Archivi del mese: settembre 2008

Who is right?

Commentando il post di ieri, Angelo mi chiedeva che «effetto farebbe un video di risposta democratica [al video repubblicano che ho mostrato ieri] in cui si evidenziano le critiche a McCain nel discorso di Obama».

Quel video esiste, è uscito subito dopo che sul sito di McCain era comparso «McCain Is right», e si intitola «The Right Judgement in Iraq». (Presumo che i democratici, già consapevoli dell’errore di Obama, abbiano montato il video esattamente nelle stesse ore in cui gli avversari preparavano il loro.)

Come funziona? Hanno ritagliato dal faccia a faccia fra i due candidati il momento in cui Obama sottolinea con più forza gli errori di McCain sull’Iraq, ripetendo «You were wrong». Tocco finale: il titolo, dove «right» annuncia un «aver ragione» che, dopo aver visto il video, siamo indotti ad attribuire letteralmente a Obama e solo ironicamente a McCain.

Le concessioni di Obama

La concessione è una mossa retorica che si usa nelle dispute e consiste nel dare temporaneamente ragione all’avversario, per poi ritorcere questa ragione contro di lui. Di solito si concede qualcosa su un tema secondario, o parziale, per vincere su uno più importante, e decisivo.

Si perde una battaglia per vincere la guerra, insomma.

La concessione è molto efficace nei dibattiti pubblici, perché chi la esercita mostra all’uditorio fair play e sicurezza: dare ragione all’avversario significa essere non solo capaci di mantenere la calma, ma talmente onesti e imparziali da riuscire a dire le cose come stanno, anche se favoriscono l’altro.

Naturalmente, però, non si deve esagerare: chi concede troppo rischia di perdere forza.

È quello che è successo a Barack Obama nel suo primo faccia a faccia con McCain. Ha detto così tante volte «McCain is right», che dopo poche ore i repubblicani hanno avuto gioco facile nel montare questo spot.

Veltroni alle elementari

Volevo scrivere dell’ultimo disastro comunicativo di Walter Veltroni. Quello su Alitalia, intendo. Ma non ne vale la pena. È dalle primarie del PD che non ne imbrocca una (vedi anche i risultati elettorali). Faccio solo un riassunto.

Prendi una classe delle elementari, che una maestra ha suddiviso in due gruppi. Uno dei gruppi si dà un gran daffare: urlano, si azzuffano, ma comunque si muovono, perché ci tengono molto a far vedere alla maestra che si stanno impegnando. L’altro gruppo langue. (D’altra parte, non è colpa loro: vengono da famiglie disagiate, subiscono frustrazioni tutti i giorni e sono un bel po’ malandati.)

C’è poi un bimbo furbetto, che viene da una famiglia buona, ma di solito gioca a fare il leader dei malandati: lo fa così, giusto per primeggiare. Questa volta, però, se ne sta da parte e non fa nulla. Il lavoro dei gruppi procede a fatica, ma lui niente: gioca da solo, manda messaggini, ridacchia e borbotta a chissà chi.

A un certo punto, però, il fannullone si rende conto che il gruppo attivo sta per finire il compito. Bene o male, ma le cose si stanno risolvendo. E per giunta la maestra si avvicina.

Allora che fa? Si alza all’istante, si butta nella mischia, si finge scompigliato e sudato. Ma soprattutto, va dalla maestra e si vanta: quanto è stato bravo lui, quanto bello e buono, quanto fondamentale il suo sforzo. Risultato? Odio di tutta la classe su di lui. E pure la maestra lo guarda con sospetto.

Morale della favola: anche un bimbo delle elementari, vedendo come si è comportato Veltroni nella vicenda Alitalia, direbbe: «Buuu!».

Antipatia: + 2000. Credibilità: – 20.

Sei borse di studio per frequentare un corso

Mi è arrivata via mail una segnalazione, che più o meno diceva così:

«Per il VII ciclo consecutivo Equilibri.net mette a disposizione 6 Borse di Studio per il Corso Base di Analista in Relazioni Internazonali. Le borse sono rivolte a studenti e laureati che abbiano particolari motivazioni a formarsi nell’ambito delle Relazioni Internazionali. Le sedi dei corsi sono Milano, Bologna e Roma (2 borse per ogni sede). Per la sede di Bologna vengono considerate solo le domande da parte di laureati all’Università di Bologna, con tesi di argomento storico, politico, economico, sociologico, antropologico, di scienze dell’educazione e della comunicazione. Scadenza delle domande: 8 ottobre per Milano e Roma. 4 ottobre per Bologna.»

Poiché nella sezione “Stage e lavoro” pubblico solo informazioni di cui mi faccio garante, ti racconto com’è andata.

Ricevuta la mail, ho risposto all’istante, lasciando il mio numero di cellulare e dicendo che avrei potuto segnalare la cosa solo se avessi avuto qualche ragguaglio in più sulla serietà dei corsi. Dopo circa 60 secondi (!), ho ricevuto una chiamata da Giacomo Goldkorn, Direttore Editoriale e Responsabile Desk Medio Oriente di Equilibri.net. Mi è sembrato una persona serissima, gentile e competente.

Non sto a ripeterti cosa mi ha detto. Se sei interessata/o a concorrere per una di queste borse e vuoi saperne di più, parla direttamento con lui, telefonandogli al numero:

02-8360642

o scrivendogli una mail all’indirizzo:

formazione chiocciola equilibri.net

In caso di intoppi o cose che non ti piacciono, puoi raccontarmi com’è andata inserendo un commento a questo post.

Ma anche in caso di borsa di studio conseguita, corso entusiasmante, posto di lavoro trovato grazie al corso… be’ ti prego: non dimenticare di aggiornarci!

🙂

Povero Gandhi

Ti ricordi lo spot di Telecom Italia nel 2004, quello diretto da Spike Lee con Mahatma Gandhi? Lo spot faceva riferimento a un discorso che Gandhi tenne a New Delhi il 2 aprile 1947, e metteva in scena questa fantasia: immagina che nel 1947 Gandhi avesse a disposizione le tecnologie della comunicazione odierne, dal cellulare alla videoconferenza, e chiediti: «Se avesse potuto comunicare così, oggi che mondo sarebbe?».

Bello l’esperimento mentale, bravo Spike Lee. E lo spot vinse un premio.

8 agosto 2008: Telecom riprende quello spot, accompagnandolo con questo annuncio: «Proprio in questi giorni è stato ritrovato l’audio completo di questo discorso di Gandhi: un omaggio alla riflessione di tutti. L’appuntamento con il testo, commentato per voi da Tara Gandhi, è per il 15 agosto sui maggiori quotidiani e su avoicomunicare.it». E mentre appaiono in sovraimpressione la scritta «One world» e il marchio Telecom, lo speaker ripete: «A voi comunicare».

11 settembre 2008: va in onda un secondo spot che, sulle stesse immagini di agosto, recita: «In questo discorso, oggi recuperato nella sua interezza, Gandhi parla delle differenze tra i popoli e di come superarle. Questa è l’occasione per conoscerlo. Oggi più che mai è un omaggio alla riflessione di tutti.» Stessa chiusura: «A voi comunicare».

Della campagna 2008 si è parlato molto in rete, perché Il Disinformatico ha diffuso la notizia che il recupero millantato da Telecom non è affatto recente: il discorso stava già da quattro anni sul sito della GandhiServe Foundation, a questa pagina, completo di audio.

Dal mio punto di vista, concentrarsi su questa menzogna va bene. Fino a un certo punto, però: invenzioni come questa sono frequenti nei lanci pubblicitari, e chi le progetta mette spesso in conto che possano essere scoperte. Tanto, se non ledono gli interessi di qualche potentato, cosa mai può succedere? Nel caso di questo spot, il trucchetto ha aumentato l’attenzione sulla campagna.

Ma ci ha distratti da un altro problema, purtroppo.

Il problema è che nel 1947 le parole di Gandhi avevano un senso, che però oggi è ribaltato. Lui diceva di sognare «One world», un mondo unico in cui la spiritualità dell’Oriente potesse «conquistare l’Occidente», e per questo l’Occidente sarebbe diventato più felice.

Ma oggi il «mondo unico» è tutta un’altra cosa. È un mondo in cui l’economia e lo stile di vita occidentali stanno «conquistando» non solo l’Oriente ma moltissimi altri paesi, e nessuno è felice per questo. Un mondo globale, si dice.

E il marchio Telecom, quali conquiste rappresenta? Quelle della spiritualità orientale, o quelle delle multinazionali occidentali?

È per questo che Gandhi testimonial per Telecom non è credibile. Non solo per il malriuscito trucchetto sul ritrovamento. Né per colpa di Gandhi, naturalmente.

Lo spot del 2004:

Lo spot dell’8 agosto 2008:

Lo spot dell’11 settembre 2008:

QUI il discorso di Gandhi, tradotto in italiano da Tara Gandhi (per avoicomunicare.it).

«Io sono fortunata»

Una mia ex studentessa, laureata con me in Scienze della Comunicazione nel 2004, oggi vive e lavora a Milano.

Stamattina ho trovato questa sua mail su Roberto Saviano, a seguito del post di ieri. È una di quelle cose che, quando capitano, bastano da sole a riempirmi la giornata. Ho deciso di pubblicarla, perché mi piace pensare che qualcun altro, oltre a me, possa riempirsi la giornata con le parole di questa ragazza.

«Io sono fortunata, perché Roberto Saviano l’ho incontrato un paio di volte con la scorta.

La prima è stata nella mia azienda, deserta perché nessuno era ad attenderlo, perché nessuno sapeva che sarebbe arrivato: aveva comunicato un’altra data per non creare l’occasione per essere beccato. Nessun Capo, nessun Nome era ad attenderlo all’ascensore, anzi: c’era una riunione di quelle che si fanno ogni tre mesi, quelle strategiche, per cui nessuno al di sopra di un precario era disponibile e si era accorto di lui.

Guardava fuori, da solo, attorniato dalla scorta che gli dava le spalle per osservare che non sopraggiungesse nessuno. Guardava fuori dal finestrone vicino alla macchina del caffè, macchina spesso affollata; ci sono degli orari, io li conosco, in cui può essere solo tua. Uno è le 12 meno un quarto. Io prendo spesso il caffè alle 12 meno un quarto.

Ero in azienda da due mesi, non m’aspettavo di vederlo lì, io che Gomorra l’avevo comprato nel 2006, appena uscito. Lui si è girato, l’ho visto tra una spalla e l’altra, tra due omoni in scuro; lui si è girato, scostato dai suoi pensieri per un mio colpo di tosse.
Mi fermai e guardai loro. Dissi di dover prendere un caffè, giustificandomi, e Roberto spuntò fra quelle spalle con la faccia allegra e la sua sciarpa da rivoluzionario, dicendo: “Certo e come no!”.

Lo riconobbi subito, ma l’unica cosa stupida che mi venne in mente fu “Mannaggia, non ce l’ho il tuo libro qua!” E lui disse solo: “Me lo offri un caffè? I soldi non li prende”, e io ingenuamente gli volevo offrire un caffè al bar e lui con naturalezza mi disse: “Non posso, ma qua fa lo stesso”.

Rimasi lì con lui, assieme a una collega, per mezz’ora, finchè i Capi non riemersero dalle loro strategie.

Mi colpì la spontaneità delle sue domande: il lavoro, Milano per me che sono del Sud, il laghetto artificiale e le oche, il caffè, l’Università e Bologna.

Poi se lo portarono via i Capi, e lui mi fece solo un cenno con la mano e abbozzò un sorriso che non era ancora così triste come quello di oggi. Era ancora incosciente. Era forse più speranzoso.

La seconda volta è stata a Mantova, qualche settimana fa, in mezzo a un teatro gremito che lo acclamava e che gli ha dedicato un applauso come a un eroe triste della tragedia greca.

Io sono fortunata, perché sono riuscita a leggergli in faccia un sorriso napoletano, un accento verace e una forza necessaria e naturale che è difficile avere, perché per noi pare persa nella quotidianità.

Che fare? Non so. Però è bello distribuire quell’articolo.

Ciao Giovanna.»

La rabbia di Roberto: e noi?

Avevo pronto un altro post, ma lo rinvio.

Stamattina ho aperto Repubblica e c’era questo articolo di Roberto Saviano. È troppo lungo per essere letto a monitor. E non voglio che tu lo legga di fretta. Distrattamente, mentre sei al lavoro o stai studiando.

Perciò stampalo e leggilo con calma. Con molta. Calma. E poi piegalo e mettilo in tasca, o in borsa. Così lo puoi rileggere più tardi, magari in bus, o prima di dormire. E poi lo rileggi domani, con più attenzione di oggi. Meglio ancora se ci fai delle sottolineature. Se ne impari a memoria qualche pezzo. E dopodomani pure.

Mi piacerebbe che d’ora in poi tu lo portassi sempre con te, ecco.

Io lo farò.

Gomorra è troppo grosso per portarselo in giro, ma qualche foglio A4 stampato e piegato si può. Un piccolo sforzo glielo dobbiamo: lui vive barricato dietro una scorta, isolato anche nel giorno del suo compleanno. Noi giriamo a piede libero. Per il momento.

Dopo ogni lettura, vorrei ti domandassi: e io, cosa faccio?

Qui c’è l’articolo di Roberto, forza.

In aggiunta, una bella pittata che Attilio Del Giudice gli dedicò mesi fa.