Quando la violazione della privacy si fa arte

Ho trovato sull’ultimo numero di Colors, lo splendido magazine di Fabrica, una notizia che casca a fagiuolo sul problema della privacy discusso ieri.

Hasan M. Elahi è un artista americano nato in Bangladesh. Fermato dall’FBI all’aeroporto di Detroit nel 2002, fu interrogato sui suoi spostamenti nella giornata dell’11 settembre. Dopo essere stato sottoposto ben nove volte alla macchina della verità, fu liberato con riserva: gli agenti si rifiutarono di rilasciargli un documento che lo dichiarasse fuori da ogni sospetto e gli chiesero di «farsi vivo ogni tanto». Era chiaro che la sua vita sarebbe rimasta sotto la sorveglianza dell’FBI.

Hasan decise di trasformare l’incidente in una performance artistica: collegò il suo cellulare a un tracker GPS, se lo attaccò a una caviglia e tuttora non se ne separa mai, inviando in tempo reale la registrazione dei suoi spostamenti, le fotografie di tutto ciò che fa e vede (tranne le persone, per proteggere la loro privacy) al sito trackingtransience.net.

A detta di Hasan, la sua vita non è più esposta di quella di un cittadino qualunque: «L’unico modo per proteggere la propria privacy è rinunciarvi del tutto» spiega. «Se 300 milioni di persone seguissero il mio esempio, dovrebbero assumere altri 300 milioni di persone soltanto per controllare tutti quei dati» (Colors, 75, p. 73).

Su trackingtransience.net ci sono ormai più di 20.000 immagini: strade, stanze, pasti, angoli di città e di mondo, persino i wc che Hasan usa. Come queste.

pasto

toilette

5 risposte a “Quando la violazione della privacy si fa arte

  1. Sarò pessimista io, ma… se 300 milioni di persone facessero così, quanto si ingolferebbe il traffico su internet?

  2. Splendido post, Giovanna. L’idea surreale ricorda molto il Borges della mappa dell’impero in scala 1:1 o, mi pare fosse nel racconto “Il parlamento”, una rappresentanza perfetta dove ciascun votante sia membro.
    Se tutti sono guardoni allora nessun guardone, se tutte sono spie nessuna spia.
    Mi pare si vada in questa direzione.
    Proviamo allora a calzare la parte dei controllori: qualche suggerimento? Qualche tecnica? Come vincere la bella trovata di Hasam M. Elahi?

  3. Avendo letto “Surveillance Society: Monitoring Everyday Life” di David Lyon nel 2002, il comportamento di Mr. Hasam non mi stupisce affatto. Un meraviglioso détournement! 🙂

  4. eh eh quella di Elahi è un’ottima performance artistica!
    (secondo me non bisogna parlare di “violazione della privacy” ma di “rinuncia alla privacy” in questo caso)

  5. Un altro artista bravissimo che si occupa di questi temi e di cui abbiamo parlato su COLORS è Heath Bunting, e sarà a reggio emilia (galleria DisparieDispari) dal 6 aprile in poi con la sua mostra Status Project. Se vi va di dare un’occhiata ai suoi progetti, questo è il link http://status.irational.org/. Sono una serie di mappe interattive che mostrano i sistemi di controllo in cui viviamo, “A map of terrorism” è la mia preferita. ciao, elena 🙂

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