Orgoglio tranquillo

Quest’anno la campagna affissioni del Bologna Pride (28 giugno 2008 ) è decisamente innovativa. Il grafico Lorenzo “Q” Griffi e l’illustratore Michele Soma hanno ripreso lo stile dei manga giapponesi, disegnando personaggi con volti tondi e occhioni spalancati che hanno chiamato Puraido, traslitterazione della parola katakana che significa “orgoglio”.

Ogni Puraido racconta, sorridendo, la sua storia: abbiamo Mario, 26 anni, che “fino al mese scorso per lo Stato era Maria” e Clara, 28 anni, che “pensa ancora che l’utero sia suo e della sua compagna”; abbiamo Giulio, di cui sappiamo solo che ha 25 anni e “vota già al Senato”. L’unico a non sorridere è un innominato Xxxxx, 34 anni, vestito da calciatore della nazionale italiana e “campione nel mondo e negli spogliatoi”: presumibilmente, un calciatore gay che non può dichiarare la sua identità sessuale.

Così Lorenzo “Q” spiega i Puraido: “Ognuno è unico, proprio come nella vita reale. Quello che la campagna cerca di comunicare è che non c’è una divisione netta tra normali e diversi, ma una enorme ‘zona grigia’ che comprende tutti e tutte, anche il tuo cantante pop preferito che per contratto non può dichiararsi, il tuo compagno di banco delle superiori, la potenziale vincitrice del Grande Fratello o la cassiera della Coop sotto casa”.

Mi piacciono, questi Puraido: sono simpatici, sereni, tranquillizzanti. Gradisco meno alcuni stereotipi che, a dispetto delle intenzioni degli autori, restano loro appiccicati: le parole di Clara sono veterofemministe e come tali chiudono il messaggio, invece di aprirlo; Xxxxx dà per scontata l’impossiblità di fare coming out: perché non sognare un calcio in cui ciò sia possibile? Dolcissimo quel Mario che era Maria, ma perché vestirlo da operaio? Non poteva essere un docente, un manager? Un po’ troppo ermetico, infine, il messaggio di Giulio. All’inizio non capisci cosa c’entri il Senato, poi, dopo qualche sforzo, ti viene in mente che il punto è proprio questo: l’orientamento sessuale di Giulio, come quello politico, non è rilevante. Il rischio, però, è che molti non lo capiscano, specie se vanno di fretta come si fa per strada.

Nel complesso, comunque, apprezzo molto questa campagna che cerca, una buona volta, di togliere dalla testa dei bolognesi l’idea malsana che “quelli del gay pride” mangino i bambini. 🙂

Da quel che ho capito, infine, sul sito del Bologna Pride ognuno potrà costruirsi il suo Puraido-avatar. Sperabilmente questi personaggi si moltiplicheranno, almeno in rete se non per strada. Mi auguro allora che nascano Puraido di 40, 50, 70 anni, Puraido bancari, giardinieri, medici, infermieri, Puraido nordafricani, neri, veneti, siciliani… Che la normalità dell’essere diversi riguardi tutti i mestieri, insomma, tutte le età, le provenienze, i gusti, le inclinazioni.

Guarda i manifesti ora (puoi fare clic per ingrandirli), e come al solito, se ti va, dimmi che ne pensi.

11 risposte a “Orgoglio tranquillo

  1. Davvero molto riusciti questi Puraido. Quella del Pride 2008 mi sembra in generale una comunicazione dal tono di di voce penetrante, ma non prepotente o inutilmente provocante. Tutto il contrario di quanto visto in occasione di altre manifestazioni bolognesi, come Gender Bender, in cui troppo spesso la volontà fine a se stessa di shockare scivolava nel cattivo gusto.
    Colgo l’occasione per segnalare a tutti, GLBT o meno, che il 28 giugno, al termine della manifestazione, il Cassero organizzerà un party la cui parte musicale sarà curata da Ellen Allien, a mio parere la migliore dj attualmente in circolazione. Imperdibile.

  2. Questa campagna mi piace soprattutto perché per una volta evita la seriosità dell’informazione a sfondo “sociale”… Solo una domanda, parlando di stereotipi: dove l’ha presa, Mario/Maria, la barbetta?

  3. pensavo che forse una campagna fotografica con la stessa tematica,ovvero la storia del protagonista, avrebbe avuto più impatto emotivo, ma poi ripensandoci credo che sia proprio il cartone animato la rappresentazione più adatta; in fondo il gay pride è colorato e divertente, oltre che socialmente rilevante, e i suoi manifesti devono essere riconoscibili come tali.

  4. @Teddy: dagli ormoni 😀

    Sono di parte ma a me piacciono 😛
    In effetti non avevo riflettuto sul ribaltamento dello stereotipo che possono rappresentare

  5. sono lusingato e arrossisco =) mi riprendo dal momento di egoboost e passo a rispondere alle tue critiche (offrendo, peralro, davvero poco contradittorio, perchè in linea di massima mi trovo a condividere quanto dici).

    Clara la mamma lesbica è stata oggetto di lunghissime discussioni e dissertazioni, alla fine non sono riuscito a fare valere la mia posizione (avrei voluto che il manifesto parlasse di amore e di famiglia), ed è stato scelto il testo “militante”.

    Per quanto riguarda Mario, l’idea della manager trans spacca, e farò in modo di integrarla nel prossimo giro di cartelloni, asap ne parlo col direttivo.

    Nel caso del calciatore, invece, difendo le mie posizioni. C’è stata una lunga discussione sul dargli un’identità o meno, perchè giustamente, se l’identità è nascosta, poco ha a che fare col Pride (si parlava di chiamarlo “Ferdinando Del Fiero” ;), ma il punto a cui tenevo è che il manifesto parlasse della realtà dei fatti, e non si proiettasse su un piano del “what if?” Dando un’idenità al giocatore parli di qualcuno che non esiste, lasciando il personaggio anonimo parli di tutti i giocatori gay che giocano davvero nel campionato. Inoltre, il sottintendere un’identità celata, stimola la morbosità dei giornalisti (tutti a chiedere chi fosse in realtà), e grazie a questo il Pride è uscito in un trafiletto sulla Gazzetta dello Sport 😛

    Giulio… vota per il Senato, ed a quanto pare vota Lega :-/

    Comunque a breve sono in arrivo le cartoline, con 5 nuovi personaggi, ed un altro round di affissioni.

  6. Caro Q, intanto un appunto linguistico: nel caso di transessualità da donna a uomo, è più giusto dire “un trans”, perche lui desidera essere un uomo ed è giusto riconoscergli questo desiderio. Diversamente, se la transessualità è da uomo a donna, è più giusto parlare di “una trans”, al contrario di quello che fanno tutti. Lo so che lo sai e che ti è solo sfuggito, ma le parole sono importanti, no?
    😉

    Quanto al calciatore, d’accordissimo nel mantenergli l’anonimato (senza giochetti allusivi di nessun tipo, che sarebbero orribili).
    Ma perché non costruirgli attorno una storia di coming out felice?
    In fondo Mario è felice, e anche Clara lo è, anche se sappiamo che non sempre le conseguenze di queste scelte sono facili. Dunque perché non fare felice anche il povero calciatore, pur mantenendolo anonimo e rappresentativo di tutti i calciatori?
    🙂

    Ma sono solo libere associazioni, le mie. Prendile così, come spunti per ragionare assieme.

  7. Sì sì, cammino ogni giorno sul sottile filo della gaffe in un universo in cui la grammatica è costantemente piegata al rigido volere della correttezza politica, solo che parlando del prossimo manifesto trans, che per motivi di “equilibri” raffigurerà una trans m to f, mi è venuto istintivo coniugare di conseguenza senza specificare. Sorry.

    No, piuttosto, stiamo finendo lo sviluppo di 5 cartoline con 5 nuovi personaggi, ti andrebbe di darci un parere prima della stampa? Le tue analisi mi piacciono molto, e vorrei riuscire a mandare in stampa il prodotto migliore possibile. Se sei interessata, qui c’è la mia mail =)

  8. Non lo so, c’è qualcosa che mi inquieta. La campagna è molto bella, colorata, non eccessiva.
    Ma, ripeto, c’è qualcosa che ho già visto in giro e mi spaventa.
    Perchè per affrontare questioni delicate, per dire la nostra opinione dobbiamo trasformarci in Pupazzi? Penso al blog di Beppe Grillo: anche lì ognuno poteva crearsi il proprio Pupazzo-Contestatore.
    Non so bene le ragioni, ma ci vedo qualcosa che non va.
    Non per l’ennesimo bigottismo contro la grafica e l’animazione dei videogames e dei manga giapponesi.
    Ma vorrei capire perchè per parlare di vite “diverse”, per inserirle nella “zona grigia” dobbiamo trasformarle in personaggi virtuali.
    Perchè, con tutta l’importanza che è finalmente stata riconosciuta al corpo, dovremmo camuffarlo dietro le sembianze di un bel bambino dagli occhi tondi e dai colori sgargianti e sottoporci ad una chirurgia grafica?
    Ecco, io mi chiedo: abbiamo forse paura delle nostre facce, dei nostri occhi, della normalità che è propria anche di chi è marchiato come “diverso”?

  9. Hai ragione Simona, fra qualche giorno posterò una campagna (non italiana) che riesce a rappresentare la normalità della “zona grigia” – come dici tu – senza usare personaggi virtuali.

  10. @Simona, per risponderti senza riflettere mi viene da dire che una campagna contro l’omofobia è stata fatta qualche anno fa proprio mettendo le facce dei volontari.
    Questo per dirti che probabilmente in questo caso non si tratta di un volersi nascondere dietro dei fumetti, visto che i precedenti con persone “vere” esistono 🙂

    Sempre parlando istintivamente mi viene da dire che l’esempio che hai fatto con Grillo calza poco secondo me. In quel caso il pupazzo contestatore (come ogni singola cosa scritta su quella sottospecie di “blog”) serve per arrivare a dire “siamo tanti a seguire Beppe Grillo”.
    Come quando i giornalisti dicono che qualcuno “ha migliaia di amici tra cui Madonna” solo perché sono sulla lista amici della sua pagina myspace.

    L’idea di costruire il proprio personaggio sul sito del Pride, invece, lo vedo più come un modo per fare interessare le persone al sito e alle attività.
    I bimbi con gli occhi grandi ecc sono tendenzialmente figure rassicuranti.
    E il non voler rappresentare persone vere secondo me in questo caso è un punto di forza, perché è più facile rappresentarmici.

  11. Pingback: Un Italo da rottamare | Giornalismo partecipativo

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