Love for all

Love for all è un sito di dating on line di proprietà dell’azienda svedese che produce ed esporta abiti, abbigliamento intimo, calzature, borse, occhiali e profumi con il marchio Björn Borg.

Il sito promette che «In just a few moments you will find true love» e si autodefinisce «The dating site with 100% guaranteed success». Dopo di che, come in tutti i siti di incontri personali, ti puoi iscrivere come «man» o «woman» che cerca un «man», una «woman» o «anyone I can get» per trovare «eternal love», «a one-night stand», «friendship», «hot sex», «platonic love» o «something on the side».

Niente di nuovo sotto il sole: è così che ci si registra anche su Meetic, il sito di incontri personali che ho studiato mesi fa (a proposito: un mio primo articolo sta per uscire) e su cui ho proposto (e in parte ottenuto) ricerche e tesi di laurea QUI e QUI.

È interessante, tuttavia, paragonare gli spot che pubblicizzavano Meetic l’anno scorso in Francia e Italia (li trovi QUI), con quello che sta andando in onda ora in Svezia (su segnalazione di Alberto: grazie!).

Se li guardi in sequenza, ti rendi conto all’istante di quanto siano diversi gli stereotipi sui generi sessuali, l’amore e la coppia nei tre paesi europei.

Non anticipo nulla: a te la parola.

Qui lo spot ad alta definizione: http://www.bjornborg.com/en/Love/film/.

15 risposte a “Love for all

  1. Non solo omosessuali, ma addirittura preti!!
    Veramente bello il gioco di sguardi che incuriosisce e rivela a poco a poco.
    In Italia penso proprio che dovremo aspettare ancora un sacco per vedere uno spot così. Un’ altra dimostrazione di quanto siamo indietro culturalmente.

  2. Guardando lo spot svedese – lo trovo ottimo – non si può evitare di pensare a cosa succederebbe se qualcuno avesse anche solo la mezza idea di proporlo in Italia. Si possono fare mille considerazioni sui diversi modelli socio-culturali, ma alla fine temo che si riduca tutto a una dicotomia: paesi civili, paesi non civili. Pensare all’Italia e barrare la casella corrispondente.
    Curiosa l’associazione col marchio Bjorn Borg. Peraltro io ho sempre tifato per MacEnroe.

  3. apperò! anche io come Francesco mi sono subito chiesta cosa sarebbe successo a uno spot del genere (e al suo autore) se fosse stato proposto in Italia… scomunica, l’insurrezione del Vaticano, titoli a tutta pagina sui giornali… altroché la rana crocifissa!
    e andando a rivedere lo spot italiano, dove impera il buonismo, l’incontro con mamma e papà, e l’imbarazzo nel dire di essersi conosciuti su internet, ci si accorge che c’è proprio un mondo di differenza. anzi, di più.

  4. Lo spot italiano di Meetic ci propone il paradigma che Giddens definisce “dell’amore romantico“. La scelta narrativa è quella del tradizionalissimo pranzo della domenica a casa di lui, in cui avvengono le presentazioni ufficiali. Nell‘appartamento, le persone presenti sono quattro: marito e moglie, simulacri dell’unico “modello di famiglia” i quali hanno il compito di “passare il testimone” ai due giovani innamorati. I genitori hanno un chiaro compito sanzionatorio e dopo un breve imbarazzo, è la madre che li “assolve“. Interessante è anche il luogo dove i due giovani dicono di trovarsi al momento del loro “primo incontro“: lui in ufficio a lavoro (questo lo connota come un soggetto attivo e impegnato) lei a casa dei suoi (in attesa di che?)…ripetendo così lo stereotipo della donna-principessa da salvare…senza scomodare Vladimir Propp!
    Il pay-off di Meetic sul sito web ci ricorda : “le regole sono cambiate“, ma siamo davvero sicuri…? A me non sembra proprio; lo spot mette in scena un rapporto uomo-donna fortemente istituzionalizzato.
    La pubblicità è a tutti gli effetti una mini-soap che utilizza gli stilemi tipici: il bacio “appassionato” prima dell’entrata in casa, il gioco di sguardi, le finte risate…

    Lo spot francese, è invece un racconto per immagini, un collage di momenti dinamici e di “combinazioni possibili “. Più realistico, meno patinato, più paritario. Ovviamente la relazione è sempre uomo-donna.

    Lo spot svedese è avanti, per tanti motivi, ma non certo per la trasgressione e di questo sono contento. Mi spiego meglio.
    L’aspetto che più mi ha colpito è l’effetto di assoluta normalità.
    La ripresa dalla navata, gli invitati che aspettano, la piccola damigella che sparge i fiori, la madre col fazzoletto, sono immagini tipiche di ogni matrimonio. Niente di nuovo.
    Ma di nuovo c’è tanto.
    Nuovo è il matrimonio tra i due uomini, omosessuali e preti, nuova è l’immagine di un prete donna…
    Tutto lo spot è giocato sul binomio tradizione / rinnovamento, di “deroga dalla regola” ma senza provocazione. Con delicatezza. (il parlato è assente e la colonna sonora “True colors “ ci suggerisce la magia del momento).
    In questo sta l’intelligenza: nel fatto di proporre un’immagine che nel suo insieme e fino alla fine, non crea un effetto destabilizzante (la sorpresa c’è, nessuno lo nega, ma non produce discrepanza…).

    Perché le persone che si amano, vogliono tutte le stesse cose.

  5. Guardando lo spot mi colpisce il fatto che venga mostrata l’unione religiosa tra due sacerdoti! E’ netto il divario culturale con l’Italia, netto!!! Mai e poi mai una cosa del genere mostrata dalle nostre tv, ma neanche tra qualche secolo. Non un’unione civile, bensì un’unione religiosa. Questo punto andrebbe discusso approfonditamente perchè non si tratta di affermare una diversità sessuale, quanto piuttosto di andare letteralmente contro i principi cattolici secondo i quali l’unione matrimoniale deve essere tra l’uomo e la donna. Basta leggere la Bibbia per rendersi conto che è così, uomo e donna, creati a immagine e somiglianza di Dio che, a un certo punto della loro vita, lasciano il padre e la madre per unirsi e formare una cosa sola. Dunque, il matrimonio secondo questa concezione è visto come fecondità, possibilità data all’uomo di generare nuova vita come ha fatto Dio. Su questi principi si basa la dottrina della chiesa cattolica circa l’amore di coppia, e non se ne parla di gay, lesbo o trangender!!!…quelle sono “deviazioni” secondo questa visione. Inoltre, aggiungo che nella Bibbia si trovano diversi riferimenti agli omosessuali, come ad esempio un passo abbastanza discusso di una lettera di San Paolo ai Romani 1,26-27 : «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni verso gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento». Si trovano altri riferimenti alla perversione sessuale, ma questo mi sembra il più esplicito pronunciamento che si trova nella Bibbia circa le unioni Gay. E’ chiaro che le sacre scritture vanno interpretate e io non sono un teologo…Contrariamente, in Svezia esiste un’altra realtà. Nel 2007 la chiesa protestante si è pronunciata per l’unione religiosa. Nello stesso paese già dal ’95 le coppie dello stesso sesso possono sottoscrivere un’unione civile. Le differenze tra i due spot non sono altro, quindi, che differenze culturali-religiose significative. Ovviamente, dal mio punto di vista portate agli estremi. Forse quello francese, secondo questa lettura, si situa tra i due. Tre modi diversi di presentare l’amore, secondo accezioni diverse. Trovo lo spot svedese molto delicato, sia per come è stato realizzato a livello espressivo che a livello di contenuto. Viene resa bene l’idea di un amore sincero, pulito, vero. L’amore che va al di là del sesso, delle convenzioni. Love for all. A mio parere, credo che questa sia la migliore spiegazione dell’amore che si possa dare, soprattutto dal punto di vista religioso. Qualcosa che va al di là dell’amore tra un uomo e una donna. Quello di Muccino in confronto a questo fa ridere. Mi correggo. Quello di Muccino fa ridere.

  6. Grazie per le osservazioni, ragazzi.
    Ma grazie soprattutto a Tito e Enza, che – più che un commento – hanno fatto una intelligente, sintetica ma acuta, micro-analisi.

  7. Io sono abbastanza d’accordo con Tito. Penso che lui abbia ragione nell’analisi dello spot italiano, dove la centralita’ della famiglia e l’inserimento nei ruoli codificati dall’attuale sistema dei generi e’ evidente, e dove il messaggio tende piu’ ad essere rassicurante, a dire non preoccupatevi, non abbiate paura di questa nuova tecnologia: il risultato rimane uguale e nulla cambia (vale a dire coppia eterosessuale, lui lavora lei puo’ anche starsene in casa, possibilmente bambini, ma nello spot non si possono mostrare, in fondo non sono ancora sposati). Lo spot francese e’ invece secondo me piu’ patinato e quello piu’ vicino allo stereotipo, anche questo romantico, dell’amore-passione, infatti e’ piu’ basato sulla sessualita’, che e’ invece quasi del tutto assente in quello italiano, e’ vero’ ci sono veloci immagini di spose, ecografie, momenti di matrimoni, ma tutto scorre su un filo in cui hanno importanza le immagini di intimita’ sessuale e di forte passione amorosa (ci sono immagini di pianto, per esempio). Il montaggio suggerisce l ‘intensita’ di una forte passione amorosa direi “fusionale”. Lo spot svedese mi sembra invece un po’ parodico verso il matrimonio in se’ e verso la simbologia ad esso associata, quindi anche verso certe ansie di “normalizzazione” che hanno nel matrimonio una loro fantasia primaria.

    gof

  8. Gof, non sono d’accordo con te circa la “parodia” del matrimonio che vedi nello spot svedese. Non mi sembra ci siano elementi forzati o, addirittura, la messa in discussione del matrimonio tradizionale, secondo la simbologia che tutti conosciamo…Beh, si potrebbe anche vedere questo, ma a mio parere viene mostrato un matrimonio come un altro, una coppia gay come una coppia etero. Gli accenti non sono messi sull’essere gay quanto sul valore del matrimonio stesso, un valore universale che non andrebbe inscatolato negli stereotipi comunemente diffusi nella nostra cultura. Ovviamente il matrimonio è un rito e in quanto tale è fatto di simboli. I fiori, la damigella, la gente commossa che accompagna e segue i due in questo passo importante non sono altro che segni di quel che è un matrimonio. Ma questo passa in secondo piano nello spot, cioè, fa da sfondo a quel che il matrimonio è veramente, o meglio, dovrebbe essere: amore e nient’altro. Amore verso un’altra persona, a prescindere dal genere. Persino il prete viene rappresentato al di là degli stereotipi di genere secondo i quali rigorosamente un prete deve essere uomo. Mi verrebbe da fare un riferimento a una delle ultime pronunce del papa sul “NO” ai preti gay, ma forse non è il caso.
    Ricordo quando, un po’ di tempo domandai a un prete ” Qual è il motivo per cui i preti sono solo uomini, e le donne al massimo possono aspirare a diventare suore?”. Lui mi rispose che le donne ricevono da Dio il dono della procreazione, e i sacerdoti, effettuando il sacramento della confessione, ricevono il dono di ridare vita nuova “rimettendo i peccati”. Può essere una spiegazione affascinante ma convince proprio poco. Anzi, mi convince sempre più del fatto di come gli stereotipi siano sedimentati nella cultura cattolica, un fossile al tufo…Come se l’uomo non fosse coinvolto come padre nella procreazione e il figlio è solo della madre che lo mette al mondo…Bah, quanto è ridicola questa spiegazione, poi ci si lamenta se la donna sta a casa ad accudire figli, famiglia e quant’altro. Morale della favola: bisogna guardare ai valori veri, riprenderseli, riappropriarsene e mai fare in modo che vengano confusi con ciò che non sono o infangati. Ci sono delle cose che in alcun modo vanno messe in discussione, tra le quali il valore dell’amore, il valore di una scelta di vita: il matrimonio quanto il sacerdozio. Il genere, usato come discriminante a intraprendere una scelta di vita, non diventa altro che una gabbia che impedisce all’essere di esprimere la propria libertà, quello per cui siamo uomini.
    I papi, i presidenti, i capi di stato, dovrebbero solo fare in modo che questi valori e diritti umani non vengano nè calpestati, nè infangati…ma forse alcuni sono troppo preoccupati di farne l’oggetto di interessi personali e oligopolistici.

    PS: scusate se ho sforato ma il tema mi prende un sacco.

  9. Forse hai ragione Enza…forse chi guarda lo spot non e’ indotto a ridere del matrimonio in se’…anzi! mi sa’ che era solo una mia speranza…:)

    una provocazione: d’altronde se sono gay e fanno i preti cos’altro possono volere se non sposarsi?

    dunque auguri e figli etero…:)

    sul matrimonio “valore universale”…non ne sarei cosi’ sicuro…

  10. Quando ho parlato di valori universali mi riferivo all’amore, principio e base sul quale si dovrebbe fondare il matrimonio. Non ho detto “matrimonio=valore universale”. Il matrimonio non è un valore, è una scelta che può o meno rispecchiare i valori di chi la fa sua. L’amore è un valore. Può comprendere tante cose, e il brodo si può allungare quanto vogliamo…puff…certo, ma senza mai perdere di vista quelle poche cose che AMORE significa, che sono dei valori universali, dei semi che contiene al suo interno e che non si possono nè dimenticare, nè travisare.
    Per quanto riguarda la tua provocazione 🙂 , rispondo alla tua domanda-asserzione dicendo quel che penso. Fare il prete è una scelta di vita importante, è una cosa nobile è bellissima, un impegno, fare della propria vita un servizio. Caro Gof, non ti sembra che mettere la propria vita a servizio degli altri sia qualcosa di più e che va al di là del sempliciotto “sono gay e preti che altro possono volere se non sposarsi?”. Essere a servizio degli altri, di una comunità, è una scelta coraggiosa, rischiosa, difficile, che richiede conoscenze, intelligenza, dedizione, fatica e amore. E’ difficile fare il prete, scherzi! Ed è una cosa molto seria, soprattutto se consideri quanto un errore di un prete può costare sia a lui stesso che alla comunità, ai fedeli.
    Nell’ambiente cattolico il matrimonio e il sacerdozio sono scelte di vita nette, distinte e separate. Il prete deve rinunciare al suo essere “uomo” nel senso completo del termine per elevarsi ad una missione superiore. I suoi figli sono i fedeli, noi tutti, per questo non può sposarsi. Il matrimonio, secondo questa lettura, viene ridotto miseramente all’unico scopo di procreare! E’ assurdo che due che si amano e sono gay non possano sposarsi perchè non possono fare figli. Cos’è il matrimonio?! Una mera pratica sociale? E invece il matrimonio tra due gay rappresenta qualcosa di involutivo perchè va contro natura? Impedire la libera espressione di sè: questo è contro natura. Privare due persone di unirsi nel matrimonio, ingabbiarli perchè la loro idea di matrimonio è diversa da quella convenzionale e così costringerli a vivere una vita che altri hanno scelto per loro. Questa è violenza, questo è andare contro la natura umana.

  11. Sono più o meno d’accordo sul contenuto della discussione, ma mi viene un dubbio: siamo tanto liberal, rispetto per il diverso, rispetto per tutte le culture, per tutti gli orientamenti sessuali, per tutte le religioni…Tutte? o tutte meno quella di casa di nostra? Personalmente, se dovessi produrre uno spot in cui si scardinano e si ribaltano i dogmi di un’altra religione (induista, musulmana…fate voi) a tal punto mi sentirei un po’ in difficoltà: fino a dove posso forzare senza offendere? Ce lo chiediamo anche per la religione cattolica o siamo talmente stufi della cattolicità del nostro stato per cui ben venga qualsiasi provocazione? Me lo chiedo sinceramente, non è una domanda retorica. Detto cio’, W l’amore x tutti!!!

  12. Cara Francesca, sento di dover rispondere al tuo commento, visto che gran parte dei commenti qua proviene da me. Se ho capito bene, tu intendi dire che quello spot offende la religione cattolica perchè scardina i dogmi della “nostra religione”. Ti ricordo che lo spot è svedese, e la Svezia è un paese con realtà religiose molto diverse dalle nostre. Il 70% della popolazione è evangelico-luterana, mentre solo il 2% è cattolica. Devi collocare lo spot all’interno di quel contesto culturale-religioso, ovviamente. In Italia partirebbe la scomunica per una cosa del genere, non credi? La nostra realtà cattolica è molto diversa. Se io ho scritto quelle cose, non è perchè ho voluto offendere “la nostra religione”. Il fatto che io sia italiana non significha che per proprietà transitiva sia cattolica. Anzi, ti dirò. Ero cattolica e mi interessavo alla mia religione, alla nostra religione. Poi, crescendo, ho imparato che certe cose della “religione di casa nostra” come la chiami tu, sono sbagliate, sempre SECONDO ME. Allora, ho cercato di prendere del cattolicesimo solo quello che per me era giusto e sai cosa mi è stato detto?? Che le mia era una religione di “convenienza” e che essere fedeli ad un credo significa accettare tutto di quella cosa, persino se comporta delle scelte difficili. Beh, se la nostra religione è questo, se il cattolicesimo è questo io preferisco non essere cattolica. Se la nostra religione impedisce al mio essere, a me come PERSONA di ragionare, di mettere in dubbio, allora che senso ha, a che può mai servirmi una dottrina che mi “constringe” ad avere una certa condotta di vita. Non sto parlando del comandamento” tratta il prossimo tuo come te stesso”…quanto, ad esempio, di tutto quello che abbiamo discusso in questo post. Pensa , se fossi stata lesbo o gay, secondo te non avrei visto nel cattolicesimo un limite alla libera espressione di me?? Io ho rispetto per tutte le religioni. Posso non condividere alcune cose della religione cattolica come di quella musulmana, ma il rispetto è la prima cosa e su questo sono d’accordo con te. Non sono d’accordo sul fatto che vedi nello spot come un’affronto al cattolicesimo. Secondo me lo spot veicola bene l’idea di un amore pulito e sincero, e mette ben in risalto quanti pregiudizi sull’amore siano diffusi da noi. MA non è questo l’intento dello spot!!! La differenza salta ai nostri occhi perchè noi guardiamo lo spot con gli occhi dei cattolici! Siamo noi che interpretiamo quel che vediamo con il filtro del cattolicesimo. E’ chiaro che un cattolico degno di essere chiamato tale, vede in quello spot e in chi l’ha fatto l’anticristo, anche perchè la Chiesa non metterebbe mai in dubbio certe cose, sulle quali fonda la propria burocrazia. Ma perchè mai deve essere così?Perchè pittosto che fare l’omelia sulla stessa Bibbia di sempre ogni domenica non si parli d’altro, non ci si interroghi sull’uomo!! L’uomo non è la massa, è il singolo con le sue peculiarità e caratteriste uniche in se’. Da questo bisognerebbe partire per dare inizio a qualcosa di veramente bello. Dal singolo per poi passare all’altro, come una catena. Senza mai piegare i propri bisogni, di qualsiasi natura essi siano, facendoli soccombere a delle regole. Questo significa aver rispetto per ogni tipo di persona. In Italia il cattolicesimo non ha rispetto dei gay, questo è chiaro. Addirittura, vengono considerati dei deviati. Non credi sia una cosa grave, se consideri che questa è la “nostra religione”??!?
    In ultimo, sono fermamente convinta di quanto sia necessario criticare un certo stato di cose per avviare il cambiamento. Se è possibile esporre una critica, già questa è una buona cosa, significa che c’è libertà di parola, la base da cui partire perchè ci sia dialogo. Ora, a questa libertà è necessario che ne seguano delle altre, l’uomo non è solo parola. La Chiesa deve avviare un dialogo profondo, riconoscere all’uomo delle libertà che gli vengono negate, come la libertà sessuale perchè si attuino dei seri processi di cambiamento e smetta d’essere quella specie di governo di pochi eletti e dottrinati. Forse, solo in questo modo può dare a se stessa una nuova legittimazione.

  13. Cara Enza, ti ringrazio per l’attenzione che hai dato al mio post. Non volevo entrare nel merito delle posizioni che sono state esposte, con le quali sono più o meno d’accordo come ho scritto. Credo sia legittimo chiedersi se quello spot puo’ essere offensivo per qualcuno anche se é solo il 2% della popolazione, anzi il fatto che in quel contesto si tratti di una minoranza, a me metterebbe qualche scrupolo in più. Quanto al fatto che le critiche siano utili al cambiamento sono perfettamente d’accordo, mi chiedo pero’ se quando si critica una religione – piuttosto che un’opinione o un’ideologia – non si debba usare la mano di velluto visto che normalmente si va a toccare qualcosa di particolarmente profondo e sensibile per i fedeli della religione stessa. Ti prego di leggere il mio post svincolandolo dal dogma cattolico, non é sui contenuti che mi interrogo, ma su dove sia il confine tra una pubblicità provocatoria e una offensiva, e se non sia più facile rispettare questo confine per le altre religioni che per quella del proprio paese.

  14. E’ vero, forse mi sono lasciata prendere eccessivamente dall’argomento…Per quanto riguarda quel che dici sulle minoranze, sono d’accordo. Vanno rispettate, è certo. Ma non credi che questo spot possa rappresentare per il cattolico, in primis, una possibilità di confronto e crescita? Bisogna per forza vederlo come qualcosa di offensivo? Perchè è così difficile avviare un processo di apertura e cambiamento per la religione cattolica? A me fa male che sia indietro su questi temi, fa male perchè ho fede e mi piacerebbe fare un cammino che la “nostra religione” non mi permette di fare pienamente. Dunque, dal mio punto di vista, è bene afferrare qualsiasi cosa che possa far riflettere e pensare criticamente nel senso di agire. Trovo questo spot un ottimo punto di partenza. A me è arrivato questo e spero anche a molti altri. Questo al di là degli intenti dello spot stesso…

    Ok, la religione è qualcosa di particolamente profondo, sono io la prima a pensarlo. Ma a volte ho l’idea che funzioni come un edificio monolitico. Apriamo le finestre e facciamo entrare aria nuova pur senza rivoltare le fondamenta. E’ possibile?

  15. Davvero tutti interessanti i commenti questo post. Ci sarebbero da dire tante cose, ma il rischio è quello di andare “fuori tema”, per cui mi limiterò ad alcune considerazioni generali.
    Personalmente non sono molto d’accordo sul fatto che uno spot del genere, in Italia, sarebbe improponibile. Nella fattispecie questo magari sì, ma per il semplice fatto che il nostro orizzonte social-culturale non prevede il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Se invece guardiamo l’aspetto semiotico dello spot (così giochiamo pure in casa), altre campagne, in epoche passate, fecero ben più scandalo: chi non ricorda il *Chi mi ama mi segua* o il prete che bacia la suora?
    A Francesco poi vorrei dire che la dicotomia di cui parla esiste, ma non si risolve in un semplice chiesa cattolica vs resto del mondo. Certe tematiche eticamente e culturalmente sensibili spaccano in due infatti le diverse chiese cristiane e le polemiche le attraversano come un fiume carsico. Si veda quello che sta accadendo nella chiesa anglicana, che rischia lo scisma (che a parer mio avverrà) proprio su tali tematiche. Insomma, la realtà è più complessa dei nostri schematismi.
    Infine, belli davvero i commenti di Enza, Non li condivido al 100%, ma mi hanno fatto e mi fanno riflettere anche perchè ha trattato tematiche sulle quali mi interrogo da un po’. Qui non è il caso di approfondire la cosa, perché si andrebbe off topic, ma mi piacerebbe discuterne altrove.

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