Archivi del mese: Mag 2008

Pasolini sulla razionalità

Ho ritrovato ieri questa luminosa riflessione di Pier Paolo Pasolini, che risale a marzo 1974:

“Non esiste razionalità senza senso comune e concretezza. Senza senso comune e concretezza la razionalità è fanatismo” (P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, 1975-1990, p. 26).

Oggi molto più di ieri, appunto.

Il venditore di colori

Grazie a Verox Brain Blog ho scoperto Adhemas Batista, art director e illustratore brasiliano, che a soli 28 anni (è nato a San Paolo nel 1980) ha già lavorato per marchi internazionali come Coca Cola, Absolut Vodka, General Motors, Renault. Una fonte fondamentale di ispirazione sono per lui i colori, tanto che la tag-line del suo sito è “I’m selling colors”.

Per darti un’idea di come lavora, ecco un’immagine tratta dal sito delle Havaianas e una dal Children Unicef Book del 2007, che testimonia, fra l’altro, il suo impegno sociale (puoi fare clic per ingrandire).

Meriterebbe una tesi.

Pirelli d’élite, pubblicità di massa

Sto seguendo una tesi di laurea su com’è cambiata l’immagine della donna sul Calendario Pirelli dal 1964 – anno in cui è nato – a oggi. Con sorpresa e inquietudine ho scoperto, assieme alla mia studentessa, che la rappresentazione semi-pornografica del corpo femminile a cui oggi la pubblicità commerciale ci ha abituati non è cosa recente, ma nasce col Calendario Pirelli, immediatamente dopo la cosiddetta “rivoluzione sessuale” del 1968. Semplicemente, si è passati da una rappresentazione per pochi eletti (gli utenti del calendario sono un’élite maschile) a una destinata alle masse.

In poche parole.

Fra il 1964 e il 1968 sul Calendario le donne apparivano cosi:

Poi d’improvviso, nel 1969, le donne apparvero così:

Insomma, fu nel 1969 che i fotografi cominciarono a fare a pezzi le donne: bocche, sederi, quarti di coscia e compagnia bella.

Solo che una volta queste immagini erano di nicchia, oggi sono sotto gli occhi di tutti: per strada, sui giornali, alla tv. Con tanto di labbra socchiuse su ghiaccioli e colli di bottiglia, come quelle che oggi pubblicizzano gelati, bibite, leccornie di tutti i tipi. Tanto spesso che non ci facciamo più caso.

Un anno dopo il fatidico ’68. Fu vera rivoluzione?

Murales animati

Su segnalazione di Biljana, che ringrazio, ho scoperto MUTO, l’ultimo strabiliante corto di Blu, basato sull’animazione di graffiti e murales fotografati in diverse città del mondo: da Berlino a Verona, da Londra a Comacchio, da Buenos Aires a Bologna, da Managua a Milano (e molte altre ancora).

Prenditi un po’ di tempo (dura circa 7 minuti), mettiti comoda/o, assicurati che l’audio del tuo computer sia attivo e goditelo tutto.

Animazione e montaggio: Blu; musica: Andrea Martignoni; assistente: Sibe; produzione: Mercurio Film.

Carmen sulla creatività

In attesa di ricevere il video professionale, ho trovato su YouTube alcune riprese amatoriali dell’evento di martedì scorso con Carmen Consoli alla Scuola Superiore di Catania.

Ecco come Carmen ha risposto alla mia prima domanda. Buona domenica!

🙂

I am the Walrus

Era da un po’ che volevo metterli a confronto: il video originale dei Beatles che interpretano “I am the Walrus” (1967), scritta da John Lennon e Paul McCartney dopo vari “acid trips”, e la versione cantata da Bono, dopo 40 anni esatti, nello splendido “Across the Universe” (2007) (se non l’hai visto, rimedia subito!).

Per goderteli meglio, leggi prima il testo (e magari la voce di Wikipedia che ti spiega la canzone):

I am he as you are he as you are me and we are all together.
See how they run like pigs from a gun, see how they fly.
I’m crying.

Sitting on a cornflake, waiting for the van to come.
Corporation tee-shirt, stupid bloody tuesday.
Man, you been a naughty boy, you let your face grow long.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob.

Mister city policeman sitting
Pretty little policemen in a row.
See how they fly like lucy in the sky, see how they run.
I’m crying, i’m crying.
I’m crying, i’m crying.

Yellow matter custard, dripping from a dead dog’s eye.
Crabalocker fishwife, pornographic priestess,
Boy, you been a naughty girl you let your knickers down.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob.

Sitting in an english garden waiting for the sun.
If the sun don’t come, you get a tan
From standing in the english rain.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob g’goo goo g’joob.

Expert textpert choking smokers,
Don’t you thing the joker laughs at you?
See how they smile like pigs in a sty,
See how they snied.
I’m crying.

Semolina pilchard, climbing up the eiffel tower.
Elementary penguin singing hari krishna.
Man, you should have seen them kicking edgar allan poe.
I am the eggman, they are the eggmen.
I am the walrus, goo goo g’joob g’goo goo g’joob.
Goo goo g’joob g’goo goo g’joob g’goo.

I Beatles (1967)

Bono e The Secret Machines in “Across the Universe” (2007)

 

 

Carmen e i “ggiovani d’oggi”

Riflettevo ieri, dopo la chiacchierata con Carmen Consoli alla Scuola Superiore di Catania, quanto sia difficile, nelle società di massa occidentali, evitare i pregiudizi sull’età. Quelli per cui basta che passino 3 o 4 anni, e già ci si sente “di un’altra generazione”; basta che si superino i 25, e già ci si sente alle soglie dei 30; basta aver passato anche quelli, e subito ci prende l’angoscia, perché avremmo, sì, voluto fare tante cose, ma ci mancava il necessario per farle (soldi, lavoro, mezzi) e allora abbiamo fatto poco, pochissimo, forse nulla.

Immagina poi che foschi pensieri assillano gli over 40, 50, 60: disperazione, buio, morte. Non a caso, da una certa età in poi, ci si affanna a negare l’età: se ogni anno in più porta indicibili sventure, non resta che ringiovanirsi, con gli svariati mezzi che conosciamo, dalla menzogna al trucco alla chirurgia.

Ieri ho assistito, non senza stupore, a questa contraddizione. Da un lato la cantantessa, dopo aver dichiarato i suoi 33 anni come fossero una colpa, si è affannata a sottolineare come ormai non possa più dire – ohilei – di essere giovane, quanto avrebbe preferito avere l’età dei ragazzi presenti (da 18 a 25 anni), quanto avrebbe voluto sedersi in mezzo a loro e non in cattedra con noi, e via dicendo. D’altra parte, un istante dopo, ha cominciato a scaldarsi perché – ohilei – i “ggiovani d’oggi” sono cambiati, sono molto più superficiali e consumisti di quando lei aveva 18 anni, non ascoltano più la musica alternativa e intelligente che ascoltava lei, preferiscono passare dall’istinto all’azione, così, d’un botto, senza porre in mezzo pensieri, producendo (ovviamente) danni di tutti i tipi.

Al che ho commentato, anche per rincuorare i 18-25enni che avevamo di fronte, che i consumisti-superficiali-senza cervello ci sono sempre, a tutte le età, e che se il mondo gira storto forse è colpa di chi li ha preceduti, “i ggiovani d’oggi”, non colpa loro. Non ancora, almeno. Mi ha guardata stranita, si è fermata un momento (forse chiedendosi come poteva, una non-giovane come me, tenere questa parte) e ha proseguito indenne.

Ma la cosa che mi ha più colpita è che tutti i ragazzi presenti assentivano estasiati: chiaramente non si riconoscevano nei terribili “ggiovani” con cui Carmen se la prendeva, ma altrettanto chiaramente non dubitavano neanche un po’ della legittimità dei suoi pregiudizi.

Mah?