Editor fantastici

Navigando fra i siti di fanfiction (sto scrivendo un articolo sulle “Narrazioni in rete”), scopro che su Internet il genere fantasy è molto frequentato. Centinaia, migliaia di affezionati riscrivono, cambiano, correggono opere altrui, inventano finali alternativi, sviluppano personaggi minori, approfondiscono relazioni solo accennate, chiedendosi “E se invece?” a ogni piè sospinto.

Fuori da Internet, in Italia il fantasy ha meno lettori che in altri paesi, ma negli ultimi anni l’attenzione per questo genere è cresciuta molto, com’è testimoniato dal fatto che pure il Festivaletteratura, che in questi giorni si tiene a Mantova, ha ospitato Licia Troisi, una delle autrici fantasy al momento più vendute.

Il primo pregiudizio da sfatare è che le fanfiction siano popolate da fanatici dilettanti e poco competenti. Che in quel mondo ci siano diverse ingenuità, a volte è vero (ma è un po’ il suo bello). Che il livello sia sempre basso, no. Molti appassionati di fantasy, infatti, si fanno le pulci reciprocamente con una competenza e un amore per la scrittura che non si trovano neanche nelle migliori case editrici.

C’è ad esempio un blog che si chiama Gamberi Fantasy, in cui si recensiscono libri con un’attenzione al dettaglio e una capacità di scovare incongruenze e svarioni, che mi hanno lasciata allibita. In particolare, una certa Gamberetta (non so chi sia) meriterebbe di lavorare – strapagata – nella migliore casa editrice del mondo.

È ormai celebre, in rete, lo smontaggio che ha fatto dei libri di Licia Troisi. Non ho mai letto niente della Troisi, perciò non mi permetto di giudicare. Ma dalla gravità e quantità di problemi che Gamberetta ha individuato nei suoi romanzi – con tanto di citazioni e commenti documentati – mi stupisco che siano stati pubblicati in quelle condizioni.

Così comincia la prima recensione:

«Ho deciso di recensire uno alla volta i sei romanzi della Troisi. Avevo una mezza idea di recensire la prima trilogia quale un tutt’uno, basandomi sui miei ricordi della prima lettura, ma sarebbe stato poco professionale. Perciò ho ripreso in mano i romanzi e ho deciso di rileggerli e recensirli via via. Questa prima recensione servirà anche come introduzione generale all’opera della Troisi.»

Dopo di che, la fa a pezzi.

Puoi continuare a leggere QUI.

24 risposte a “Editor fantastici

  1. Pingback: Kataweb.it - Blog - Lipperatura di Loredana Lipperini » Blog Archive » DELICATESSEN PER LETTORI

  2. Sono un’assidua frequentatrice del blog gamberi fantasy e riconosco il brillante spirito critico di gamberetta, a volte un po’ troppo polemico nei toni e nei contenuti, ma in generale più che giusto. Se a qualcuno interessa, vada a vedere cosa ha combinato alla povera Chiara Strazzulla, la diciassettene che ha pubblicato con Einaudi Gli eroi del crepuscolo. Diciamo che, essendo l’Einaudi una casa non volta al fantasy, ci si aspettava che il primo libro fantasy pubblicato dalla casa fosse un po’ più bello(non so che altro aggettivo usare) di quello che si è rivelato.

  3. Cara mariateresa, ho visto, ho visto…
    E spero che anche altri vedano!
    🙂

  4. Ma se vi leggete il blog benebnenbene… non viene anche a voi il sospetto che Capitan Gambero si sia inventato Gamberetta?

  5. François Marie Arouet

    Seguire questo blog è un autentico piacere.
    Sapere, poi, che l’autrice è docente universitaria, mi conforta.
    Il fatto che abbia scelto di scrivere qui, aprendo la porta a chiunque abbia voglia d’entrare, potrebbe, infatti, voler dire che, oltre allo stipendio e alla carriera, è interessata davvero (oserei dire “appassionata”) alle cose che insegna. Per i ricordi, ahimé ormai più che preteriti, dell’università, potrei esludere nel modo più categorico che i professori dell’epoca, neanche se avessero pututo disporre non dico di internet, ma della trasmissione del pensiero diretta senza fili né artifizi, avrebbero mai accettato di farlo.
    Che sia cominciata una nuova era?
    Attenta però: quando sulla scena di certi teatri e teatrini di casa nostra s’affaccia qualcuno “che ci crede”, potrebbe succedergli come al buon “Prete Pero” del Giusti, che diventò, nel sogno del Poeta, Pontefice. Qualcuno s’impermalì a tal punto che si mise d’accordo con i compari:
    “…
    Arringava il concistoro
    Un figuro, uno di loro,
    Dolce come un istrice.
    «No, dicea, non va lasciato,
    Questo Papa spiritato,
    Che vuol far l’Apostolo,
    Ripescare in pro del cielo
    Colle reti del Vangelo
    Pesci che ci scappino.
    Questo è un Papa in buona fede:
    È un Papaccio che ci crede!
    Diamogli l’arsenico.» “

  6. D’accordo con François…che mi ricorda tanto qualcuno (a parte Voltaire).

    Mi sembra che Gamberetta faccia del sarcasmo il suo punto di forza. Però, mi chiedo se uno sguardo – per quanto attento – fissato solo sugli aspetti negativi di un testo sia legittimo per la recensione di una “appassionata” (così mi sembra si definisca). Forse è anche questa posizione che rende meno accettabili, da parte di alcuni utenti, certi suoi commenti: non si pone come critico e come i critici della peggior specie infarcisce le sue recensioni di attacchi ad personam; non le interessa fare l’editor (e contesta la categoria); per essere un’appassionata non vede libri con dentro errori ma errori con intorno i libri, e questo anche per quelli che le piacciono. Da questo punto di vista la sua coerenza è disarmante. Per tutto il resto, no. Il suo tono è a volte fin troppo sprezzante, sebbene faccia parte del personaggio, e sembra essere questo a piacere, con il risultato che molte osservazioni condivisibili e i riferimenti di analisi narrativa rischiano di passare in secondo piano.
    Inoltre, contraddizioni o sviste nella costruzione o ricostruzione di ambientazioni, personaggi e riferimenti culturali sono comuni in letteratura, così come nel cinema (non è un merito, ma perché funzionano lo stesso?), anche se non sempre con la stessa frequenza dei libri recensiti da Gamberetta. Eppure, non li notiamo, o ci caschiamo, o addirittura ci vogliamo credere per quanto evidenti…. Voglio dire, avrà diciassette anni Gamberetta? No, eppure ciò che scrive e il modo in cui lo scrive, alla fine, piace lo stesso, anche se non è verosimile – o almeno non comune – per una ragazza di quella età, pur con tanto scrupolo di revisione, e non lo è neppure nel “mondo possibile” del suo blog (la vera fantasy writer è lei e non lo dico affatto spregiativamente). E questo non per luoghi comuni contro gli adolescenti di oggi. Nei suoi testi c’è una volontà di ricerca e accuratezza talmente sospetta che lei stessa, prontamente, si trova a doverla giustificare: in uno dei suoi post su scacchi e scrittura, incidentalmente, afferma che la sua pratica di gioco è dovuta al padre che l’ha istruita all’età di otto anni; e non può stare sempre a scrivere recensioni, perché deve anche fare i compiti? Se non altro, i temi delle superiori li farà in cinque minuti netti (anche se neppure i diciassettenni sono immuni da crisi di ispirazione o motivazione). Giustificazioni non richieste rendono deboli le storie (quella sua raccontata nel blog), tanto quanto incongruenze ed errori, se si vuol proprio essere duri e puri… poi ognuno si sceglie l’identità che vuole!

  7. Con tutto questo una cosa la volevo dire, riferita al discorso di François Marie Arouet (che ha fatto quello in gergo si dice un off topic). Questo blog è stimolante, invitante, corroborante.
    Un tonico naturale, insomma! 😉
    “crederci” può fare poi così male?

  8. Non mi interressa il fantasy e non avrei mai pensato di visitare un sito che ne parlasse. Ma questo è un capolavoro!

  9. Caro François Marie (posso darle del tu, monsieur Voltaire?),
    crederci, ci credo. Il rapporto con gli studenti è una delle cose più belle e vive e profonde del mio lavoro e lo coltivo molto anche fuori da questo blog.
    Per mia fortuna.
    Papa no, però… 🙂 e carriera… bah, neanche troppa.
    Dunque – spero – niente arsenico.
    😉

    Roberta, quel che dici su certi toni della Gamberetta è vero, anche dal mio punto di vista. Ma non sufficiente a non farmi apprezzare quel che fa. Quanto alle incongruenze… be’ è un problema di quantità e dimensioni, no?

    Ho già avuto ieri una piccolissima discussione sul punto che sollevi tu nel blog di Loredana Lipperini, che ha linkato questo post suscitando reazioni anti-questo e anti-quello. Se sei curiosa e non l’hai già vista, guarda la discussione di là, seguendo il link dal primo commento di questo post. Scusa se ti mando da un’altra parte, ma non amo ripetermi, perché mi vengo a noia da sola… 😉

    Achille: neppure io frequento il fantasy ma – come hai ben compreso – il senso di questo post è più generale. Anche perché le fanfiction di qualità non riguardano solo questo genere, ma molti altri.

    Infine a tutti: grazie per i complimenti!
    Fare un blog è un bell’impegno quotidiano, ma queste gratificazioni lo ripagano…
    🙂

  10. Ehm, ok, solo che noi non ci occupiamo di fanfiction.
    Un racconto fantasy e una fanfiction fantasy sono due cose diverse, nascono da esigenze diverse, hanno scopi diversi, e hanno regole e consuetudini diverse.
    Tanto per fare un esempio: in un racconto fantasy occorre cercare di essere originali, in una fanfiction prendersi troppe libertà con personaggi e ambientazioni dell’opera di partenza non è considerata una buona pratica.

  11. Hai ragione Gamberetta, in effetti nella discussione le due cose si sono un po’ sovrapposte. E’ forse anche nel post potevo distinguere meglio.
    Mea culpa.
    Ora spero che ai lettori sia più chiaro cosa fate voi, grazie per la precisazione.
    Ben arrivata!

  12. Ho due perplessità sull’articolo di Gamberetta.
    Prima (la più forte): se l’autrice ha già pronto un post basato su una rigorosa analisi dei dati, perché lo introduce con una insinuazione non provata, e per di più facile da smentire? È sicuramente vero che è molto difficile far sì che “chi conta” legga un tuo manoscritto, ma è vero che a volte (poche? può darsi: ma “poche” è sempre più di “mai”) succede (io sono stato un caso prima dell’una, e poi dell’altra evenienza). Questa insinuazioni su Licia Troisi “raccomandata”, o “amica degli amici” non crea una predisposizione retorica negativa da parte del lettore del post prima ancora di arrivare all’analisi delle incongruenze?
    Seconda: ci sono letture nelle quali le incongruenze sono secondarie rispetto alla narrazione. Pensiamo a un editore che rifiuta l’Iliade perché è assurdo che Ulisse stia per 10 anni ad assediare Troia prima di tirar fuori la sua famosa astuzia e mandare tutti a casa; perché Achille è un personaggio non credibile, è come un centravanti che fa autogol perché ha litigato con l’allenatore; e quel Polifemo che con la storia del “Nessuno” sembra Walter Chiari nella gag dell’acqua minerale naturale? E i pretendenti che non si accorgono che al mattino la stola è più piccola rispetto alla sera? E re Priamo che lascia soffrire la sua polis in un assedio decennale invece di buttar fuori, con una regale pedata, la pietra dello scandalo, cioè Elena, che razza di sovrano saggio è mai? L’esattezza e la fondatezza dei dati sono un requisito in certe narrazioni, lo sono meno in altre: ma se io arrivo fino alla fine del primo libro di Troisi (e potevo smettere a metà) e ho voglia di sapere come continua la storia, perché devo preoccuparmi di misurare l’altezza al garrese dei draghi?

  13. Guarda Girolamo che le insinuazioni non vengono dal Blog oggetto di discussione, anzi quello che credo abbia fatto incattivire Gamberetta sia il fatto che la pubblicazione della Troisi sia stata “una botta di fortuna”: del resto a che pro cercare di migliorarsi se siamo in balia della dea bendata?
    Riguardo l’esattezza e la fondatezza dei dati in un romanzo, certo, ci possono essere diversi piani di lettura, sulla base delle proprie predisposizioni e dei singoli gusti, ma appunto per questo dovrebbe essere compito dello scrittore essere il più esauriente possibile. Non ricordo di aver mai trovato misurazioni precise di un drago, ma se le inserisci lo fai a tuo rischio e pericolo.

  14. D’accordo, Girolamo, ma a rigore le presunte incongruenze dell’Iliade – per quanto sia opera imperitura – andrebbero valutate con l’occhio e orecchio di allora… Insomma, l’esempio è carino, ma funziona fino a un certo punto.
    🙂
    Quanto alle insinuazioni sulle cosiddette amicizie editoriali, il tuo caso dimostra che non sempre è così, ma la rarità di casi come il tuo e i capricci della dea bendata, come dice Stefano, non sono incoraggianti per chi s’impegna senza nessuno che gli/le dia una mano. Quando si scrive, invece, un aiuto ci vuole sempre, anche soltanto per capire se si è sulla strada giusta per pubblicare (prima o poi), cambiando qualcosina o qualcosona, oppure se è meglio cambiare rotta. E io continuo a pensare che nella scrittura ti aiutano molto di più le critiche, anche durissime, delle lodi sperticate di amici, conoscenti e parenti. Per questo apprezzo la mannaia della Gamberetta.

    Aggiungo poi che le cosiddette amicizie editoriali non vanno intese necessariamente in senso negativo: qualunque editore (anche il più scalcagnato) riceve oggi migliaia di pagine ogni giorno, perciò qualcuno che semplicemente dica “Leggi prima questo, che secondo me vale” può a volte essere un aiuto per lo stesso editore. Che alla fine magari conclude: “Meno male che gli ho dato priorità: vale davvero!”. Non è detto, insomma, che “Leggi questo” voglia dire “Pubblicalo per forza, per questo e quell’altro motivo”.

    Ciao a tutti!

  15. Giovanna, ti faccio un altro esempio: da oltre mezzo secolo ogni cultore di polizieschi legge Il Grande Sonno, e in genere lo considera uno dei capolavori del genere. Io non faccio eccezione. Quanti si bloccano dalla scoperta che Chandler non ha fornito la spiegazione di uno degli omicidi? Anzi, quanti in realtà se ne accorgono? L’incongruenza sta nel fatto che chi, nella mente di Chandler, doveva essere il colpevole purtroppo si trova, al momento del delitto, in un altro punto della città (se ne accorsero gli sceneggiatori del film). Eppure Il Grande Sonno funziona, e dopo averlo letto vien voglia di leggere gli altri, no?

  16. Sì, e c’è pure Baricco che ogni tanto dice che la sceneggiatura di Pulp Fiction non tiene e ci sono buchi nei raccordi temporali (quotation needed); però poi Baricco dice che chi se ne frega, Pulp Fiction è un grande film.

  17. Ma certo Giro, certo Paolo S… sono d’accordo con voi che uno smontaggio ossessivo non ha senso. Non intendevo affatto sostenere una posizione tutta repressiva, tutta preoccupata di ingabbiare la fantasia e il godimento, sia dello scrittore che del lettore… Mi dispiace aver dato questa impressione.
    😦
    Non sono così antipatica, uffa! 😉

    Solo che su questo blog girano molti studenti, e non mi pare giusto fomentare facilonerie di troppo. Insomma, né di qua né di là: non bisogna essere ossessivi, ma neanche illudersi che sia facile. Sennò vengono fuori porcherie.
    🙂

  18. Paragonare opere in generi diversi non è del tutto corretto. La stringente verosimiglianza è una caratteristica propria del fantasy, perché tale genere non può appoggiarsi sulla concretezza del mondo che conosciamo. Un romanzo fantasy dev’essere particolarmente credibile e coerente, proprio perché ha come base d’esistenza solo l’immaginario dello scrittore. In pratica si regge sull’aria fritta, e non è facile.
    Inoltre l’incoerenza nei romanzo della Troisi è solo UNO dei difetti. Forse il più spettacolare, ma nessuno ha detto che sia il difetto principale. Anzi, specie nel primo romanzo, l’incoerenza delle situazioni crea un’atmosfera così surreale da essere quasi (sottolineo il quasi) affascinante. Insomma è così scemo da essere quasi (sottolineo il quasi) divertente.
    I difetti gravi sono altri, come l’incapacità della Troisi di capire quando è il caso di mostrare e quando di raccontare. Così una battaglia decisiva è raccontata e Nihal che si taglia i capelli è invece mostrato.

  19. Ho lasciato il blog gamberi fantasy con molto rammarico, è stata una decisione sofferta e difficile. Non mi piacciono le pieghe che stanno prendendo le discussioni, ovvero nessuno è capace di CRITICARE nel vero senso della parola, ma solo POLEMIZZARE, alle volte con un linguaggio poco consono a persone civili e rispettabili. Va bene, la verità prima di tutto e questo lo dicevano anche Platone e Aristotele parlando dei rispettivi maestri(Socrate per Platone e Platone stesso per Aristotele), ma l’educazione sempre. Inoltre, criticare significa esprimere un giudizio esponendo i punti forti e deboli di una determinata cosa, insomma i lati negativi e positivi. A differenza delle persone(ce ne sono di quelle tutte malvagie, lo assicuro), opere come i libri non sono mai del tutto negativi o positivi! Avranno sempre un minimo di oggettività…è come dire che il medioevo è un’età tutta nera e buia ignorando la rinascita dei comuni e delle signorie!. Spero di essermi spiegata bene.
    Ora, la Troisi scrive discretamente bene, con uno stile fresco, questo non si può negare di certo. Mantiene viva l’attenzione, il ritmo degli eventi è bello cadenzato. Di certo non ci si annoia, e questo è un gran punto di forza. Passiamo alla trama. Eroina rinnegata, per di più donna ribelle in un mondo maschilista, lotta contro un Tiranno che ha come scopo la distruzione del mondo. Ok, è un clichè, ma non si può dire che sia un cattivo clichè. Infondo, l’uomo racconta un po’ sempre le stesse storie rivisitandole a modo proprio, perchè gira e rigira l’uomo rimane sempre lo stesso bipide e la storia(del mondo, non solo quella fantastica)si ripete all’infinito rivestendosi ogni volta con una forma diversa. Allora, dove sbaglia la Troisi? In un punto essenziale, che le rovina tutti i punti buoni:il contenuto. Narra male, molto male, non sul punto di vista stilistico, ma appunto come si diceva sopra facendo abuso di inforigurgiti(infodump), scene importantissime tagliate e liquidate in due parole, scene insignificanti prolungate all’infinito. O se per lei una scena è importante per quel personaggio, tipo Nihal che si taglia i capelli e quindi fa un taglio col suo passato da “ragazzina”, non sa spiegare bene perchè la ritiene tale. La documentazione lascia il tempo che trova, questo è certo. Si può anche tranquillamente affermare che è quasi del tutto assente. Su alcune piccole incongruenze si può anche sorvolare, come sulle misure di grandezza, non rovinano la storia. Ma su altre proprio no. Se mi dici che Nihal è esile come un giunco, e che impugna con destrezza una spada di cristallo nero a due mani(uno spadone presumibilmente), allora non ci siamo proprio. Il tuo personaggio è falso, finto, fa solo scena e basta. Un pezzo di marmo informe. E spesso i personaggi della Troisi sono così, o non caratterizzati per nulla, o caratterizzati male. Nihal presenta troppe disparità nel carattere per poter essere sentita come reale, veramente vicina al lettore(immedesimabile). Sennar invece ha un ottima caratterizzazione, non tradisce mai la sua natura, fino alla seconda trilogia. Si trasforma, diventa un altro. Questo non è verosimile, non è possibile. La natura di un carattere può variare, può essere modificata, ma mai tramutata del tutto in qualcos altro. Ci deve essere per lo meno una predisposizione a qualche tipo di cambiamento, per rendere una mutazione di carattere credibile. Un altra cosa che mi fa molto arrabbiare della Troisi è il suo concetto di fantasia. Ora, io sono quella che molti chiamano purista, nel senso che mal sopporto esseri fantastici tipo folletti con le alucce o elfucci con i nasoni adunchi e le dita sbilenche. Primo, perchè queste creaturine sono frutto di accozzaglie di mitologie diverse fra loro, nate sicuramente dal folklore, ma prive di identità propria. La fantasia deve nobilitare la realtà, spogliarla dell’apparenza e nutrirla con lo spirito, andando al di là della semplice materia, esaltando l’essenza delle cose. Quando leggo le concezioni della Troisi a stento mi trattengo dal fare un rogo dei suoi libri.
    Queste sono, secondo me, delle critiche motivate ed educate ai suoi libri. E in generale, così andrebbe fatta una critica, e così io le ho sempre fatte a scuola su insegnamento dei professori.

  20. Caro lufeshir, mi complimento con te per lo sforzo di obiettività ed equilibrio. Gli esseri umani a volte si infiammano ed eccedono, o nelle critiche o nelle lodi sperticate. Il dialogo con gli altri, se questi altri non sono a loro volta infiammati, può servire a mitigare. In questo senso, forse, non avresti dovuto abbandonare la discussione su Gambery Fantasy, proprio per contribuire a smussare gli eccessi, laddove ti pareva ci fossero. Ma hai sicuramente le tue buonissime ragioni, non discuto.

    A me quel blog sembra interessante e educativo, per chi si vuole cimentare con la scrittura (e magari è molto giovane), semplicemente perché è un monito a non illudersi che scrivere sia facile. Non lo è mai, neanche se ci si muove in un genere letterario, come il fantasy, che molti snob (che non condivido affatto) considerano “facile”. Tutto qui.

    Ma gli eccessi sono sempre deprecabili, concordo.

  21. Est modus in rebus, dicevano i romani…è il mio motto. Vivere ogni cosa con intensità si, ma senza esagerare e mettere tutto a ferro e fuoco!
    No, scrivere non è affatto facile, lo dice una che ha già pubblicato e si accinge a pubblicare con Aliberti editore di Rizzoli un’intera trilogia frutto di tre anni di fatica. Tre anni di studio dei vari stili, di studio dei vari caratteri, di documentazione accurata per la formazione di popoli con propri usi e costumi. Il fantasy non è soprattutto o anche questo, ma è PRIMA DI TUTTO QUESTO. Perchè se la storia non è verosimile ma campata in aria, non vi sarà fantasia, ma illusione e menzogna. E la fantasia buona è molto diversa da queste due deprecabili parole.
    ps:scrivere è anche continuo apprendimento. In tre anni speravo di aver eliminato tutte le possibili incongruenze, e invece…ora devo fare, a distanza di anni, un secondo editing del testo! Ci si deve sempre mettere in discussione.

  22. Ah, dimenticavo…sono una lei, perciò Cara Lufeshir, non caro…tanto per chiarire. Lufeshir è un nome inventato, ma è femminile. Viene dall’anglosassone e significa in poesia Dama d’amore(anche cara, amata volendo).

  23. Io avrei molto da ridire riguardo il riferimento a Gaberi.org come un blog dove si fanno recensioni, critiche o articoli sui fantasy ecc….dopo aver trovato questo blog

    http://www.salvalibri.splinder.com/

    credo prenderò con le pinze le sue parole, perché direi l’abuso della libertà d’espressione andrebbe censurato…dateci un’occhiata e ditemi un pò…

    ciao a presto
    Marco

  24. Mai sentita nominare questa Giulia Bonino, che sia qualche autore particolarmente bastonato sotto mentite spoglie? Io, caro Marco, se vuoi farti chiamare cosi’, ho letto solo giudizi immotivati e tanti commenti anonimi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.