A me gli occhi

Prendo spunto da questo post di Luisa Carrada, che giorni fa confrontava l’insistenza dello sguardo in camera, con cui in questi giorni i politici nostrani ci assillano dai manifesti elettorali, con la recente campagna di Zapatero.

Più volte mi è capitato di spiegare agli studenti che, in una foto o un audiovisivo, lo sguardo in camera stabilisce una relazione fra il soggetto ripreso e chi lo guarda più vicina di uno sguardo che punta da un’altra parte. In certi casi, addirittura, serve a costruire da zero la relazione, mentre uno sguardo altrove la nega.

Però però.

Lo sguardo in camera di Veltroni – nell’unica foto che è stata usata per la sua campagna affissioni – non mi convince affatto. Guarda qua:

veltroni_ufficiale.jpg

Il problema è che è troppo in camera, troppo fermo: è come se qualcuno gli avesse fatto la stessa lezione che io ammannisco ai ragazzi del secondo anno e lui l’avesse applicata pari pari, come in un compito in classe, senza neanche sforzarsi di interpretarla. “Guarda qua che sembri più autentico”, gli hanno detto. E lui l’ha fatto, bravuccio com’è.

Se poi ci fosse Paul Ekman, il celebre studioso americano di espressioni facciali e comunicazione non verbale, ci spiegherebbe che questa foto ha un altro gravissimo difetto: il sorriso non coinvolge la parte superiore del volto, ma solo quella inferiore. Il che è tipico dei sorrisi fasulli. Dice Ekman:

“Il sorriso falso è più asimmetrico del sorriso sentito. Il sorriso falso non è accompagnato dall’azione dei muscoli intorno agli occhi, cosicché (a meno che il sorriso non sia molto accentuato), non si notano il sollevamento delle guance, le borse sotto gli occhi, le zampe di gallina o il lieve abbassamento delle sopracciglia che compaiono nel sorriso autentico, anche di scarsa o media intensità” (Telling Lies. Clues to Deceit in the Marketplace, Politics, and Marriage, W.W. Norton & Company, New York-London, 1985, trad. it. I volti della menzogna. Gli indizi dell’inganno nei rapporti interpersonali, Giunti, Firenze, 1995, p. 121).

Ma questo si impara nei corsi più avanzati, che nessuno dello staff di Veltroni deve aver frequentato.

21 risposte a “A me gli occhi

  1. la questione dei muscoli intorno agli occhi non si tirava fuori anche per l’enigmaticita’ del sorriso della Gioconda?

  2. Ehm… Alessandro, non mi pare che il sorriso di Veltroni sia ‘enigmatico’ come quello della Gioconda…
    😉
    E’ chiaro che una descrizione completa di tutte le micro-differenze che distinguono un sorriso enigmatico da uno, come si dice, “tirato” e uno che invece “viene dal cuore” occuperebbe molto spazio.
    Il libro di Ekman – un classico nel suo genere – spiega queste e molte altre differenze. A partire dal sito di Ekman, che ho linkato nel post, trovi un bel po’ di altri riferimenti ad articoli specialistici su questa e quell’altra espressione facciale.
    Ciao!

  3. Aggiungerei che l’ombra che copre parte del viso non aggiunge appeal in fiducia…

  4. Il problema è che magari Veltroni non ha letto come bisogna sorridere…ma il suo staff avrebbe dovuto dirglielo. Peraltro, a me non piace questa spasmodica tendenza dei leader a farsi fotografare in primo piano con sorrisoni affettati.

  5. Ok Ste, dicevo lui per dire lo staff, naturalmente.
    Ora ho chiarito meglio la frase finale.
    🙂
    Grazie.

  6. mmm, non trovo il link di cui dici….

  7. Alessandro, il link parte dal nome di Paul Ekman… in ogni caso è questo:
    http://www.paulekman.com/

  8. Hmmm… giochiamo ai nomi indiani dei politici.
    Un nome indiano (per gli scopi di questo gioco) viene composto da nome animale + aggettivo.
    Guardate il faccione, solo il faccione, tentate di dimenticare tutto il resto, schieramento, programmi, voce, e dite che nome indiano si merita.

    Per me WV è Scoiattolo maniaco.

    E, a proposito: Berlusconi la sua faccia sui manifesti adesso non la mette. Perché, secondo voi?

  9. Perchè ha deciso di mettere quel po’ di capitali che gli resta in Alitalia e non ha più fondi per farsi un altro lifting.

  10. Perché senno Gianfranco si infastidisce un po’..
    ..considera che il PDL ha come candidato premier Silvio,
    ma non ha un segretario designato,
    perché è nato senza un congresso.
    In my opinion.. 🙂

  11. Bellissimo spunto Giò; e, al tuo solito, un esempio stra-azzeccato per farcelo cogliere. 😀

  12. Perdindirindina! E io che credevo di averle già trovate tutte, le buone ragioni per non votare Veltroni. Grazie, Gio’.

  13. Lo sapevo, lo sapevo: perderemo l’elezioni!

    Firmato:
    un fans del PD 😉

  14. giusto per rimanere in tema di elezioni: c’è un video sul PD (a dire la verità non credo l’abbia fatto lo staff di Walter) che gira da un po’ di giorni via mail.
    E’ veramente originale.
    questo è il link:

    P.S certo che le studiano proprio tutte!!!

  15. Il discorso sullo sguardo mi ricorda qualcosa 😉

    Comunque, secondo me il sorriso fasullo di Veltroni è il sorriso di un uomo che ha interiorizzato la necessità di non sbilanciarsi, quindi il perfetto corollario dello slogan che ha scelto, “Si può fare”, di cui avevi già parlato nel blog confrontandolo con lo “Yes we can” di Obama. Tralasciando la questione dell’impersonalità, “Si può fare” è uno slogan neutro, un contenitore che può essere riempito dei contenuti che si vogliono (“Un’Italia senza precariato si può fare”, ma anche “Un’Italia senza immigrati si può fare”…) e infatti viene coniugato in varie forme nei manifesti dei candidati locali. Ma in sé non vuol dire niente, esattamente come il volto di Veltroni nei manifesti

  16. Ciao Giovanna, conosco il tuo blog e mi piace molto ma non sempre riesco a seguirlo. Ci sono capitato oggi, e proprio ieri riflettevo su quei poster elettorali.

    E’ vero, neanche a me convince per nulla quel sorriso. Una mia amica mi ha fatto notare una certa somiglianza col sorriso di mister Barnes dei Simpsons. Ho confrontato le due immagini: la somiglianza è davvero impressionante! E sembra proprio che lì sotto il candidato del PD si stia strofinando le mani. Mi riferisco all’immagine, ovvio.

    Un altro Barnes, Julian Barnes (http://www.julianbarnes.com/), parlando dello sguardo di Flaubert dice che nei ritratti lo scrittore francese non guarda mai in faccia lo spettatore, e ha sempre lo sguardo sfuggente a mo’ dello Zapatero puntualmente colto da Luisa Carrada. Questo perché per Flaubert – dice Barnes – le cose interessanti non stanno negli occhi dello spettatore [o elettore..] ma sopra e dietro le sue spalle.

    Forse la Gioconda tirata in ballo da Alessandro non era così fuori luogo. Il fatto però è che (a parte la quaità del sorriso) WV ha lo sfondo completamente nero dietro di sé, laddove invece il genio di Leonardo dipinge in modo mirabile uno sfumato che è la cosa che conta di più nel quadro. E che rappresenterebbe ciò che deve risaltare ad uno sguardo politico, il miscuglio ribollente su cui la politica dovrebbe interrogarsi. Da cui il sorriso beffardo e lo sguardo diretto della gioconda distrae, certo, ma che ironicamente sottende e a cui rimanda, con leggerezza.

    E’ una mia impressione, ma nel nero dei poster di cui sopra invece non sembra esserci né filosofia, né storia, né politica. Né tantomeno leggerezza. Non me la sto prendendo con caravaggio, e parlo sempre dell’immagine, eh! C.

  17. Mister Burns. Volevo dire mister Burns, scusate! mi sono fatto prendere dall’assonanza…

  18. Ciao Claudio, splendido e impegnativo e molto condivisibile commento.
    Un vero regalo, grazie.
    Tanto che mi è venuta la curiosità di sapere chi sei e allora sono andata a pescare una tua cosa su carmilla…
    🙂
    Ti leggerò presto.

  19. Ciao Giovanna, grazie a te per lo spazio, questo sì un dono.
    Se proprio vorrai leggere quella cosa, dimmi se c’è qualcosa che ti viene in mente e che potrebbe arricchire quel discorso, ché come si noterà mi ci sento un po’ coinvolto.. 🙂

    Un saluto,
    C.

  20. Cara Giovannissima! Non ci avevo pensato a codeste cose che tu dici! Hm, ma mi pare che la foto malriuscita del buon Uolter rispecchi la situazione politica attuale in cui versa la sinistra, e la difficoltà della sinistra medesima a imparare questa nuova semantica della politica, che dovrebbe fare attenzione allo stile della comunicazione, a come preparare il simbolo per la lista elettorale. qualche tempo fa ho visto alla tivvù oliviero toscani che spiegava quanto siamo arretrati noi in fatto di comunicaizone per esempio per il lavoro sui simboli politici appunto – Era schifato!
    Però, eh chiedere di simulare uno sguardo sincero, me pare er paradosso del mentitore cretese.
    Simuli dottò simuli de esse sincero!

    🙂

    ma hai ricevuto la mia mail?

    bbona domenica!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...