Archivi del giorno: lunedì, 3 novembre 2008

American Stories, American Solutions

Ieri Tes – in cui riconosco Cristian, mio brillante ex allievo di master (ciao! 🙂 ) – ha regalato a questo blog una mini-analisi dello spot di 30 minuti “American Stories, American Solutions”, mandato in onda dallo staff di Obama la settimana scorsa. L’intervento di Tes è talmente ricco, che mi pare giusto dedicargli il post d’inizio settimana, ultimo giorno prima delle elezioni americane.

Aggiungo solo un’osservazione, fatta da Piero in una conversazione che abbiamo avuto sullo spot: l’allestimento presidenziale della stanza in cui Obama parla ricorda una vecchia idea di Jacques Séguéla, che già nel 1981 aveva fatto fotografare e riprendere François Mitterand in contesti «presidenziali» prima che fosse eletto. È sempre una mossa efficace, perché conferisce al candidato tutta la forza che proviene dalla certezza di vincere (fra l’altro, lo slogan allora coniato da Séguéla per Mitterand era «La force tranquille»).

Quando gli allievi superano la maestra… 🙂

Ecco l’intervento di Tes:

«Colgo l’occasione offerta dal post della Professoressa Cosenza sulle elezioni americane per analizzare il mega spot (30 minuti complessivi) con cui Barack Obama ha sostanzialmente chiuso la sua campagna elettorale “above the line”.

In primo luogo la collocazione temporale è stata accuratamente scelta: prime time (ore 20 della costa est) di mercoledì (in mezzo alla settimana, quando la gente è prevalentemente a casa), prima dell’inizio delle World Series (le finali del campionato professionistico di baseball).

Lo spot, o meglio, come è stato ribattezzato, l’infomercial è costato, solo per l’acquisizione dello spazio sui maggiori network nazionali, oltre 3 Mil $ ed è stato diretto dal regista documentarista Davis Guggenheim, già premio oscar per An Inconvenient Truth girato insieme ad Al Gore.

La scelta è stata premiata dal pubblico (vedremo poi se anche dall’elettorato), che ha seguito lo spot con indici d’ascolto impensabili per la comunicazione politica: 21,7%, che si concretizza in 33.6 Mil di telespettatori (rilevazioni Nielsen).

L’infomercial è, a mio avviso, una pietra miliare nella comunicazione politica contemporanea, che ne sarà, inevitabilmente, segnata negli anni a venire. Lo spot sarà uno spartiacque di cui non si potrà non tener conto.

Cerco di analizzarne forma e contenuto (velocemente, altrimenti anziché un post mi viene fuori una bozza di tesi).

L’apertura è nel segno del grano, che vuol dire terra e natura, ma anche radici e America profonda (Midwest), il tutto accompagnato dalla voce narrante di Obama che infila subito le parole del sogno americano: ottimismo, speranza e forza.

Subito dopo il candidato democratico fa la sua apparizione in un interno allestito in modo “presidenziale” e parla dello “state of our union”, facendo chiaro riferimento al discorso che il Presidente degli USA tiene davanti al Congresso. In tal modo Obama si presenta al pubblico come se fosse già capo dello stato, tranquillizzando al contempo l’elettorato: l’enormità del cambiamento (un presidente di colore a meno di 50 anni dalle grandi battaglie per i diritti civili agli afro-americani) è presentata in maniera semplice e naturale .

La comunicazione è accuratamente positiva (non attacca in nessun modo Bush o McCain) e ha come obiettivo il ceto medio americano e le questioni economiche, il che è evidente in uno dei primi passaggi di rilievo: “We measure the strength of our economy not by the number of billionaires we have or the profits of the Fortune 500, but by whether someone with a good idea can take a risk and start a new business, or whether the waitress who lives on tips can take a day off and look after a sick kid without losing her job – an economy that honors the dignity of work”.

Ciò è reso ancor più evidente dalla forma stessa del mini-documentario, che ospita le storie di 4 famiglie americane, ognuna centrata su un tema sociale (famiglia, pensione/sanità, educazione, disoccupazione) e ambientate nell’America profonda dei piccoli centri urbani, con un sottofondo musicale che alterna momenti di melò ad altri di energia blues.

Nelle sequenze in cui il candidato si rivolge direttamente ai telespettatori guardando in camera, due sono le cose da notare: lo sguardo sereno che pare “guardare oltre”, verso un futuro meno conflittuale e di maggiore tranquillità economica per il paese (tutt’altra cosa rispetto alla foto elettorale di Veltroni, giustamente criticata su questo blog qualche mese fa) e il testo scritto “d’appoggio” (in sovrimpressione), che potenzia e semplifica il messaggio orale sulle proposte più rilevanti del programma politico di Obama.

Ma la vera e propria chicca dell’infomercial sta nella sua parte finale: la sezione documentaristica dura 27 minuti, ma l’adv si chiude con un’appendice di circa 3 minuti andata in onda in diretta dalla Florida, dove il candidato chiude con enfasi un suo comizio. Scelta assolutamente innovativa che mischia registrato e live, offrendo una forma di comunicazione politica tra la gente (il pubblico realmente presente al comizio) anche quando è in tv, e che riesce a trasmettere un forte senso di immediatezza (assenza di post produzione televisiva), vicinanza (il pubblico intorno) e comunanza tra leader e popolo (quando il candidato chiude con enfasi il suo discorso, la folla risponde aumentando il volume della propria approvazione sonora) che non ha precedenti nemmeno nell’evoluta comunicazione politica a stelle e strisce.

Ciò porta a pensare che anche sui media tradizionali si sia imposta una forma di comunicazione più orizzontale e meno verticale, e quindi più democratica e coinvolgente, ma anche più umana, come dimostrano le ultime parole del documentario (prima del passaggio alla parte live): “I’m reminded every single day that I am not a perfect man. I will not be a perfect president. But I can promise you this – I will always tell you what I think and where I stand. I will always be honest with you about the challenges we face. I will listen to you when we disagree. And most importantly I will open the doors of government and ask you to be involved in your own democracy again.”

La battaglia sui media è stata stravinta da Obama, vedremo tra qualche ora se questo porterà (come di solito avviene) a un successo nelle urne.» Tes

American Stories, American Solutions: 30 Minute Special