Fammi un sorriso

C’è chi ne abusa. Altri le inseriscono a casaccio. Non manca chi le accusa di corrompere la lingua. Solo pochi riconoscono di non farne a meno, ma tutti le usano continuamente.

Eccole qua:

🙂 😉 😦 😀 😮 😛

Sono le emoticone o smileys o faccine, come vuoi chiamarle. Evitano malintesi, accompagnano una battuta, esprimono un sentimento. Indispensabili in tutte le forme di scrittura che imitano il parlato – chat, mail, sms -, sostituiscono la nostra faccia, il corpo che per iscritto non possiamo mostrare. Eppure quasi nessuno pensa di dover imparare a usarle. Non troppe, né troppo poche, ma in giusta dose: come il sale in cucina.

Per ricordare quanto siano importanti, di solito mostro questo dialogo. Anna e Marco (i nomi sono fittizi) si amano moltissimo ma vivono in città lontane. Si vedono una volta al mese e usano Internet e il telefono per comunicare ogni giorno. Questo brano proviene da una loro chat, che Anna mi ha regalato:

<Anna> Marco!!!!
<Marco> Anna!
<Anna> MI MANCHI 😦
<Marco> anche tu mi manchi =(((
<Anna> si mi manchi anche se sei qui xro’ 😦
<Marco> e come?
<Anna> boh
<Marco> boh?
<Anna>siiii ma non lo so ti sento lontano
<Marco> come mi senti lontano?
<Marco> se sono qui
<Anna> si ma non lo so, sei assente, con chi stai parlando oltre me?
<Anna> 😥
<Marco> no daiiiii, NESSUNO
<Marco> Anna
<Marco> be’ anche tu x me sei assente ma forse xché io vorrei vederti fuori da sta chat
<Anna> beh ma sii felice che la chat c’e’
<Anna> pensa se non ci fosse..
<Marco> se non ci fosse non ti avrei conosciuta
<Anna> 🙂
<Marco> pero lo stesso
<Marco> mi manchi
* Anna fa una carezza a Marco
<Anna> 🙂 pero’ non prendertela dai
<Marco> Anna per cosa dovrei prendermela?
<Marco> xché non ti vedo?
<Marco> non me la prendo, solo mi dispiace
* Anna sospira
<Anna> lo so lo so
<Anna> adesso sono scazzata
<Marco> xché? =((((((
<Anna> xche’ si
<Anna> mi sembra di aver buttato via la serata
<Marco> con me?
<Marco> ancora?
<Marco> =((
<Anna> no non ce l’ho con te dai Marco
<Marco> eh ma sei scazzata uffi
<Marco> ora sono io che te lo chiedo
<Marco> fai un sorriso
<Marco> fammi un sorriso
* Anna abbraccia Marco
<Marco> tvtb
<Marco> non hai fatto il sorriso cmq
<Anna> anche io
<Marco> hihi
<Anna> no
<Marco> fallo
<Anna> non ho voglia
<Marco> daiiiiiii
<Anna> adesso sto abbracciata a te e basta
<Marco> dai dai dai dai
<Anna> ho detto no
<Marco> ok
<Marco> domani cosa fai di bello?

7 risposte a “Fammi un sorriso

  1. Concordo in pieno.

    Proprio questi giorni, ha spopolato sui microblogs questa campagna: http://mau.tumblr.com/post/27307613
    E accidenti, ora che ti ho letta, tocca commentare! eheh Sarà anche cretino, ma mi diverte l’idea di potermici schierare contro oltre il semplice non aver aderito! ihhh :).

    Credo anche io che le emoticons, bene usate – anche se in questo entra, inevitabilmente e prima del resto, la compatiilità tra modi e mezzi comunicativi degli interlocutori del caso -, possano arricchire molto ma molto la forma scritta.
    E allora me domando: non sarà proprio che “gli smileys logorano chi non sa usarli :D”? Tu dici che può andare come contro-campagna? :DD

    Prima di andare, però, mi permetto anche di sottolineare l’importanza degli ahah eheh ihih ohoh e uhuh 😀 delle pernacchie (prrr), dei brividi (brrr), dei ringhi (grrr), degli puah!, degli ehm?!, degli uuuff e di tutto quanto – sperimentato sperimentato sperimentato e magari appreso (e con le interiezioni mi sa che ci va pure abbondantemente peggio che con i meschini avverbi di Luisa! eheh :P) – possa contribuire a dare colori ed efficacia a certa comunicazione.

  2. Vale, in effetti è un problema di “giusta dose”.
    (dopo il tuo commento, ho lievemente modificato il post, perché fosse più chiaro in questo senso. Grazie).

  3. Il fatto che tu abbia parlato proprio di “giusta dose”, mi ha portato a un’altra considerazione che condivido.

    La “giusta dose” con le faccine è un bel problema.

    Io, ad esempio, tendo consapevolmente a stra-stra-strausarle, un po’ nell’idea che questa sia la “giusta dose” per provare a rendere con più fedeltà – in ambito di conversazione informale – quello che è il mio modo di esprimermi oltre lo scritto, dove davvero stra-stra-strauso tutto la mimica che posso. Provo a spiegarmi meglio. Io difficilmente chiacchiero con qualcuno senza sorridere tutto il tempo, o parlo senza fare la scema più che posso, difficilmente tengo a freno la mia alquanto poco dosata allegria, difficilmente riesco ad astenermi dall’essere colorata e calorosa. E allora, quando scrivo in libertà dal vincolo di stare dentro a uno stile o di avvicinarmi/arruffianarmi l’interlocutore – ammesso e non concesso che sia una libertà da praticare! ehm.. 😀 – la cosa gustosa diventa proprio giocare con quello che scrivo perché (idealmente!, lo so) possa esprimere il numero più alto di sfumature accessibili tra quelle che ci sono dietro by my side.

    Allo stesso modo, credo che una persona, come ce ne sono, di per sé poco incline a sorrisi o altre smorfie, sarebbe in seria difficoltà a concepire qualsiasi testo con contorno di faccette anche miiinimo!

    Nell’uno e nell’altro caso – senza entrare nel merito di quanto ciascuna scelta sia giusta (punto rispetto al quale ho poche idee e confuse) -, penso possa essere stimolante leggere e costruire ulteriore comunicazione dalla “giusta dose” di emoticons di ognuno.
    Aggiungo qui, quindi, giusto una nota per concludere: se difendo sempre, come ho fatto anche su questo blog grazie alle indagini discusse nei giorni passati, la conoscenza e la conoscenza pignola delle cose, dalla punteggiatura ai tempi verbali (passando per tanti tutti gli altri pezzetti dello scibile! :P), è che la trovo il miglior presupposto per acquistare.. “gradi di libertà” effettivi, e, per chi sa, pure utili.

  4. Condivono il fatto che le emoticon siano il linguaggio paraverbale della chat.
    Detto questo, l’abuso di emoticon (che nei casi più gravi degenera nell’utilizzo di gif pesantissime che sostituiscono direttamente le parole e mandano in tilt il computer) mi fa lo stesso effetto di certi discorsi molto retorici in stile arringa d’altri tempi (o stile romanzo Harmony, per le conversazioni più romantiche).
    Non so quanto sia possibile “imparare” ad usarle, però penso che l’osservazione di come una persona usa le emoticon faccia capire molto della stessa, proprio come spesso si riesce a inquadrare una persona semplicemente ascoltando il suo modo di parlare

  5. Stefan Rosentraeger

    An interesting topic 😉
    When I was reading the transcript of the chat I noticed that the ragazzi used much less smileys than I and my girlfriend and many other germans use during a chat.

    We put an 🙂 or an 😉 after nearly every second sentence, for example to show that we are funny and not serious.

    All in all, it is very interesting to see how in the last few years Emoticons have become a substitute for the spoken language.

  6. Premetto che non amo le chat e gli sms,che utilizzo solo in casi particolari: per darsi un appuntamento al volo o scambiarsi un saluto veloce. Preferisco usare ogni aspetto sensibile della mia persone per comunicare. Spesso dalla brevità si ottiene banalità e la necessità di utilizzo delle emoticon ne è un esempio efficace. Se partiamo dal presupposto di poter parlare con profondità e serietà con un interlocutore qualsiasi attraverso le chat rischiamo di cadere, come spesso mi è capitato, in continua confusione d’intenti, ancora di più se non ci si conosce affatto. L’emoticon è comunque un linguaggio che ha come grande difetto il fatto di esprimere emozioni in “generale” non le tue , con le tue sfamature, le tue espressioni facciali,ecc,ecc, adottando una grafica unica per tutti, molto “pop” e infantile, che non si addice alla molteplicità di culture e modi in cui viviamo, insomma la morte della diversità. Anche sperare di poter capire qualcosa di più dell’altro dal modo in cui lesi utilizza è poco utile perchè le emoticon non rappresentano un modo “adulto” di esprimersi, non è un caso che le chat siano utlizzate soprattutto dai govani. Il problema è che le si utilizza con lo scopo, a volte inconscio, di aver un dialogo “vero” con l’altro, abbattendo quelle frontiere che in ogni modo esistono, del mondo reale. Così capita spesso di vivere amori o amicizie idilliache ricche di smiles …ma che tristemente poi si rivelano vuote e banali, anzi meglio ancora false. In fondo le emoticon sono una metafora precisa del modo in cui viviamo i rapporti e ancor di più di come pretendiamo che essi siano: facili(basta un click), immediati (in un centesimo di secondo compaiono sullo schermo dell’altro), sicuri( nessuno ti sta di fronte e ti osserva, e nota se dici la verità o stai vaneggiando).
    Lei dice che una piccola dose potrebbe fare chiarezza, può darsi, l’importante è tener presente i grossi limiti che questo linguaggio implica e che magari una persona può farti bel viso 🙂 a cattivo gioco 😦 . Io personalmente preferisco le poesie e i tempi lunghi e inciampare tra le parole se sono emozionato.
    Ciao e complimenti per il blog, è fatto molto bene ed è ricco di “situazioni” stimolanti, mi sembra proprio una bella immagine di come io l’ho conosciuta. Grazie
    Bastianico

  7. Ciao Bastia, grazie per il contributo: contiene almeno un paio di passaggi che mi hanno fatto venire almeno un paio di idee.
    Devo dire che corrisponde perfettamente a come intervenivi in aula.
    Ed è un complimento, ovviamente.
    Ed è sincero, naturalmente.
    Con tanto di smiley 😀

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