Doll Face – Faccia di bambola

Andrew Huang è un videoartista e computer grafico che vive e lavora a Los Angeles. Nonostante la giovane età (è nato nel 1984), ha già all’attivo diversi cortometraggi, video musicali e animazioni. Il suo corto più noto è “Doll Face”, terminato nel dicembre 2005 e distribuito su YouTube dal febbraio 2007. Questo video è stato incluso nella selezione ufficiale dello International Animated Film Festival di Annecy, in Francia, e all’Electronic Theater del SIGGRAPH 2006 a Boston. Lo conosco grazie a Vera, una studentessa che qualche mese fa mi ha proposto di analizzarlo per la sua tesi di laurea triennale.

Huang costruisce metafore sulla contemporaneità, a volte allestendo vere e proprie parabole audiovisive, altre limitandosi a suggerire atmosfere e indurre sensazioni. Il tasso passionale dei suoi video è sempre molto alto.

Accetterei volentieri altre tesi di fine triennio su questo artista, che lo inquadrino in un genere e approfondiscano i meccanismi retorici, semiotico-visivi e semiotico-musicali delle sue produzioni.

Ecco intanto “Doll Face”. Come ti sembra?

12 risposte a “Doll Face – Faccia di bambola

  1. Si, l’ho visto qualche tempo fa inquietandomi. E’ strano l’effetto che crea nello spettatore, almeno per quanto mi riguarda. All’inizio inquietudine, poi tristezza. Questa “donna-robot” che ad un certo punto sembra prendere coscienza di sè, come se volesse essere altro e rompere i legami, come effettivamente succede. E quella faccia che appare e scompare nello schermo della tele, quella faccia triste, infinitamente..O almeno, a me ha suggerito questo. quella faccia quasi priva di emozioni e sovrapposta allo scorrere di altre immagini, a prima vista insignificanti nel complesso della narrazione. E’ la faccia della donna robot? Quella che ha perso? quella che vuol diventare? L’unica cosa in cui si riconosce all’interno dello schermo? E man mano che il triste robot si avvicina a quell’immagine, lo schemo si allontana sempre più in alto, e sempre più difficile è il tentativo di raggiungere quel mondo intrappolato come lei, ma diversamente da lei a colori…come se quel meccanismo che la lega in basso alla scatola da cui esce fosse legato a quello che fa scorrere la tele. Più lei si avvicina allo schermo e più questo si allontana. Alla fine i meccanismi si rompono, il corpo di lei cade e la tv cessa di trasmettere immagini..Sono forse la stessa cosa? (visto che alla fine si vede l’immagine di lei morta nello schermo prima di spegnersi)…E quell’occhio che continua a fissare lo schermo come se fosse una cosa a sè rispetto al resto di lei!!! Inquietante…Forse ho bisogno di rivederlo qualche altra volta..per adesso non mi ha suggerito altro!!

  2. sto cercando di capire il significato che sta dietro alla successione delle diverse immagini del viso della ragazza nello schermo. c’è infatti una sorta di incremento di “trucco” ad ogni stadio, il che rende comunque il viso più umano nonchè più bello.

    sembra inoltre che la ragazza sia soddisfatta quando riesce ad eguagliare l’immagine trasmessa dalla tv, per poi rimanere stupita (negativamente) quando questa prende ad allontanarsi e a ripresentare un viso più bello. che la donna-robot cerchi in qualsiasi modo di essere come ciò che vede nello schermo?
    in più essa fa di tutto per rimanere il più vicino possibile alla tv, cosa che, a parer mio, rafforza il concetto appena espresso sopra.

    ho avuto la sensazione che lo spegnimento dello schermo dipendesse dalla rottura della donna-robot. non direi quindi che siano la stessa cosa, piuttosto che i due soggetti siano interdipendenti.

    mi sono fatto anche una mezza idea del significato della scena finale trasmessa da una seconda televisione, ma non è ancora molto chiara a me. mi riguardo il video altre 20 volte e vedo se riesco a capirci davvero qualcosa.

  3. E’ bellissimo leggervi… e avete già aggiunto un paio di cose all’analisi del video che è stata già fatta.
    Lavoro di gruppo?
    🙂

  4. Tendenzialmente nutro una certa repulsione nei confronti della videoart. Doll Face, invece, mi è piaciuto, anche se non posso che odiare il suo autore perché essere così giovani non vale. Mi chiedevo: qualcuno sa suggerirmi un pezzo di videoart che non sia inquietante? Qualcosa che convinca anche una persona incredibilmente prevenuta (come me) che la videoart merita…

  5. Pingback: Media Districts Entertainment Blog » Doll Face - Faccia di bambola

  6. Credo anche che, dato che l’autore “costruisce metafore sulla contemporaneità”, la televisione e il desiderio del robot di essere come la faccia della donna rappresentino il ruolo (a volte pericoloso, vedi poi la rottura del robot) dei media nella formazione/crescita delle persone, che possono esserne coscienti o meno e scegliere o no di proteggersi (in questo caso il robot si abbandona completamente allo schermo)

  7. Il volto umano non può celare la sua identità “diversa”.
    Un po’ Frankenstein un po’ metamorfosi kafkiana: in questa figura riconosco gli emarginati sociali, coloro che non vengono accettati perché fuori dai canoni dettati dai media. Il baule metallico della bambola può essere, in altre circostanze, la piccola camera da letto di un’ adolescente, o le ruote gommate di una sedia a rotelle. Il trucco, il belletto, il desiderio di apparire come l’immagine nello specchio-menzogna della televisione sono tattiche che hanno come conseguenza soltanto l’autodistruzione. Gli ideali televisivi sono effimeri, e non appena vengono raggiunti hanno già perso il loro valore.

    Una riflessione sul trucco: i colori ed i gesti ricordano una scena del noto film di Tim Burton “Edward mani di forbice”, nella quale la madre della protagonista si serve dei suoi prodotti di bellezza per cancellare le cicatrici del ragazzo-forbice, rendendolo più “presentabile”. Anche in questo filmato il make-up diventa un tramite di omologazione sociale. Perché nella nostra società i segni epidermici sono diventati dei nemici da temere? Per quale motivo per “apparire” bisogna “celare”? Forse vi sono casi nei quali una cicatrice può valere più di mille parole…

  8. Bellissimo e inquietante, come avete già detto.
    Mi viene in mente Cronenberg e il cyberpunk, collegamento forse scontanto ma di sicuro immediato. Tecnologia+corpo umano, la carne che si fonde col metallo… vuole diventare più umana?
    Di sicuro poi ci sono tantissime riflessioni sul ruolo della televisione, dell’immagine come verità…
    Bello anche il collegamento con Edward 🙂

  9. toccante.
    Non ho potuto fare a meno di scorgere, dietro a quella continua ricerca della miglioria estetica, lo stesso, piccolo (ma non troppo) dramma quotidiano di molte donne.

  10. La faccia che si dipinge da sola, con le braccine da robot, è spinta da un desiderio di emulazione dei visi che vede in tv. Un’emulazione che spinge la doll a truccarsi e cambiare colore ad immagine e somiglianza di ciò che le viene proposto. Credo che sia un chiaro riferimento a come la tv influenza le scelte delle persone, di come spinge a creare modelli di imitazione, non solo tra le giovani ragazze, com’è la faccia della doll, ma anche e sempre di più tra i ragazzi. La metafora che secondo me il giovane creatore vuole trasmettere è che più si cerca di avvicinarsi a proposte televisive,, maggiore è la possibilità di autodistruggersi…
    Adesso vado a cercare altri video dello stesso regista…

  11. è chiaro che il video tratta della difficoltà di trovare una propria identità nella società moderna, società che impone modelli di riferimento sempre più lontani del reale; ma il robot è una bambola..non un semplice robot!e le immagini che appaiono sullo schermo sono donne non uomini…quindi non posso fare a meno di pensare che il video rifletta sulla condizione femminile..la donna-bambola cerca di raggiungere il modello che gli viene imposto dalla televisione, ed anche quando si rende conto di rischiare la vita per raggingere quella tv sempre più lontana, essa continua, incurante dei rischi, a sforzarsi per raggiungerla.

  12. il binomio casuale con il pezzo illusion dei VNV nation ha avuto 3 milioni di visite !

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