Media e italiano medio

«[…] Le abitudini televisive, fatte di manipolazioni gergali e di italiano tecnologico para-anglosassone, influiscono molto, troppo sul linguaggio comune. Lo scrittore fatica. E fatica anche il romanzo che deve conciliare comprensibilità e invenzione, adesione alla realtà linguistica del paese e intervento critico sul sempre più povero codice comune. […]

Spesso nella conversazione si inseriscono pezzi di pubblicità, frasi intere di canzoni. Termini derivati da film stranieri e da slogan della moda si trovano, quando uno meno se lo aspetta, nel linguaggio comune, trasformati in segnali di scambio, codici verbali.

Altre volte sono i gruppi sociali meno prestigiosi che prendono in prestito formule dai mestieri invidiati e così abbiamo il medichese, il sindacalese, il politichese, lo psicoanalitichese e via di seguito.

Mi piacerebbe proporre a chi usa questi gerghi di provare a cantare il loro detestabile politichese ad esempio con un tempo di rap. Nel rap le parole vengono fuori come lampi dalle nuvole, tutte legate elettricamente le une alle altre. È un modo di cantare basato sul ritmo e non sulla melodia, un ritmo rapidissimo in cui le parole si incastrano l’una nell’altra. Tante pesantezze inutili sparirebbero subito. E uno sarebbe costretto alla concisione e alla chiarezza verbale.»

(Dacia Maraini, Amata scrittura. Laboratorio di analisi letture proposte conversazioni, BUR, Milano, 2000, pp. 114-115.)

Aggiungo che, da quando c’è il Web 2.0, oltre ai media anche i nuovi media ci si mettono, nell’appiattire l’italiano comune. E penso soprattutto alla logorrea di certe zone della blogosfera.

Bella, la terapia del rap per i malati di gergo stretto. 🙂

7 risposte a “Media e italiano medio

  1. Ricordo le tue lotte per convincere qualche “zuccone” (perdona la licenza poetica) del Master di Alma che alcuni termini erano inappropriati in certi contesti!
    Osservando qualche realtà lavorativa mi sono resa conto di qualcosa che è ancora peggio dell’esistenza dell'”aziendalese” e di tutti gli “-ese” in generale: il ruolo della comunicazione nelle attività professionali non prettamente comunicative è drammaticamente sottovalutato!
    Ora, io sono un po’ rigida sulle questioni di principio, è vero, però quando si dicono cose di questa leggerezza mi ingastrisco anzichenò… anche se ammetto di avere un vantaggio, perchè io ho studiato i molteplici aspetti della comunicazione e altri no.
    Insomma, che dire… io temo che la lingua italiana e il suo corretto uso siano tristemente in declino. Sono troppo pessimista?
    un abbraccio,
    V :o)

  2. Credo che la lingua italiana sia in declino, se non altro perché sarebbe bizzarro se rimanesse intatta nel momento in cui tutto il paese affonda…

  3. Penso che gli usi linguistici vanno capiti fino in fondo,
    bisogna imparare a comprendere cosa c’é dietro alle parole.
    Non c’è mediazione, passiamo in maniera troppo immediata dal pensiero al linguaggio, anche noi, i più istruiti.
    E quanto dobbiamo faticare quando poi ci troviamo davanti chi non accetta – a buon diritto – tutto questo.

  4. Ma è possibile definire UN uso corretto della lingua? Prestiti e contaminazioni tra lingue e linguaggi sono sempre state nella norma, alcuni rimangono, altri decadono. Mi chiedo se non sia “spocchia” linguistica pretendere che un grecismo usato in campo medico sia migliore di un anglismo in campo informatico, tanto per fare un esempio. Quello che è da capire è perchè certi usi linguistici si mostrano efficaci. A volte è molto difficile tradurre termini comuni della telematica senza rischi di ambiguità o addirittura sfociare nel ridicolo: va bene “scaricare” per “download”, ma per “trackback” cosa dico “notifica automatica di link con ricevuta di ritorno?” Questi giri di parole mi ricordano le lezioni di Sardo di Aldo, Giovanni e Giacomo (http://www.youtube.com/watch?v=yNspGL-CQU4&feature=related). Chissà come se la cavano i francesi…

  5. Beh, si.
    Dipende, da che dipende, […]

  6. Cara Roberta, caro Francesco, ovvio che non c’è UN uso corretto della lingua, e certamente l’italiano (come tutte le lingue) si arricchisce anche grazie ai gerghi, alle contaminazioni con altre lingue, e perfino grazie all’italiano medio parlato dai media, su cui si può giocare, si possono inventare nuovi modi di dire, con cui si possono costruire pastiche e tormentoni divertenti.

    La Maraini, nel brano citato (se non ci credi, leggi il libro) non sta certo difendendo una presunta e astratta pureté della lingua italiana. E neppure io, nel mio piccolo, sosterrei mai una posizione del genere. Per carità. D’altra parte, chi ha seguito i miei corsi di scrittura sa che spendo diverse ore sul sottile confine fra uso accettabile e abuso insopportabile dei vari gerghi.
    🙂

    Ma il discorso è un po’ troppo lungo per condensarlo qui, in un commento di mezza estate. Non ne ho la forza, ora, per un fatto di stanchezza. Chi ha voglia di approfondire questa e altre riflessioni sulla scrittura legga – ripeto – il libro della Maraini per intero (il titolo è orrendo, ma il libro è splendido).

    Ciao!

  7. Purtroppo è da anni che vedo bistrattare una lingua bellissima come l’italiano. Temo non ci sia rimedio, perchè la lingua si evolve continuamente e non c’è modo di fermare questo processo. Però lo si può smorzare, soprattutto se si è scrittore. Ritengo inaccettabili solo tre tipi di linguaggi, che chiamerò secondo un mio personalissimo criterio: “demenziale antico”(o finto aulico), demenziale moderno(detto stile fresco e scorrevole), parolaccesco(eh, ce ne sarebbero di cosa da dire su questo linguaggio…di improperi e offese e termini della peggior specie).
    Il primo linguaggio è usato quando gli scrittori vogliono imitare i classici, magari i poemi cavallereschi, ma infilano paroloni dal suono orrendo uno in fila all’altro come tanti grani di un rosario. Il risultato? Comprensione zero, ritmo cantilenato e atmosfera finta. Come se Don Chichotte si aggirasse per le terre moderne continuando a fantasticare su valori puramente ideali imbevuti di pregiudizi(congetture false e ritenute vere solo perchè si applicano le così dette categorie ad ogni settore storico). Nel seicento, durante il barocco, vi erano diversi esempi di tale linguaggio, e andava davvero molto di moda. Avete presente l’espediente del manoscritto in I promessi sposi di Manzoni, dove all’inizio c’è quel noiosissimo e orribile prologo? Ecco, quello è un rampante esempio di demenziale antico.
    Il secondo è il demenziale moderno. Non differisce in nulla dal primo, se non nel fatto che le parole sono semplici semplici e ancora più orride all’orecchio. In poche parole, quando si parla terra terra. Non in dialetto, attenzione! Il dialetto è una nobile lingua, che va usata in determinati contesti e con molta abilità. Mi riferisco per esempio a frasi tipiche dei bollettini di paese come: “Il morto è stato interrato in una buca dentro la cassa”. Non sarebbe meglio dire “Il defunto è stato posto nella bara e poi nello spazio destinato a riceverlo(o nicchia mortuaria, credo sia più corretto)”.
    Terzo linguaggio: il parolaccesco. Serve che faccia un elenco? Lo punto, tanto tutti lo capite. Vaffa…., ca…o, cu…o, fe…a, e chi se ne fo…e ecc… Non continuo oltre, ora alcuni mi sfuggono, ma a mio tempo ne ho visti di improperi davvero orrendi! Linguaggio colorito si, ma nel limite della decenza. Usando simili parole, il livello del libro diventa scadente e infimo, una cosa misera e volgare. E sarebbe davvero meglio evitare tale linguaggio nel parlato, perchè causa fin troppi guai durante le discussioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.