nostra. Berlusconi si è dichiarato solidale all’ormai ex (per nostra fortuna) presidente della Sicilia…
    In effetti quello che fa il signor Berlusconi è unire la più grande “tradizione” italiana,quella mafiosa,con i suoi programmi politici,contro invece la proposta di Veltroni di non candidare chi ha condanne a reati gravi. E’ questo che manda l’Italia in rovina. Per le scorse elezioni,i siciliani ebbero la possibilità di votare o Rosa Borsellino,sorella del famoso,o il signorotto Cuffaro,nelle elezioni che si tennero nel 2006,quando già l’ex presidente della regione sicilia aveva avuto un rinvio a giudizio per favoreggiamento alla mafia. Ovviamente,salì al potere. Ovviamente,ancora una volta,la nostra “tradizione” venne onorata…trattasi però di tradizione negativa. E ancora oggi,l’ex premier cerca alleanze con questa tradizione. Come pensate che ci si possa sentire?

  18. Credo che infondo il problema sia sempre lo stesso: in Italia tutti gli schieramenti politici (non oso chiamarli partiti), soprattutto la sinistra, ma anche imprese, associazioni e istituzioni, non possiedono buoni comunicatori. Tutto ciò che si riesce a fare è scopiazzare da quelli che la comunicazione sanno gestirla, appunto gli americani. Secondo me non si tratta solo di copiare un modello (in questo caso il modello americano), ma di copiare un modo di comunicare che funziona, senza tener presente che “yes, we can” è uno slogan studiato a tavolino, perfetto per la situazione storica, politica e forse anche personale di Obama e non per la nostra cara Italia. Se poi il noi inclusivo si trasforma in una terza persona impersonale siamo difronte al fallimento della comunicazione politica italiana.
    Per Luca: ricorda anche che i siciliani “pregavano” affinchè Cuffaro non fosse coinvolto in reati di mafia. Qui siamo difronte al paradosso…

  19. A MOLTI ED A MOLTE CERTE CONQUISTE APPAIONO SCONTATE

  20. Pingback: Falcon82 Blog » Lo zio falcon e le elezioni - Io sostengo

  21. Pingback: Falcon82 Blog » Problemi di adattamento

  22. Pingback: Renzi, “tu vuo’ fa’ l’americano” - Giovanna Cosenza - Il Fatto Quotidiano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...