Archivi del giorno: mercoledì, 11 febbraio 2009

Vita da Facebook 5 – La fotina

Ti ricordi di Susanna, la facebook-addicted interpretata da Caterina Guzzanti, con cui ho aperto le nostre chiacchiere su facebook? Ti ricordi di quando lei si lamentava per l’assenza o bruttezza della “fotina” in qualche profilo?

In questi giorni riflettevo sull’importanza della fotina. Per sommi capi:

(1) Se non hai mai incontrato la persona che sta dietro a un profilo e non hai mai visto una sua foto, è il primo appiglio che il mezzo ti offre per costruirti aspettative e fantasie al suo riguardo: bello o brutto, biondo o moro, ma soprattutto, simpatico o antipatico, sorridente o scontroso. Certo, se alla fotina il gestore del profilo aggiunge decine di foto private – come molti fanno – gli appigli si moltiplicano. Ma la fotina è l’unica che appare sempre, mentre le fotone richiedono intenzioni e azioni mirate, spesso a prezzo di noiosi rallentamenti.

(2) Se già conosci la persona che sta dietro a un profilo, la fotina non serve a costruire da zero un’immagine corporea dell’altro, ma resta fondamentale: è da lì che la persona ci guarda ogni volta che scrive uno status, condivide un video, un link, una nota, è da lì che anche noi la guardiamo ogni volta che entriamo nel suo profilo. Il che capita più spesso, magari, degli incontri faccia a faccia.

Inoltre, proprio osservando le fotine di persone che conosco, ho registrato queste impressioni:

(1) alcuni cambiano spesso fotina (più volte alla settimana, se non di più): a ogni cambiamento mi sento a disagio, disorientata, perché mi pare di non riconoscere più la persona, di dover fare uno sforzo per riabituarmi (e quando l’ho fatto, quella magari zac, cambia di nuovo);

(2) altri mettono una fotina di quand’erano bimbi: non riesco a prenderli sul serio, neppure quando scrivono preoccupatissimi commenti su attualità politiche e sociali (il che mi porta a dire che la fotina infantile è accettabile se si usa facebook per scherzare con gli amici, meno accettabile se si vuole dire la propria su questo e quello);

(3) altri ancora optano per avatar simil-manga o simil-South Park di se stessi: poiché gli avatar si somigliano un po’ tutti (almeno per tipi), è come se il loro profilo perdesse spessore e unicità;

(4) altri infine mettono frammenti di fotografie o illustrazioni prive di figure umane: anche in questo caso, prima di abituarmi, vivo una sorta di spiazzamento, mi sento destabilizzata, perché se a parlarmi è una persona vorrei che le parole fossero accompagnate da sembianze umane, non da scorci di montagna o quadri astratti.

La mia conclusione è che la fotina di facebook andrebbe trattata – più in piccolo e senza esagerare – con la stessa attenzione e lungimiranza con cui le aziende progettano e gestiscono il loro brand: in fondo è la componente visiva del nostro marchio personale, è l’immagine con cui tutti i giorni ci presentiamo alla comunità di facebook (e oltre, se apriamo il profilo alle ricerche sui motori), dunque perché trascurarla? O meglio, se la trascuriamo, stracciamo, cambiamo di continuo, dobbiamo essere consapevoli che daremo di noi una rappresentazione (almeno un po’) stracciata e variabile: è davvero ciò che vogliamo?

A partire da queste osservazioni – per ora non esaustive né sistematiche – mi piacerebbe stimolare una tesi di laurea triennale.

Ulteriori dettagli a lezione di Semiotica dei nuovi media o ricevimento.