Lacrime per Hillary

Ti ricordi quando abbiamo fatto la lista dei film che fanno piangere? Aggiungerei questa scena, anche se non è tratta da un film, ma dalla comunicazione politica statunitense degli ultimi giorni.

Denver, 27 agosto 2008, ore 16.48 (ora locale), Pepsi Center. Alla Democratic National Convention si sta svolgendo il roll call, la procedura burocratica secondo la quale tutte le delegazioni statali vengono chiamate in ordine alfabetico per la conta dei voti al candidato presidente: Alabama, Alaska, American Samoa, Arizona…

Arriva il turno di New York e colpo di scena: dal caos del parterre emerge la senatrice di quello Stato Hillary Rodham Clinton. Le passano un microfono e lei chiede di sospendere i conteggi e nominare tutti assieme, per acclamazione, Barack Obama come candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

Ingredienti per piangere:

(1) sappiamo che Hillary ha perso le primarie e le è costato molto;

(2) ci sentiamo come lei: tutti i giorni patiamo sconfitte e rinunce (non a caso Hillary emerge dal parterre, come agisse d’impulso, una fra tanti);

(3) ammiriamo il suo gesto di abnegazione, la capacità di superare la rivalità nei confronti di Obama in nome di un ideale superiore (“l’unità”, “il futuro a cui guardare con occhi fermi”, dice Hillary): non sempre siamo capaci di fare altrettanto;

(4) dopo esserci identificati nel nobile gesto e nei vissuti che lo sostengono, ci uniamo alla folla per acclamare Obama, sentendo di meritare anche noi, per tutto ciò che abbiamo fatto, l’ovazione del pubblico;

(5) non ci resta che piangere. D’altra parte, non capita tutti i giorni che una folla in delirio ci dedichi una standing ovation… 🙂

Per di più, in quella folla a cui ormai sentiamo di appartenere, c’è qualcuno che viene inquadrato mentre piange, il che dimostra che non solo è legittimo, ma esemplare farlo.

Un pezzo di grande cinema americano.

Dimentico qualcosa?

3 risposte a “Lacrime per Hillary

  1. sarebbe da dire “subito santo”! in questo video specifico, il fatto che Obama non venga mai ripreso, neppure con un dietro le quinte, sapientemente usato invece all’inizio del video seguente l’acclamazione (l’ho visto sul sito di Obama che hai indicato tu), contribuisce, se non alla sua “misticizzazione”, sicuramente alla sua “mitizzazione”. Vox populi…

  2. Ah, un’altra cosa: con il suo gesto la Clinton dimostra di saper rinunciare alla rivalsa (anche se già tutti sapevano il risultato), ma soprattutto di farsi legittima portatrice dei desideri e delle speranze della gente. In questa specie di rito cavalleresco, da “investita” si fa “investitrice”!!! insomma riesce a ribaltare la situazione a suo favore passando dalla posizione di quella in gara a quella di arbitro super partes. Non male mi pare. Forse ho messo troppa carne al fuoco?

  3. E’ una gran donna la Clinton, ha carattere, stile e forza. Sinceramente, durante le primarie mi sono trovato più volte a non saper decidere chi potesse essere più degno di rappresentare quella superpotenza mondiale che è l’America. Da una parte il senatore nero, Barack Obama, un faro contro il razzismo. Dall’altra parte la Clinton, una donna, un pilastro contro le ingiustizie che ancora oggi molte donne sono costrette a patire. Entrambi han portato avanti dei nobili stendardi, e il gesto che incorona la Clinton è stato proprio questo. Rinunciare, per dare più forza a chi, secondo quanto espresso dal popolo democratico americano, ha più chance di riuscita. Quando riusciremo a vedere cose di questo genere in Italia? Fino a quando, alle elezioni, saranno presenti 2.334.000 partiti in lista?? Non si riesce a capire che la frammentazione non fa altro che annullare gli sforzi? Preferirei di gran lunga il sistema americano. Quanto meno, lì scegli o democratici o repubblicani. Qui ti trovi a dover gestire milioni di informazioni. E non è bello. Complimenti alla Clinton.

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