Il cappellino di Aretha

È stato il momento per me più emozionante della cerimonia di ieri, poco prima del giuramento di Obama: Aretha Franklin che – con voce a tratti esitante per la sua stessa emozione – cantava «My Country “Tis of Thee”», celebre canzone patriottica statunitense, meglio nota come «America».

Un’emozione per nulla intralciata – come alcuni hanno malignato – ma anzi rinforzata dalla vistosità del cappellino grigio che Aretha indossava, sovrastato da un enorme fiocco.

Cattivo gusto americano? Ma per favore.

Aretha Franklin ha vinto 21 Grammy awards, è stata nominata da Rolling Stone la miglior cantante di tutta l’era rock, e nel 1987 è stata la prima donna a entrare nella Rock and Roll Hall of Fame. La sua carriera si è svolta in parallelo con il movimento per i diritti civili dei neri e la sua canzone «Respect» è un inno all’eguaglianza.

Con quella voce e quel carisma, Aretha può. Alla faccia di tutti gli snob del mondo.


Questo è il testo di «My country “Tis of Thee”»: Aretha ne ha cantato, con qualche variazione, solo la prima e l’ultima strofa.

My country, ‘tis of thee’,
Sweet land of liberty,
Of thee I sing;
Land where my fathers died,
Land of the pilgrims’ pride,
From every mountainside
Let freedom ring!
My native country, thee,
Land of the noble free,
Thy name I love;
I love thy rocks and rills,
Thy woods and templed hills;
My heart with rapture thrills,
Like that above.
Let music swell the breeze,
And ring from all the trees
Sweet freedom’s song;
Let mortal tongues awake;
Let all that breathe partake;
Let rocks their silence break,
The sound prolong.
Our father’s God to Thee,
Author of liberty,
To Thee we sing.
Long may our land be bright,
With freedom’s holy light,
Protect us by Thy might,
Great God our King.

21 risposte a “Il cappellino di Aretha

  1. Era un cappello bellissimo! E che carisma quella donna!

  2. “la sua canzone «Respect» è un inno all’eguaglianza.”

    la canzone Respect è di Otis Redding, non di A Franklin; anche se la versione di Franklin (uscita 2 anni dopo) è più bella e più famosa

  3. Io ho guardato la diretta (via Internet) con un gruppo di Americani. E quando Aretha è apparsa sullo schermo, col cappellino, il commento è stato uno solo: “Oh, yeah!”.
    Perfetto, no?
    A me il cattivo gusto non era nemmeno venuto in mente: Aretha mi è sembrata fantastica, semplicemente.

  4. Hamlet, detesto il flame ma urge una difesa d’ufficio e mi scuserai certamente la pedanteria. Aretha Franklin è un interprete non una cantautrice, come tutti sanno, anche i muri hanno orecchie e anche loro non possono muovere critica ad una cantante di livello assoluto per originalità, timbro, personalità, integrità.
    Ora, imbarazza non poco dover difendere chi può farlo benissimo da solo ma poiché mi hai apostrofato nel post di ieri in modo analogo ti dirò cosa una maestrina dalla penna rossa non deve mai fare: prendere per referenziale l’uso retorico del linguaggio nell’idioletto di chi scrive. Anche perché la gaffe è dietro l’angolo e si rischia di insegnare al padre come si fanno i bambini.
    “Sua” (+ sostantivo) è un aggettivo che si presta molto all’ipallage (concedere ad un termine uno statuto o la specifica che sarebbe di pertinenza di un altro) e alla diafora (che è una reiterazione con slittamento del significato).
    Il periodo recita “La sua carriera si è svolta in parallelo con il movimento per i diritti civili dei neri e la sua canzone «Respect» è un inno all’eguaglianza”.
    E’ chiaro che se si assume la tua pignoleria da neopositivista del linguaggio anche la “sua” carriera diventa opinabile. Sua di chi? La possiede? E’ un oggetto identificabile? Non sono forse coinvolti altri in questo processo?
    Della stessa natura era la puntualizzazione di ieri.
    Insomma, viva la retorica! (sempre che il lettore non sia talmente un close-reader da annullarne la dimensione, altrimenti se gli dicessimo che “non è un’aquila” potremmo averne indietro l’inquietante domanda: “e allora cosa sono”? e solo perché non conosce la litote).

  5. caro Ugo, mi dispiace che te la sei presa per il post di ieri ma sono costretto a rispondere al tuo post. Respect è una canzone scritta da Otis Redding e rimarrà sempre sua, se io canto Respect, posso dire la mia Respect?
    Se ci fosse stato scritto “La sua carriera si è svolta in parallelo con il movimento per i diritti civili dei neri e la sua interpretazione di «Respect» è un inno all’eguaglianza.” non avrei avuto nulla di ridire.
    Se tu ami correggere gli altri, dovresti scrivere cose esatte al 100% e non scrivere cose false. Hai scritto “Aretha Franklin è un interprete non una cantautrice, come tutti sanno,” e questo è palesemente FALSO. Aretha Franklin è anche una cantautrice (esempio: la canzone Think è stata scritta anche da lei). Quando uno vuole correggere gli altri, rischia di scrivere cose false e di fare persino brutta figura 🙂

    Tornando alle cose serie: durante il giuramento, Obama si è bloccato per un momento ma non ho capito il perchè. Qualcuno sa il perchè?

  6. Ahi ahi Hamlet. E’ uso invalso nella carriera degli artisti statunitensi apporre una firma accanto all’autore del testo, sia per motivi simbolici che contrattuali. Le majors con le quali la Franklin ha lavorato sono la Columbia, La Atlantic e solo nell’ultimo declinante periodo la Arista. Avevo dieci minuti a disposizione e ho spulciato il succedersi dei produttori e degli autori nella produzione della Franklin.
    Fermo restando che lo status di cantautore non è determinato da una rondine che fa primavera, altrimenti non esisterebbero interpreti puri (ma rilevo che questa intransigente richiesta di purezza deve essere un tuo tic idiosincratico) ho avuto occhio di approfondire di una spanna la tua veloce lettura degli autori di “think”. E ho scoperto che del duo autoriale colui che viene prima della Franklin non è altri che Ted White. Forse l’ignaro avrà dedotto che sì, non ha scritto tutto il testo Aretha ma comunque il suo nome c’è, è una prova che lei è una songwriter e famosa per tale ruolo. Peccato che, forse per ironia della sorte o artata provocazione della grande cantante nera, Mr. White non fosse che il suo marito, nonché autore e manager. Non commento altro, forse perché davvero il testo di “Think”, che il film “The Blues Brothers” riprende fedelmente, parla di bagatelle da ménage matrimoniale e Aretha ha apposto la sua firma senza dover mentire nemmeno in cuor suo. Per quanto riguarda “Respect”, Aretha può permettersi benissimo di dir “sua” la canzone, non come plagio o ruberia, bensì perché la grandezza della canzone sta soprattutto nell’essere cantata da una donna, e di colore per giunta, laddove in bocca al comunque grande Otis Redding, con il suo arrangiamento diversissimo (ed invito a sentire le due versioni per capire l’abisso musicale) non aveva certo la statura di un manifesto, di un coraggio.
    Preso atto che il flaming è però un tratto della tua personalità, e non essendo il tuo analista, ritengo inutile continuare: la terapia potrebbe essere peggio della malattia.

  7. “Preso atto che il flaming è però un tratto della tua personalità, e non essendo il tuo analista, ritengo inutile continuare: la terapia potrebbe essere peggio della malattia.”

    non so come ti permetti di scrivere certe cose. Il flaming (se di flaming si tratta) è nato da te, io ho scritto un’osservazione che non era destinata a te. Se poi il tuo ego desidera aver ragione ti dico “hai ragione, chinque può dire che ogni canzone è sua” così vivi felice e contento. Saluti e continua così!!

    P.S. mi scuso con l’autore del blog

  8. Fantastica Aretha e il suo cappellino, ci stava perfettamente. Potrebbe indossare anche un cappello ridicolo, ma la sua voce va oltre qualsiasi altro aspetto.

    Il discorso di Obama, è stato impeccabile, lui ha mantenuto la confidenza che ha sempre, senza dimostrare alcuna esitazione.
    Durante il giuramento, abbiamo visto, quello che forse un po’ tutti aspettavamo…l’incertezza, trapelare l’emozione di colui che sta diventando presidente degli stati uniti. E’ umano anche lui!

    Malia, con una macchinetta digitale, ha scattato una foto al padre, poco lontano da lei… Mi è sembrato il gesto spontaneo di una bambina, che vuole immortalare, e testimoniare quello che sta accadendo, quasi incredula, e indisturbata di essere al centro della scena. Come se non avesse sentito che tutto il mondo, la stampa e le televisioni, fossero già puntate sulla sua famiglia. Lei quel momento l’ha vissuto con i suoi occhi di bambina, prima di tutto, e poi come figlia del presidente degli stati uniti.

  9. Hamlet e Ugo: i vostri toni, in effetti, sono sempre più accesi, ma tutto sommato mi pare ancora vi rispettiate l’un l’altro.
    Inoltre, dai vostri interventi si impara sempre qualcosa, dunque non mi resta che ringraziarvi ancora una volta.
    Però tranquilli, eh!
    😐

    La prossima volta calibrerò meglio l’uso degli aggettivi possessivi, lo prometto, Hamlet. Però, con tutto il rispetto e l’amore che ho per Otis Redding, non riesco a concepire «Respect» senza la grande Aretha, un po’ come dice Ugo. Di qui la mia formulazione, che poteva essere più precisa, lo ammetto. Se non altro perché i miei lettori sono molto più pignoli di me, accidenti!
    😉

    Quanto alla pausa di Obama prima del giuramento, credo fosse pura e semplice emozione. Così l’ho letta io e così l’hanno intesa molti commentatori.

    Grazie ancora, a tutti.
    🙂

  10. a proposito della pausa di Obama, un mio collega qui ad Atlanta me ne ha dato un’interpretazione da analisi conversazionale. La persona che stava conducendo il giuramento doveva pronunciare le parole che Obama avrebbe dovuto ripetere. E’ stata questa persona, di cui ora mi sfugge il nome, a incespicare, dicendo “I will serve…” invece che “I will faithfully serve…”.

    A quel punto Obama avrebbe dovuto ripetere quello che la persona davanti a lui aveva pronunciato. Però la formula del giuramento è nota, famosa e ufficiale – un cambiamento avrebbe senza dubbio provocato numerosi problemi.
    Quindi ha pronunciato “I will [pausa] faithfully [pausa] serve…”. Le due pause, mi è stato spiegato, sottolineavano il fatto che lui stava deviando da quello che gli era stato detto di ripetere e che ne era conscio.

  11. la spiegazione degli “errori” del giuramento è scritta qui
    http://en.wikipedia.org/wiki/Oath_of_office_of_the_President_of_the_United_States#Oath_flubs

    John Roberts avrebbe dovuto dire “I will faithfully execute the Office of President of the United States” invece ha detto “I will execute the Office of President of the United States faithfully”, Obama ha iniziato poi si è fermato perchè ha capito l’errore. Secondo me il suo silenzio significava “Roberts, correggiti” ma potrebbe essere come dice Gabriele

  12. Grazie Gabriele e Hamlet!!!
    Accidenti, e io che avevo attribuito l’umanità dell’emozione a questa macchina da guerra che è Obama. Ingenua, ingenua…
    🙂
    La cosa che mi fa riflettere, però, è questa: passi che io dica una stupidaggine del genere in un blog che scrivo per passione , mentre faccio altre 10.000 cose al giorno (a mia parziale discolpa: ci sono caduta in un commento, non nel post principale, a cui di solito riservo molta più attenzione). Ma che le stesse ingenuità siano dette e ripetute da giornalisti professionisti… Insomma, mi dico: se io dovessi commentare una cosa così importante come il giuramento di Obama su una testata nazionale, accidenti: starei molto attenta prima di sparare certe cose… Poi gli errori sono sempre possibili, però… vabbe’.

  13. Speriamo che anche chi non ha vinto i Grammy ed è stonato possa indossare i cappelli che crede, esponendosi serenamente a rilievi di stile che lasciano il tempo che trovano, è vero, ma per un fatto indipendente dai meriti artistici.
    Ciò detto, Aretha Franklin stava benissimo come stava, perchè era lietamente se stessa.
    Con un ridicolo e vistoso cappello sulla testa.
    Chi critica non è snob, passò quel tempo, semplicemente ha letto tutta la raccolta di Confidenze alla voce : Cappelli per cerimonia.
    Chi invece pensa che ci siano persone che possono permettersi tutto, solo perchè hanno acquisito particolari meriti, forse deve riconsiderare il suo concetto di uguaglianza.

  14. Pingback: 100 Top Posts, Blogs Italiano Wopdrpess 22/1/2009 + 3/12/2008 « Kopanakinews’s Weblog

  15. IL giudice John Roberts, oltre al faithfully messo erroneamente alla fine, è riuscito a commettere altri 2 piccoli errori
    – ha detto “execute the Office of President TO (?) the United States” invece di
    “execute the Office of President of the United States”
    – alla fine ha detto “help you God” invece di “help me God”

  16. Questa mattina il Tg1 ha spiegato cos’è accaduto, come diceva Hamlet. Il giudice ha poi rifatto fare il giuramento a Obama dopo la cerimonia.

  17. E che bellezza quando tra un verso e l’altro è sbottata con uno “shut up!” a qualcuno sotto di lei…
    Qualcuno ne sa di più, su quest’episodio?

  18. Il genio che ha inventato il cappello di Aretha è il giovane e sconosciuto stilista Luke Song del Michigan, di cui la stessa Aretha è cliente, sembra, da una decina d’anni. A Song va il merito di aver saputo interpretare i gusti della moda afro. Per cui quel cappello non è affatto ridicolo ma è il simbolo delle donne di colore che oggi in America sono finalemte libere d’indossare ciò che più appartiene alla loro cultura del vestire senza essere più giudicate negativamente diverse. Oggi sul Web impazzano alcune immagini ritoccate con Photoshop in cui a indossare il cappello di Aretha sono Napoleone, i presidenti scolpiti nelle rocce del Mount Rushmore e altri ancora. Forse il fiocco d’Aretha diventerà un oggetto culto per la moda dei prossimi mesi (pare che verrà messo in commercio), forse qualcuno considererà la cosa sacrilega, ma forse qualcuno lo comprerà per avere accanto a sè un pezzo di storia e le fashion addicted azzarderanno indossandolo e attirando l’attenzione dei passanti…Ma, in barba alla riproducibilità dell’opera d’arte, il cappello di Aretha sarà sempre uno. Secondo indicrezioni la stessa cantante non se ne vorrebbe affatto separare per metterlo dentro la teca di un museo…come darle torto. Chi si separerebbe da un cappello che ha saputo unire l’America nel dolce nodo di un fiocco?

  19. Grande contributo, Carolina! Grazie grazie grazie… 🙂

  20. che follia la disputa hamlet e hugo. Solo perche ho cercato una differente versione di respect cantata da chissachi intorno al 88/90 mi sono imbattuto in due folli. Mentre gli si urla “pericolo crolla tutto” loro impassibili fanno l’analisi logica della frase e rimangono sotto le macerie .
    Pedanteria pura da gente che di emozioni non capisce nulla.
    Per cio tutte le A. F. di turno entrano nel cuore di tutti e chi se ne frega se gli si attribuisce tanta grandezza anche sbagliando talvolta le attribuzioni delle opere che hanno immortalato.

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