La guerra dei sessi

Marco – che in questo momento si trova a Londra – mi segnala (grazie!) uno spot del Mail on Sunday, che mette in scena alcuni stereotipi di genere: per gli uomini, il pallone, la automobiline radiocomandate, i magazine maschili; per le donne, le borsette stracolme di oggetti, i cagnolini da compagnia, i magazine femminili.

Ora, ridere degli stereotipi aiuta solo in parte a eliminarli: è vero che, usandoli per suscitare il riso, ne prendi le distanze (e inviti gli altri a fare altrettanto), ma è pure vero che, continuando a rappresentarli, non fai che confermarli.

Per di più, la presunta “par condicio” di questo spot non regge: apparentemente, gli stereotipi sono negativi in egual misura per entrambe le parti, ma – a ben guardarci – gli uomini si fanno scudo con il computer e le donne – ohimè – con la borsetta. E simbolicamente fra un laptop e una borsetta c’è una bella differenza, no?

5 risposte a “La guerra dei sessi

  1. Divertente, però questi stereotipi si ritrovano ancora oggi nella maggioranza di noi… Forse non tutti assieme per fortuna… Quanti di voi conoscono gente non collocabile in una delle fazioni? La minoranza sicuramente…
    Aspettarsi par condicio in pubblicità al momento mi sembra utopia 🙂
    Ma la scelta della musica?

  2. Sicuramente il laptop è meno frivolo della borsetta, tuttavia penso che a volte lo stereotipo sia più ‘rassicurante’ del suo rovesciamento: ad esempio, non so se avete visto quello spot in cui delle donne si mettono a ballare la danza Haka dei Maori con tanto di linguaccia finale… per me è raccapricciante.

  3. Gli stereotipi più o meno forti ci sono e ci sono sempre stati. Più che stereotipi sono tratti caratterizzanti a cui uno decide di appartenere. Al laptop si associa il pallone, baluardo della mascolinità, e chi osa negarlo. Le donne hanno paura a sporcarsi i vestiti e sono effettivamente dipendenti dalle borsette.
    Lo spot con la danza dei Maori è stupendo e mostra un altro lato femminile, che non per forza nega gli altri, ma anzi lo compensa…

  4. Be in fondo se noi abbiamo le borsette che consolidano l’idea del nostro lato frivolo, anche i maschietti qui sono presi in giro per il loro essere eterni bambini, con le macchinine assassine!
    in fondo anche questo è uno degli stereotipi più diffusi e più svilenti dell’uomo contemporaneo; sta alla pari con borsetta e con il cagnolino.
    Credo che se gli avessero potuto mettere in mano una playstation o una nintendo l’immagine sarebbe stata ugualmente negativa per entrambi i sessi .

    Comunque noto che la battaglia dei sessi è un tema ricorrente, questa è già la seconda pubblicità che vedo quest’anno , l’altra è quella della Breil.

  5. Secondo me qui non è tanto importante lo stereotipo, quanto la valorizzazione del consumo. Il messaggio di fondo – che è quello comune a tutte le pubblicità – è che TU SEI QUELLO CHE CONSUMI. L’ideale di uomo non è formato da tutte quelle caratteristiche – belle e brutte – che abbiamo noi maschietti; noi siamo uomini perché consumiamo palloni, macchine radiocomandate e riviste per uomini. Guai ad uscirne fuori, saremmo guardati con sospetto.
    E’ come diceva Volli, l’essere umano non è più valutato – come in altri luoghi e in altre epoche – in base al valore miliatare, alle idee politiche, alla religione; ormai l’essere umano è puro consumo, e solo in base a quello dev’essere valutato.
    Dio è morto, Marx è morto, ma l’ideologia del consumo – continuamente ribadita a blocchi di 30 e 45″ – è ancora bella e pimpante.
    Questi non sono stereotipi, sono target pubblicitari.

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