Trionfi e cadute della fiction per adolescenti

Ho cominciato a riflettere sulla fiction per adolescenti nell’ottobre 2006, quando crollarono gli ascolti della serie televisiva The OC (dal 2004 su Italia 1 in prima serata), tanto da indurre Mediaset a interromperne la programmazione – a metà della terza stagione – per poi riprenderla in seconda serata nella primavera 2007, ma sospenderla definitivamente a settembre 2007.

Volevo capire, un anno e mezzo fa, come mai una serie in apparenza simile a Beverly Hills 90210 negli anni Novanta e Dawson’s Creek fra il 1998 e il 2003 avesse fatto – dopo il successo iniziale – un clamoroso fiasco, mentre le precedenti avevano ottenuto consensi ben più durevoli.

Allora ho confrontato The OC con due celebri serie per adolescenti: Happy Days, di tanti anni fa, e la più vicina Dawson’s Creek, appunto. Il lavoro è appena stato pubblicato in un volume collettivo a cura di Maria Pia Pozzato e Giorgio Grignaffini Mondi seriali. Percorsi semiotici nella fiction, Link-Ricerca, Milano, marzo 2008.

Il libro è molto interessante (a tratti pure divertente) e ti consiglio di prenderlo: ci hanno scritto persino Umberto Eco e Carlo Freccero, tanto per dirne due noti 😉 e, se ti piace la fiction televisiva, ci trovi un po’ di tutto: dallo storico Twin Peaks a Dr. House, da Lost a Sex and The City e Desperate Housewives (questo è l’indice del libro).

Se intanto vuoi leggere il mio pezzo sul teen drama, te lo lascio in pdf, per gentile concessione di Link-Ricerca.

Eccolo qua, s’intitola “Perche The OC non ha funzionato? Trionfi e cadute della fiction per adolescenti.

Aspetto i tuoi commenti dopo che l’avrai letto – ma anche prima, se già ne sai qualcosa.

19 risposte a “Trionfi e cadute della fiction per adolescenti

  1. Ieri sera è terminata la prima serie di Skins, su MTV.
    Ambientata a Bristol, tutto very british, ma il tono è tagliente, le storie sono “vere”, i personaggi sono “veri”.
    Mai vista una roba così in Italia.
    Varrebbe la pena condurci sopra un’analisi, credo.

  2. intanto inizio a darti una risposta prima di leggere il pdf estratto dal libro (che comprerò di sicuro, da bravo telefilm-dipendente), così non mi lascio influenzare da punti di vista che non ho valutato.
    Io ho guardato un po’ OC ai tempi in cui hanno iniziato a trasmetterlo in Italia.
    L’idea non era niente di originale, e la trovata della mega festa simil-orgia del primo episodio era quantomeno ridicola secondo me. Ma la pubblicità è pubblicità 🙂
    L’ipercritica al mondo degli adulti-bambini lascia il tempo che trova.
    Però avevano fornito interessanti spunti sulla possibile evoluzione dei personaggi. E ovviamente mi riferisco a Seth e Summer. E subito diventano la coppia simbolo dei quindicenni.
    Il problema è che loro non sono i protagonisti. E le loro storie sono solo di contorno a quelle diRyan e Marissa.
    Che avrebbero dovuto diventare i sex symbol del telefilm.
    Ora, di bello e dannato quei due attori non hanno niente.
    E le loro sroryline già a metà della seconda stagione non sono adolescenziali ma solo confuse.
    Secondo me Buffy ha insegnato come un telefilm deve crescere assieme agli spettatori (non parlo della versione italiana) e OC doveva imparare meglio la lezione.
    Essenzialmente la storyline più interessante alla fine della seconda stagione era quella basata sulla mamma di Marissa!

    In America poi c’è da dire che OC era in diretta concorrenza con One Three Hill, noioso come pochi secondo me, ma almeno più compatto per quanto riguarda le storyline (e obiettivamente i protagonisti sono più simpatici anche solo a vederli) che proprio dalla terza stagione hanno alzato il livello di interesse secondo me.

    Poi i teen drama sono sempre un rischio secondo me.
    Prendo come esempio Veronica Mars.
    La prima stagione è stata davvero stupenda sotto ogni aspetto. La cosa migliore dopo Buffy.
    (Ok, sulla cacciatrice non sono per nulla obiettivo me ne rendo conto)
    La seconda stagione ha provato a reggere il passo e in qualche modo ci stava anche riuscendo. Poi hanno iniziato a giocare un po’ troppo con il piglia-e-molla tra la protagonista e Logan, lasciando da parte la qualità delle indagini, ed è stato subito crollo di ascolti. E la terza stagione non ha neanche una vera fine.

    Beverly Hills alla fine è durato 10 stagioni però anche lui (come anche Happy Days) dopo la quinta ha subito un forte calo, e se non fosse stato per le esportazioni avrebbe chiuso parecchio tempo addietro.

    Poi mi viene da dire che anche Internet ha avuto un certo ruolo.
    I fan finalmente hanno trovato spazi per parlare e far sentire la propria voce come comunità. E questo probabilmente ha portato i produttori a cercare di puntare più sulla qualità e la fidelizzazione rispetto a prima. E non tutti riescono a stare al passo.

  3. Cavolo questo sito mi piace un mucchio, e ci capito solo quando commenti dalla Lipperini. Mo’ lo metto tra i preferiti. Vorrei fare un giorno uno scambio di qualche tipo con te perchè pure a me piace occuparmi di queste cose (ho fatto una tesi sulle interpretazioni analitiche del cinema anni 50) e mi piacerebbe occuparmene di più. Anzi, non è che potrei scriverti una mail?
    Naturalmente come è capitato in sorte alla lipperinni medesima, dovrò dare un soprannome anche ate, come a tutti i miei link – spero non te ne avrai a male.

  4. interessante. serialità, medium televisivo e adolescenti sono elementi difficili da far “quadrare”. Stando al successo di DC, il quarto elemento potrebbe essere semi-autobiografia… e il quinto “proposte valoriali credibili”?

  5. Falcon 82, condivido in pieno il tuo entusiasmo su Buffy: e trasfigurazione fantastica può più che autobiografia… anche se, includendo il problema del “genere narrativo”, ritagliamo diversamente il pubblico!

  6. Paolo S, sulla faccenda “proposte valoriali credibili” sono particolarmente d’accordo. E’ proprio su quello che ho lavorato per il mio articolo.
    Fermo restando che Falcon 82 dice molte cose vere di OC, non ho preso in considerazione tutti i motivi per cui credo non abbia funzionato, ma mi sono mossa solo a un livello di analisi.
    Che però mi sembrava fondamentale anche per dire qualcosa sul target, oltre che sulla serie.

  7. Pingback: Falcon82 Blog » ed è solo lunedì…

  8. Ho letto il paper. Non sono una esperta in quest’ambito, ma origlio le conversazioni dei teenagers sulla metropolitana in orario scolastico. È vero, qualche tempo fa potevo tenermi aggiornata sulle puntate di OC – le ragazzine lo riassumevano a botta e risposta, come del resto facevo io con Beverly Hills.
    Azzardo: in questo momento, quel qualcosa “in cui credere e riconoscersi, almeno un appiglio a cui aggrappare fantasie e sogni” anzichè una fiction, potrebbe essere rappresentato da Amici?
    Io non lo seguo, ma ne seguo le vicende dalle conversazioni dei teenagers e mi sembra che sia sempre meno “gara” e sempre più serial: c’è l’amore, l’amicizia (lealtà, litigi, competizione), il rapporto con gli adulti (sono insegnanti, ma c’è di più: ho visto una puntata di “faccia a faccia” – tu hai detto questo-non l’ho mai detto-non t’impegni-si ma ce la metto tutta sei tu che mi ostacoli…), c’è o vorrebbe esserci il valore dell’impegno, della fatica, dello studio che ovviamente non è sulla letteratura ma sulla danza e affini (e compaiono anche i maschi, per agganciare uno degli ultimi tuoi post) e che è per uno scopo: basta guardare il video in cui parafrasano la canzone di Obama, con Garrison che PIANGE! (visto in questo blog).
    Forse sto andando fuori tema, ma tu cosa dici?
    Ciao e buon lavoro.
    caterina

  9. Ho seguito Oc (come avevo fatto per Beverly Hills e Dawson’s Creek) fino alla fine nonostante la caduta di ascolti, le difficoltà nel reperire le puntate, le critiche etc…
    In effetti, per quanto amassi quel telefilm fin dalle primissime puntate, la stanchezza delle ultime serie si è sentita parecchio, e a mio avviso il personaggio di Marissa ha contribuito a scatenare una insofferenza nei suoi confronti tanto da essere quasi sollevata per la sua morte (ora questa è la mia opinione personale, senza nessuna base di analisi, e senza ancora aver letto il paper). So che per molti non è stato così, ricordandomi quello che succedeva nei forum sul telefilm… però concordo con falcon sull’aver male sviluppato alcuni personaggi ed essersi soffermati su altri a mio avviso meno interessanti.
    In ogni caso ammiro sempre più il creatore della serie, Josh Schwartz, soprattutto ora che ci ha donato i primi episodi di una nuova perla televisiva: Gossip Girl! Se non ne avete ancora sentito parlare informatevi su http://www.cwtv.com/shows/gossip-girl/about e cercate i primi episodi 😉

  10. E infatti, Caterina, questi programmi sono pesantemente sceneggiati, o per lo meno i partecipanti sono seguiti da consiglieri con delle massicce competenze di sceneggiatura… una cabina di regia del reality (non so quanto verosimile) è descritta nel romanzo Fiona, di Mauro Covacich.
    Naturalmente, con i reality o simili, la tensione narrativa non può essere portata agli apici come in una fiction, non si può simulare in diretta una scazzottata realistica, non si possono far morire i partecipanti e così via – ma il linguaggio e le emozioni erompono in modi… come dire… più sinceri, ancorché costruiti, perché bypassano le convenzioni della recitazione.
    Il che, ritaglia ulteriormente lo specifico in cui una fiction agisce dispiegando al meglio le proprie potenzialità. Ma… sorpresa: proprio mentre potrebbe sembrare che il linguaggio realistico dia una forza insuperabile al reality, possiamo osservare che un linguaggio “costruito” e inusuale è uno dei punti di forza (almeno dell’edizione originale!) di Buffy l’Ammazza Vampiri! Vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Joss_Whedon#Dialogue … ma forse stiamo navigando a vista!

  11. Ciao cate ciao Enrica, ciao Paolo S, interventi azzeccati e preziosi, per nulla fuori tema niente affatto naviganti a vista. Peccato, per me, aver scritto il pezzo prima di questo blog.
    Quanto a Gossip Girl, sto giusto seguendo – assieme alla collega Maria Pia Pozzato – una tesi di laurea specialistica su questa serie…
    🙂

  12. Essendomi occupata a lungo di Buffy mi sento di aggiungere che Buffy è stata, come Dawson’s Creek e a differenza di OC, una serie fortemente innovativa dal punto di vista tematico e linguistico. OC, a mio avviso, non ha funzionato bene anche perché è sostanzialmente uguale a Beverly Hills. Sono cambiati i tempi, ma non la costruzione narrativa, la schematicità dei personaggi e gli intrighi soap che carratterizzano le vicende dei gemelli Walsh e compagnia, così come quelle di Marissa, Ryan etc.
    Al contrario, Dawson’s Creek è una serie che fa del citazionismo cinematografico una delle chiavi di volta della sua narrazione: i film – e i prodotti culturali contemporanei alla serie, in termini più generali – divengono elemento portante della narrazione, riuscendo a raggiungere un pubblico di giovani, ma anche un pubblico più adulto e facendo della convergenza, in senso Jenkinsiano – un elemento basilare della serie (http://ics.sagepub.com/cgi/content/abstract/4/4/456, bel saggio di Will Brooker sulla questione).
    Buffy, invece, è riuscita nell’intento perché è un teen drama ibridato, che soddisfa diverse esigenze e che riesce, grazie alle metafore su cui ogni episodio è costruito, ad essere sempre efficace e mai noiosa, mantenendo una forte prossimità col suo spettatore nonostante l’apparente discorso sul paranormale sembri farne una serie tutt’altro che realistica. Inoltre, la sperimentazione sul linguaggio visivo e sulle strutture narrative (cito i “soliti” episodi: Hush e Once more with feeling, ma anche Normal Again) ne fanno uno dei prodotti più interessanti (postmoderni??) degli ultimi anni.

  13. Ammetto che mi avete fatto venir voglia di cominciare a guardarmi Buffy che invece non avevo mai considerato… ci penserò (al momento sono sommersa tra le nuove puntate di Lost, le vecchie di The 4400, l’attesa delle nuove di Gossip Girl, e altre 3-4 serie che ho iniziato e aspetto il tempo per portarle avanti :P).

    Mannaggia però, una tesi su Gossip Girl! La voglio fare anch’io! Ho decisamente sbagliato facoltà, hehe! 🙂 Sono molto curiosa su questo lavoro però…

  14. Eh cara mia Rowena, come ripeto: mi sono limitata a prendere in esame *solo* la faccenda dei temi e valori.
    Sono d’accordo, naturalmente, sul fatto che sono moltissimi – in generale come nel caso specifico – gli elementi che concorrono a determinare il successo o insuccesso di una serie. E altri ancora se ne possono trovare.
    Diciamo che il mio è stato solo un giochino contestualmente giocato…
    😉

  15. Aggiungerei un altro fattore decisivo per il tonfo di O.C.: la pirateria digitale. La terza stagione è stata passata, prima che su Italia 1, su Mediaset premium, rendendo così disponibili sui vari emule, rapidshare ecc. le puntate già doppiate in italiano. Che si sono andate aggiungere a quelle, in lingua originale, già disponibili da mesi.
    E’ naturalmente difficilissimo valutare l’impatto che il download digitale può avere sugli ascolti registrati dall’Auditel. Per ora, mi pare, le reti televisive italiane non lo stanno considerando un fattore determinante, mentre quelle americane (abc in primis), sono invece già alla ricerca di nuove soluzioni e nuovi format.
    Mi limito a buttare giù due/tre spunti di riflessione collegati alla pirateria digitale:
    1) I crolli di ascolti colpiscono soprattutto le serie caratterizzate da una forte continuity interna: Lost, Desperate Housewives, OC, Heroes, ecc. I grandi successi di auditel sono invece House e CSI, due serie i cui episodi hanno struttura autoconclusiva e non lasciano lo spettatore con l’impellenza di sapere “come va avanti”. In una serie come Lost è veramente dura resistere ad un cliffhanger come quello che chiude la season 1, sapendo che in rete sono disponibili le puntate successive.
    2) In America il segmento di telespettatori più prestigioso è quello dei “18-49 anni”. Mentre i valori di questo segmento sono letteralmente crollati negli ultimi due anni, i dati relativi al segmento di telespettatori più anziani sono rimasti più o meno immutati. Guarda caso persone che statisticamente hanno un rapporto con le nuove tecnologie molto più difficoltoso.
    3) E’ vero che un blog non rappresenta un campione rappresentativo, ma basta leggere le risposte a questo post per rendersi conto di quanto sia diffusa la pirateria digitale: si scrivono tesi su serie che ancora non sono state trasmesse in italia, si discute di episodi inediti, ecc. La settimana scorsa più di 13.000 persone hanno scaricato i sottotitoli della puntata 4×07 di Lost. Troppo pochi per influenzare l’auditel? Secondo me solo in apparenza. Se si tiene conto del numero di persone che si servono del file scaricato (tra visioni in coppia, tra amici, prestiti, ecc… stimo almeno due/tre) e del numero di persone che scaricano questo file in altre sedi (altri database di sottotitoli, direttamente da emule, ecc.) o in altri formati (diffusissimi su emule sono i file con i sottotitoli già incollati), si raggiungono dei dati già più preoccupanti (per le reti televisive ovviamente).

    Tutta questa riflessione fermo restando che O.C., secondo me, era una gran ciofeca e il crollo di spettatori può benissimo essere interamente dipendente dalla qualità in caduta libera a partire da metà della seconda stagione.

  16. Concordo sul fattore pirateria, riguardo ad OC è la prima causa a cui ho pensato anch’io appena ho saputo, all’epoca, del crollo di ascolti.
    Avendo passato un anno in erasmus in inghilterra proprio in corrispondenza della terza serie, ed essendo là senza tv per svariati motivi…ci si attrezzava come si poteva, il più delle volte comprando i dvd delle serie già concluse (in inghilterra hanno un prezzo più affrontabile i dvd originali, qui sembra che abbiano scritto nell’etichetta “ma sei scemo?! scaricami che fai prima”). Ma quando i dvd sono finiti e le serie continuavano abbiamo iniziato ad interessarci di tutto quello che veniva scritto sui forum tematici, e abbiamo scoperto il mondo delle serie inglesi scaricabili, dei sottotitoli etc… (rimanendo sempre fregati perchè con la linea del campus non si poteva scaricare nulla :P). Quando poi sono tornata in Italia e ho sentito le notizie del calo d’ascolti ho pensato a tutte le persone che conoscevo che avevano già visto quelle serie e mi sono stupita sicuramente meno!
    Giustissima osservazione Ricky, mi era passato di mente questo non trascurabile problema.

  17. Aggiungo che anche per Buffy si può parlare, come fa Giovanna, di “mondo rovesciato”, o di polarità invertite.

  18. Ricky ha giustamente menzionato la pirateria digitale, un fenomeno ampissimo e sfacettato che ha un’influenza sempre più forte sui dati d’ascolto. Per esempio in Gossip Girl è additato tra i motivi più plausibili per cui le prime puntate della serie (Pilot escluso) hanno avuto basse percentuali d’ascolto. L’emittente CWTv permette infatti di scaricare dal suo sito ufficiale le puntate già trasmesse. Soluzione che sicuramente favorisce una delle pratiche più diffuse dal fan, quella di guardare più volte lo stesso episodio, ma se a questa possibilità di download si aggiungono quelle offerte dal “mulo” e simili (dove si possono trovare le nuove puntate prima che vengano ufficalmente trasmesse), è evidente che le nuove abitudini di fruizione diventano sempre più numerose e diffuse. Darei insomma per assodato che la pirateria digitale influisce negativamente sui dati d’ascolto. Questo punto di vista diventa ancora più interessante, a mio parere, se si pensa che i primi a teorizzarlo sono stati i fan di un forum di discussione di Gossip Girl.
    E qui mi ricollego a un altro punto centrale, sollevato da falcon82: Internet. Non è un caso che uno dei problemi più impellenti con cui la fiction si deve confrontare sia la pirateria digitale, un pratica del web. Negli ultimi quindici anni Internet è divenuto un importante canale di informazione e ha fornito uno spazio virtuale in cui gli spettatori televisivi hanno potuto creare delle comunità di socializzazione basate sulla loro passione per i programmi. Questo ha influenzato tutto il processo di produzione televisiva fino a considerare il fan come modello tipico dell’audience contemporanea. C’è ormai la consapevolezza che la fiction non può prescindere dal dialogo con le comunità di fan organizzate on-line. Dice a questo proposito Aldo Romersa, responsabile della struttura di coordinamento Acquisti di Mediaset: “Quanto ai motivi per cui queste serie hanno avuto successo, siamo noi a capirlo meglio leggendo sul vostro e sugli altri siti i commenti di chi li vede: c’è grande competenza in chi segue i programmi, non solo in chi li programma.”.

  19. Ciao! per chi ancora non lo sapesse dal 7 all’11 maggio si terrà a Milano il Telefilm Festival. Tra i vari appuntamenti vi segnalo il dibattito “Telefilm, la voglia giovane”, ovvero i teen-drama delle nuove e passate generazioni. Nell’anno del debutto di Gossip Girl, divenuto il nuovo fenomeno della blog-generation, gli ospiti del TF parleranno dei gusti e delle passioni che hanno inchiodato nel corso degli anni le generazioni ai teleschermi. Da Beverly Hills a Dawson’s Creek, da The O.C. a Buffy, da Happy Days all’ultimo successo Gossip Girl, del quale verranno proiettate al TF alcune puntate inedite

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