Carmen e i “ggiovani d’oggi”

Riflettevo ieri, dopo la chiacchierata con Carmen Consoli alla Scuola Superiore di Catania, quanto sia difficile, nelle società di massa occidentali, evitare i pregiudizi sull’età. Quelli per cui basta che passino 3 o 4 anni, e già ci si sente “di un’altra generazione”; basta che si superino i 25, e già ci si sente alle soglie dei 30; basta aver passato anche quelli, e subito ci prende l’angoscia, perché avremmo, sì, voluto fare tante cose, ma ci mancava il necessario per farle (soldi, lavoro, mezzi) e allora abbiamo fatto poco, pochissimo, forse nulla.

Immagina poi che foschi pensieri assillano gli over 40, 50, 60: disperazione, buio, morte. Non a caso, da una certa età in poi, ci si affanna a negare l’età: se ogni anno in più porta indicibili sventure, non resta che ringiovanirsi, con gli svariati mezzi che conosciamo, dalla menzogna al trucco alla chirurgia.

Ieri ho assistito, non senza stupore, a questa contraddizione. Da un lato la cantantessa, dopo aver dichiarato i suoi 33 anni come fossero una colpa, si è affannata a sottolineare come ormai non possa più dire – ohilei – di essere giovane, quanto avrebbe preferito avere l’età dei ragazzi presenti (da 18 a 25 anni), quanto avrebbe voluto sedersi in mezzo a loro e non in cattedra con noi, e via dicendo. D’altra parte, un istante dopo, ha cominciato a scaldarsi perché – ohilei – i “ggiovani d’oggi” sono cambiati, sono molto più superficiali e consumisti di quando lei aveva 18 anni, non ascoltano più la musica alternativa e intelligente che ascoltava lei, preferiscono passare dall’istinto all’azione, così, d’un botto, senza porre in mezzo pensieri, producendo (ovviamente) danni di tutti i tipi.

Al che ho commentato, anche per rincuorare i 18-25enni che avevamo di fronte, che i consumisti-superficiali-senza cervello ci sono sempre, a tutte le età, e che se il mondo gira storto forse è colpa di chi li ha preceduti, “i ggiovani d’oggi”, non colpa loro. Non ancora, almeno. Mi ha guardata stranita, si è fermata un momento (forse chiedendosi come poteva, una non-giovane come me, tenere questa parte) e ha proseguito indenne.

Ma la cosa che mi ha più colpita è che tutti i ragazzi presenti assentivano estasiati: chiaramente non si riconoscevano nei terribili “ggiovani” con cui Carmen se la prendeva, ma altrettanto chiaramente non dubitavano neanche un po’ della legittimità dei suoi pregiudizi.

Mah?

11 risposte a “Carmen e i “ggiovani d’oggi”

  1. Già, davvero curiosa questa rincorsa alla giovinezza. Tra l’altro se ne parla anche nella Bibbia, segno che è un problema come minimo datato.
    Comunque, guarda caso, anch’io parlo di *gggiovani*, ma con 3 *g*: meglio abbondare:)

  2. meglio non generalizzare, ma l’opinione di Carmen sui giovani non è mica male. ho ventanni, non mi sento adulta ne vecchia ma sicuramente distante da ragazzi con appena 2 o 3 anni in meno di me. e non per età ma per stili di vita… ho la fortuna di toccare con mano molti ragazzi di quell’età e di vederli vuoti, non credono neanche più nel mito anni’70 e guardano solo tv, vivono su internet ma non sanno nulla sul mondo, preferiscono parlare senza potersi toccare e guardare… certo non tutti sono così, ma nell’immagine generale danno quest’idea… le pecore nere ci sono sempre state, ma ora sembrano essere in maggioranza.. sicuramene metà colpa va a chi è adulto, ma oggi non si è piccoli nell’adolescenza, si è pieni di opportunità, il mondo è pieno di sveglie che suonano, peccato che pochi le ascoltno!
    ecco mi sento grande quando faccio questi discorsi ma forse la mia generazione di fine anni’80 ha avuto anche la fortuna di trovarsi nel passaggio, di toccare i valori e il consumismo, di far fotografie in analogico e in digitale, di ascoltare cassette e vinili e vedere film in dvd…

  3. mah, a me sembra un po’ il contrario: che uno sopra i 30 se ne sente addosso 18 (con tutti i contro ma anche tutti i pro)

    mi sembra che siano veramente in pochi coloro che a 40 anni si dicono che non e’ piu’ tempo per quello o quell’altro. e questo e’ anche un bene se vissuto in maniera intelligente.

    ciao!

  4. Non voglio farti un torto citando nuovamente gli Afterhours, ma quando dicono “sui giovani d’oggi ci scatarro su” non hanno mica tutti i torti…
    Ovviamente sto scherzando. Soprattutto perché con i giovani di quella fascia di età ci lavoro e, spesso, sono fonte di grandi sorprese nonché di soddisfazioni. Ovviamente però se si generalizza il panorama è un po’ disarmante, ai miei corsi annuiscono come se io fossi Mosè con le tavole della legge. Io non faccio che pungolarli dicendo loro che possono anche dissentire, non essere d’accordo e ritenere le mie lezioni pura fuffa. Di rado lo fanno, ma forse è merito mio 😉
    Invece, rispetto ai tuoi post sui cantautori vorrei aggiungere proprio la cantantessa, per la quale non ho mai nutrito grande passione (una volta con un’amica abbiamo tolto tutti gli aggettivi da un suo brano, risultavano più o meno 5 parole rimanenti…) e che mi fa molto ridere per la sua scelta di vocaboli “difficili” o fuori moda.

    “Narciso parole di burro
    si sciolgono sotto l’alito della passione
    Narciso trasparenza e mistero
    cospargimi di olio alle mandorle e vanità modellami…”

    oppure

    “E pensare a quante volte l’ho sentita lontana
    e pensare a quante volte…
    Le avrei voluto parlare di me chiederle almeno il perche’
    dei lunghi ed ostili silenzi e momenti di noncuranza puntualmente
    mi dimostravo inflessibile inaccessibile e fiera
    intimamente agguerrita temendo una sciocca rivalità. ”

    E per divertirsi con lo stile di Carmen consiglio il bravo Fabrizio Casalino, che prende in giro lei e altri (Battiato incluso!) http://it.youtube.com/watch?v=0Xqn5_PnHv8

    Rowena

  5. Oddio…effettivamente non se ne può più di chi sostiene che i giovani d’oggi sono cambiati,sono più superficiali e via discorrendo.Chi ascoltava 10 anni fa la musica che all’epoca era ritenuta alternativa,la riteneva tale in base a dei criteri che allora potevano essere legittimi.La cultura è in costante evoluzione,tutto si rinegozia sempre.Magari adesso è alternativo ascoltare un altro tipo di musica,leggere un’altra tipologia di libri,informarsi on line e non sulla carta stampata,ecc.Spero di essere stata chiara.Buona serata.

  6. Non so, Rowena, non so Zia Fantasy, credo che le generalizzazioni e i relativi stereotipi siano scorciatoie facili e inevitabili, ma spesso semplicemente false. Non dico che uno stereotipo non rappresenti nulla – sarebbe sbagliato pensare questo – ma la scatarrata degli Afterhours fa il paio con quella che mi viene spontanea di fronte alla stupidità dei 30-40-50enni che si vedono – ancora! – in discoteca, in certi localini fighetti del centro città (qualunque centro città va bene), ma anche nei corridoi delle aziende, degli uffici pubblici, delle università. D’altra parte, guardo alle centinaia (centinaia!) di ragazzi giovanissimi, intelligenti e colti che conosco, grazie al lavoro che faccio, grazie alle conferenze nelle scuole e, da qualche mese, grazie a questo blog.

    Il problema è quando dallo stereotipo si arriva al pregiudizio, che implica un’attribuzione di valore: negativo questo, positivo quello, buono questo, cattivo quello, eccetera. Se uno stereotipo, entro una certa misura, può essere innocuo, il pregiudizio andrebbe sempre evitato come la peste: oggi sul più giovane (bastano 2 o 3 anni di differenza!), domani sullo straniero (tutti ladri), dopodomani sulle colf (tutte fannullone), le commesse (tutte svampite), i parrucchieri (tutti gay), le donne (tutte umorali). Per non dire di peggio.

    Quanto al fatto che la paura della vecchiaia ci sia anche nella Bibbia, caro Donmo, accidenti, mi mandi i riferimenti precisi? Forse la paura di invecchiare è atavica perché è strettamente collegata a quella di morire. Che gli occidentali ne abbiano molta solo perché, rimuovendo l’angoscia di morte, s’illudono di essere immortali?

  7. Ciao Giovanna
    (che soddisfazione poter dare del tu a chi è stata mia prof. :D). Ho scoperto da poco il tuo blog e lo trovo davvero interessante. Oggi mi sono finalmente decisa a farti i complimenti perchè il pezzo sui giovani è finalmente quello che volevo leggere da qualche parte. Anche io come te mi trovo sempre a fare questi discorsi, difendere i gggiovani d’oggi per poi ritrovarmene di fronte uno completamente bollito di fronte. Solo che brucia ancora la sensazione di essere valutato meno di una cicca da chi ha qualche anno più di te, solo perchè ti considera giovane e “senza valori”. Non riesco proprio a capire quelli della mia età (25, anni critici, sulla soglia dei 30, che se non stai attenta ti ritrovi zitella…) che attaccano i giovani d’oggi. Senza ricordarsi quello che a loro (a noi) succedeva appena qualche anno fa…

    Scusa la lungaggine. Complimenti ancora.

  8. Posso testimoniare di una mia amica di 17 anni che parlando dei suoi coetanei li definisce “generazione di merda”, e mi dice di invidiare la mia, come se non avessi solo 22 anni; così come potrei parlare di un forum in cui una quindicenne ha aperto un topic “Giovani idioti” per parlare delle quattordicenni che già fanno sesso…
    Forse ci si può riallacciare al discorso che fa la Lipperini in “Ancora dalla parte delle bambine”: più si abbassa l’età di ingresso dei bambini nella fascia dei consumatori, e più si accentuano anche le differenze tra fasce d’età sempre più ravvicinate, considerate come target differenti. E la percezione di mercato si sposta velocemente ad una percezione più ampia.

  9. Grande testimonianza Anghelos! Grazie.

  10. ommamma, non deve essere sempre simpatico trovarsi te come moderatrice! 😀 poera carmenuzza 🙂

    è una riflessione assolutamente non semplice, quella che hai aperto.

    io credo il nostro comunissimo infilarci in una o in una altra “generazione” sia, di fatto, solo uno dei più fruiti stratagemmi per la eterna ossessiva irrinunciabile vogliaimpresa di comunicare il nostro mondo, in questo caso significando la difficoltà – reale e per questo comprensibile – a ritrovare pezzi di quello che siamo in chi abbiamo davanti.
    ed ecco che i 18nni finiscono con essere giusto-la-loro-generazione per i 50nni amici di mamma e papà, per le 33nni ispirate che guardano alle eccezioni e naturalmente anche per gli altri 18nni. 😀 soprattutto questi ultimi, quando è il caso, no? 😀

    solita vecchia storia delle categorie, questi strani strumenti da usare.. e da dimenticare appena possibile: perché ogni categoria è an sich leer (vuota in sé stessa), come ha scritto Kant nella sua Critica della ragion pura.
    ma cosa sarebbe scambiarsi informazioni senza?

    la narrazione del sé è, a mio modo di vedere, la più difficoltosa delle forme di comunicazione da padroneggiare: difficoltosa per quanto è impossibile(?) fare a meno di luoghi comuni!, pur trovandosi in campo di squassante e riconoscibile relativismo.
    come le racconti le tue categorie dell’anima che categorie non sono? quegli aspetti che più profondamente ti appartengono, che ti rendono te? che attengono al modo in cui sei cresciuto, ai valori che ti hanno dato e che hai scelto, alle cose in cui credi e a quelle che non hai voglia di accettare? tutti quegli aspetti che sono te, che vomiteresti fuori ad ogni angolo se gli angoli.. potessero diventare della tua “generazione”? 😀

    se c’è un motivo tra tutti per cui amo leggerti, è per quanto sei acuta e acuminata nel rintracciare “non-leggittimità” varie ed eventuali in ciò che viene espresso. è per me una spendida scuola!

    la frase della giornata è “se il mondo gira storto forse è colpa di chi li ha preceduti, “i ggiovani d’oggi”, non colpa loro”.
    così, dico che sì ci sta che continuerò a parlare molte altre volte con superficialità di “generazioni”, ci sta senz’altro. ma mi riprometto di tirare in ballo altrettante volte questa considerazione, quando sarà qualcun altro a farlo al posto mio. chissà..

  11. Grazie Vale, sei tu che sei sempre acuta nei tuoi commenti.
    Bello rileggerti
    🙂

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