Archivi del giorno: giovedì, 3 aprile 2008

Professionisti in erba

Lo ammetto, quando tre giorni fa mi chiedevo: “Siamo proprio sicuri che una laureata o un laureato (in Comunicazione o Dams), sufficientemente svegli e opportunamente guidati, non saprebbero confezionare un video che somigli (almeno un po’) a questi?” (mi riferivo ai video della campagna di Hillary Clinton), non avevo tutta la sicurezza che la mia domanda presupponeva.

Cioè: ho molta fiducia nelle capacità di alcuni giovani laureati che conosco, ma la professionalità si acquisisce nel tempo, e con fatica, e non è detto che un giovane, per quanto capace, riesca a raggiungere velocemente un livello professionale adeguato a una campagna di comunicazione politica.

Ma la lettera che mi ha mandato Matteo, 23 anni, laureato pochi mesi fa in Scienze della Comunicazione a Bologna, mi ha tolto ogni dubbio: ragazzi come lui potrebbero costruire prodotti molto migliori di quelli che stiamo vedendo nell’attuale campagna elettorale. Compensando la giovane età con l’ingegno, la mancanza di esperienza con l’osservazione e lo studio, la mancanza di mezzi con la rapidità nel trovare trucchi e soluzioni.

Se solo qualcuno desse loro la possibilità di provarci. Ma la politica italiana, anche quando dice “Si può fare”, in realtà guarda ai soliti noti, troppo vecchi per avere idee nuove, troppo compromessi per cambiare davvero le cose.

«Ciao Giovanna,

ho letto il post e ci ho ragionato un po’ sopra. La grossa differenza che vedo tra l’audiovisivo di comunicazione politica americano e il nostro è che, in un qualche modo, loro riescono sempre a realizzare prodotti coesi e dotati di un passo proprio. In altri termini i loro risultati sono ben confezionati, qua no. Alcune trovate estetiche ricordano altro (guarda come cade la luce nel video del Texas, soprattutto nelle prime inquadrature, e poi a seguire quel modo di trattare in maniera oggettuale il soggetto, mai centrale all’inquadratura e col fondo fuori fuoco… non è una maniera incredibilmente “Dove” di mostrare?), ma si tratta di patine e consistenze che sanno adattarsi a quel particolare discorso. In ogni caso questi video sanciscono subito il proprio essere differenti, senza strane logiche di emulazione rispetto altre tipologie di audiovisivo e messa in scena (come lo spot di Bertinotti, che sembra voler essere un racconto).

Il secondo video è squisitamente americano, col pianoforte che accompagna quegli ambienti così middle (class e west). Non sono molto convinto che la prima clip sia costruita attorno a vere persone comuni, ma chi può dirlo? In ogni caso il livello di manipolazione della realtà è molto più alto, almeno per quanto riguarda il profilmico.

La struttura di tutti e due i lavori è semplice, molto più semplice delle proposte italiane che hai pubblicato nei giorni precedenti. A mio vedere la loro forza sta proprio nell’essere così lineari e curati nei dettagli, sia fotograficamente che in termini di montaggio. Mi verrebbe da fare anche un lungo discorso sui formati, ma è un po’ confuso e te lo risparmio.

Quando facevo i laboratori ai ragazzi delle scuole medie non ho mai permesso di realizzare il fantomatico cortometraggio da dieci minuti, come fanno quasi tutti i laboratori. Imparare a scrivere richiede tempo e allenamento: figuriamoci un linguaggio così complesso come quello dell’audiovisivo, con un rapporto così delicato con l’effetto di realtà, ereditato dalla fotografia e dal cinema.

Last but not least, sono decisamente un tipo da cerchi e asticelle pure io. Per onestà e per far capire quanta fatica c’è dietro un lavoro, facevo elaborare in termini generici una trama da un quarto d’ora. Poi ragionavamo su come realizzare il trailer di quel film inesistente. Era un esercizio minimo, da sessanta secondi al massimo, in cui era però necessario confrontarsi con le logiche di un prodotto particolare e una serie di stati emotivi da trasmettere. Un esercizio minimo da due mezze mattinate di ripresa coi ragazzi e alcune sessioni notturne di montaggio.

Detto questo, spero e voglio credere che un manipolo di coraggiosi damsiani e comunicatori, purchè dotati di una concezione intensiva del lavoro, possa riuscire a realizzare un prodotto di questo tipo. Non girando in alta definizione ma con una compatta o poco più, senza un direttore della fotografia ma tenendo d’occhio il contrasto e sfruttando i filtri per la correzione fotografica… Qualcosa di questo tipo ed esteticamente più innocente è possibile, credo. Per scrivere una bella “a” servono gesto e personalità, assieme a un’intimità profonda coi cerchi e le asticelle.

È una risposta segmentata e un po’ appannata, spero non ti richieda un eccesso di principio di carità. Tu che ne dici? Anche su come lavoravo coi ragazzi, se ti sembra sensato.

A presto,

‘matteo»

Mi sembra molto più che sensato, caro Matteo: mi sembra professionale.