Archivi del giorno: martedì, 7 aprile 2009

Un canale per sole bambine

Assieme a Loredana Lipperini e Annamaria Testa ho partecipato a una tavola rotonda nell’ambito di Cartoons on the Bay. Dove abbiamo discusso i risultati di un’indagine Doxa Kids & Co. sulle abitudini mediatiche dei ragazzini dai 5 ai 13 anni. E dove ho imparato che Raisat ha aperto a gennaio un canale per sole bambine, Smash Girls.

Interessante la discussione. Meno interessante il canale per bambine. Per ragioni che puoi leggere su Lipperatura di ieri, in un articolo di Alessandra C. sull’uso femminile dei videogiochi, e in questa sintesi che Guido Tiberga ha scritto per La Stampa.

LA TELEVISIONE ORA ASSALTA I SOGNI DELLE BAMBINE

Nasce il primo canale solo per loro: musica, cartoni e tante Winx

GUIDO TIBERGA
INVIATO A RAPALLO (Genova)
C’era un tempo in cui le scuole italiane tenevano lontani i bambini dalle bambine: maschi di qua e femmine di là, un bel muro in mezzo per evitare contatti e salvaguardare antichi decori. Presto potrebbe arrivare un tempo in cui sarà la televisione a separare il mondo: programmi diversi, personaggi diversi, soprattutto pubblicità diverse. Giovani consumatori di qua e giovani consumatrici di là, un telecomando in mezzo e molto denaro in ballo.
Gli uomini marketing sono convinti: il muro della tv va costruito. I nostri, ha spiegato Andrea Fabiano della Rai al «Cartoons of the bay» di Rapallo, sarebbero «bambini post-digitali già calati in un contesto di offerte articolato». Tradotto: piccole creature tecnologiche capaci di muoversi sul web e tra i canali satellitari, non più bersagli pronti a bersi una tv dei ragazzi qualunque, ma in grado di scegliersi non solo il programma, ma anche il canale preferito. E allora le distinzioni per età non bastano più, ci vogliono quelle per sesso.

Di personaggi al femminile la storia recente dei cartoni animati e della fiction per giovanissimi è piena: ieri, sugli schermi di Rapallo, sono sfilate più o meno tutte: dalla Pimpa alle Winx. Alcuni sono cresciuti insieme a chi le guarda, le pay tv di oggi offrono Heidi adolescenti e Superchicche teenager. La programmazione Disney spazia da Hanna Montana, la pop star che come i supereroi di una volta finge di essere una persona normale, al Mondo di Patti, la soap argentina dove la protagonista sembra una Arisa in scala ridotta: anche lei cantante, ma bassina, con gli occhialoni e un bel po’ di problemi da portarsi dietro.

Il primo canale per sole ragazze è partito senza troppo clamore a gennaio. Si chiama «Rai Smash Girls» e va sul pacchetto di Sky. I programmi non sono troppo diversi dai palinsesti classici per ragazzini: interattività, musica, serie dedicate a ragazzini che fanno musica, gruppi di amici, e la solita razione di cartoni con dosi massicce delle Winx, le streghette italiane che hanno conquistato le tv del mondo.

È una scommessa in cui la Rai crede molto, anche se le cifre presentate per sostenerla non sembrano andare nella stessa direzione. La ricerca Doxa sugli under 15 illustrata ieri subito dopo la presentazione delle Smash Girls fotografa una realtà in cui ragazzini e ragazzine non sembrano tanto diversi. Non più di sempre, comunque: i maschi fanno e vedono più sport, le femmine sono poco interessate ai videogiochi.

La svolta lascia scettici gli accademici. La distinzione maschi-femmine è vecchia per Giovanna Cosenza, semiologa dell’Università di Bologna: «Il marketing ragiona per categorie – spiega – ma i bambini di oggi sono individui con una personalità che sfugge alle classificazioni tradizionali». All’estero, però, guardano all’esperimento della tv solo per donne con molto interesse. «È un fatto molto positivo – dice Sergi Reitz, il produttore spagnolo che ha lanciato nel mondo la sitcom animata Lola&Virginia, sbarcata in questi giorni su Raidue –. Nel 2003, quando abbiamo creato i personaggi, ci dissero che nessuna tv avrebbe voluto la serie: troppo femminile».

Lola è una ragazzina «normale», bruna e con gli occhiali. Virginia è una piccola fashion victim bionda. Il pubblico tifa tutto per le prima. «Perché sorprendersi? – chiede Maya Gotz, tedesca, direttrice del premio Jeunesse International –. Recentemente abbiamo chiesto a un gruppo di bambine che cosa cambierebbero nelle loro eroine. Ci hanno detto che vorrebbero vite meno strette, corpi meno sexy: le bambine disegnate devono assomigliare alle bambine vere».

Una rivelazione, per gli uomini marketing: «Stiamo cercando un produttore di giocattoli per lanciare le bambole di Lola e Virginia – racconta Reitz –. Vogliono fare solo la bionda. L’altra, giurano, non la comprerebbe nessuno».

Guido Tiberga, La Stampa 4 aprile 2009