Internet è globale?

Dipende da cosa intendiamo per globale. Se ci limitiamo a pensare a una infrastruttura di reti informatiche che si estendono su (quasi) tutto il pianeta, possiamo dire che è globale (quasi). Se vagheggiamo una comunicazione trasversale fra culture, etnie, religioni, lingue diverse, allora togliamoci ogni illusione: Internet non è globale.

Nelle parole di Geert Lovink, teorico dei media olandese:

«Per la cultura dominante anglo-americana la “globalizzazione” di Internet è stata più evidente a causa della sua ignoranza, voluta e organizzata, e della sua scarsa conoscenza delle lingue straniere. Non tutti colgono il significato del fatto che i contenuti in inglese siano scesi ben al di sotto del limite del 30 per cento.

Inoltre la crescita ha portato a un’ulteriore “nazionalizzazione” del cyberspazio, soprattutto attraverso l’uso delle lingue nazionali, in contrasto con la presunta assenza di frontiere della rete – che forse non è mai esistita: le aziende occidentali di information technology sono più che felici di aiutare i regimi autoritari con i firewall nazionali. Come si suol dire, il mondo è grande.

Oggi la maggior parte del traffico Internet è in spagnolo, mandarino e giapponese.

Questa fotografia si complica ancora di più se si prende in considerazione il potenziale di convergenza di due miliardi di utenti di telefoni cellulari, della blogomania in Iran, del fatto che la Corea del Sud possiede una delle più dense infrastrutture broadband, e della crescita della Cina.

Chi mai direbbe che Polonia, Francia e Italia sono fra le nazioni europee con più blog

(G. Lovink, Zero Comments. Teoria critica di Internet, trad. it. Bruno Mondadori, Milano, 2008, p. 5).

5 risposte a “Internet è globale?

  1. Diamo così: il mezzo è globale, nel senso che connette molta parte del mondo, gli uomini lo sono un po’ meno, nel senso che non hanno tanta voglia di confrontarsi con culture diverse. Ma da qualche parte bisognerà pure iniziare, no?

    Solo pochi anni fa procurarsi un testo cinese non era proprio comodissimo. Oggi vai su un qualsiasi negozio on line e ti ordini tutti i libri cinesi che vuoi e in rete leggi molte cose cinesi. Se non sai il cinese e non lo vuoi imparare, mica è colpa della Rete!

    Con la Rete abbiamo una marea di possibilità e le abbiamo da pochissimo tempo (10 anni?). Quando avremo assorbito nella nostra cultura le potenzialità della Rete le utilizzeremo meglio. Spero.

  2. sembrano confermare questa tendenza anche le netTv e gli aggregatori di contenuti audiovisivi che riescono a tirare avanti solo se propongono una buona dose di contenuti localizzati. Joost, ad esempio, ha mostrato una certa difficoltà proprio a causa dell’ampia offerta di contenuti in ligua inglese non bilanciata da una sufficiente proposta di contenuti in altre lingue.

  3. @ Il comizietto: non so in quanto tempo le assorbiremo, e se basterà Internet a farci “assorbire” la voglia di confrontarci con le diversità. Certo, è un aiuto molto importante, non voglio affatto sminuire i vantaggi della rete in termini di moltiplicazione delle possibilità di contatti con persone e culture dall’altra parte del mondo. Insomma, fondamentale, ma non necessariamente globalizzante. Ci siamo capiti, credo… 🙂
    @ Roberto, vero, c’è anche questo. Ciao!

  4. Sono assolutamente d’accordo con il comizietto. Si nota ed è palese come gli uomini (e donne chiaro) di tutte le culture facciano fatica ad integrarsi con gli altri uomini di culture diverse. Gli extra-comunitari che abitano qui in Italia vivono in ghetti, non nel senso dispregiativo del termine, ma nel senso di quartieri a loro dedicati: i cinesi se ne stanno per i fatti loro e li vedi solo in gruppi, gli indiani fanno comunella e si incontrano sempre tutti insieme o frequentano i negozi di connazionali, gli albanesi girano in compagnia insieme. Internet può cambiare questo modo di essere, cosi come il mondo dell’Erasmus e degli scambi culturali, ma è un processo lungo e complesso, 10 anni non possono cambiare le abitudini di secoli nè abbattere i confini geografici e politici.

  5. Pingback: Internet è globale? | Il blog nella didattica

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