Mariastella Gelmini su YouTube: il secondo video

È apparso sabato 13 dicembre, con qualche giorno di ritardo rispetto alle promesse (accanto al primo video – discusso QUI – c’era scritto: «Raccoglierò le videodomande fino a mercoledì e poi giovedì risponderò»).

Perdonabile il lieve ritardo (sabato e non giovedì). Meno perdonabile che Gelmini non abbia usato il video per dare le risposte che aveva promesso. Mi spiego.

È vero che, nella settimana fra il primo e secondo video, era stata pubblicata una lista di FAQ, ma ora non c’è più (a proposito, qualcuno l’ha conservata? mi mangio le mani per non averlo fatto…) ed è stata sostituita dal copiancolla di un’intervista sul Giornale. Inoltre, su YouTube si dovrebbe comunicare per video e non per iscritto, no?

Insomma, Gelmini avrebbe dovuto come minimo:

(1) rivolgersi ai cittadini e alle cittadine: agli insegnanti, ai genitori, agli studenti («Ho deciso di aprire un canale su YouTube perché intendo confrontarmi con voi sulla scuola e sull’università», aveva annunciato la settimana scorsa);

(2) chiarire i punti più controversi delle sue leggi (o comunque quelli su cui il Ministero vuole essere più persuasivo), costruendo ogni affermazione e argomentazione come fossero la risposta a una domanda scelta fra le più frequenti e significative;

(3) organizzare le risposte in blocchetti tematici da rilasciare su YouTube a episodi, costruiti in modo tale che ciascuno faccia venir voglia di vedere quello successivo.

Invece Gelmini che fa?

(1) All’inizio ringrazia chi le ha scritto, ma – brutto segno! – lo fa in terza persona, senza rivolgersi a loro direttamente: «Vorrei innanzi tutto ringraziare coloro che mi hanno fatto pervenire proposte, video di risposta, insomma moltissimi messaggi su come migliorare la scuola e l’università».

(2) Poi esalta il mezzo: «Credo davvero che YouTube rappresenti un canale per un confronto costante e costruttivo sul mondo della scuola e dell’università stessa», confermando così le migliori aspettative sul dialogo con i cittadini che vorrebbe avviare.

(3) Detto questo, la prima delusione: è ai giornalisti che si rivolge, non ai cittadini: «Ma vorrei tornare sul fatto del giorno: oggi i giornali parlano di una presunta marcia indietro del governo sul tema del maestro unico e del tempo pieno. Vorrei rassicurare tutti [i giornalisti e i cittadini, ancora una volta chiamati in causa con la terza persona] sul fatto che il maesto unico rappresenta il modello educativo per la scuola elementare […] e il governo non ha nessuna intenzione di cambiare idea».

(4) Per quanto riguarda uno degli interrogativi più spesso sollevati – come si concilia il maestro unico con il tempo pieno? – seconda delusione: Gelmini non spiega, ma si appella al principio di autorità: «come sempre sostenuto dal presidente Berlusconi, questo modello educativo [il maestro unico] è perfettamente compatibile con il tempo pieno».

(5) Dopo aver detto – in pratica – che dobbiamo fidarci di lei perché lo dice Berlusconi, arriva la terza delusione: ancora una volta Gelmini ci trascura e si rivolge «alla sinistra»: «Per sei mesi abbiamo assistito alle polemiche della sinistra che gridava alla chiusura del tempo pieno, al fatto che dovrebbero essere le famiglie a pagarlo; in realtà nulla è cambiato: grazie a un migliore impiego delle risorse siamo in grado di aumentare il numero delle classi a tempo pieno».

(6) Dopo la sinistra, tocca al sindacato: «Quindi mi fa piacere che al tavolo coi sindacati sia pervenuta ieri un’apertura, una disponibiltà al confronto che il governo assolutamente incoraggia».

(7) Infine, dopo aver ribadito per l’ennesima volta di credere nel dialogo («da quando mi sono insediata credo nel dialogo, nella necessità di cambiare insieme la scuola»), Gelmini si smentisce propinandoci un monologo in politichese su alcuni punti del suo programma, fra cui «una riforma del sistema di reclutamento degli insegnanti, a cui dobbiamo un avanzamento di carriera per merito e non per anzianità» e una revisione del «sistema della governance per affermare una reale autonomia».

Ma l’attenzione ai cittadini dove sta?

E le loro domande?

Perché nessuno ha spiegato al ministro che su YouTube vige il modello della conversazione? E che le persone si interpellano direttamente?

9 risposte a “Mariastella Gelmini su YouTube: il secondo video

  1. E soprattutto, perché non si mangia quel maledetto melograno, che tra poco marcirà?
    (perdona la battuta idiota, ma quel particolare mi sembra troppo assurdo…)

  2. Aggiungerei, per quanto riguarda l’aspetto formale, l’uso dello zoom-in che cade sulle dichiarazioni in merito all’aumento del numero delle classi grazie a un migliore uso delle risorse, che mostra una certa sciatteria e povertà registica, per non parlare del thumbnail che potrebbe anche essere cambiato per evitare le smorfie del ministro nell’anteprima…

  3. D’accordo su alcune cose di questo post, ma c’è un appunto che mi sentirei di fare: credo che il “parlare DEI giornali” del ministro Gelmini non significhi necessariamente rivolgersi ai soli giornalisti e non ai cittadini; e la stessa cosa si potrebbe estendere agli altri concetti che lei dettagliatamente esprime. Parlare della sinistra non vuol dire rivolgersi esclusivamente ad essa, nè parlare dei sindacati significa per forza rivolgersi solo e soltanto a loro: piuttosto si può parlare (rivolgersi) “ai cittadini” pur discorrendo di giornali, di sinistra, di sindacati etc..etc.. chiamandoli direttamente in causa – e d’altra parte non avrebbe senso non nominarli, se si sta parlando di loro.

  4. Ciao, c’è un post per te…
    (così ti salvi le mani) 🙂

  5. A yurg, verissime entrambe le cose che dici, grazie per il contributo.

    A Kobayashi, è vero che il “tutti” include i cittadini. Ma converrai con me che, quando Gelmini parla di giornali, sinistra e sindacati, si rivolge ai cittadini mooolto indirettamente. È questo il punto: indirettamente.
    Perché parlare a suocera perché nuora intenda? Perché fare questo proprio su YouTube? sul web 2.0, intendo, dove tutti conversano, si danno del tu, si rivolgono gli uni direttamente agli altri?

    Non intendo che avrebbe dovuto darci del tu, naturalmente. Ma sono proprio sbagliati sia il suo modo di interpellazione sia, di conseguenza, il modo in cui sono impostati i contenuti del video.

    In generale, è la solita autoreferenzialità del sistema “politica-media-sindacati”. In particolare, usare YouTube senza tenere conto delle normali pratiche su YouTube rende l’autoreferenzialità ancor più chiusa e indisponente, non trovi?

    A seoalfa: grazie per avermi salvato le mani! Ho recuperato il reperto storico-artistico direttamento dal tuo blog. E grazie pure per avermi dato due dritte per i prossimi recuperi… 🙂

  6. Questo canale di cui Gelmini parla forse deve ancora essere creato; non mi sembra nè che dica qualcosa di diverso da ciò che si è detto nei mesi scorsi attraverso i media, quando c’era grande fermento nelle piazze, nè che parli a studenti, insegnanti e genitori preoccupati per il loro futuro e quello dei figli. Tutti ormai conoscono la potenza mediatica di youtube, non tutti leggono i giornali, il conflitto tra destra e sinistra governativa è ormai cosa risaputa, così come l’ottimismo di Berlusconi, per quanto riguarda il suo operato… quindi cosa c’è di nuovo???

  7. Il vero risultato è la definitiva secolarizzazione del viola vescovile, che vede la Gelmini in linea con le euro-varianti Jackie O rilanciate dalla Carlá nazionalpopolare d’oltralpe. Laicizzato in tutte le sfumature, dall’indaco alle varianti frutti e primizie (fragolina di bosco, ciliegia, mora, mirtillo, prugna e ribes nero). Ma esistono i politicians stylists?

    Poi: «Il maestro unico è stato introdotto da un decreto che ormai è legge dello Stato, e quindi il governo non ha nessuna intenzione di cambiare idea»
    «Il prezzo del dialogo non può essere uno stop alle riforme»

    Questo è usare youtube come strumento di dialogo? No, è pura auto-legittimizzazione, e il riferimento alle “polemiche della sinistra” è il consueto tentativo di politicizzare richieste che provengono dalla cosiddetta “base” dei cittadini, di destra, centro, sinistra che siano, e non da quelli che vengono fatti passare, al solito, come “quei citrulli che non c’hanno capito niente”. Oh! Il governo non coincide con lo Stato e rappresentare un procedura legislativa (come il passaggio da decreto governativo a legge dello Stato) come se fosse la ‘legge naturale’ di un processo che nasce e si sviluppa da sé, è de-ma-go-gi-co.

  8. In confronto al pressapochismo comunicativo della Gelmini, i video “amatoriali” di tutti coloro che cercano di rispondere o fare domande o proposte sono dei veri e propri capolavori: per lo meno hanno la freschezza e la forza di convincimento di chi crede davvero nelle cose che sta dicendo.
    ( http://it.youtube.com/view_play_list?p=6F85416375620BB0 )

    Per “aprire il dialogo” non basta parlare davanti alla scrivania o indossare un maglioncino: il modo eccessivamente formale di proporsi, il mieloso paternalismo, il suo continuo appellarsi al principio di autorità derivante dal parlare a nome del Capo e i riferimenti al fatto che la “Legge dello Stato” sia oramai tale e non si possa cambiare, la fanno sembrare una vecchia zia che ammonisce su come debbano comunque andare le cose, e come ci si debba comportare per essere accettati in società.

    Serve a qualcosa cercare di rispondere, fare domande o azzardare proposte ?
    http://it.youtube.com/groups_videos?name=rispondiallagelmini

  9. Convengo parzialmente, continuo a pensare che non sia del tutto vero che “si rivolge ai cittadini mooolto indirettamente”; certo è piuttosto fuori dalle dinamiche di Youtube, questo sì, sia nel modo di porsi che in quello che dice. Dire che accetta domande e critiche, ma ribadire costantemente che le cose ormai sono fatte, e unire a questo i continui riferimenti ai “nemici” della sua riforma non fa necessariamente di lei un ministro aperto al dialogo – solo perché ha pubblicato un video su un popolare sito di video-sharing.

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