Canzoni e metafore

Negli ultimi anni, i testi delle canzoni italiane esagerano con le metafore: quanto più sono ardite e incongruenti, tanto più l’autore si compiace. E gli ascoltatori? Di solito sono contenti pure loro (parlo di canzoni di successo), ma a volte non capiscono. D’altra parte – dirai tu – le canzoni non sono scritte per essere capite: devono suggerire, emozionare, farsi ricordare. Giusto.

Però ti ricordo cosa diceva Umberto Eco nella celebre Bustina di Minerva su “Come scrivere bene” che altre volte ho citato in questo blog: «Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia».

Il problema del cigno che deraglia non è l’insensatezza della frase, visto che, presa alla lettera, qualunque metafora (anche la più banale) produce frasi insensate o false: letteralmente parlando, una persona veloce non è un fulmine, visto che non provoca scosse elettriche; e se Romeo diceva di Giulietta che era il sole della sua vita, non parlava certo delle doti abbronzanti della fanciulla.

Il problema del cigno deragliante è che non c’è nulla – ma proprio nulla – nel campo semantico del cigno (leggerezza, eleganza, danza…) che abbia a che fare con i significati associati al deragliamento (treni, rotaie, ferraglie…).

Allora ti propongo un gioco: ti vengono in mente canzoni italiane (vecchie o nuove che siano) in cui ci siano cigni che deragliano? Versi che da sempre ascolti passivamente, ma da sempre ti lasciano perplessa/o? Metafore di fronte alle quali la tua reazione è: “boh”, o addirittura: “bleah”?

Comincio io, tanto per dirne una molto brutta.

Zucchero Fornaciari, “Indaco dagli occhi del cielo” (2004):

E piovono baci dal cielo
Leggeri come fiori di melo
Gocce di mercurio dal cielo

Esplodono baci dal cielo
E i nostri bei figli sul melo…

Ogni volta che passa in radio, io mi vedo cadere addosso (anche per qualche secondo, prima di cambiare immediatamente stazione) un spaventosa quantità di palline grigie e molli (come quelle che escono da un termometro che si rompe), e poi immagino i bambini impiccati sugli alberi di Maurizio Cattelan, quell’opera che nel 2004 fece scalpore a Milano. Cosa poi queste immagini abbiano a che fare con i baci, qualcuno me lo deve spiegare.

Ci sono canzoni che ti fanno un effetto simile? Anche canzoni d’autore, anche presuntamente intoccabili?

25 risposte a “Canzoni e metafore

  1. lasciamo perdere Zucchero, pero’ ti direi: se il poeta ha stoffa, il campo semantico lo forza, lo amplia e l’intersezione (che e’ la metafora) con un altro campo di significati la crea lui.

  2. Certo Alessandro, lo so.
    Il punto però è sempre: fin dove forzare? Un conto è una metafora ardita (se non ci fosse ardimento, tutte le metafore sarebbero banali o “morte” – ma per osare ci vuole “la stoffa” , come dici tu), un conto è creare metafore incoerenti, che presumono originalità, ma in realtà mettono assieme capre e cavoli, il rusco e il brusco… e così via.

  3. Curioso! Proprio oggi pomeriggio mi è capitato di riflettere sul significato del testo di una canzone di Zucchero, ora vengo qua e lo trovo come esempio. Non so quanto attinente, perché i testi di Zucchero mi hanno sempre dato l’impressione di un prolungamento vocale della musica, per cui le parole valgono non per quello che dicono ma per la musicalità. Insomma, a voler essere cinici, non molto diversi da un semplice “lalala” (e in certi casi questo è anche esplicito, come quando canta “poroporopoppoppero”).
    Ma Fornaciari a parte, è proprio vero che la musica leggere è piena di metafore incongrue, o ardite oltre ogni limite. Del resto anche De André non ne è stato immune in quello che non a caso è il suo album meno riuscito, e cioè “Rimini”.

  4. Giovanna, il punto non c’è (a priori). Solo col senno di poi si puo’ valutare se la metafora e’ ardita ma bella oppure ardita ma sciocca.
    “Avere stoffa” per un poeta, un artista ecc. – per me – significa proprio: vedere il senno di poi in anticipo. Ed e’ li’ il difficile!

  5. Alessandro, be’ certo, siamo d’accordo.

  6. Non è facile eguagliare Zucchero e la musica italiana in generale, comunque ci sarebbero molti esempi anche in autori stranieri… appena mi viene in mente qualcosa la segnalo : )

  7. Non c’entra molto con il tema del post, ma con la canzone di Zucchero sì.

    Tre/quattro anni fa, mentre questa canzone impazzava in radio, ero con degli amici in una casetta che condividevamo (lo chiamavamo “il locale”, ogni comitiva ne aveva uno e ognuno lo personalazzava a proprio piacimento: Tv, play-station, divani, angolo bar, privè…). Per Marco, un mio amico, era un periodo difficile, nel senso di insopportabile trauma amoroso adolescenziale.

    Quel giorno: mentre io e Vito usciamo dal locale, e saliamo la rampa di scale che vi è accanto, Marco esce per ultimo e quindi si ferma a chiudere la porta. Con lui resta Floriano. Io e Vito, terminata la rampa, notiamo che per terra, in mezzo alla strada, c’è una melanzana (giuro!!! una melanzana intatta, bella viola e pomposa). Essendo la melanzana in appetitosa direzione della porta del locale, e quindi di Marco che la sta chiudendo, Vito non può assolutamente rinunciare a scalciarla.

    La melanzana prende una traiettoria armoniosa, diciamo quasi a pallonetto. E’ evitata, con un gesto istintivo, da Floriano e finisce invece per schiantarsi e spappolarsi sul nuovissimo pull-over nero dell’ignaro Marco.

    Avreste dovuto vedere la sua faccia: insieme alla melanzana il mondo intero gli si era spiaccicato addosso: periodo nero, umore nero, vestito nuovo nero, ma in tinte viola di polpa di melanzana.

    Qualche giorno dopo cercammo di raccontare il fatto, guarda caso, in una cover di Indaco dagli occhi del cielo:

    “Piovon melanzane dal cielo.
    Che Marco prendono in pieno.
    Floriano si scansa sereno…

    Piovon melanzan dal cielo
    Si schiantano sul vestito nero.”

    Questi sono gli unici versi che ricordo

    Mi sono sentito un po’ scemo a raccontare tutta questa storia per poi giungere a soli 5 miseri versi, tra l’altro dal bassissimo profilo poetico, però vi invito a considerare che “la melanzana in faccia” come metafora di periodo nero, o meglio di apice, apoteosi del momento in cui il periodo nero si manifesta concretamente, è qualcosa di sottile e straordinariamente profondo :)… soprattuto se vi foste trovati davanti alla scena, al suo compimento in maniera materiale, tutt’altro che metaforico, e alla faccia di Marco. Al suo sguardo da “Che mondo di merda. Ammazzatemi”

    P.S. Resta un mistero cosa ci facesse la melanzana per strada.

    P.P.S Provate a canticchiare i versi…non è male eh?

  8. Giuseppe: è carinissimo l’episodio che hai raccontato. E poi i vostri “versi” non hanno nulla da invidiare a quelli di Zucchero… 😉
    Però mi aspettavo un sacco di segnalazioni, uffa ragazzi: compito troppo difficile????
    Troppa paura di toccare mostri sacri??? Bah.

  9. vogliamo parlare di Tiziano Ferro e delle sue?
    Dobbiamo metterci a interpretare le sue canzoni?
    Canzoni tipo..Rosso relativo…a mio parere incomprensibile!!!

    “il tuo è un rosso relativo
    senza macchia d’amore ma adesso
    canterà dentro di te per la gran solitudine..
    Forza amati per questa sera
    che domani torni in te,
    non ti diverte perchè vuoi qualcosa di più facile..”

    a un certo punto dice..” posso dimostrarti adesso che ha ben altre forme il sesso..”
    MAh, ci sarebbe da scrivere tutto il testo..parla di sesso?
    Di questa Paola che cerca duecento principi perchè “la voglia quella sera era troppa strillava, tuonava, cantava la notte fonda nel petto di Paola”…poi ci si mette pure la noia che era troppa, come la voglia…Alla fine la frase ” e non riposi più” cosa lascia intendere sotto questa “prospettiva”…Si tratterà forse di una prostituta o una ninfomane? Non lo so, magari ho sbagliato tutto. quando sento ” Rosso relativo” penso al sangue, al ciclo di Paola che “domani torni in te (perchè ti saranno finite)”…Beh, il bel Tiziano non aiuta mica a capire il senso di queste parole. d’altra parte lui è sempre molto impegnato nello show di se stesso e della sua bellezza…I suoi video sono un omaggio alla sua vanità e alle sue fan di 14 anni..che anche se non capiscono un cavoletto di Rosso relativo la ascoltano 300 mila volte e imparano il ritornello a memoria…vabbè non facciamo il processo a Tizy, anche perchè quelli di Mai dire martedì gliele suonano per bene ogni settimana..:))

    ” Ricorderò comunque anche se non vorrai
    ti sposerò perchè non te l’ho detto mai.
    come fa male cercare
    trovarti poco dopo
    e nell’ansia che ti perdo ti scatterò una foto”

    e quella di Raffaella? Vogliamo Ridere su Raffaella canta a casa mia e Raffaella è mia, mia, mia??

    Ormai è chiaro che i suoi testi non significano NIENTE o quasi, però ha una gran bella voce, ritmo, presenza scenica, bellezza, sa ballare..insomma…cosa conta se il testo è brutto?? Basta che la MELODIA sia orecchiabile e cantabile..In più lui ha tutto quello che lo rende un cantante di successo, un IDOLO, insomma. :)))

  10. Si lo ammetto, il ritornello di Rosso Relativo lo so a memoria…è fatto proprio bene perchè entri in testa ed è stato così.
    Mi è venuta in mente una delle ultime canzoni scritte da Mogol per Celentano e cioè Dormi Amore. Ascoltandola più volte è facile dire che è una canzone molto bella, del genere “l’emozione non ha voce”…
    proviamo a leggere il ritornello??

    come un vento con gli alberi
    vedrai muoverò
    sfiorerò le ginestre
    giù per mille sentieri
    dormi amore
    non ti svegliare
    no non temere
    con altre mani
    ti accarezzerò

    con l’aiuto dei gabbiani disegnerò
    impossibili figure
    che potrai interpretare
    dormi amore
    non ti svegliare
    no non temere
    con altre mani
    ti accarezzerò

    Che sono le “impossibili figure che potrai interpretare”???
    Mi sa di testo alla Zucchero, nel quale vengono accostate tante immagini insieme, il vento, gli alberi, le ginestre, i gabbiani, i sentieri e l’amore che c’è sempre e fa da filo conduttore in tutti questi testi. L’amore rende facile qualsiasi interpretazione, è la chiave di lettura di queste brutte metafore…Questo muovere come il vento e sfiorare le ginestre giù per mille sentieri…mah! mi verrebbe da dire che non ha un cavoletto da fare!!! e poi poveri gabbiani che vengono in suo aiuto per disegnare le “impossibili figure”… Dedico questo commento a Mogol e alle sue “possibili” figure di M.

  11. Ligabue – Il giorno dei giorni

    “Balla
    Femmina come la terra
    Femmina come la guerra
    Femmina come la pace
    Femmina come la croce
    Femmina come la voce
    Femmina come sai
    Femmina come puoi
    Femmina come la sorte
    Femmina come la morte
    Femmina come la vita
    Femmina come l’entrata (!)
    Femmina come l’uscita (!!!)
    Femmina come le carte
    Femmina come sai
    Femmina come puoi”

    …mbah

  12. Ecco che m’è venuto in mente De Gregori, definito “l’ermetico”…Mio padre è fissato con lui, quindi in un modo o nell’altro lo ascolto pure io e magari ascolto pure l’ultimo cd TUTTO. Ci sono molte canzoni belle, tipo Cardiologia, In onda…e altre…Ma la canzone L’AMORE COMUNQUE…non si capisce, non si capisce!!! Vabbè..se ci si mette a vedere ogni singola canzone si potrebbe fare un discorso analogo, ma lui forse forse se lo può permettere di usare certe metafore o forse, approfittandone del fatto che ormai è un artista affermato con una lunga carriera alle spalle, non sa più che inventarsi per scrivere le sue canzoni, per riempire la bella musica che compone…perchè è bella niente da dire. Ma ditemi voi che significa questo..

    REGINA DEL TEMPO DELLA SABBIA E DEL VETRO
    DELLA FINE DI TUTTI I NUMERI
    E DELL’INIZIO DELL’ALFABETO
    DIMMELO ADESSO
    DIMMELO ORA
    DOVE POSSO LASCIARE IL VESTITO
    COME POSSO ASCIUGARE LA PIOGGIA CHE BAGNA IL TAPPETO.

    e’ il ritornello de “l’amore comunque”…sarà che l’amore, comunque sia, è capace di dare una spiegazione a tutto, persino a questi versi scritti probabilmente dentro una stanza senza tetto. Infatti a un certo punto si mette a piovere, e lui sente l’acqua prima su di lui ( infatti gli preme lasciare il vestito da qualche parte, per evitare che si rovini, ma non sa dove) poi si ritrova i piedi in una pozza d’acqua perchè il tappeto sul quale sta non assorbe l’acqua…bla bla bla… Non fa neanche una rima..almeno dici c’è quella…:)

  13. Ooooohhhh, così vi volevo! Grandi interventi. Ricordo anche una gag del magico Fiorello, proprio sull’insensatezza di Rosso relativo. Se trovo il frammento lo posto…
    😀

  14. A me piacciono molto gli Afterhours, ma ogni volta che li ascolto trovo frasi su cui mi interrogo per ore in cerca del senso.
    Questa è una delle mie canzoni preferite “Lasciami leccare l’adrenalina”:

    forse non è proprio legale sai
    ma sei bella vestita di lividi
    m’incoraggi ad annullare i miei limiti
    le tue lacrime in fondo ai miei brividi

    lasciami leccare l’adrenalina
    […]
    voglio cercare la mia alternativa
    e la mia alternativa
    è la scossa più forte che ho
    è la scossa più forte che ho

    muovo le molecole immobili
    sei più bella vestita di lividi
    lasciami leccare più forte un po’
    le tue lacrime in fondo ai miei brividi
    […]

    Rowena

  15. Rowena, diciamo che nel caso di questo testo degli Afterhours, forse è meglio non capirlo.

    Preferisco sorvolare su quel terribile “sei più bella vestita di lividi” e sulla situazione che evoca. Credo che su certi temi la provocazione linguistica dovrebbe prendere ben altre strade.

  16. Io mi ricordo un intervento di Fiorello (tanto per cambiare) in cui si interrogava sul “pianoforte sulla spalla” in “Notte prima degli esami” di Venditti.

    A chi critica Tiziano Ferro vorrei far notare che pochi autori contemporanei dimostrano tale capacità nel reinventare le regole della grammatica: “E in quanto a te so solo che se ti rivedessi/ Sarei più stronzo di quanto ti aspettassi” è avanguardia linguistica pura :D.
    Infatti Tiziano ha conquistato anche il nuovissimo mondo: settimana scorsa in un negozio di Delhi ho sentito la versione locale di “Perdono” , che è in inglese, ma con inserti di Italiano qua e là. Vale a dire che ci sono strofe come “I’m gonna give you a ROSA” (http://www.lyricscafe.com/f/ferro_tiziano/013.htm).

    p.s. fuori tema: per ora siamo a quota zero su stivaletti e scarpe tigrate, ma io continuo nell’indagine.

  17. A Gardaland i cigni deragliano (potenzialmente).
    A me questa metafora ha evocato con immediatezza – lo giuro – questa immagine nitida, concreta e kitsch.

  18. Non l’ho mai capita, per quanto l’abbia amata e ami il suo autore “Ho visto Nina volare”, dell’ intoccabile, immortale, Fabrizio de André:
    “Mastica e sputa, da una parte il miele
    mastica e sputa, dall’altra la cera, mastica e sputa, prima che venga sera.
    Ho visto Nina volare, tra le corde dell’altalena
    un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena
    e se lo sa mio padre dovrò cambiar paese
    se mio padre lo sa m’ imbarcherò sul mare.
    Ieri è venuta l’ombra, l’ombra che mi fa il verso,
    le ho mostrato il coltello e la mia maschera di gelso…”
    Ammesso e non concesso che parli di uno stupro, va bene, ma cosa vuol dire il resto??

  19. “Mastica e sputa”: quando si mangia il miele di favo, e si tiene in bocca “da uan parte il miele, dall’altra la cera”, magari meditando su un sogno in cui si è vista un’amica d’infanzia “Nina”, “volare tra le corde di un’altalena”… l’interpretazione dello stupro è verosimile. L’ombra è quella della premonizione, questa canzone è stata scritta dal POETA non molto tempo prima di morire. La “maschera di gelso” è l’unico punto un po’ oscuro, ma nulla a che vedere con certe stramberie di altri summenzionati.
    Bello il Blog!
    Lucy, che ama le parole

  20. concordo sugli afterhours [che, anche se come gruppo non mi dispiacciono, mi ritrovo a criticare perchè hanno avuto la parte delle “star” su patti smith, che secondo me meritava molto di più]. non si può scrivere una canzone che dice “sei PIù bella vestita di lividi”. è come un invito, un inno alla violenza sulle donne, magari provocata anche da loro stesse. non so, non capisco perchè scrivere canzoni simili.

  21. Ah questo commento probabilmente è fuori tempo massimo.
    Sono arrivata a leggere questo post di Maggio tramite quello di Novembre sul convegno a San Marino. Consapevole che probabilmente non servirà non posso resistere allo scriverti le metafore più agghiaccianti che ricordo dai tempi delle medie…(Quando penso a quante cose inutili ricordo a memoria rabbrividisco)

    Metto anche un titolo che mi sembra più apppropriato…

    1991 – I MOROSI

    “il mondo chiudono con la zip
    carte di credito a fantasia
    e se ne fregano della SIP
    l’amore è anche telepatia ”

    Umberto Tozzi (Gli Innamorati)

    1993 – LA CARPA SALMONATA

    “Risalirò col suo peso
    sul petto
    come una carpa il fiume”

    Nek (In Te)

    1990 – SEI UNA GRAN DIGA

    “fammi camminare lungo gli argini
    di una certezza
    calmami le rapide del cuore
    dammi una partenza per rispondermi
    di quanta notte c’è
    per raggiungere te”

    Eros Ramazzotti (Amarti è l’Immenso per Me)

    E’ un gioco divertente, peccato che questo post sia sepolto nell’archivio.
    Mi sarebbe piaciuto assistere al tuo intervento al convegno.

  22. Tutte le canzoni meritano una critica per la loro: superata semplicita`, scarsa chiarezza, superficilita`.
    Finche`un giorno non arrivera` qualcuno che si mettera`a interpretare quella canzone elogiandola, e facendone capire il senso nascosto.

    Poco tempo fa per esempio ho incominciato ad ascoltare Rino Gaetano. Le sue canzoni sembrano inizialmente tutte senza senso e con frasi sconnesse, quando invece sono molto profonde, melodiche e poetiche.

    “Chi mi dice ti amo
    chi mi dice ti amo
    ma togli il cane
    escluso il cane
    tutti gli altri son cattivi
    pressoché poco disponibili
    miscredenti e ortodossi
    di aforismi perduti nel nulla
    chi mi dice ti amo
    chi mi dice ti amo ”

    oppure

    Berta filava e filava la lana,
    la lana e l’amianto
    del vestito del santo che andava sul rogo
    e mentre bruciava
    urlava e piangeva e la gente diceva:
    “Anvedi che santo vestito d’amianto”

    Anche l’uomo che scrive bestemmie a non finire in una canzone puo`risultare apprezzato, perche`definisce a grandi linee il personaggio pubblico che vuole interpretare.
    Molto probabilmente il pubblico si chiedera`: “cosa porta questo personaggio a scrivere cose cosi`malsane??”.
    E a seconda dei casi sara`: un divo o un fallito.

    Le metafore, le poesie, sono ancora tutte da inventare… almeno spero, senno`i creativi dovrebbero “spezzare la punta alla matita”.

  23. Caro o cara Acquacalda…(non riesco a capire di che sesso sei dal tuo nick) non sono d’accordo con te quando dici che tutte le canzoni meritano una critica per la loro superata semplicità, scarsa chiarezza e superficialità. Anzitutto, credo che non bisogna parlare troppo per le linee generali, capisci che non ha senso criticare tutte le canzoni ;)…Certo, alcune canzoni sembrano davvero senza senso e comunque, credo che anche quelle un senso ce l’hanno secondo le intenzioni di chi le ha scritte che potrebbe essere semplicemente, rompere la “convenzione” (se così si può dire) secondo la quale una canzone debba per forza significare qualcosa! E questo può essere creativo, eccome.
    Poi, non credo nella necessità di dover interpretare una canzone per capirla…Ma dico io, non ne abbiamo abbastanza di dover interpretare ciò che non capiamo ( e nella quotidianità possiamo riportare vari esempi!!!) ?!? Perchè dover “interpretare” le canzoni, e a quale fine poi?
    E’ vero, certe canzoni non si capiscono proprio ma vabbè, ti capita di ascoltarle una volta, poi via, chi se le fila più…
    Per quanto riguarda colui il quale scrive bestemmie in una canzone e sul fatto che possa, per questo, essere apprezzato ho i miei dubbi. Certo, la musica è una forma di espressione e anche lì deve realizzarsi la libera manifestazione del pensiero, ma perchè mai infangare questo bellissimo strumento culturale con le bestemmie, non credi?
    …Di metafore ce n’è e sicuramente non finiremo mai di trovarne di nuove, ovunque ci giriamo, ma questo non significa che sono tutte da inventare! Vorresti dire che i creativi sono morti? o non sono mai esistiti?
    Ce n’è di creatività, ce n’è tanta…senza arrivare a chissà quale definizione netta. Non bisogna cercare per forza la perfezione in una canzone, o la canzone perfetta. Secondo quali criteri poi? A volte basta un particolare a rendere quella canzone creativa, come può essere uno stacco musicale, un momento di silenzio al punto giusto. Altro che penna e matita in mano…

    Concordo su Rino Gaetano e ti consiglio “Ti ti ti”. 😉

  24. E che dire di eppur mi son scordato di te???

    Eppur mi son scordato di te
    come ho fatto non so.
    Una ragione vera non c’è lai era bella però.
    Un tuffo dove l’acqua è più blu niente di più.

    Ma che disperazione
    nasce da una distrazione
    era un gioco non era un fuoco.
    Non piangere salame dai capelli verde rame
    è solo un gioco e non un fuoco
    lo sai che t’amo io ti amo veramente

    MMMhhh……Il salame coi capelli verde rame….trovata poetica e geniale…per rimanere in tema di testi ed accostamenti azzardati….

    L’ira funesta dei profughi afghani
    che dal confine si spostarono nell’ Iran
    cantami o diva dei pellerossa americani
    le gesta erotiche di squaw “pelle di luna”
    le penne stilografiche con l’inchiostro blu
    la barba col rasoio elettrico non la faccio più
    “il mondo è grigio il mondo è blu”.

  25. L’esempio di Ligabue è sbagliato, quela non è una metafora ma una similitudine (dovuta alla presenza del “come”).

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