Aldo e le donne

Aldo Busi (se non ti stanno simpatiche le sue moine pubbliche, non importa: pensalo come scrittore) a volte fotografa il mondo femminile con un disincanto che lascia senza fiato. Al contrario di quanto certuni pensano, non cade nella misoginia, anzi: di solito guarda le donne con tenerezza rabbiosa, come se volesse aiutarle e si sentisse troppo debole, da solo, per farcela. Mi pare un buon esempio – per quanto duro – di superamento degli steccati di cui dicevamo ieri.

Senti cosa scrive:

“Sempre più spesso mi soffermo a osservare come le donne siano manovrate dagli uomini, messe in posa, agghindate, pettinate, strattonate dai loro stessi fantasmi di virilità e di femminilità – dagli stessi fantasmi per entrambi chiamati realtà – che finiscono per concentrarsi nelle donne usate dalla pubblicità. Sono irreali, sembrano non avere altro piacere in testa che il pensiero di piacergli, di farsi comprare e incartare e portare a casa da un cliente. Quegli sguardi, remoti quanto sono ravvicinati i fianchi della loro vita, sembrano di occhi di manzo in scatola che dicono “Adottami, sono già addomesticata dal tuo immaginario, mi conformo appieno e sarò il tuo peluche. Puoi mettermi anche dei sottaceti negli orifizi come contorno e un carillon in bocca”.

Eppure sarebbero esseri umani come me, perfino la Chiesa ha loro riconosciuto un’anima ormai da un paio di secoli, ma non c’è niente da fare, non hanno autonomia, non hanno fantasia, non hanno creatività le donne, su di loro anche la biancheria intima più elaborata e femminile denuncia che né l’hanno creata loro, le donne che la indossano, né messa in vendita loro: loro vi prestano solo il corpo, la marionetta dentro, il vero attaccapanni, e per questo ricevono un cachet, che finisce tutto nella biancheria intima dell’anima aggiunta, ovvero sostituita a quella originale di cui ancora nessuno al mondo sa niente, o in simili automatismi consumistici di un cervello consumato.

Siccome il cachet spesso non basta, suppliscono al resto con furbizia: la miseria che completa la loro definitiva rovina.

Le donne sono in tutto e per tutto i giocattolini animati di una società maschilista e infantile, i suoi animaletti compiacenti: le donne sono i veri animali-angeli da allevare per la macellazione in vista – e a vista.

Le donne nella pubblicità, e persino nella politica, non hanno nulla di umano perché non hanno nulla di veramente politico nemmeno in famiglia.

Osservo le donne condotte al macello per la cavezza del loro fatalismo storico e non mi do pace, non capisco davvero come possano accettare questo destino e collaborare affinché si abbatta su di loro una per una come se fosse una garanzia di vita pienamente vissuta sino al più roseo dei finali.

È un roseo color sangue che colora – che sporca – tutta la società e i suoi progressi, tutti ai danni delle donne, vezzeggiate o sfruttate ma sempre per lo stesso fine: usarle come bestie da soma e come chimere da monta, e poi buttarle via.

Sarei impazzito dal terrore sia se avessi avuto un figlio sia se avessi avuto una figlia, io da solo non ce l’avrei mai fatta a cambiare in loro la solita storia del destino sociale del maschio e della femmina, non avrei potuto dormire la notte al pensiero che mio figlio potesse mai un giorno alzare la mano su una donna e che mia figlia non potesse far altro che parare il colpo, senza restituirlo – e sempre che riceverne uno dall’uomo-per-lei non sia la sua massima, e comune, aspirazione.

Niente rimpianti, Single senza prole: bisogna essere del tutto insensibili per mettere al mondo gente che, per bene che ti vada, o è un uomo o è una donna.”

(Aldo Busi, Manuale del perfetto single, Mondadori, Milano, 2002, pp. 100-102).

8 risposte a “Aldo e le donne

  1. Pingback: Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » JANE, DORIS, SUSAN (E UNA NOTA SU ALDO)

  2. Poi le donne che credono di salvarsi da questa situazione finiscono molto spesso per comportarsi da uomini. Che è peggio.

  3. No Non sono d’accordo manco un po’. Per conto mio è misogino e anche parecchio, misogina e se vogliamo illusoria è questa idea della donna come oggetto passivo di un immaginario non proprio. Come sarebbe tutto più facile se fosse così, secoli di nonne e bisnonne e trisnonne tutte incoercibilmente imbecilli e passive. Secoli di sesso subito e non cercato. bisogna capire dove nell’uso estetico del proprio corpo, nell’uso seduttivo i se come soggetto corporeo c’è qualcosa di scelto, di psicologicamente derivato da qualcosa di profondo, che non risponde necessariamente al desiderio di compiacenza. L’erotismo ha un suo posto che si serve dei linguaggi culturali, ma non si può scappare sempre nella teoria della manipolazione. Si scivola nella sessuofobia.

    Giovanna studio queste cose e sono in grado di articolarle in maniera un po’ meno barbara di quanto stia facendo adesso. Ma ecco io il pensiero sociologico che calca l’accento sull’essere umano come oggetto passivo de uh! la cultura dominante! uh i mass media! oh! la pubblicità! … A me questa roba non basta mai, perchè sottovaluta le dimensioni individuali che le creano e per le quali attecchiscono. Forse perchè come donna io ho avuto un’emancipazione inversa. Forse è un discorso un po’ lungo. Ma smettiamo di trattare le donne che fanno un percorso esistenziale diverso dal nostro come delle povere vittime di una cultura che le sfrutta. sono donne complicate almeno quanto noi. E spesso, anche se non sempre, lo sanno.

  4. zauberei, ma io sono assolutamente d’accordo con te! Né mai vorrei cadere – diomenescampi – in alcun tipo di sessuofobia, accidenti. Però non mi pare affatto che Busi voglia dire questo.

    Ho il massimo rispetto delle donne che fanno percorsi esistenziali diversi dal mio, ma mi domando: perché tutti i diversi percorsi esistenziali seguiti dalle diversissime donne occidentali (perché solo di queste stiamo parlando, non scordiamocelo) vanno sempre a finire sul corpo? Perché la massima aspirazione di molte giovani e giovanissime donne che si sentono e
    propongono come liberissime e autonomissime passano spessissimo, troppo spesso, per l’uso del corpo e del sesso come business personale?
    Perché i modelli mediatici propongono ossessivamente sempre questa pappa?

    Sì, il discorso è più lungo e difficile. Il brano di Busi, d’altra parte, è volutamente problematico e provocatorio (provocazione sua, come sempre, provocazione mia che l’ho postato qui).
    Però a metterlo dal lato della sessuofobia o di un’omologazione presuntamente femminista (vetero-femminista, direi meglio) del tipo “o ti mostri tutta intellettuale e perbenino oppure sei vittima e stupida e magari pure un po’ troia” no, non ci sto.

    Mi pare proprio il contrario anzi: è come dicesse alle donne di farlo più liberamente questo benedetto sesso, ognuna a modo suo, secondo i propri gusti e non secondo quelli dell’uomo-della-propria-vita o, peggio, del maschio-medio-a-cui-piacere-a-tutti-i-costi.

    Prova a rileggerlo – magari fra le righe. Non so… Però grazie dell’intervento, davvero densissimo e stimolante.
    E riparliamone, magari in privato. 🙂

  5. Carissima giovanna Mannaggia è che oggi sono mozzicarella anzichenò perdonami!
    Bene che sempo d’accordo
    scappo pure io adesso eh:) Vado a Mozzicare in ospedale:)
    Ma ti scrivo con calma, appena posso (ma siccome a questo punto ho incamerato un pippone filosofico femminista che levate, e sabato devo partire c’è il caso che ti scriva appena torno eh:)))

  6. Triste, ma c’è del vero in questo scritto ed è strano che lo scriva un uomo, per quanto la sua ‘condizione particolare’ lo ponga come una specie di osservatore esterno. Sto rivalutando Busi.

  7. Di Busi ho letto solo Manuale della perfetta gentildonna, e mi è sembrato che, a modo suo, difenda con ironia ma anche determinatezza la donna rivendicando il suo essere una persona, oltre i ruoli e le etichette che le sono sempre state cucite addosso, e la esorti a essere un soggetto politico libero e consapevole.

    Perciò secondo me il brano è tutt’altro che misogino. Busi provoca per far riflettere le donne sulla loro condizione, per spronarle a non vedersi esclusivamente come oggetto di desiderio. Tuttavia, non nega l’importanza della sessualità, ma anzi ribadisce sempre quanto una sessualità libera e vissuta pienamenrte sia il requisito fondamentale per iniziare questo percorso

  8. Sono perfettamente d’accordo.
    Ma non condivido affatto il pensiero di queste donne.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.