Narrazioni in rete

Con questo titolo ho appena consegnato a Zanichelli una scheda di una decina di pagine, che sarà inserita nell’antologia per il biennio della scuola superiore I sentieri delle parole, di Roberdo Fedi e Marco Francini, prevista in uscita nel 2009.

Di cosa parla la scheda? Dei vari i modi in cui oggi, in Italia, si narrano storie su Internet, dai blog personali a quelli collettivi che si occupano di letteratura. Pregi e difetti di queste forme di scrittura. E un occhio al rapporto con l’editoria cartacea.

Casi esemplari: il collettivo Wu Ming, il variopinto mondo delle fan fiction (EFP, Fanfic Italia, Fanfic.it, Immaginifico, Acciofanfiction, lnx.inuyashaportal.it) il blog letterario Nazione Indiana.

Per gentile concessione dell’editore Zanichelli, puoi scaricare la scheda da QUI.

32 risposte a “Narrazioni in rete

  1. Complimenti Giovanna, una sintesi perfetta (e utilissima per i profani) di quello che è il mondo delle fanfiction [sulla prima parte della scheda non mi pronuncio viste le mie conoscenze limitate]. Come autore di Efp e Inuyashaportal.it, ti ringrazio del contributo

  2. Urca Anghelos, che velocità… ma hai poteri di lettura… istantanea?
    😮
    Inoltre, ti ringrazio pubblicamente: è stato anche seguendo i link del tuo blog e dei tuoi commentatori che ho scoperto alcuni fra i casi più interessanti di cui ho scritto (e che prima non conoscevo), da Lara Manni a Gamberetta.
    🙂

  3. Pingback: Esbat a scuola! « Laramanni’s Weblog

  4. Signora Cosenza, sono io che ringrazio lei!!! Le assicuro che nemmeno nei miei sogni più rosei avrei mai pensato di finire in un’antologia scolastica. E prima di essere pubblicata, addirittura! Davvero, grazie infinite! E doppio grazie ad Angelo, senza il quale Esbat sarebbe rimasta una fan fiction. Sono commossa!
    Lara Manni

  5. Salve! Sono passata di qui dal blog di Lara Manni. Non ho ancora letto la scheda, mea culpa, sono solo troppo eccitata perché qualcuno si è accorto della “scena fanfiction” se così possiamo chiamarla. Una scena variopinta e viva, non esente da lotte intestine su cosa sono le fanfiction e come sono scritte. Memorabile a questo proposito lo scontro tra gli archivi pubblici come EFP, diventato dopo il crollo di Fanfiction.it il primo archivio pubblico in Italia, e quelli moderati come Immaginifico e Anonima Autori (dal defunto Out of time), la buia stagione del blog di critica negativa (Fanfictionsfever e altri, ormai quasi tutti scomparsi), il grande successo di autrici che hanno fatto la storia della fanfiction italiana come Sar@ aka Pitochan, Lan awn shee, CieloAmaranto, Savannah… Insomma, è un mondo che ha meno di dieci anni ma è ricco di spunti. Sono contentissima che se ne sono accorti anche al di fuori del web.
    E ovviamente grazie per la possibilità di farci conoscere xD

  6. Giovanna, bello il file.

    un dubbio, sei sicura che scriviamo «xche’» solo per sbrigarci? a naso, credo che ci sia anche il fatto che il medium, l’sms e il t9, siano friendly ma fino a un certo punto.
    un po’ come le epigrafi sul marmo romano, piu’ che per sbrigarsi (non avevano particolare fretta) abbreviavano perche’ era una fatica scrivere sul marmo.

  7. Cara Lara, felice che tu sia felice… 🙂 ma non hai nulla di cui ringraziarmi. Ho scritto solo quello che mi sembrava giusto scrivere, avendo letto alcune tue cose in rete – di cui spero di leggere presto la trasposizione su carta 😉 – e facendo lurking da qualche mese sul tuo blog.

    Mi pareva giusto inserire in un libro di testo destinato agli adolescenti il mondo delle fan fiction, perché è un luogo rilevante per fare e condividere i primi passi nella scrittura. E il caso del tuo Esbat è interessante. Oltre che incoraggiante. Ma ormai tu, di passi, ne hai fatti molti di più… altro che primi. 🙂
    E dammo del tu, ti prego!

    Cara Laurie, benvenuta anche tu… ti leggo sempre sul blog di Anghelos e Lara (non sul tuo però, visto che è chiuso 😦 ).
    Come vedrai, la mia scheda sulle fan fiction non è così dettagliata: tieni presente che è un’introduzione rivolta a chi non ne sa nulla. Inoltre avevo un limite tassativo di 24.000 caratteri.

    Ciao!

  8. Caro Alessandro, certo: non scriviamo “xché” solo per fare prima, ma anche perché il mezzo non è così amico come si dice.
    Ma subentrano, in certi casi, anche vezzi (pseudo)stilistici, per cui con quel mezzo è così che si deve scrivere, perché è più bello, più di moda, più simpatico.
    Faccio un esempio: conosco mamme e nonne che evitano di usare il T9 non perché non sanno farlo, ma perché si sentono più gggiovani a scrivere acronimi e abbreviazioni, peggio dei loro figli o nipoti adolescenti.
    Molti di questi, peraltro, usano il T9 e se ne fregano degli acronimi e delle abbreviazioni negli sms. Mi spiego?

  9. si si certo, volevo solo dire che a volte si dimentica, non tu ovviamente ma tanti discorsi di senso comune che si sentono in giro, che non e’ solo la testa (bacata o meno non lo discuto) delle persone a decidere del modo di comunicare ma anche la materia, la carne, la tavoletta di cera, il telefonino o quel che e’.

  10. Ci sono un bel po’ di problemi. Spero si sia ancora in tempo a modificarlo prima della pubblicazione.
    Dunque, due premesse:
    a) Non metterò i link a citazioni perché altrimenti il commento finirebbe preda del filtro antispam, per verificare: google.
    b) Elencherò le magagne nell’ordine con cui compaiono nel testo, non in ordine d’importanza.

    * Distinguere chat e “messenger” mi sembra inutile. Ormai le due cose quasi si sovrappongono (non a caso quasi tutti i programmi IM permettono d’integrare IRC). E qui l’altro punto: “messenger” fa tradizionalmente riferimento a MSN il programma Microsoft (anche se adesso è usato più in generale, anche perché la stessa Microsoft ha cambiato nome a tale software), sarebbe più opportuno usare il termine più generale IM o Instant messanging.

    * Blog non vuol dire: «sito (web) che tiene traccia (log)»(sic). Blog è la contrazione di Web log, ovvero «Diario(log) sul Web».
    “Captain’s Log, star date…”
    “Diario del Capitano, data stellare…”
    È importante mantenere il termine “diario” perché in maniera chiara e specifica indica cosa sono attualmente i blog. Ovvero quei siti che pur strutturati in una certa maniera mantengono un tipo d’impronta personale, tipica del diario. Il sito dell’ANSA o della CNN può avere la forma e le funzionalità del blog, ma difficilmente lo si definirà tale, proprio perché manca quest’aspetto personale.

    * Il blog non è un programma! Sarebbe come dire che un diario è una penna! Esistono programmi e servizi che aiutano a scrivere i post per un blog o a gestire il blog stesso, così come esistono le penne, le gomme e le cartolerie. Ma dire che il blog è un programma è insensato. Al massimo il blog è una “convenzione”: quando si ha di fronte un sito web con certe caratteristiche si può dire che su tal sito sia ospitato un blog. Così come se ho in mano un quaderno e vedo le varie date e i vari appunti posso dire che su quelle pagine c’è un diario.
    Inoltre riguardo ai video, quello che permette di poterli inserire senza (grosse) difficoltà in un blog non è il blog stesso ma la nascita di siti come YouTube (che niente hanno a che fare con i blog) che si occupano della gran parte dei problemi tecnici (convertire e archiviare i video).

    * “Il fenomeno dei blog è iniziato nel 1997 sul web statunitense” non vuol dire niente. Il termine “weblog” è stato coniato in quell’anno, ma l’idea di fondo era presente da tempo e d’altra parte se per “fenomeno” s’intende una particolare diffusione, be’ è tutto da dimostrare.

    * Lo dico solo qui ma non vale anche altrove: mancano i riferimenti. Tipo che nasce un blog al secondo nel 2006. Dove? Come? Quando? Fonte? Il fatto che il testo sia pensato per i licei e non per l’università non deve esimere dal fornire precisi riferimenti bibliografici e/o Internet. Vale anche per tutti i siti citati: vanno riportati anche gli indirizzi.

    * Per tenere un blog non sono richieste particolari doti narrative (anzi nessuna), proprio per la sua proprietà di essere diario. La buona parte dei blog non si rivolge al pubblico in generale (come invece è normale per la narrativa tradizionale), i blog sono pensati per gli amici, i famigliari, i compagni di classe, i tifosi dell’Inter, i fan di Sailor Moon, i collezionisti di baionette, ecc.
    Sono molto specialistici e di nicchia. Questo anche fa sì che fare un discorso generale sulla scrittura usata è improbo. Ogni ambito ha il suo gergo e il suo linguaggio (a partire dal capostipite dei linguaggi nati con le reti informatiche e rivolti a una cerchia ristretta d’interlocutori: “1337 speek”).

    * Fare di tutta un’erba un fascio (SMSese – Jargon – Emoticon) non mi sembra corretto. Nascono da esigenze diverse e per risolvere problemi diversi.
    In particolare (ma il discorso è lungo): l’SMSese perché le tastiere dei cellulari sono scomode e il limite di 160 caratteri spesso severo.
    Il Jargon per distinzione tra chi sa e chi è N00b, AFAIK.
    Le emoticon per “umanizzare” i discorsi spesso troppo accesi tra i fan della fantascienza agli albori di Internet.

    * Non si può liquidare lettura a monitor vs. lettura su carta con un 30% campato per aria. Quali monitor? Quale carta? Quali caratteri sono usati? Che dimensioni? Quali colori? È un argomento estremamente complesso (e anche interessante).
    In realtà la difficoltà di leggere a monitor pare non tanto intrinseca nel mezzo in sé, ma nel fatto che leggere a monitor significa leggere via PC, magari connessi a Internet ovvero circondati da migliaia di distrazioni.

    * Le fanfiction. Come per blog: il termine nasce negli anni ’60, ma già a fine ‘800 si scrivevano “fanfiction”, anche se allora erano più su personaggi reali (per esempio il Barone Rosso) che non sui personaggi dei romanzi.

    * Far risalire “fan” da “fanatic” è semplicistico. L’etimologia è spiegata nella relativa pagina delle Wikipedia inglese. Almeno citare che il tutto passa da “fancy” lo si dovrebbe fare.

    * Sul fansub andrebbero anche qui spese più parole. Il fansub (almeno in lingua inglese) nasce proprio perché gli anime non venivano importati. Le società produttrici di cartoni animi (Disney in testa) hanno sempre visto male lo sbarco di anime negli Stati Uniti. Per ovviare (tra gli altri) a questo problema è nato il fansub.
    Ma in Italia (e in generale in Europa), che è sempre Occidente, gli anime sono arrivati in gran quantità indipendentemente dal fansub.
    Adesso il fansub è più legato al fatto di poter seguire le serie di anime (ma anche di telefilm) in contemporanea con i Paesi d’origine, senza dover aspettare traduzioni ufficiali (alle volte di qualità inferiore al fansub) e accordi commerciali.
    Chi è appassionato di anime ormai se ne frega se la tal serie è distribuita su DVD in Italia o passa su MTV: tanto l’ha già vista. Magari poi comprerà lo stesso il DVD per collezionismo, ma è un’altra questione.

    * Da sempre case editrici e soci hanno (anche) seguito i gusti del pubblico, non da oggi. Sherlock Holmes è “resuscitato” per volere dei fan (1901).

    * Usenet è l’insieme dei newsgroup, perciò basta uno o l’altro termine. Usenet esiste ancora e in certi ambiti è ancora frequentatissima (in alcuni casi proprio riguardo alla narrativa).

    * “Narrazioni in rete” è un argomento vastissimo e il testo non sfiora neanche certi ambiti (per esempio MUD/MMORPG) eppure su 8 pagine quasi 3 sono dedicate ai Wu Ming e a Nazione Indiana. Niente contro costoro, ma siamo sicuri che abbiano questo “peso”? Riguardo all’argomento “Narrazioni in rete” (notare neanche: “Narrazioni in rete in lingua italiana”), due “entità” valgono il 37%?
    E tra l’altro neanche un riferimento alle basi culturali e legali di molto del lavoro di queste entità. Neanche un accenno, non so, alla licenza CC o alla posizione di Tolstoj sui diritti d’autore.

    * Dulcis in fundo è Gamberi con la ‘i’ non Gambery!

    Bah!

  11. Gamberetta, pur ringraziandoti per le precisazioni e per il tempo che chiaramente ci hai speso, preciso a mia volta che:
    (1) Sono perfettamente consapevole di tutti i tuoi accaniti distinguo, delle relative fonti e di cosa puoi avere in testa quando specifichi una cosa piuttosto che l’altra. Però li trovo inutili e superflui, alcuni in assoluto, altri relativamente al contesto cui è destinata la scheda, anche considerando i limiti in cui sarà inserita.
    (2) Ti ricordo che la semplificazione rende necessarie, a volte, alcune approssimazioni e omissioni. Il che non è un delitto.
    (3) I criteri di rilevanza e le scelte di contenuto di questa scheda sono miei e del mio editore, punto.
    (4) Non so quanti fra i destinatari della scheda (ragazzi fra i 14 e 15 anni) sarebbero invogliati a leggere o scrivere fan fiction se le cose fossero loro presentate con un atteggiamento come il tuo.
    (5) Il mio editor leggerà questa discussione e ne trarrà, se lo desidera, opportune conseguenze per gli opportuni cambiamenti.
    (6) Per quel che mi riguarda, correggerò Gambery in Gamberi.
    Passo e chiudo.

  12. Mi scusi, sono piombata qui senza seguire il blog. Ero spinta dalla gioia di questa scoperta. Solitamente avrei un attimo riflettuto su una pubblicazione accademica che riguarda le fanfiction, e sarei stata assalita dai miei soliti cinismi. Ma Angelo e Lara sembravano così entusiasti, e mi fido del loro giudizio:
    Non me ne pento.
    La scheda è breve ma è esauriente, e cosa che mi ha stupito, coretta. Alcune volte ho letto pezzi di giornalisti e letterati sul web o sulla cultura popolare, ed erano pieni di sciocchezze, luoghi comuni ed imprecisioni. Lei è stata tuto il contrario. Non ha guardato dall’alto in basso la fanfiction, ma si è approcciata a questo oggetto sconosciuto con curiosità e con correttezza. Un atteggiamento che mi ha stupita, commosa, di cui le sono sinceramente grata.
    Naturalmente questa scheda ha stimolato molte riflessioni.

  13. Grazie Laurie: la scheda riflette semplicemente la passione con cui mi sono immersa per alcuni mesi in diverse fan fiction.
    Non tutto è meraviglioso in quel mondo, il che è ovvio. Però spesso mi sono divertita, a volte mi sono commossa, sempre mi sono coinvolta.

  14. @giovannacosenza. Io, parole tue, “meriterei di lavorare – strapagata – nella migliore casa editrice del mondo.” Perciò quando l’editor della miglior casa editrice del mondo ti dice di non scrivere «sito (web) che tiene traccia (log)» ma di scrivere «diario sul web», magari prendi in seria considerazione il suo suggerimento, e come minimo non lo tratti con sufficienza, visto che se è l’editor della miglior casa editrice del mondo una ragione ci sarà.
    Ma naturalmente, e questo si lega alla perfezione con la sciatteria del testo che ho letto, quelle erano parole a vanvera. In realtà non ti passa neanche per l’anticamera del cervello l’idea che una persona qualunque incontrata in rete possa saperne più di te (Università) o dell’editor di Zanichelli (Casa Editrice). Quel che conta, come sempre, è l’Autorità.
    E così «sito (web) che tiene traccia (log)» diviene più chiaro, semplice, immediato, comprensibile di «diario sul web».
    D’accordo, però, io e i miei amici quando scriviamo e revisioniamo gli articoli per i Gamberi ci sbattiamo sul serio perché ogni cosa sia precisa e corretta. E proprio pensando che forse verranno letti da chi sa poco o niente dell’argomento e dunque ha bisogno d’informazioni più veritiere possibile.
    Dunque, chiedo umilmente che ogni riferimento a me e al sito dei Gamberi siano tolti dal testo. Non ci teniamo a comparire in mezzo a una marea di vaccate (scusa, scusa, “necessarie semplificazioni”).

    P.S. Un ragazzo di 15 anni ti ride in faccia quando gli vieni a raccontare che “il sito che tiene traccia è un programma”.

  15. Cara Gamberetta, mi dispiace molto registrare tutta questa aggressività da parte tua.
    Sinceramente faccio fatica a capirne i motivi: non ho mai detto che le tue osservazioni e integrazioni fossero sbagliate, solo superflue per il contesto cui è destinata la mia scheda.
    Ma soprattutto faccio molta fatica a capire perché mi stai mancando di rispetto, visto che ho dimostrato almeno in un paio di occasioni di avere molto rispetto per il tuo lavoro.
    Ma tant’è: il mondo è bello perché è vario.
    🙂
    Certamente il riferimento a te e al tuo sito sarà cancellato dalla scheda per Zanichelli. Come desideri tu. E come ormai desidero anch’io.
    Che dire? Mi sono sbagliata.
    😉
    PS: ho preso in serissima considerazione tutte le tue osservazioni, e in particolare quella sul weblog. Ma ho deciso di evitare il riferimento al diario, optando per una più generica “traccia” (a cui potrei eventualmente decidere, dopo queste riflessioni, di aggiungere “cronologica”), proprio perché volevo dissociare il concetto di blog dalla banale diaristica a cui spesso viene associato. Nelle scheda volevo restituire ai ragazzi gli aspetti positivi, costruttivi e creativi della narrativa in rete, pur mettendoli in guardia da certe facilonerie.

  16. Allora: il blog è un diario sul web. Questo è quello che è, che è diverso da quello che tu vorresti che fosse. Perciò se una persona ha intenzione di scrivere in maniera discontinua riguardo ad argomenti personali o di particolare interesse per una cerchia ristretta di persone apre un blog (com’è per i Gamberi, visto che il fantasy italiano è argomento di nicchia).
    Se una persona ha l’esigenza di avere un dialogo più stretto con il pubblico apre un forum.
    Se una persona ha l’esigenza di pubblicare con cadenza periodica documenti vari ma senza le caratteristiche di diario del blog, usa un CMS.
    Se una persona ha l’esigenza prioritaria di distribuire file apre un sito FTP (che normalmente non ha neanche un’interfaccia web).
    Se una persona ha l’esigenza di distribuire le sue opere di narrativa in rete, può sì aprire un sito personale (blog o d’altro tipo) ma più semplicemente può già appoggiarsi a siti che distribuiscono narrativa o al P2P.
    Se una persona vuole vendere via web ci sono programmi appositi che l’aiutano a concepire il suo sito di eCommerce.
    Infine non è per niente difficile aprire un sito web “generico” e metterci tutto quel che si vuole, blog o non blog.
    Così stanno le cose. Io lo so. Un quindicenne sveglio lo sa. Tu no. Però tu scrivi testi scolastici, e questo, sì, mi fa incazzare.

  17. Scusate se intervengo anche io; però ci sono molti punti della critica di Gamberetta che mi lasciano un po’ perplesso.
    Partiamo dalla definizione di blog: chiamarlo programma e non sito è certo una imprecisione, anche se la definizione dell’etimologia è corretta, ma il punto è che far discendere da questo errore di parola la conclusione che Giovanna non sa cosa sia un blog è una semplificazione eccessiva. Prova ne sia che nel resto del paragrafo la definizione di cosa è un blog è nella sostanza corretta. Dire che il blog è solo un diario sul web è sbagliato, per il semplice motivo che moltissimi blogger non lo usano come tale, ma per scopi tutt’altro che diaristici. Possiamo dire che la maggioranza lo usa come diario? Forse sì, non ho i dati, ma quello che è sicuro che i blog più seguiti NON sono diari, basta guardare Blogbabel o le altre classifiche per rendersene conto. Per dire che tutti i blog sono diari dovremmo partire da una definizione molto ampia di cosa è un diario, così ampia da diventare vaga e poco utile a fini classificatori.
    Il punto è che il blog si è evoluto molto, diventando qualcosa di diverso da quello che era in origine. Gamberetta elenca tutte le possibilità in rete per determinati scopi, ma il punto è che molti usano il blog per fare, in un unico spazio, tutte queste cose insieme. Se sia un trend positivo non lo so, ma nel momento in cui avviene bisogna accettarlo. Insomma, l’accusa di vedere le cose come si vorrebbe che fossero si potrebbe ritorcere contro.
    A parte questo, non concordo con l’accusa di sciatteria. Proprio per il fatto che l’argomento è vastissimo, e andava condensato in 24000 parole, è inevitabile che ci siano numerose semplificazioni, che inevitabilmente incidono anche sullo stile: se lo spazio fosse quello di una monografia, le possibilità sarebbero molto più ampie. Certo, si poteva fare più spazio dando meno spazio ai due esempi di Wu Ming e Nazione Indiana; ma sarebbe stata una buona scelta? Parlando di un testo destinato a studenti delle superiori, destinare una buona quota di spazio a degli esempi concreti è a parer mio importante, per non peccare di astrattezza. I casi di Manituana e Nazione Indiana a questo proposito mi sembrano molto appropriati, poi se ne possono proporre altri considerati migliori, ma non accatastarne tanti in poco spazio, dicendo due parole su ciascuno.
    Considerazioni simili le faccio sulle accuse di aver tralasciato troppi aspettanti importanti, come il fansub, le licenze CC e via dicendo. Insomma, qui non è solo questione del limite di spazio: è anche che stiamo parlando di un argomento che nei libri di testo delle scuole non sono stati mai trattati, che io sappia. Questa scheda (non saggio) è destinata ad un libro del biennio, inserire tutti gli aspetti delle narrazioni in rete in un solo testo, destinato a lettori che di sicuro in maggioranza non ne sanno niente, serve solo a confondere. Non sono l’editore Zanichelli quindi non so che cosa hanno in mente, ma penso che una scheda simile deve dare necessariamente informazioni di base, l’argomento – come dice Gamberetta – è vastissimo, ma la letteratura italiana non si esaurisce in esso, quindi non si può nemmeno dargli uno spazio eccessivo in una antologia.
    Detto questo, la scheda mi sembra che dia tutte le informazioni di partenza necessarie, in forma semplificata, ma non errata; se poi qualche “quindicenne sveglio”, una volta lettala, si interesserà all’argomento, tramite i nomi indicati potrà facilmente informarsi di più su internet (anche senza l’indicazione dei link: c’è google). A me sembra un passo importante che si parli di narrazioni in rete anche nei testi scolastici, per cui tutta questa acrimonia mi sembra ingiustificata, a meno che alla base non ci sia un rifiuto di principio della conoscenza accademica o “ufficiale”

  18. @Anghelos. “Diario sul web” mi sembra la forma più sintetica e corretta per definire un blog, non solo dal punto di vista etimologico. Il fatto stesso che normalmente gli articoli su un blog siano cadenzati dalle date già lo avvicina subito al diario. Ovviamente ci sono blog che non sono diari, e gente che “forza” un blog a essere altro, ma dovendo dare una definizione semplice, chiara e di poche parole, dubito si possa trovare di meglio.
    In ogni caso non ho voglia di discutere. So di quel che parlo, anche a livello tecnico, visto che i Gamberi l’amministro anch’io ed è tutto “fatto in casa”, senza l’appoggio di un servizio esterno (come qui wordpress.com).
    Se qualcuno è interessato può scrivermi e posso fornire bibliografia e riferimenti Internet per approfondire la questione. Qui ho finito, la mia opinione l’ho data, ognuno ne faccia ciò che preferisce.

  19. Non farò una recensione dell’intera scheda perchè non l’ho letta con attenzione, voglio soltanto chiarire una questione tecnica: un blog non è assolutamente un programma.
    Un blog è prodotto da un programma.
    E’ un po’ come se avessi detto che un diario segreto è … una cartiera!
    Ci terrei a precisare che la mia non è polemica, è una osservazione seria sull’uso scorretto di un termine. Non vale la scusa della semplificazione per profani, perchè le parole hanno un significato preciso in ogni contesto e non si possono utilizzare a casaccio.
    Per definizione (semplificata), un programma è la traduzione in linguaggio macchina di un insieme di algoritmi. Un algoritmo è una sequenza logica ed ordinata di istruzioni che conduce alla soluzione di una classe di problemi…
    Direi che, alla luce di questo, un blog non può essere definito programma.
    Si potrebbe dire, più correttamente, che un blog è una pagina web realizzata automaticamente da un programma di pubblicazione guidata. Il programma in questione genera il linguaggio HTML (che compone gli ipertesti del www) della pagina la quale, una volta personalizzata nella formattazione e nei contenuti, si chiama Weblog (abbreviando blog). Infine, per differenziare il blog dal classico sito web, si sottolinea la sua forma di diario, ovvero la sua organizzazione dei contenuti secondo una cadenza temporale, (giornaliero, settimanale, mensile che sia…) dato che è questa la sua caratteristica principale.
    Sihaya

  20. Grazie Sihaya. Penso che correggerò quella parte del testo. Avevo scelto di formulare così la definizione per altre ragioni. Ma dà adito a equivoci, mi rendo conto.
    Ti giuro che so che cos’è un blog, ma – concordo – mi sono espressa male.
    🙂

  21. Concordo con Anghelos (e implicitamente con Giovanna) sul fatto che è un po’ limitante definire il blog un semplice diario in rete. Nelle mie letture sul blog (Granieri, Rebecca Blood, Zoppetti etc) ho sempre trovato quella definizione come punto di partenza. Dopodiché il blog si è evoluto in molte forme. E’ un diario il blog di Beppe Grillo? O Daveblog? Secondo me non lo sono. Dunque credo sia importante che anche le definizioni non siano rigide e vengano aggiornate all’uso che ne viene fatto. Quando è nato il telefono si pensava che fosse una sorta di radio, uno strumento attraverso il quale sentire concerti, musica etc. Non l’abbiamo usato e non lo usiamo in quei termini, quindi non credo che lo potremmo definire nei termini usati cent’anni fa. Non per citare divinità fuori contesto, ma “il significato è nell’uso”… Le definizioni vanno aggiornate nel tempo.
    Più interessante delle questioni di lana caprina mi pare, invece, il fatto che una scheda su questi argomenti entrerà in un’antologia! Ma è un miracolo che vengano prese in considerazione altre forme di narrazione che non siano quelle canoniche. E’ questo, onestamente, che mi pare un grande risultato.
    E infine non posso che essere d’accordo con Giovanna sul fatto che in certi casi le semplificazioni sono necessarie. Io insegno cinema, ma non ne posso parlare allo stesso modo quando vado dai bambini della materna, quando ne parlo agli studenti universitari o quando ne parlo all’università della terza età. Adeguarsi al contesto è fondamentale nonché vitale per la trasmissione delle informazioni.
    Letta la scheda di Giovanna, gli studenti interessati potranno incuriosirsi e andare a cercare approfondimenti, visionare pareri diversi e infine formarsi un’opinione propria. E’ così che funzionano la conoscenza e la trasmissione del sapere. Essere dogmatici non è proficuo né tantomeno efficace.

  22. Rowena, d’accordo su tutto.
    E d’accordo anche sulla semplificazione, che naturalmente non è un concetto generico, ma va adattata di volta in volta al contesto e agli interlocutori, con sensibilità, capacità di mediazione, senza paternalismo (né maternalismo), e chi più ne ha più ne metta. Insomma, per semplificare bene c’è bisogno di esperienza e purtroppo… l’esperienza non basta mai!
    Come si dice: non basta una vita.
    🙂

  23. Hanno detto tutto Anghelos e rowena. Volevo aggiungere altro ma mi limiterei a ripetere il loro discorso.
    Sottolineo solo una cosa: a mio parere conoscere qualche strumento su come si scrive è utile per mandare avanti un blog, anche se lo usi per scrivere post personali con occasionali riferimenti alla cultura, alla politica, alla società. Ma questi strumenti sono poi quelli base, che una persona di cultura media (di questi tempi chi frequenta il liceo), possiede. Il fatto che poi si usano in modo consapevole è un altro discorso. Tuttavia le persone stesse formano col tempo un proprio stile: se leggo diversi blog riconosco lo stile personale, il modo con cui il blogger si presenta ai lettori, il modo con cui racconta la sua storia, quanto usa umorismo o altro per rendere godibile il post ecc. Forse perché studio psicologia, riconosco facilmente questi aspetti e non mi sento di contraddire chi considera il blog una narrazione (giustamente il titolo della scheda è “Narrazioni in rete” non “Narrativa in rete”).
    L’unico suggerimento sensato è se possibile di aggiungere una piccola bibliografia dei siti in rete. Altrimenti i ragazzini potranno benissimo a cercare i siti. Tanto sono tutti segnalati nella prima pagina delle ricerche con google.

  24. Laurie: grazie. Quanto alla linkografia, non so ancora come Zanichelli impaginerà la scheda finale (ma mi faranno vedere le bozze, ovviamente) e dunque non so se hanno l’abitudine di inserire, in questo genere di libri, i vari http://… a piè di pagina e così via. Alcune case editrici considerano queste stringhe visivamente pesanti e preferiscono, come molti di voi hanno detto, che i lettori si cerchino da soli gli indirizzi.
    D’altra parte, come dargli torto: ricopiare a mano carattere dopo carattere un indirizzo web letto su una pagina cartacea è molto più faticoso che inserire una stringa (anche approssimativa e piena di refusi) nella casella di google, no?
    😉

  25. Da assidua frequentatrice di questo mondo, quale la scrittura amatoriale in rete, non posso che essern contenta anche io. Per il resto, non voglio aggiungere niente a quello che già hanno detto gli altri prima di me.

  26. Ho appena riavuto una connessione e mi hanno indicato questo post e la scheda presentata.
    Innanzitutto ringrazio l’autrice per la citazione di img: quando lo creai non credevo che sarebbe durato così a lungo, nè che prima o poi sarebbe apparso su un testo scolastico.
    Se posso fare un appunto di natura stilistica, io direi “messaggi IN chat e SU messenger”, in quanto si potrebbe ipotizzare che “chat” e “messenger” siano tipologie di messaggi, e non i mezzi coi quali essi vengono trasmessi. Sì, lo so, è una cosa puntigliosa, ma mi difendo dicendo che sono la beta di un paio di persone ^_^;;; Deformazione professionale ^_^;;;

    Devo dire che la tua scheda, ma anche i commenti presenti sul blog, hanno scatenato in me una serie di riflessioni che non appartengono a questa sede… se riesco a ritagliare una decina di minuti approfondirò alcuni temi sul mio blog, soprattutto quello della lettura a schermo e l’uso prevalente di un mezzo (blog, forum, cms, script vari) al posto di un altro. Questo giusto per avvisarti che sarai citata anche in altre sedi =)

    Ancora grazie e complimenti,

    Maki

  27. Come Maki prima di me, prima di tutto ringrazio per la citazione a IMG.

  28. E… sono un disastro XD Chiedo scusa, ma ho cliccato per sbaglio invio mandando così il commento prima di finirlo di scrivere. In succo, sono davvero molto contenta che il mondo della scrittura amatoriale in rete abbia ottenuto un posticino nel mondo reale. Per il resto, non penso sia il caso di aggiungere altro. Quanto c’era da dire è già stato detto dagli altri ^^

    Shad

  29. Mi hanno segnalato questo post e vorrei fare i complimenti alla dottoressa Cosenza (a prescindere dall’omonimia, naturalmente XD): è una scheda che ho trovato ben fatta, utile per i ragazzi, ma soprattutto interessante a prescindere dai siti scelti per la segnalazione, perché mostra che un po’ di buono nel mondo-fanfiction c’è. *_*
    Ho segnalato questo post anche sul mio blog affinchè le persone interessate possano dare un’occhiatina.
    Tanti complimenti ancora e in bocca al lupo per la sua carriera

    Owasa/Giovanna

  30. Mi accoda al coro (spero non troppo belante) di complimenti per la scheda. Davvero chiara nel presentare gli argomenti e scevra dei solti pregiudizi che circondano la rete e le sue molteplici espressioni, nonché i suoi utilizzatori.
    Riporto anche i complimenti di mio padre, insegnante delle superiori e accanito utilizzatore della rete.
    Ps. E grazie per aver nominato Immaginifico!

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