La carne, le carote e il PIL

Ieri ho visto una splendida puntata di Report, a cura di Michele Buono e Piero Riccardi, intitolata “Buon appetito!”. Ti consiglio di guardarla sul sito della trasmissione, ma se non hai tempo, te ne stralcio alcuni passaggi fondamentali. È un post più lungo del solito, ma ti giuro ne vale la pena.

PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
È stato calcolato che la terra potrebbe nutrire 10 miliardi di persone che si alimentassero come gli indiani; 5 miliardi che seguissero la dieta degli italiani, ma solo 2,5 miliardi con il regime alimentare degli statunitensi. Questo perché la metà dei cereali che produciamo servono per alimentare gli animali che mangiamo. 820 milioni di persone nel mondo muoiono di fame e altre 800 milioni mangiano come se di pianeti a disposizione ne avessero 5. L’agricoltura industriale e chimica oggi è la causa di un terzo di tutte le emissioni di gas serra che stanno uccidendo il pianeta. Se il nostro futuro e quello della biosfera dipendono da come produciamo e consumiamo quotidianamente cibo, questo carica tutti noi di responsabilità, subito, ora.

[…]

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Siamo ciò che mangiamo, questo vuol dire che il cibo, oltre ad essere una merce, deve avere anche un senso. L’agricoltura, riportano i testi scolastici, è alla base dell’economia e della vita. Il ciclo completo dell’agricoltura oggi, secondo gli studi della FAO, incide per il 30% sul riscaldamento del pianeta; tanto per avere un raffronto, i trasporti non legati al settore dell’alimentazione incidono per il 17%. Il settore zootecnico, invece, produce gas serra 296 volte più dannosi del CO2: questo è il letame. L’aumento degli allevamenti è dovuto all’aumento del benessere quindi all’aumento del consumo di carne; questo, nonostante tutti gli studi medici dicano che mangiare troppa carne fa male. Un americano ogni anno ne mangia 122 chili, un italiano 87, un cinese 50, un indiano 4. Bisognerebbe ridistribuirla meglio, ma se il modello è la nostra ingordigia si può rischiare di arrivare alla rovina del pianeta. Un hamburger di 150 grammi, prima di arrivare sulla nostra tavola ha consumato 2500 litri di acqua, tutta quella che serve per irrigare il terreno che cresce mais o il foraggio che serve ad alimentare l’animale. Ma la carne è poca cosa rispetto a un sistema di produrre e consumare che sfugge a ogni logica minima di tutela della salute, del pianeta, del portafogli. Possiamo continuare a fregarcene, oppure vedere di cambiare abitudini.

PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Roma 2 febbraio 2008. Torniamo a casa con la spesa; sono i giorni della merla, il centro dell’inverno, in genere i più freddi dell’anno, ma dalla mia busta tiro fuori di tutto: pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, asparagi, fagiolini verdi, fragole. Insomma sembra di essere in piena estate. Ma ormai siamo abituati, nei supermercati c’è una sola stagione, che dura tutto l’anno. Per legge, tutti gli alimenti hanno le loro etichette, nomi, informazioni, numeri, pesi, ma in genere ciò che osserviamo è la data di scadenza, “scade il…”. Eppure l’etichetta ci può dire molto di più, ad esempio da dove arriva. Questi asparagi infatti vengono dal Perù, dato che in Italia, a gennaio, gli asparagi non possono crescere. Anche i fagiolini verdi sono fuori stagione, e arrivano dal Marocco. Le fragole dalla Spagna. Poi abbiamo trovato pomodori, anche questi fuori stagione, italiani, spagnoli; tra gli italiani c’è questa scatola di ciliegini, che arrivano dalla Sicilia.

PIERO RICCARDI

Dunque fornito per Auchan SpA, Rozzano, Milano, da Alegra Faenza, Ravenna; prodotto e confezionato da Euroagri Italia, a Vittoria, quindi significa che sono stati prodotti a Vittoria, sono andati a finire a Faenza, in Emilia Romagna, a Ravenna, e li abbiamo comprati a Roma.

Ma anche il prezzo ci rivela delle sorprese.

Spinacino: ci sono costati 2 euro e 10 cioè 100 grammi ci sono costati 2 euro e 10 quindi significa 21 euro al chilo.

[…]

PIERO RICCARDI
[…] queste carote costano 8 e 76 al chilo, siamo andati qui vicino a Latina e le carote al produttore vengono pagate 7 centesimi. Come fa ad aumentare così tanto da 7 centesimi alla produzione a 8 e 70 al chilo?

PAOLO BARBERINI – PRESIDENTE FEDERDISTRIBUZIONE
Allora dobbiamo vedere quella che è la base prodotto e quella che è l’aggiunta di servizio, un prodotto di questo tipo ha un servizio insito nel prodotto stesso che è assolutamente enorme, dalla quantità di tempo che non fa spendere alla massaia [Massaia? Nel 2008 si parla ancora di massaie… Nota di Giò] nell’acquisto, alla quantità di tempo che non fa spendere alla massaia nel lavaggio, nel tagliarle e nel fare tutti quelli che sono gli atti quotidiani. Adesso purtroppo il tempo è tiranno per cui si preferisce, in alcuni casi, spendere più in servizio che non nel prodotto.

[La quantità di luoghi comuni in questa risposta è direttamente proporzionale all’imbarazzo dell’intervistato. Nota di Giò]

[…]

PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
La differenza tra queste carote e questa scatola di carote grattugiate è un gesto. A noi il gesto di grattugiare ci prende qualche istante. Quello che c’è dietro la scatola di carote grattugiate invece sono trasporti, plastica, energia e infine pure lo smaltimento della confezione nel termovalorizzatore. Qual è la logica economica di tutto questo?

Cosenza. Università di Arcavacata. Il professor Dacrema insegna Economia e ha scritto un libro sul PIL, il prodotto interno lordo. E la domanda che gli facciamo è: una carota, un pomodoro sono una merce come le altre?

PIERANGELO DACREMA – ECONOMISTA UNIV. ARCAVACATA – CALABRIA
Noi siamo abituati a parlare di merci e a trattare tutto come una merce, perché tutto ciò che ha un valore economico ha un prezzo, un prezzo espresso dai numeri del denaro, i numeri del denaro sono i numeri del PIL perché il PIL quantifica tutto in termini di prezzi e quindi usa la logica molto banale, se vogliamo, ma molto stringente della matematica elementare del denaro, addizione e sottrazione. Ma il valore, una buona teoria del valore tiene conto del fatto che il valore ha un senso, prima ancora che un prezzo, il prezzo non esprime il senso del valore, non esprime il significato di un bene. Ma questa ossessione della quantità – e il PIL la esprime in modo eccellente -, questa ossessione della quantità ci fa dimenticare che esistono costi di cui il PIL non tiene conto, assolutamente. Ora, i costi sostenuti dalla madre terra da cui sottraiamo evidentemente delle energie per produrre pomodori secondo tecniche produttive che sono criticabili sotto l’aspetto ambientale, e sotto l’aspetto dell’inquinamento, ecco quei costi non provocano una diminuzione del PIL anzi, il paradosso è che, diciamo che nella mente di tutti e in particolare della nostra classe dirigente, l’aumento del PIL è qualcosa da salutare di per sé con favore in modo positivo. Dall’altro lato si tende appunto a dimenticarsi del fatto che un disastro, un incidente stradale provoca un aumento del PIL, la produzione di armi provoca un aumento del PIL, le tante produzioni inquinanti e dannose provocano un aumento del PIL.

PIERO RICCARDI FUORI CAMPO
Dunque, queste carote in scatola fanno aumentare il PIL, proprio perché producono un costo ambientale, come una petroliera che si spacca. Fa aumentare il PIL perché dovrò ricostruirne un’altra e pure le coste da ripulire, i pesci e gli uccelli imbrattati da curare mi fanno alzare il PIL, e quando siamo in coda sull’autostrada il PIL aumenta perché bruciamo carburante, che inquina. E se l’inquinamento ci fa venire un tumore tanto meglio: malati e ospedali fanno aumentare il PIL. Un incidente fa aumentare il PIL. I prodotti fuori stagione fanno alzare il PIL perché costa di più produrli, perché più fertilizzanti, erbicidi e pesticidi uso, più aumenta il PIL. E pazienza se l’aereo che porta asparagi dal Perù e fagiolini dall’Africa produce CO2, perché si alza il numeretto magico del benessere. E poi i prodotti fuori stagione posso venderli a un prezzo più alto di uno di stagione. È meglio vendere un chilo di fagiolini a gennaio a 4 e 99 al chilo, che un cavolfiore a 0.99, perché anche questo fa aumentare il PIL.

5 risposte a “La carne, le carote e il PIL

  1. http://www.traumkrieger.de/virtualwater/
    acqua, cibo e design che funziona…

  2. Una puntata davvero degna di nota…
    Sono riusciti a mostrare la gravità della situazione, senza servirsi dei soliti toni catastrofisti. Hanno mostrato delle alternative positive attraverso la quale è possibile cambiare le cose. Perchè è ancora possibile, con l’impegno e la comprensione di tutti.
    Sono davvero molto molto contenta di leggere questo post!

  3. Ciao gente,
    senza dubbio puntata che apre gli occhi!!!

    Quando incomincia a lavorare come merchandiser dentro un grande centro commerciale (carrefour) mi stupii della grande quantità di merce che veniva buttata via diciamo ogni giorno. E così chiesi al mio caporeparto se era possibile fare degli accordi con enti esterni che si occupano magari delle mense per gente disagiata. La risposta fu che lo stesso caporeparto tempo fa si era informato e la faccenda diventava difficile e antipatica da fare a livello burocratico.
    La conseguenza è che io adesso mi sto abituando a vedere tutta quella roba accatastata, parte della quale ritorna alla casa madre per il così detto “reso” e parte invece viene completamente buttata via.

    Ma aver visto questa puntata mi ha messo di nuovo il pensiero fisso. Non sò bene ancora come muovermi, ma ci voglio provare!

  4. fondazione del banco alimentare? http://www.bancoalimentare.org/

  5. Ok Paolo… ottimo consiglio!!! ^_*

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