La passione per i sondaggi

L’anno scorso è uscita per ISBN Edizioni la traduzione italiana di Nouvelles Mythologies, una sorta di aggiornamento corale (a cura di Jérôme Garcin, giornalista e condirettore del Nouvel Observateur) dell’indimenticabile Mythologies di Roland Barthes.

Nel complesso il lavoro è molto deludente: niente a che vedere con l’acume e la capacità di scrittura del grande Barthes. Non comprarlo: posterò qui dentro le poche osservazioni degne di nota che contiene.

Questa è una.

«La curiosità quasi divinatoria che sottintende la richiesta di sondaggi – che è una curiosità nei confronti del futuro – si accompagna […] a una curiosità nei confronti di noi stessi, che è una curiosità che concerne il presente. Perciò è necessario distinguere fra due diverse funzioni del sondaggio: una funzione prospettica e una introspettiva. Ciò che ci attendiamo dal sondaggio è che ci dica chi è il candidato maggiormente suscettibile di vincere in un momento specifico, e nel contempo ci riveli in che società viviamo, con chi dividiamo la decisione, quanti sono quelli che la pensano come noi, quanti coloro che la pensano in modo diverso. Insomma, che ci metta in scena come corpo politico che decide dell’avvenire, e gli oracoli del quale vengono letti regolarmente in attesa del suo verdetto.

Naturalmente, i sondaggisti, che sono persone esperte e abili nel difendere il loro mestiere dalle innumerevoli polemiche che esso suscita, rifiutano questo vocabolario. “Un sondaggio non è una predizione, – ripetono tutto l’anno. – È una fotografia dell’opinione in un momento specifico e in un luogo determinato”. E potremmo aggiungere: una fotografia sfocata, un po’ storta, dai contrasti spesso discutibili, sempre ritoccata e aggiustata prima di essere resa pubblica.

Non importa: a dispetto di queste precauzioni d’uso e di questi artifici, il sondaggio è ricercato come l’equivalente di una profezia e di una verità che elevano l’opinione del momento al rango di fatto compiuto e generalizzato. Molti di questi oracoli incerti non vedrebbero nemmeno la luce, se l’attesa del pubblico non fosse precisamente quella.

D’altronde, quando la “foto” compare finalmente sulla prima pagina dei quotidiani e sui principali siti internet, le dichiarazioni di virtù dei professionisti sono presto dimenticate. Il commento cambia tono, e una voce fuori campo sembra installarsi nel cuore dello spazio pubblico: “Nicolas Sarkozy parte in testa” (vincerà), “Ségolène Royal spera di rimontare” (ma perderà), “Chirac raggiunge Balladur” (è finito), “Le Pen al secondo turno” (bisogna credere ai sondaggi?).

Nella pratica, le due facce della libido sciendi democratica (curiosità per il futuro e curiosità per il presente) sono indissociabili. Perché, dalle nostre parti, l’identità collettiva non si riceve dal cielo o da una qualsivoglia tradizione superiore: essa si identifica con la manifestazione di un’intenzione comune. Somiglia molto, in questo, a una sorta di proiezione nel futuro. È il destino di un essere collettivo quello di non realizzare la propria unità se non nell’espressione della propria volontà.

Ma è forse la funzione introspettiva a spiegare meglio l’attuale passione dei francesi per i sondaggi. Perché, più delle altre, la società francese è diventata opaca a se stessa. Gli strumenti utilizzati per descriverla suonano falsi. […] Non esiste più, come un tempo, un “mondo operaio” ben identificato, ma operai di condizione abbastanza variegata. Non esiste più una classe media conquistatrice, investita da una missione storica, ma categorie intermedie, una buona parte delle quali si interroga sul proprio avvenire e teme il declassamento per i propri figli. Accanto agli impiegati dell’amministrazione di ieri è cresciuto un piccolo proletariato dei servizi abbastanza disperso e poco cosciente di sé.

In breve, la maggior parte dei grandi racconti sociali che costituivano la trama complessiva della società francese si disfa, rendendo sempre più urgente la foto di famiglia, lo specchio in cui la loro sfinente varietà si troverà finalmente ricondotta a una media, razionalizzata, insomma semplificata

(“La passione per i sondaggi” di Thierry Pech, in Nouvelles Mythologies, sous la diréction de J. Garcin, Seuil, Paris, 2007, trad. it. di Maria Cristina Maiocchi, Nuovi miti d’oggi. Da Barthes alla Smart, ISBN Edizioni, 2008, pp.117-119).

9 risposte a “La passione per i sondaggi

  1. Specchio specchio delle mie brame… allora, qual è l’opinione più bella del reame? Io a volte ho l’impressione che i sondaggi non siano in grado di rispecchiare la realtà, non perché mal fatti per principio, ma perché si presuma che funzionino solo se ‘belli’, cioè ottimistici, curiosi, fuori dall’ordinaria ordinarietà di quel che si pensa e si sa; insomma, l’argomento che si vuole trattare guida la trattazione dell’argomento, e questo ogni sondaggista lo sa; ma in più, chi appassiona una verità conosciuta, specie se amara (o non abbastanza amara, per converso)? E d’altronde i sondaggisti se la cavano sempre, perché profilano ‘tendenze’ e le tendenze sono curve da tracciare, senza segnali stradali imminenti, nemmeno a 100 m…
    Però forse in Italia cambia qualcosa, almeno nell’ambito della politica, dove le proiezioni elettorali avevano a loro tempo scambiato per intero una svolta a destra per una sinistra? Questi ‘errori’, ci hanno reso forse più disincantati dai vaticini dell’oracolo di turno? A me alcuni sondaggi sulla situazione economico-sociale del Paese a volte fanno veramente incavolare.

  2. “Sondaggio”? Molto più onesto barare con un’anagramma, ars magna, che regalo a Giovanna in questo inzio d’anno.

    O sondaggi!
    Son da oggi
    gnosi. A, God!
    Oggi sonda,
    godi, sogna…
    Oggi DNA so.

    Sono gag di
    dosaggi: no
    saggi. Dono
    gogna, sì! Do
    sondaggio?
    Do saggino!

    Sogno diga.

    Ditemi la risposta che volete sentire e vi darò la domanda che cercate.
    O non sei d’accordo, cara Giovanna?

  3. Bello, Ugo!

  4. Sono d’accordo, sono d’accordo… caro Ugo.
    😀

  5. Complimenti a Ugo!
    Secondo me i sondaggi hanno lo stesso problema delle statistiche: che siano fatti bene o male, nel dibattito pubblico vengono letti sempre da persone che non li sanno leggere. E, nel caso dei sondaggi, c’è anche una aleatorietà molto maggiore. Quindi, forse, la semplificazione di cui parla Pech è dovuta alla mancanza, nel sistema educativo, di strumenti per leggere la nuova complessità

  6. Pingback: Italiano2 « H βιβλιοθηκη της ” Τσουκνιδας”

  7. Complimenti a Giovanna, altro che a Ugo 🙂

  8. E’ vero. Rispetto a Barthes è assai deludente. Purtroppo, vinto dalla curiosità, l’ho comprato. Ma qualche pezzo si salva

  9. Pingback: Nuovi miti d’oggi | Catalogo libri Saggistica | Isbn Edizioni

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