The best campaign team in the history of politics

Ore 23.00 circa, East Coast statunitense (ore 5.00 in Italia): la Cnn, la Fox, la Nbc e l’Abc annunciano ufficialmente che Barack Obama è il 44esimo presidente degli Stati Uniti.

Ore 24.00 circa, Chicago, Grant Park (ore 6.00 in Italia): col viso un po’ tirato per la commozione, Obama sale sul palco assieme alla moglie e le figlie che, dopo aver salutato la folla, lo lasciano solo.

«Hello Chicago! Se c’è ancora qualcuno che dubita che l’America sia il posto in cui tutto è possibile, qualcuno che si chiede se i sogni dei nostri fondatori siano ancora vivi oggi, qualcuno che ancora si interroga sulla forza della nostra democrazia, stanotte ha trovato la vostra risposta…»

Comincia così il discorso di Obama, che durerà più o meno 17 minuti ed entrerà in tutti i libri di storia. Su questo discorso – equilibrato, commovente, perfetto – si spenderanno fiumi di parole e inchiostro. L’unica osservazione che mi pare sensato fare, a caldo, in un blog che si occupa di comunicazione, è questa.

Obama, dopo aver richiamato all’unità, dopo aver gridato al mondo che gli Stati Uniti non sono una semplice «collection of individuals or a collection of red States and blue States», dopo aver reso l’onore delle armi a McCain, annunciando che lavorerà con lui per rinnovare il Paese, dopo aver ringraziato il suo vice Joe Biden, dopo aver dedicato la vittoria alla moglie Michelle, alle figlie Sasha e Malia («vi amo più di quanto immaginiate») e alla nonna Madalyn appena morta…

Ebbene, dopo 5 minuti da quando ha preso la parola, Obama ringrazia David Plouffe, il suo campaign manager e David Axelrod, il suo chief strategist e tutti coloro che definisce gli «eroi di questa campagna», coloro «che hanno costruito la migliore campagna politica nella storia degli Stati Uniti d’America», e a questo scopo hanno composto – come dice senza falsi pudori – «the best campaign team ever assembled in the history of politics».

È proprio mentre ringrazia queste persone che – facci caso – Obama, prima serio, finalmente sorride.

Questo magnifico staff (che nel 2004 già sostenne Obama nella campagna per il Senato) ci ha insegnato come si fa comunicazione politica oggi. Dalle loro lezioni nessuno potrà più prescindere. Ma il loro livello è talmente alto che la cosa più frequente e stupida a cui assisteremo, prevedo, saranno tristi tentativi di imitazione. Come in parte è già capitato.

Un ultimo esempio di quanto sono bravi? La grandezza si vede nelle piccole cose, come sempre.

Ore 07:30 circa (ora italiana): lo staff di Obama invia un sms sul cellulare dei milioni di persone che lo hanno sostenuto. Testo: «Abbiamo appena fatto la storia. Tutto ciò è potuto accadere perché hai dato il tuo tempo, il tuo talento e la tua passione a questa campagna. Tutto questo è accaduto per merito tuo. Grazie. Barack» (fonte: La Repubblica).

Trovi dettagli sul team di Obama su NationalJournal.com, a questa pagina.

Ma ora goditi la prima parte del suo discorso. I ringraziamenti allo staff sono dal minuto 6:35.

27 risposte a “The best campaign team in the history of politics

  1. Ogni volta che ascolto le parole di Barack Obama mi metto a sognare, e mi viene la pelle d’oca. Penso a quanto sarebbe bello vivere in un paese che ti fa venir voglia di vivere la politica fino in fondo, come parte della tua vita, come un aspetto di te che non riesci ad abbandonare. Poi penso a come la politica si vive qui in Italia e sinceramente, non so se ridere o piangere. I cambiamenti avvengono, basta solo attendere il tempo giusto. Gli americani erano stufi dell’amministrazione Bush e hanno votato un grande come Barack Obama. E a mio parere hanno scelto bene. La storia cambia, lui è il primo presidente nero alla casa bianca, mi sembra un po’ il ritorno di una grande personalità, come quella di John Fitzegarld Kennedy o Abramo Lincoln o ancora George Washington. Sembra quasi di sentire l’atmosfera che ci fu in quel lontano 4 luglio 1776 in cui venne firmata la dichiarazione d’indipendenza. E’ un cambiamento che entrerà nella storia. E sono davvero contento che Barack Obama ne faccia parte.

  2. E devono essere anche appassionati di storia!

    Obama dice alla folla: “This is your victory!”
    (http://edition.cnn.com/2008/POLITICS/11/04/obama.transcript/index.html)

    8 Maggio 1945: la Germania è sconfitta. Winston Churchill, primo ministro britannico, si affaccia al balcone del Ministero della Salute, Whitehall, e dice alla folla che invade la piazza: “This is your victory!”.
    E la gente risponde in coro: “No! It’s yours!”.
    (l’audio originale: http://edition.cnn.com/2008/POLITICS/11/04/obama.transcript/index.html)

  3. Anche una email, inviata a tutti gli iscritti alla Mailing-list. Si rivolge direttamente all’interessato, chiamandolo per nome e si firma, semplicemente, Barack . In mezzo, ringraziamenti di cuore.
    Mostrata su skytg24, questa mattina.

  4. Anche modesto 🙂 cosa si può volere di più da un presidente? Ho sempre apprezzato il fatto che una persona che riveste comunque una carica, si rivolga così familiarmente alle altre persone. E’ un segno di modestia, maturità e voglia di fare qualcosa di nuovo coinvolgendo tutti.

  5. Qui quella inviata a Vittorio Zucconi

    vittorio –
    I’m about to head to Grant Park to talk to everyone gathered there, but I wanted to write to you first.
    We just made history.
    And I don’t want you to forget how we did it.
    You made history every single day during this campaign — every day you knocked on doors, made a donation, or talked to your family, friends, and neighbors about why you believe it’s time for change.
    I want to thank all of you who gave your time, talent, and passion to this campaign.
    We have a lot of work to do to get our country back on track, and I’ll be in touch soon about what comes next.
    But I want to be very clear about one thing…
    All of this happened because of you.
    Thank you,

    Barack

  6. Pingback: Change « myfavoritethings

  7. Ore 13 (circa) Gasparri dice “Al Qaeda sarà contenta”
    Buongiorno, Italia!

  8. Che bellezza…
    vorrei proprio essere a Chicago e respirare questa magica atmosfera.
    Ma d’altronde sembra che la festa sia ovunque: basta farsi un giro per le strade.
    Go Obama!

    Complimenti per il blog: bellissimo!

    Ciao!
    un suo ex-alunno

  9. Perché se fa Obama un discorso patriottico a stelle e strisce non è ridicolo e se lo fa un qualsiasi politico nostrano ti viene voglia di non ascoltarlo?

  10. Forse perchè l’italia non è capace di fare decenti discorsi patriottici che inneggiano allo spirito nazionale!

  11. Negli Usa ci sono due tipi di discorsi patriottici: quelli che sono patrimonio soprattutto della destra, che contro i nemici interni o esterni (nella versione più recente il terrorismo islamico) incitano all’unità della nazione, unità intesa come rimozione dei problemi e delle divisioni sociali, religiose e razziali; e quelli che dai Kennedy (vedi discorso di Robert per la morte di Martin Luther King) in poi hanno incitato all’unità della nazione per risolvere insieme proprio quei problemi. Obama si è inserito nella scia di questo tipo di patriottismo, ispirato a valori in cui probabilmente si riconoscono moltissimi progressisti, e per questo non sembra ridicolo.
    Viceversa, i discorsi patriottici di politici come quelli italiani che per convenienza non perdono occasione di soffiare sul fuoco delle divisioni esistenti lasciano il tempo che trovano…

  12. Scusate il doppio commento, ma dopo aver risposto al comizietto volevo anche dire la mia sul video: avete notato che riprende moltissime frasi dal discorso per la vittoria alle primarie in Iowa? A parte il “defining moment” che attraversa tutta la campagna elettorale, anche la “collection of blue states and red states”, il fatto che gli elettori non hanno fatto tutto solo per lui, che il momento del cambiamento è arrivato… ripetizioni quasi letterali. Mi piace come finezza retorica ricollegarsi al momento in cui tutto è iniziato ora che la maratona elettorale si è finalmente chiusa.

  13. Obama ha annunciato l’apertura del sito http://www.change.gov.
    Ci hanno insegnato come si fa una campagna elettorale, e adesso ci spiegano come parla un governo.
    🙂

  14. non poteva piovere per sempre, il cambiamento è arrivato, ed ha il viso sorridente. commosso.

    la speranza è che quell’aria giunga fino da noi..

  15. Davvero una grande lezione di comunicazione, di democrazia, di tutto.
    Ad averceli uomini così in Italia!
    Non da meno il discorso dell’avversario che- sentivo poco fa nella rassegna stampa di prima pagina-si è così espresso (cito a memoria)
    ” ringrazio il mio ex avversario che ora è il mio presidente”
    Non si schera. Per niente.

  16. Il fair play (a posteriori) delle dichiarazioni di entrambi i due (ex-) contendenti sono il sottofondo da cui emerge un vero inno alla sovranità popolare.
    “Oh, say can you see, by the dawn’s early light,
    What so proudly we hailed at the twilight’s last gleaming?”

  17. California, 6 novembre morning.
    Questa mattina, ho avuto il piacere di iniziare la giornata con un sorriso, o forse una smorfia italiana e non solo a stelle e strisce….The Wall Street Journal, ha in prima pagina la foto di un manifesto del PD “Il mondo cambia”. (tralasciando che nel resto della foto sono inquadrate due suore) è un piacere vedere che un giornale americano riporti un pezzetto di realtà italiana in un momento in cui in tutte le testate c’è Obama. Fa ridere pensare che un giornale estero accodi l’Italia al cambiamento, forse ci credono più di noi, o magari se lo augurano….Più tardi leggerò meglio di cosa parla l’articolo.
    Torno al motivo iniziale per cui ho cominciato il mio commento..
    Sono perfettamente d’accordo con ogni parola di Luca Nisi nel primo post. Credo che il punto chiave di tutta la campagna fosse proprio risvegliare negli elettori quelle sensazioni che ci emozionano tanto ogni volta che Obama parla. Riesce a coinvolgerci in prima persona.
    Obama ha abbassato le barriere formali che separano il popolo dal presidente. Gli strumenti più efficaci sono stati la sua mimica facciale e la voce, che fanno trasparire tranquillità e serenità, proprio quello che cercano gli americani in questo momento storico. Obama, non ha fatto promesse impossibili, o idilliache come fanno abitualmente i politici, ma attraverso il suo tono confidenziale, allo stesso tempo serio, ci ha avvicinati a lui, rendendoci parte di quella forza, “You are the Change”. È arrivato a ognuno di noi utilizzando tutti i tipi di media, ma anche il porta a porta, mantenendo anche un contatto fisico, diretto con l’elettorato.
    Ci ha resi parte del suo lavoro, ci ha voluti vicini a sé, facendoci sentire parte del cambiamento.
    Obama non si è mai messo nella posizione di Presidente degli stati Uniti seguendo il modello dei suoi predecessori. La presunzione americana di essere l’egemonia mondiale e avere un controllo rigido e assoluto è stata sostituita dall’idea di apertura verso gli altri stati. Non da intendere che Obama abbia accantonato la leadership mondiale, ma si è dimostrato più aperto a un dialogo con gli altri paesi. Così ha conservato il patriottismo americano, integrando con le idee liberal.
    Dagli inizi campagna elettorale (due anni fa) il suo motto è stato “Yes we Can”. A mio avviso è servito per iniettare speranza in un momento di difficoltà, e a far suscitare il desiderio di cambiamento in tutto l’elettorato, sia bianco che nero, sia repubblicano che democratico.
    Il cambiamento, è stato prima l’oggetto di valore posto da Obama, poi nel momento in cui si è trattato di vincere le elezioni e non avere solo il voto popolare, si sono ribaltati i ruoli. Obama, è diventato l’oggetto di valore, e il “Yes We Can” è diventato lo strumento per raggiungerlo.
    Ha portato gli elettori a compiere un cambiamento, politico e culturale: scegliendo un approccio diverso ai problemi americani e un presidente di colore.
    Un altro fenomeno che merita molta attenzione, è il coinvolgimento su scala mondiale. Nel suo primo discorso da presidente ci ha fatti sentire tutti desiderosi di essere cittadini americani, ed avere un presidente, che come prima cosa ha ottenuto un cambiamento storico impensabile. Obama ha prima investito tutti quei valori di pace, che ogni paese cerca, e poi è riuscito anche a concretizzare un primo cambiamento: la sua elezione. Tutto il resto ora si vedrà… intanto abbiamo avuto un ottimo esempio di politica gratificante….

    P.S.
    Che ne pensate della durata del sistema politico americano? Due anni di campagna, le primarie in ogni stato, hanno occupato un sacco di tempo e di spazio nei mass media, facendo entrare i temi politici parte attiva nella vita delle persone.
    Non credete che questo processo di crescita lenta e continua, con una seria messa in discussione del programma politico aiuti l’elettorato a fare una scelta?

  18. Molta illusione e sospensione della incredulità. Forse la differenza tra uno Stato totalitario è gli Stati Uniti sta in un abattuta: il primo ha un partito, il secondo due. Personalmente sto sperimentando ad ogni livello sociale un rimbambimento generalizzato.
    Gli USA non cambieranno di certo con Obama la propria politica estera, storicamente aggressiva ed espansionistica. Migliorerà lo stile diplomatico ma Clausewitz è Clausewitz e la guerra è sempre la continuazione della politica con altri mezzi. Non migreranno a socialismi di alcun tipo e il sogno dei Clinton di una assistenza sanitaria per tutti sarà difficilissimo da far digerire ad una massa di cittadini educati da sempre a tirarsi la zappa sui piedi con l’apologia del libero mercato e McCarthy come santino nel portafoglio.
    Mi sembra che quasi tutti voi stiate dimenticando che è il ruolo che fa la persona non il contrario purtroppo. Il potere ha regole che non possono essere cambiate da un solo individuo, il meccanismo è carsico e lento, richiede generazioni non un paio di mandati elettorali.
    L’omaggio di McCain è signorile ma visto lo scarto con i voti di Obama è poca cosa. Diverso sarebbe un avversario che concedesse l’onore delle armi con svantaggi minimi e discutibili.
    Passando al discorso di Obama è di grande effetto, ma provate a leggerlo invece che ad ascoltarlo e forse vi renderete conto che l’artificio non funzionerebbe in bocca ad un Veltroni. Ivy compton Burnett scriveva: “mi scuserai se la mia lettera ti sembrerà sforzata: non ho avuto il tempo di renderla spontanea”. Quando provo un’emozione perché un politico parla metto mano alla pistola e mi sento colpevole di un abbandono sentimentale.
    Due dati, tanto per dire che a star lontano dai media tradizionali, giova:
    I) Non è vero che Obama sia il candidato più giovane. Kennedy aveva 43 anni, e già nei primi del ‘900 T. Roosevelt andava al potere come vice a 42.
    II) Non è vero che l’affluenza sia stata record; osservate come i giornali siano partiti in quarta con questa panzana per poi zittirsi subito. Sfido chiunque a trovare fonti affidabili sull’affluenza. Chi li trova è bravo e scoprirà che non si discostano dal 2004.
    II) Falso anche che Obama abbia presentato per la prima volta una candidatura scevra da finanzaimenti di donors imprenditoriali. La bufala del door to door via internet va ridimensionata ad una verità più tiepida. Ecco il link in cui ognuno si può informare su ogni dettaglio sui costi delle campoagne e dei donors; è il sito di un’organizzazione americana non politica che monitorizza le spese elettorali, la CRP. Ricchissimo di informazioni per tesi a tema. http://www.opensecrets.org/
    III) Quiz per tutti i frequentatori del Blog della Cosenza: c’è mai stato un candidato alle presidenziali USA che abbia perso avendo speso più dell’avversario?

  19. Nota:
    numero votanti 2004 (122, 257,633 totali ) (62,040,610 Bush) (59,028,444 Kerry)
    numero votanti 2008 Sono proiezioni in cui manca il risultato della N.
    Carolina(122, 293,550) (64,413,006 Obama) (56,733,958 McCain).
    Non griderei al miracolo sociologico, sebbene la stima sia marginalmente incompleta.

  20. Zinn: certo, certo, certo. Però, insomma, almeno un toast come si deve facciamoglielo fare, ti pare?
    Per il resto, bene o male che sia a seconda dei casi, delle persone e delle situazioni, non ho ricordo di un capo popolo che abbia vinto chicchecosa con dati, tabelle e diagrammi, o dicendo “I’m just f…..g you”. Le aspettative sono alte, e credo che Obama sia il primo a rendersene conto, tant’è che mi pare che nei suoi discorsi faccia velatamente accenno ad inizi nel suo lieto fine.

  21. …aspettative altissime..Oggi il New York Times lo dipinge su un murales nelle vesti di superman…. e lo paragagonano a Kennedy…:/ ce la farà?

  22. Quasi ogni vittoria nelle presidenziali USA è un capolavoro di comunicazione politica. Almeno da quella di Jackson, nel 1828, dove comparvero i pamphlet, i manifesti e strategie di attacco personale attraverso la stampa, l’uso di un logo per il Partito Democratico (il somarello, jackass) e altre novità.
    Ma come dice Giovanna, siamo a livello di competizione altissimi, e di professionalità vertiginose a paragone di quanto accade da noi, dove impera il makeup sulle facce di vecchi liftati dai capelli tinti male.

  23. Zinn, innanzi tutto ti ringrazio per il ricchissimo contributo.

    Sul fatto che i dati non gustifichino un eccesso di euforia, siamo ovviamente d’accordo. Sul fatto che la situazione politica ed economica nazionale e internazionale sottoporrà l’amministrazione di Obama a prove durissime, pure. Ma anche i ragazzi che contribuiscono a questo blog sono meno sprovveduti di come certe loro manifestazioni di entusiamo lascerebbero pensare, credimi. Basta vedere come ti ha risposto Aurora. 🙂

    D’altra parte, anche lo staff di Obama era ben consapevole che la situazione non fosse così semplice, com’è dimostrato dal fatto che fino all’ultimo (abbiamo visto gli spot) hanno avvertito i sostenitori di non illudersi che la vittoria fosse in tasca.

    Tuttavia, ti ricordo che in questo blog si parla di comunicazione: la mia attenzione è sempre stata rivolta a come il team di Obama ha usato i media per costruire l’immagine del candidato e le sue relazioni con gli elettori, fino alla vittoria. A mio avviso, hanno avuto qualche difficoltà solo dopo l’entrata in scena della Palin, ma per il resto sono sempre stati ben davanti agli altri. E ora stanno chiarissimamente puntando a spegnere almeno un po’ di riflettori, come per dire: “Lasciateci lavorare”.

    È stato sempre e solo per il magistrale esempio di comunicazione politica messo in scena da Obama che «la Cosenza», come dici tu, ha manifestato il suo entusiasmo. Possiamo discutere di questioni politiche, economiche e sociali americane, e più ampiamente internazionali (ammesso che ne siamo capaci), in altra sede, se vuoi.

    In ogni caso, ho apprezzato molto il tuo intervento, perché ti sei assunto il ruolo prezioso del “riequilibratore”, di colui che, a costo di risultare antipatico, si prende la responsabilità di dire: “Attenzione!”.
    Cosa che, ai giovani baldanzosi, fa sempre bene.
    😉
    Grazie!

  24. Prof. Cosenza, il mio intervento è scaturito proprio dall’off topic che gli altri contributi avevano preso: non è certo lei l’illusa. Ricordo le parole del suo mentore che sono anche le mie: ” divenire astuti come il serpente e non candidi come la colomba ma almeno generosi come il pellicano”.
    Rimane l’interrogativo che mi angoscia: se chi più spende storicamente vince sempre allora delle due l’una: o la democrazia è un simulacro, le persone hanno una capacità nulla di sottrarsi al determinismo politico di chi paga di più e allora la democrazia contemporanea è solo dittatura soft; o chi contribuisce economicamente a far vincere il candidato ne determina fatalmente la vittoria e infatti mostravo con mestizia che Obama non è stato finanziato che per meno di un terzo da donors individuali. Per il resto le considerazioni da scienze politiche derivano dall’intelligenza dei contributi e dalla sua, per cui considero questo blog uno spazio interdisciplinare, non trova?
    Piccolo modesto suggerimento: provi a prendere il discorso di fine campagna elettorale della California di Robert Kennedy e avrà qualche sorpresa.

  25. Sì, Zinn, hai ragionissima.

    Ohimè, temo che le cosiddette post-democrazie contemporanee (non a caso le si dice «post») siano un bel po’ simulacrali. Epifenomeni di interessi materiali ed economici… D’altra parte, non lo diceva già Marx?
    😉
    Quanto al resto, ti ringrazio ancora per la qualità dei tuoi contributi. Continua a regalarceli, se ti va: l’interdisciplinarietà è fondamentale e preziosa.
    Il mio non era un richiamo contro l’off topic: semplicemente, volevo farti notare che qualche tuo tono era un po’ antipatico.

    Ma ci siamo capiti, tranquillo.
    🙂
    Ciao!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.