Archivi del giorno: lunedì, 20 aprile 2009

Diario di uno stalker

Giulia Giapponesi ha vinto il concorso «Contro la violenza alle donne» 2009, sezione università, con uno spot intitolato «Diario di uno stalker». Il concorso è un’iniziativa del Comune di Bologna, in collaborazione con la Cineteca di Bologna e FICE Emilia-Romagna.

Sono particolarmente felice e orgogliosa, per almeno tre motivi:

(1) Giulia è una mia laureanda;

(2) aveva appreso del concorso da questo mio post :-o;

(3) ha fatto tutto da sola, cioè non mi ha mai detto né di aver partecipato al concorso né tantomeno di averlo vinto (l’ho saputo da altri…).

Pubblico qui – Giulia mi ha autorizzata – uno stralcio della mail che le ho mandato quando ho visto lo spot. Nella speranza che le mie osservazioni possano essere utili anche ad altri.

Ciao Giulia,

Ho saputo che ha vinto il premio con lo spot «Diario di uno stalker». L’ho visto: molto carino, brava davvero! 🙂

Tuttavia faccio la prof e – perdonami – ho qualche osservazione, non te la prendere.

Mi piace molto il modo in cui hai costruito il crescendo narrativo: dal presunto amore all’aggressività violenta che via via emerge. Ma il problema è – come spesso accade nella comunicazione sociale (sbagliano spessissimo anche le agenzie, come ho più volte commentato sul blog): chi vuoi colpire con lo spot? Qual è il target?

Certo non può essere lo stalker, che NON non sarà minimamente toccato dalla storia che proponi, né tantomeno dal messaggio finale che gli rivolgi: uno stalker non si riconosce come tale, non riconosce come aggressive le proprie attenzioni verso l’oggetto del suo desiderio, né può essere indotto a riconoscerle da una semplice frase. E ti dico questo – bada bene – con la stretta consulenza di una collega psicologa clinica. Quando si toccano le psicopatologie, non si può fare a meno di lavorare in staff con validi psicologi e psicoterapeuti.

Ma spesso i comunicatori fanno l’errore (e hanno la presunzione) di lavorare da soli. Oppure si affidano a consulenti sbagliati, che fanno genericamente “gli psicologi” ma non hanno davvero esperienza clinica con chi è affetto da certi disturbi psichici.

Diverso è se pensiamo che lo spot sia rivolto alle donne, ai loro parenti e amici,
con l’idea di aiutarle/li a riconoscere in certe manifestazioni di crescente attaccamento qualcosa che prelude a violenza. Se lo pensiamo rivolto a questo target, lo spot è convincente: prova ne è l’angoscia che sale vedendolo.

Ma allora è sbagliato il modo in cui l’hai chiuso: dovevi pensare un claim che parlasse in generale di falso amore (o simili), o si rivolgesse direttamente alle donne, chiamandole in causa anche con le parole, oltre che con il simulacro visivo della ragazza che cammina.

Mi sono spiegata? Comunque complimenti ancora: sei stata bravissima. Ciao!