La nuova Eva

Avevo promesso che avrei postato i pochi capitoli che meritano di Nouvelles Mythologies, aggiornamento corale (a cura di Jérôme Garcin, giornalista e condirettore del Nouvel Observateur) di Mythologies di Roland Barthes.

Ecco – con grassetti miei e un’omissione – il capitolo di Pascal Bruckner, scrittore, filosofo dei «nouveaux philosophes», sessantottino deluso (così lo definisce la scheda biografica).

Sono d’accordo su tutta la prima parte. Sono però meno ottimista di Bruckner nelle conclusioni: per «giocare con i luoghi comuni», per manifestare la «singolarità interiore» che lui – nonostante tutto – attribuisce alla nuova Eva, per essere davvero libere insomma, occorrono una coscienza delle regole e una freddezza che forse si trovano nello star system. Forse.

Ma i milioni di ragazze che seguono quegli esempi? Controllano il gioco o ne sono controllate?

«Un tempo alla borghese e alla puttana si attribuivano ruoli ben definiti: alla prima correttezza e convenienza, all’altra volgarità e pacchianeria. Questa distinzione ormai non regge più; la scollacciata può essere raffinata e sobria, e l’elegante spendere una fortuna per vestirsi da “svergognata”. Vediamo quindi, ormai da anni, mogli inappuntabili, gran dame e brave ragazze che, da Rio a Mumbai, da Malaga a Stoccolma, mostrano il corpo, strizzano il seno e il sedere, fanno uscire le mutande dai pantaloni, insomma, ostentano un atteggiamento da pornostar con una naturalezza disarmante.

È il trionfo della troietta: con gli attributi esposti fino all’esagerazione, questa si impone nel momento in cui il macho, che mette in mostra i suoi simboli fallici, è in declino. La parola stessa, con le sue implicazioni peggiorative e vagamente scatologiche, testimonia della nostra ambivalenza al riguardo di questo fenomeno: come se un po’ della riprovazione tradizionalmente riservata alle prostitute si fosse trasferita sulle loro parodie mondane. Ce l’abbiamo con loro per il fatto di attrarci con tanta facilità, e tuttavia non riusciamo a staccare gli occhi dalle loro grazie in bella mostra.

È paradossale che le donne, dopo aver conquistato l’indipendenza, si autorappresentino così, come oggetti puramente erotici. Il diktat dell’esplicito comporta in primo luogo la fine dell’intimità: occorre mostrare il proprio pedigree libidinoso in pubblico. Come se oggi il peggior nemico non fosse il puritanesimo, ma l’anonimato, come se le persone fossero pronte a tutto pur di avere un’esistenza sociale: a spogliarsi moralmente in televisione, e realmente nella vita quotidiana. La sessualità non è stata tanto liberata, quanto piuttosto integrata tra le norme di valutazione degli individui. Perché per chi lo porta quell’abbigliamento significa soprattutto: sto al passo, per quanto riguarda le promesse erotiche non mi troverete impreparata.

La troietta mette insieme il modello dell’adolescente e dell’adescatrice: gioventù ed esperienza. Sottintende prodezze erotiche, illimitata distribuzione di piacere. Qualche anno fa un settimanale femminile titolava in copertina: «Sei una porca?». Lo stupore non veniva soltanto da questo titolo provocante, ma anche dalle risposte date dalle redattrici del giornale in questione: ognuna di loro rivendicava con fierezza quella definizione, si rappresentava come l’ultima delle prostitute, la regina delle bagasce, la vacca assoluta.

Dobbiamo ammetterlo: il sesso è diventato l’ultima forma di snobismo alla quale occorre cedere, pena l’esclusione sociale. L’internazionale delle troiette possiede le sue icone: Britney Spears, Paris Hilton, ragazzine scollacciate e portatrici di una sottocultura della femminilità aggressiva.

L’uniforme, evidentemente, inganna, ed è fonte di infiniti malintesi. Sbaglieremmo a pensare che le nostre compagne siano improvvisamente preda dei furori di una Messalina. Così come le donne di un tempo in crinolina, garza e corsetto non erano tanto oneste quanto parevano, quelle di oggi, accessoriate, insalsicciate, siliconate, non sono poi tanto infoiate quanto sembrano. L’impudicizia non sempre è sinonimo di ragazza facile, è un gioco con gli emblemi della volgarità.

Si tratta soprattutto di attirare l’attenzione del principe azzurro: ai suoi soliti attributi, Cenerentola aggiunge il tanga sul didietro, il reggiseno sporgente, la canottiera sopra l’ombelico e il pantalone aderentissimo. Rispetto a sua madre, deve offrire qualcosa di più: l’abilità amorosa, ovvero una infinita scienza del godimento.

[…]

Tuttavia, la troietta resta un enigma: è talmente ligia alle regole della moda, da essere sospettabile di trasgressione. Talmente offerta, abbandonata, da diventare inaccessibile. Comunica in modo troppo vistoso perché il messaggio non ne risulti oscurato. La sua ostentata provocazione somiglia a uno sbeffeggiamento dei pregiudizi, riproposti e fatti a pezzi nello stesso tempo. Come se si riappropriasse dello stereotipo della donna oggetto, dell’animale da letto, trasformandolo in un segno del potere, e non più di sottomissione.

«Volete ridurmi ai miei organi sessuali? Lo faccio da me, ma con una tale sovrabbondanza di accessori, di maschere, che vi sarà impossibile riconoscere in me le vostre fantasie.» Gioca con i luoghi comuni, e fa del suo corpo una sorta di teatro nel quale essi fioriscono e muoiono.

Più si adegua al conformismo generale, più manifesta una singolarità interiore. L’indecenza non è meno enigmatica della castità. Imbacuccata o nuda, la donna resta indecifrabile.

E se questa strategia dell’eccesso fosse una possibile strada verso la libertà, un modo per sovrapporre le maschere, per moltiplicare le identità?

Sotto il tanga della troietta, batte pur sempre un cuore.»

(«La nuova Eva» di Pascal Bruckner, in Nouvelles Mythologies, sous la diréction de J. Garcin, Seuil, Paris, 2007, trad. it. di Maria Cristina Maiocchi, Nuovi miti d’oggi. Da Barthes alla Smart, ISBN Edizioni, 2008, pp. 40-43).

16 risposte a “La nuova Eva

  1. Mah! (non riesco a dire altro)

  2. Tutto giusto, ineccepibile, per carità. Tuttavia sono cose vecchie, risapute, di 4 o 5 anni fa… all’epoca qualcuno parlava di “zoccola” e “post zoccola”… Oramai siamo passati alla “Sindrome di Amsterdam”…
    Bruckner è deluso? Ma deluso da cosa?! Bisognerebbe che già i docenti universitari e i “Maîtres à penser” cominciassero a fare un pò di autocritica. Casomai sono io che sono deluso, da quelli come lui :))

  3. Caro Forrest Gamper, saranno anche cose vecchie, come dici tu, ma sono vecchie solo perché l’icona delle cosiddetta “nuova Eva” impera da anni e non viene minimamente scalzata, anzi, è spesso difesa come un simbolo di libertà e autogestione del corpo da parte delle donne. Un po’ come lo stesso Bruckner finisce per concludere.
    Inoltre, ogni volta che propongo riflessioni su questo tema a freschi e aggiornatissimi (?) ventenni, ti assicuro che la discussione sempre si accende.
    Come fosse cosa nuovissima, di cui per la prima volta si accorgono solo perché glielo dico io.
    😮
    Insomma, attenzione a eccessivi snobismi… 🙂 Non me ne volere.

  4. Ah, dimenticavo: deluso dal ’68, è chiaro.

  5. Verissimo ma ciò avviene dal momento in cui Eva (o spesso Lolita) è vista, come tutti noi del resto, solo come una potenziale consumatrice. Cambiamento di cui sono responsabili i guru del marketing virale ed i media in generale che elevano a paradigma di riferimento la “jouissance lacaniana”, meglio estetica che estatica.
    Se un ventenne s’inalbera è perché è fagocitato dal “sistema”; in un modo o nell’altro cerca di crearsi gli anticorpi per sopravvivere ai molteplici stimoli esterni (così come il trentenne o il quarantenne).
    Non credo sia snobismo. Nel momento in cui il sesso è sdoganato, tutto è porno e quindi niente è porno! Si rischia più facilmente di raggiungere quel grado zero dell’intelletto che si chiama noia.

  6. Tutto giusto, sì. Ma il confine tra gestire il gioco ed esserne gestite secondo me è labile, e molto. Mi spiego: di personaggi che usano il proprio corpo come strumento, e lo ostentano e lo sfruttano, ce ne sono a bizzeffe. Il loro atteggiamento, e quello di ragazze mature / donne adulte che hanno lo stesso atteggiamento potrebbe essere un controllare il gioco.
    Ma le centinaia di teenager che fanno lo stesso? Controllano il gioco? Non credo proprio: quello che fanno è copiare le loro icone, ma senza sapere il perchè, solo perchè “è di moda”. In questo caso, però, quello che mi lascia da sempre interdetta è l’atteggiamento dei genitori, che lasciano le figlie 13-14enni andare in giro con minigonne inguinali, maglie ombelicali e atteggiamenti “non appropriati” – ma questo è un altro argomento!

  7. Piano… piano, dolce Carlotta… 😀 Non hai pensato che i genitori potrebbero essere fisicamente o “metafisicamente” non presenti? Oppure la mamma trentottenne potrebbe avere benissimo un bel piercing all’ombelico ed il padre essere ebbro di tatuaggi e di ferraglia varia…

  8. Io direi che si è gestiti. Non si controlla proprio un bel niente. Sì, magari le ragazze partono dall’essere gestite dal “sistema” di cui si parlava e, a loro volta, anche i ragazzi finiscono con l’essere gestiti,pure loro dal sistema. Alla fine sono tutti controllati, si rincorrono a vicenda, nessuno di loro esiste senza l’altro, ne hanno bisogno perchè il meccanismo è quello. Alla fine si scopre che tutti quanti sono gestiti dai loro attributi sessuali, ma dai loro stessi! I maschi dal loro pene, le donne dalle loro tette, dal loro stesso culo…senza questi amati attributi, senza l’ossessione maniacale per i loro stessi “averi” nessuno dei due sessi andrebbe appresso all’altro. Soprattutto il maschio, di cui poco qui si è parlato. Senza il suo pene si sente un niente. Cos’è che rende tanto sicuro di sè un uomo? Dai…Cosa, se non che l’affare lì gli funzioni?? Poi se la troietta c’è o meno quello ha la sua importanza ma di certo non è la cosa fondamentale. Infondo, se all’uomo piace la donna porca così tanto è solo perchè crede che con quella il suo aggeggio possa dare il meglio di sè, spingendosi oltre la comune prestanza. La donna? Beh…è fiera di poter provocare questo in quello che considera “l’animale uomo”. Ovviamente, lei si sente più bella, intelligente, sicura…troietta o no che sia, tutte le donne hanno la vagina tra le gambe e questo per alcune è “potere”.
    In questa mia visione, in cui di cuore ce n’è ben poco ( a meno che gli organi sessuali ce l’abbiano) tutti, troiette o meno, intellettuali e casti e puri, tutti senza escludere nessuno, si sono imbattuti e ritrovati…anche solo con il pensiero.

  9. Infatti, come direbbe De Saussure: La masturbazione è un deposito passivo!

  10. ci sono luoghi comuni talmente diffusi da essere ormai confusi con il naturale, ma pur ritenedo evidenti alcune affermazioni ve ne sono altre superficiali e trovo il termine “troietta” decisamente offensivo…

  11. Del termine “troia” non bisognerebbe mai abusarne. Ricordo di avere assistito ad una scena in cui un trentenne che era stato preso in giro ed usato da una ragazza, nel consolare un amico (che era stato appena tradito e lasciato dalla sua ex) non trovò nulla di meglio che uscirsene con questa frase davanti alla madre di lui: “Signora, sono tutte troie!” Con i risultati che potete ben immaginare…

  12. Forrest Gamper: Non hai pensato che i genitori potrebbero essere fisicamente o “metafisicamente” non presenti?

    A volte è così, queste ragazze escono da famiglie e situazioni già “difficili” e quindi diventano quello che diventano. Ma non penso sia sempre così. Mi documenterò, prometto! 🙂

  13. Hush… Hush, Sweet Charlotte 🙂 In effetti, bisogna vedere cosa c’è dietro ogni variazione del tema… Se nella società liquida, per dirla alla Bauman, non ci sono più i “ruoli ben definiti”, chi si prostituisce in casa per sbarcare il lunario può benissimo essere laureata e leggere Adorno finito il turno “diurno”. Allo stesso modo una figlia di stimati professionisti borghesi può scegliere di essere “ignorante come una capra”, rinnegare la ben fornita biblioteca di famiglia e non aver altro diletto che “sbagasciare” around. Coca, casa e chiesa, insomma… Ma le variazioni sul tema sono parecchie…

  14. Se ho ben interpretato, conosco un blog che va avanti da 2 anni incentrato interamente su quest’argomento in tono ironico ed è questo http://maestrodivita.blog.kataweb.it/
    Inoltre, le segnalo anche il blog da dove ho trovato sia il suo prof. che quello del maestro di vita. Nel blogroll lei è quella soprannominata “Lorely Umbertechessa!” 🙂 http://zauberei.blog.kataweb.it/
    Per quanto riguarda il suo post io condivido la critica di Bruckner.
    scusi se non mi sono fatta viva fino ad ora, ma io sono generalmente una lettrice silente! 😛

  15. Brava Alienor! Dopo tutto i Social Network sono solo sovrastrutture; meglio non apparire… o no? 😉

  16. Mi sembra di aver letto da qualche parte che una tipa ha di recente pubblicato un libro con un titolo simile: “Quant’è bello essere mignotte”, elencando “filosoficamente” i vantaggi di una condotta spudorata per ottenere il potere. Siamo sinceri: gli uomini usano le donne volgari e disponibili per un quarto d’ora ma si guardano bene dal dare loro il potere. E poi, in un’epoca in cui sono quasi tutte con l’ombelico al vento, per non dire qualcos’altro, la donna che attira veramente gli sguardi è quella sobria ed elegante. E, m’illudo, non c’è niente di più eccitante della cultura.

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