Canzoni e crisi economica

Ieri Giulia Zonca, giornalista della Stampa, mi ha chiesto un parere da semiologa sulle canzoni che parlano di crisi economica. Scorrendo la lista che mi ha fornito, ho un po’ scoperto e un po’ ricordato che ce ne sono diverse, dagli anni ’30 del secolo scorso a oggi.

La cosa non mi ha affatto stupita: si entra in crisi (non solo economica, ma personale, di coppia, famiglia) quando si perde qualcosa e qualunque perdita o mancanza – insegna la semiotica narrativa da Propp in poi – è uno stimolo potente per raccontare storie.

Mi pare che le canzoni abbiano sempre affrontato la crisi economica con tre scopi fondamentali:

(1) per denunciare disagi sociali e indurre alla ribellione, nel solco della tradizione rock;

(2) per consolare, condividendo le emozioni negative che accompagnano ogni crisi;

(3) per riderci sopra e dunque esorcizzarla.

Le tre funzioni – naturalmente – spesso si mescolano.

Riporto un esempio per ogni funzione, ma sono molti di più e l’argomento merita di essere approfondito in una tesi di laurea triennale.

Canzone per DENUNCIARE: “Radio Conga” dei Negrita (il singolo è uscito sabato scorso) (video amatoriale).

Canzone per CONSOLARE: “La crisi” di Ivano Fossati (1979) (video amatoriale).

Canzone per SCHERZARE: “Ma cos’è questa crisi” di Rodolfo De Angelis (1933)

9 risposte a “Canzoni e crisi economica

  1. Di sicuro già la conosci, ma segnalo anche “C’è crisi” di Bugo.
    A proposito, ma “Mille lire al mese” può essere considerata una canzone sulla crisi? Se sì, per consolare o per scherzare?

  2. Giovanna, c’era questa di Dalla nella lista?

    Ironica, ma tra le funzioni che indichi tu, sembrerebbe che la preferita sia quella consolatoria, in versione auto-fustigatoria però, da quel che dice questo articolo:
    http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/20/Recessione_Allora_meglio_sentire_canzoni_co_9_080720170.shtml

    Leggi: Come fare marketing discografico in periodo di recessione.
    Qui l’argomento recita “canzoni preferite in tempo di crisi”, non “canzoni sulla crisi”, ma il bello è che il meccanismo della depressione (personale) da crisi economica sembrerebbe essere simile a quello della depressione da crisi amorosa: più uno è triste, più vuole esserlo; più si sente sfigato, più vuole sentire di chi è sfigato almeno quanto lui. Effetto catarsi?

    Carina la canzone di De Angelis, molto attuale.

  3. Sì, Anghelos, conosco Bugo ed era pure nella lista di Giulia Zonca (a proposito: l’articolo è uscito sul cartaceo oggi). Le mille lire erano tutte ottimistiche (della serie: chi si contenta gode), niente crisi direi, ma dovrei rileggere tutto il testo… 🙂
    Dalla invece non c’era, cara Roberta, grazie.
    E chi più ne ha più ne metta…

  4. Mille lire al mese (G. Mazzi, 1939)

    Che disperazione, che delusione dover campar,
    sempre in disdetta, sempre in bolletta!
    Ma se un posticino domani cara io troverò,
    di gemme d’oro ti coprirò!
    Se potessi avere mille lire al mese,
    senza esagerare, sarei certo di trovar
    tutta la felicità!
    Un modesto impiego, io non ho pretese,
    voglio lavorare per poter alfin trovar
    tutta la tranquillità!
    Una casettina in periferia, una mogliettina
    giovane e carina, tale e quale come te.
    Se potessi avere mille lire al mese,
    farei tante spese, comprerei fra tante cose
    le più belle che vuoi tu!

    Ho sognato ancora, stanotte amore l’eredità
    d’uno zio lontano americano!
    Ma se questo sogno non si avverasse,
    come farò…. il ritornello ricanterò!

    Se potessi avere . . .

    Oddio, proprio ottimistica non è, Professoressa Cosenza. Direi che ricade in una quarta categoria: la fuga nel sogno e nell’allucinazione. Ribellione nessuna, anzi, il conformismo dei propri desiderata direttamente mutuato dalle classi abbienti (si desidera solo imitare chi ci comanda, in un perverso masochismo autolesionista); nessuna consolazione, perché la consolazione si basa su due effetti: A) condivisione altrui e conseguente diluizione del proprio male (mal comune mezzo gaudio); b) rielaborazione ottimistica della propria collocazione nel continuum delle classi sociali e situazioni esistenziali (c’è chi sta peggio).
    Assente infine la funzione umoristica, sempre che esorcizzare la crisi non implichi l’avvento della Gaia Provvidenza.

    Modernissima comunque, a ribadire che il rapsodo in tempo di crisi, se è furbo, procaccia clienti ai casinò. E visto che l’unico trend positivo di tutta l’economia sembra essere l’aumento delle giocate in qualsiasi gioco prometta gli zecchini d’oro del Campo del miracoli…

  5. Sì, in effetti c’era anche Daniele Silvestri che l’aveva riattualizzata nella sua ‘1.000 euro al mese’. Però non si può negare alla canzone un effetto umoristico, soprattutto per gli usi linguistici (veggiativi, diminutivi, esclamativi, ritmo da filastrocca), cui si aggiungono la leziosità da birignao (senti qua, http://www.youtube.com/watch?v=mqYaOBYoQmY) – il motivetto swing, e, a posteriori, lo stile retrò; eccetera.
    Comunque mi sembra che sia sempre il senso di impotenza a fare da sfondo, tale da sfociare nell’onirico (il desiderio diventa esponenziale, viene drammatizzato) o nella denuncia (me la prendo con le cause/persone esterne), e guarda un po’, ancora come nelle canzoni d’amor perduto! Sì, sempre mancanza è. ‘Mille lire al mese’ è azzeccata da questo punto di vista, visto che non aver soldi rendeva un sogno anche trovar moglie… com’era, ‘Chi non lavora, non fa l’amore’. 😉

  6. Zinn “Ribellione nessuna, anzi,”

    scusa ma, secondo te, nel 1939 in Italia si poteva pubblicare una canzone ribelle??

  7. Caro Hamlet, non sono per nulla competente sul tema della canzone in epoche così lontane, mi limitavo a cercare una quarta categoria per “Mille lire al mese” alle tre proposte dalla Prof. Cosenza; sono persuaso che la canzoncina si attagliasse alla tematica della crisi, seguendo l’intuizione di Anghelos. Comunque credo che, poiché il fascismo era un regime ideologicamente sgangherato, gli spazi di “ribellione” canora dell’epoca ci fossero e che andassero cercati su altri registri, magari sull’ambiguità di un frasetta ambigua inserita lì con malizia. Non scordiamoci che la mole di canzoni pubblicate, così come i generi, era limitatissima e un refrain poteva durare anni. A naso mi viene in mente la vecchia “Maramao perché sei morto/pane e vin non ti mancavan/l’insalata era nell’orto/e una casa avevi tu […] “, che se non ricordo male divenne il brano popolare “ufficiale” di presa per i fondelli di Galeazzo Ciano, morto poco prima; brano salace, con l’accenno alle “gattine innamorate”, ovvero le pluri succinte amanti del satiro moralista del Fascio. Non che probabilmente il Trio Lescano avesse questi intenti nel comporre il testo, ma se gli spazi di protesta erano quelli che erano, allora la ribellione e la satira canora si saranno adeguate ad “usare” il già pubblicato. Comunque rimango altamente incompetente e mi piacerebbe saperne di più, quindi un bravo preventivo a chi scopre testi che per l’epoca potessero ambire allo status “ribelle”.

  8. Zinn, interessante, avrei questi due per iniziare:

    http://www.galleriadellacanzone.it/canzoni/anni30/schede/maramao/maramao.htm

    http://www.galleriadellacanzone.it/canzoni/anni40/schede/pippononlosa/pippo.htm
    (esempio di censura, più che di parole, di generi musicali)

    e questa citazione:
    «L’incontro di Panzeri e Mascheroni aveva qualcosa di emblematico: entrambi milanesi, entrambi inclini a scrivere marcette e filastrocche, durante il fascismo si erano ritrovati su sponde opposte. Il primo, nel mirino del regime per le sospette allusioni anti-gerarchi contenute in ‘Maramao’, ‘Il tamburo della banda d’Affori’ e ‘Pippo non lo sa’ (scritta proprio insieme a Rastelli). Mascheroni, viceversa, aveva narrato l’allegra baldanza dell’imperialista mussoliniano in ‘Ziki paki ziki pu’. Risultato quasi inevitabile del connubio, una canzone che avrebbe fatto ammattire l’Italia sia per la caccia ai doppi sensi presenti nel testo che per l’immediatezza del brano in 6/8 con gli ineffabili “quack, quack” del trombonista Mario Pezzotta.»
    http://www.galleriadellacanzone.it/canzoni/anni50/schede/papaveri/epapere.htm

    “Svalutation”! questa di Celentano c’era? – sììì

  9. Come avete potuto dimenticare l’album di Gianfranco Manfredi, “La Crisi” del 1974… Ed in tempi più recenti il meraviglioso “L’uomo flessibile” (2004) di Carlo Fava? 🙂

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