Gesti di ordinaria incoscienza

Ricordi quando ci chiedevamo se fosse possibile usare immagini normali e quotidiane per trattare temi sociali? Intendo: senza passare dal luccichio della pubblicità commerciale? Ma senza avvolgere l’argomento in una nebbia di spiacevolezza, per cui lo spettatore medio finisce per guardare altrove e non pensarci più?

In questo post avevo espresso i miei tanti dubbi sull’efficacia di associare immagini sottotono alle catagorie più deboli della popolazione (donne, omosessuali, disabili, migranti). In quest’altro, avevo proposto lo splendore della campagna Sidaction.

Dal 1° dicembre scorso, sulle tv generaliste e nelle sale cinematografiche, va in onda uno spot per la prevenzione dell’Aids promosso dal Ministero della Salute e diretto da Francesca Archibugi. Lo spot mette in scena un coppia di ragazzi mediamente carini, normalmente inzainati per le vacanze, che esitano davanti alla farmacia di un aeroporto qualunque. Lui non vuole entrare perché “si vergogna”, lei lo trascina e alla fine comprano una scatola di preservativi, no, “anzi due”. Nel frattempo, prima la voce poi il volto di Ambra Angiolini ci ricordano, con tono serio ma sereno, che “un piccolo gesto di responsabilità può evitare una malattia terribile” e che “in Italia ogni anno ci sono circa 4000 nuovi casi di contagio del virus HIV”.

Obiettivo dello spot è normalizzare l’uso del preservativo, rappresentandolo come gesto ordinario di una coppia qualunque, già formata e affiatata. Mi sembra una buona idea.

Unico dubbio: la resistenza a usare il preservativo è molto più forte e generalizzata di come viene messa in scena qui. Riguarda tutto il mondo stupidamente incosciente dei rapporti occasionali non protetti, dentro al quale non stanno solo baldanzosi ventenni in partenza per un viaggio, ma anche (soprattutto?) trenta, quaranta, cinquantenni e oltre, single o accoppiati, che non hanno l’abitudine di usare il preservativo (né vogliono prenderla), perché “per amor del cielo, non lo sopporto”, perché “puzza di gomma”, perché “tanto a me non capita” o “vado solo con gente affidabile, io”.

Che ne è della normalità di questi?

 

6 risposte a “Gesti di ordinaria incoscienza

  1. la prima cosa a cui ho pensato guardando lo spot è che sono stati fortunati a non beccare un farmacista che fa obiezione di coscienza sulla vendita dei preservativi

  2. Condivido Giò,
    ho pensato la stessa cosa.
    Per quanto il rischio sia ovunque,
    la situazione della coppia “già” affiatata non è l’unico target che necessita di prevenzione.
    Conosco persone che hanno partner diversi in uno stesso fine settimana.
    Davvero,
    che si godano la vita, il sesso è divertente e piacevole.
    Preferivo però due ragazzi che si beccano in un locale e si appartano in mezzo ai campi, per poi salultarsi poco tempo dopo.
    Poteva essere un secondo soggetto.
    Di certo, quello che corre più rischi.

  3. Ciao a tutti, personalmente trovo questo spot piuttosto ben fatto, certo come dici tu Giò non chiama in causa trenta, quaranta e cinquantenni su cui ci sarebbe tanto da lavorare ma, nel contesto, questi ragazzi sono l’immagine di una normalità serena e spigliata in cui in tanti si possono riconoscere; l’uso di un testimonial come Ambra, personaggio da sempre vicino al mondo dei ragazzi, è azzeccato, e il tono non è né drammatico né di allarme né shocking. Soprattutto mi piace l’idea della ragazza “responsabile” da cui parte la spinta a comprare i profilattici. Purtroppo conosco molte ragazze, anche molto brillanti e intelligenti, che permettono ai loro partner di non usare il preservativo semplicemente perchè ai signorini non piace. Di fronte al sesso diventiamo tutti scemi? Io credo sia ora di fare qualche campagna sul femidom, non credete? non mi meraviglio se qualcuno di voi andrà a vedere su wikipedia di che diamine sto parlando, ogni volta che affronto l’argomento con amici mi chiedono sempre “femi cosa??”, anche io ne ho scoperto l’esistenza non più di un anno fa.
    C’è tanta strada da fare in questo campo, e sarebbe ora di sperimentare qualcosa di diverso, o più semplicemente di guardarsi intorno e vedere cosa viene realizzato fuori dai nostri confini. Quando facevo ricerche per la tesi, mi sono innamorato di questo spot http://it.youtube.com/watch?v=ZwuwM7DbwAI&feature=related

    diretto da Wilfred Brimo per Aides, 2006, che fa parte di una campagna francese di 3 spot (gli altri due a tematica etero). Il tema di tutta la campagna è “VIVI ABBASTANZA PER TROVARE QUELLO GIUSTO”. Lo trovo brillante, cosa ne pensate?
    Marco

  4. Oddio… un po’ improponibile lo spot francese da noi, a mio parere… come accade per tante cose in Italia. Ma di certo è efficace e con delle scene davvero carine!
    Non disdegno nemmeno io lo spot italiano, sperando che magari sia l’inizio di una serie di spot che possano coprire anche alcune delle altre situazioni. Sicuramente quella del sesso occasionale è una delle più importanti.

  5. A me di questo spot piace la vena spensierata, che riporta i preservativi a una cosa anche divertente, imbarazzante e buffa e non solo “pesante”. Mi sembra che possa avere più effetto sui giovani rispetto alle campagne più seriose.
    Anche se… quello che dice Ambra in sottofondo, e il modo in cui lo dice, mi sembra poco coerente con lo spot e smorza tragicamente l’effetto di freschezza.
    Sono d’accordo con chi auspica altri episodi della stessa serie, sui rapporti occasionali, sempre con la stessa freschezza ( e magari senza lezioncine di sottofondo, che mi sembrano poco efficaci).

  6. Ciao a tutti,
    sono d’accordo con voi. Anche a me lo spot sembra un buon inizio: era un po’ questo il senso del mio intervento.
    Ma solo un buon inizio, e quindi starebbe bene anche a me, come a voi, l’idea che fosse il primo episodio di una serie, volta a coprire altri target e altre situazioni d’uso del preservativo. Ma soprattutto, altri motivi di resistenza, spesso ostinata, al fatto di usarlo.

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