Un’etero al Gay Pride

Io purtroppo al Gay Pride non c’ero, perché fuori Bologna per un impegno preso da tempo. Allora ho cercato (e sto cercando) in rete un po’ di racconti.

Fra i tanti, la mia amica Rowena ha guardato le cose con occhi che potevano essere i miei. Copio e incollo dal suo blog:

«I miei complimenti più sentiti ai giornalisti di Repubblica Bologna, che all’indomani del Gay Pride sono riusciti solo a inserire nel titolo della prima pagina “Gravi insulti alla Chiesa”.

Io c’ero, e di insulti alla chiesa non ne ho sentiti, né ho visto cartelli blasfemi. Forse ho bisogno di una visita dall’oculista e di un giro dall’otorino, ma giuro che ho tenuto orecchie e occhi aperti al mio primo Gay Pride, perché non volevo davvero perdermi nulla.

Così oggi posso dire che ho visto un sacco di gente colorata e con la voglia di esserci. Ho visto giovani e meno giovani che pacificamente marciavano e ballavano al suono di vecchie hit della Carrà (che lo so che ad alcuni può sembrare un crimine ma, vi assicuro, non lo è).

Ho visto un cartello che diceva “Veltroni, di’ qualcosa di gay”, e mi sono sentita di condividerlo.

Ho visto i gruppi di gay cattolici, e quelli che un po’ ce l’avevano con la Carfagna. Ho visto le butch e le monelle e gli orsacchiotti e gli atei e gli agnostici razionalisti. Ho visto il gruppo di Amnesty international, qualche drag queen sfilare con grande nonchalance su stiletti tacco 12 e qualche altra drag queen sfilare con grande nonchalance a piedi nudi e col tacco 12 in mano, stremate dal caldo e dagli equilibrismi.

E poi ho visto un papà che dal carro dell’AGEDO ripeteva infaticabile “Lesbiche, trans o gay, son sempre figli miei” tra gli applausi della folla. Non lo nascondo, mi è venuto il magone in gola e ho pensato che valeva la pena essere lì.

Peccato però che non ci fosse nemmeno un giornalista serio in giro…
Rowena (gay for a day)»

7 risposte a “Un’etero al Gay Pride

  1. Io al gay pride c’ero,
    come agli ultimi 5 o 6.
    Devo ammettere che io faccio sempre proselitismo per portare
    persone, perché è una manifestazione che non è mai stata raccontata con onestà sui mezzi di comunicazione – mai.
    Tutte le persone che vi ho portato negli anni ne sono rimaste davvero stupite e positivamente.
    Devo aggiungere, con rammarico, che mai come quest’anno la manifestazione è stata sotto tono. Non c’era un collante, una richiesta da urlare.
    Nel 2006/2007 la speranza dei PACS era forte e dirigeva l’energia del corteo verso un unico obiettivo, condiviso e convinto.
    Gli interlocutori che sembravano accogliere le istanze del movimento hanno fallito prima sulla promessa e poi in toto
    Mala tempora currunt.

  2. io c’ero , purtroppo solo quando il tutto è confluito verso la fine in Piazza 8 Agosto;
    ho sempre pensato che il gay pride , così come i telegiornali lo hanno fatto vedere,fosse troppo colorato per essere preso sul serio;
    chiaramente mi sono ricreduta.
    Molta ironia , esibizionismo quanto basta, tanta gioia anche nel manifestare un disagio che deriva da diritti negati; chi parlava dal palco era solito mischiare questi tre elementi in maniera diversa così da far emozionare anche me che ci ero andata più per curiosità che per altro.

    è stato abbastanza denso, e sono contenta di non averlo visto al telegiornale, telegiornale che quest’ anno ha risolto il tutto non dandone proprio la notizia mi sembra.

  3. Ah,
    dimenticavo.
    Sul tema consiglio a tutti la visione di “Improvvisamente l’inverno scorso”.
    Documentario che mi ha davvvero colpito.
    http://www.suddenlylastwinter.com/improvvisamente/
    Se vi capita di essere nella città dove viene proiettato (sono in tour da parecchi mesi) non perdetevelo.
    La negazione dei diritti di pochi è una mancanza di diritti per tutti.

  4. Anche io c’ero. Anche io ho osservato e ascoltato con attenzione, oltre che con partecipazione. Sono gay, ma anche – mi dicono – talvolta un po’ puritano (del resto, con una mamma americana e metodista, è il caso di dire che “the apple doesn’t fall far from the tree”). La mia presunta pruderie mi rende, in questo caso, uno spettatore attendibile. O così mi piace pensare.

    Non credo di giudicare l’evento con troppa benevolenza se dico che non c’è stato niente di offensivo. Quel che c’era andava tutto bene, secondo me. È stata una bella festa. È stata anche una festa di valore, perché eravamo tanti, perché eravamo sereni, perché volevamo tutti soltanto dire che ci siamo e che con il nostro esserci non facciamo niente di male – anzi. Forse aggiungiamo qualcosa…

    L’anno scorso sono stato al Pride nazionale svedese, a Stoccolma. Nella terra della Comune, del Sindacato e dell’Associazionismo, forse la gamma di colori era più completa. C’era il folto gruppo degli omosessuali che lavorano in ambito sanitario (un settore in cui l’omofobia raggiunge picchi mica da ridere), quello degli omosessuali che lavorano nell’esercito, o nella polizia (idem come sopra), quello dei luterani praticanti (che, da un annetto, possono celebrare un rito simil-matrimoniale con la benedizione della loro Chiesa – maiuscola di rispetto, in questo caso, meritata). Quello dei genitori di gay (tantissimi), e dei genitori gay (altrettanti). Quello di praticamente qualunque cosa. C’era una forte rappresentanza di tutto ciò che di esuberante e sfrenato esiste nel mondo gay (il che non vuol dire “meno serio”), ma anche una altrettanto forte rappresentanza degli aspetti più riflessivi e forse più trasversali e quotidiani dell’essere gay. C’era il bisogno di festeggiare, ma anche quello di rivendicare il diritto di occupare qualunque ruolo all’interno della società.

    Forse mi sarebbe piaciuto vedere, anche a Bologna, che gli omosessuali riescono o vogliono unirsi, anche in modo strutturato, anche in modo “borghese”, per mandare un messaggio politicamente più incisivo. Forse nell’assistere, prima, e nel marciare in modo un po’ casual, poi, mi sono dispiaciuto di non aver fatto di più per contribuire alla buona riuscita della parata. Insomma, per la giornata che – vuoi o non vuoi – in qualche modo mi rappresenta, avrei dovuto fare di più. Avrei voluto che tutti avessimo fatto ancora di più, perché ce n’è tanto bisogno. In Italia, in particolare, c’è tanto bisogno di cambiare.

    Ma quello che c’era andava comunque bene e non offendeva nessuno. È stata una bella giornata, in cui peraltro non si è avvertita la distinzione tra gay ed etero, perché tutti – gay, etero o indecisi, travestiti da colletti-bianchi e travestite da dive (giacché tutti indossiamo una maschera, nemmeno troppo in fondo) – eravamo lì per uno scopo condiviso.

  5. Per me, come dicevo nel post (grazie Gio per avermi reso una guest star nel tuo blog!), è stato il primo gay pride. Le mie amiche gay, alcune delle quali mi hanno guidato durante la manifestazione di sabato scorso, sostenevano quanto detto da Enrico nel primo commento, e cioè che la manifestazione di quest’anno fosse un po’ sottotono.
    Io condivido la lettura di Enrico, forse il clima politico di questi ultimi mesi ha tolto la forza per rivendicazioni e richieste. Sembrava quasi che ci si accontentasse anche solo del fatto che una manifestazione come quella fosse stata autorizzata…Dunque, un po’ stupiti che nel clima omofobico e intollerante degli ultimi mesi fosse possibile anche solo sfilare per strada, forse siamo stati tutti un po’ contenuti nei toni e nell’esprimere i diversi punti di vista.
    La mia impressione è stata comunque davvero positiva, perché avendo marciato in altre manifestazioni per le ragioni più diverse, so quanto siano pericolosi e facilmente strumentalizzabili gli eccessi. Al pride, invece, mi è sembrato dominasse la sobrietà, nonostante i giornali siano riusciti comunque a stravolgere tutto. E se qualcuno poi si è scandalizzato perché qualcun altro ha sfilato vestito da frate, vorrei dire: via! è un travestimento, un divertimento, un momento in cui, per un giorno, i ruoli si sovvertono e chi è abituato a doversi reprimenre in tante situazioni, per una volta (finalmente), si mostra al mondo, anche in versione un po’ eccessiva. Si fa da sempre, è all’origine dei riti carnevaleschi e solo uno stupido potrebbe pensare che quel travestimento “siano” i gay e che i gay, di conseguenza, siano tutti contro la chiesa e contro il papa.
    Ma l’Italia, si sa, non brilla per i suoi cervelli…

  6. Proprio quando finalmente hanno fatto il Gay Pride a Bologna, quindi vicino a casa, non sono potuto esserci, mi sarebbe piaciuto molto. In compenso, mi sono beccato quello di Londra! Devo dire che non potevo chiedere di meglio per il mio primo GP, in 3 parole: bello bello bello. Atmosfera fantastica, energia positiva, senso di unione e condivisione, divertentissimo. Non ero mai stato al Gay Pride prima e non sapevo cosa aspettarmi, se una parata carnevalesca votata all’eccesso e al sesso in pubblico sui carri come spesso viene dipinto dai media, o qualcosa di diverso. E’ davvero stato qualcosa di diverso. Atmosfera a parte, alcune cose che mi hanno colpito e fatto riflettere sono state, ad esempio, le forze della polizia che sfilavano in divisa ufficiale come parte del corteo, o i classici autobus a due piani che per un giorno si trasformavano in carri colorati con la scritta “i trasporti pubblici sono orgogliosi di servire il gay pride”, o ancora un sacco di famiglie che sfilavano insieme al corteo con i bambini sulle spalle. L’impressione che ho avuto è che qui tutti, davvero tutti, fossero “proud” di combattere l’odio, il razzismo e le repressioni. Addirittura anche il sindaco Boris Johnson, notoriamente contrario alle unioni civili e lontano dalla sfera gay in generale, guidava la parata dalla prima fila, in mezzo al corteo. Che l’abbia fatto forse solo per procacciarsi consensi è un altro discorso, ma voi ce la vedreste la Moratti in prima fila al Gay Pride? Insomma, bello, semplicemente.

  7. Ciao a tutti! 🙂

    Ho partecipato al Gay Pride per la prima volta quest’anno da “etero-solidale”. Partiamo dalla manifestazione. Non avendo un confronto diretto con le edizioni precedenti posso solo esprimermi su quella di quest’anno e ribadire quanto già detto: nessun eccesso (nonostante alcuni miei amici mi abbiano detto ‘Ma ho visto gente nuda!’), nessuna caduta di stile anzi, se posso, un autentico “bello spettacolo”.
    Bello spettacolo perché ho visto trans che erano uno SPETTACOLO DI BELLEZZA; perché ho visto gente “normale in maglietta e pantaloni” sfilare col sorriso, manifestando per le idee in cui crede, diritti che vuole acquisire/FAR acquisire e non perdere; perchè ho visto gente UNITA nella marcia sotto il sole dalle due del pomeriggio fino a sera; perché è stato un inno alla cratività leggere striscioni e cartelli. Qualche esempio? Dal carro delle trans: “Sono una trans felice che ieri m’è venuta la cellulite”; dall’associazione UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti): “Zapatero primo ministro/Margherita Haak Papa” (fronte/retro) – “Procreazione clericalmente assistita?” – “Anche le radici della gramigna vanno tutelate?” (erano questi gli insulti alla Santa Madre Chiesa? Ah no, forse era il No VAT con ripresa grafica del No TAV… solo tanti complimenti per l’idea!) – “Noi atei non mandiamo nessuno all’inferno (che non esiste)”; il più profondo (mi scuso ma non ricordo di chi sia l’autore): “L’AMORE TRA UGUALI NON E’ COSì DIVERSO”.
    Pure il “Gianni Morandi” stampato, da Porta Castiglione con amore, ci ha dato il benvenuto per l’inizio della sfilata con un “Apriamo le nostre porte ad ogni canto” 🙂

    Cosa mi ha deluso? Sentire amici dirmi: “Ma vai al Gay Pride? Per me è controproducente! E che ci vai a fare?” semplicemente perchè sono eterosessuale. Leggere le storpiature dei giornalisti e cercare di convincere la mi’ nonna del contrario con foto MIE alla mano (e guardate che la mi’ nonna è avanti!!)! L’indifferenza generale in cui è sciovolata via la manifestazione, e non solo per i media. Accendere la tv il giorno dopo e sentire al telegiornale che il 9 giugno (giorno dopo la manifestazione) era dedicato a qualche santo benedetto. Come al solito.

    Ci vediamo il prossimo anno.

    erica

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