Archivi del giorno: mercoledì, 5 marzo 2008

Madonna, che interludio

Non vuole che la chiamino pop, ma tutti continuano a farlo. Si batte per le cause umanitarie, ma nessuno le crede. Usa in modo disinvolto e dissacrante i simboli del cristianesimo, ma lancia di continuo messaggi religiosi. Piace o non piace, senza mezze misure; eppure tutti – anche chi non la sopporta – la riconoscono come una grande professionista della comunicazione.

Non ti dirò cosa penso di lei. Dico solo che sto scrivendo un articolo sul Confessions Tour del 2006. E mi pare utile mostrarti questo video. È l’Interlude fra la prima parte del concerto, cosiddetta “Equestre” e la sezione “Medio Oriente”; è il pezzo che precede immediatamente l’esibizione sulla croce, quella che suscitò tante (e volute) polemiche. Se ami Madonna, già lo conosci e ti piace rivederlo. Se la odi, sono sicura che non l’hai visto e allora ti chiedo: l’avresti mai detto? Che durante un suo concerto ci fosse una cosa così bella, intendo.

Se invece sei una o uno snob, e non ti piace affatto che una docente universitaria (ohibò!) posti un brano di Madonna, ti ricordo che il pregiudizio nuoce gravemente alla salute.

Prima del video, ecco la mia traduzione dei testi recitati in sottofondo.

Il primo ragazzo:

Mi trovavo a un metro da terra, ansimando in cerca d’aria mentre tentavo di liberarmi dalla mano di mio padre sulla gola. Lo guardai negli occhi e mi chiesi se i miei piedi avrebbero mai più toccato il pavimento. Sei mai stato colpito così forte da finire scaraventato dall’altra parte di una stanza? Prima o poi tutti cadiamo in basso; è come ci si rialza la sfida più grande, non credi? Ho sempre vissuto nel mio piccolo mondo, e danzo per dimenticare i miei problemi. Ho imparato che c’è luce anche nei posti più oscuri. Non posso incolpare mio padre di nulla: non puoi contare sugli altri per essere felice. Eppure so che in fondo lui mi amava davvero.

La ragazza:

C’è stato un momento in cui soffrivo così tanto che avrei voluto strappare il male fuori da me. Mi sarei tagliata le braccia per non uccidermi. Non voglio morire, so di essere fortunata a stare al mondo. Così presi a tagliarmi, in modo che il male fisico calmasse il dolore che mi divorava dentro. Ma niente fu cancellato: il passato rimane nascosto nel mio profondo. Esce fuori come un’esplosione, e mi invade. Credo che siamo tutti messaggeri sulla terra, credo negli angeli. Sono benedetta da Dio perché riesco a raccontarmi che ho sofferto così tanto per diventare quella che sono.

L’ultimo ragazzo:

Dovete sapere che non ho solo una famiglia, ma faccio parte di un intero quartiere. E questo è potere. Ma non sono uno sporco negro, non ho mai voluto uccidere nessuno, neanche quando decisi di entrare in una gang: era solo per farmi accettare. Però un giorno mi costrinsero a fare una cosa che mi fece aprire gli occhi, e mi resi conto che non ne valeva la pena. Uno dei compagni venne ucciso e mi fecero fare la mia prima imboscata. Fu disgustoso il modo in cui mi coinvolsero. Io e mi fratello ce ne andavamo sull’ottava strada, quando arrivò un amico che ci chiese di seguirlo. Girammo l’angolo, mi ficcò una pistola enorme in mano e disse: “Sai quello che devi fare, è ora che tu dia una mano al quartiere”. Ma non ero uscito per uccidere nessuno.