Calvino e l’immaginazione al potere

Grazie a Nuovo e Utile ho appena scoperto questa intervista a Italo Calvino, tratta dall’Archivio RAI Teche (Tg2, novembre 1983).

Una sola parola per commentarla: profetico.

Questo è il testo:

Nel prossimo millennio, l’umanità sarà ancora capace di fantasia?

Qualche anno fa si diceva: “L’immaginazione al potere”, che sembrava uno slogan molto bello. Poi ripensandoci, il segreto è che l’immaginazione non prenda mai il potere: cioè non diventi parola d’ordine, programma obbligatorio. L’immaginazione, la fantasia, la creatività – di cui tanto si parla – devono contrapporsi a un elemento di routine, di limitatezza, di prevedibilità, che rende la vita vivibile. Guai se c’è solo il prevedibile, ma se tutto è fantasia non si tocca niente, non si realizza niente.
Probabilmente, se abbiamo intorno uno scenario di grigi parallelepipidi, possiamo addobbarlo con bandierine, festoni e ali di farfalle. Se invece abbiamo intorno uno scenario solo di ali di farfalle, non viene fuori niente. Per questo sono un po’ diffidente sul fatto della creatività dato come fine dell’educazione, come principio primo: “Ogni lavoro deve essere creativo!”. No, il lavoro deve essere esatto, metodico, fatto secondo certe regole. E poi è su quello che può nascere la creatività. Altrimenti è una specie di marmellata che non ha sostanza.

In che cosa stiamo sbagliando di più oggi, rispetto al domani?

Nel non valutare quello che è irreversibile e quello che è immodificabile: credo ad esempio che sia difficile pensare che possiamo fare a meno di enormi quantità di energia. Quindi il problema energetico va affrontato realisticamente.
Non dobbiamo farci un mito della natura, che oggi possiamo godere solo perché abbiamo alle spalle una civiltà tecnologica che ci garantisce di tante cose. Quindi la natura che noi oggi godiamo come natura, non l’avremmo goduta come tale se invece fosse stata il nemico con cui batterci, come per i nostri padri, i nostri antenati.

Italo Calvino: tre chiavi, tre talismani per il 2000.

Imparare molte poesie a memoria: da bambini, da giovani, anche da vecchi. Perché fanno compagnia: uno se le ripete mentalmente. Inoltre, lo sviluppo della memoria è molto importante. Anche fare dei calcoli a mano: delle divisioni, delle estrazioni di radici quadrate, delle cose molto complicate.
Combattere l’astrattezza del linguaggio che ci viene imposto, con delle cose molto precise. Sapere che tutto quello che abbiamo ci può essere tolto da un momento all’altro. Certo, goderlo: non dico mica di rinunciare a nulla, anzi. Però sapendo che da un momento all’altro tutto quello che abbiamo può sparire in una nuvola di fumo.

Qui sotto c’è il video. Trovi altre apparizioni di Calvino in televisione QUI.

6 risposte a “Calvino e l’immaginazione al potere

  1. Grazie per aver condiviso questo reperto, è una conferma in più della grandezza di Calvino (e pensare che i programmi scolastici si fermano a Bacchelli…)

  2. “[…]se abbiamo intorno uno scenario di grigi parallelepipidi, possiamo addobbarlo con bandierine, festoni e ali di farfalle. Se invece abbiamo intorno uno scenario solo di ali di farfalle, non viene fuori niente.”
    pelle d’oca e occhi lucidi: questa è lateralità, il prendere coscienza delle regole e saperle piegare, ritorcere, distorcere e stravolgere a proprio piacere, secondo il contesto e l’esigenza.
    Non un “a priori” ma una conoscenza pesata, cosa a mio avviso sempre più rara in un mondo dove si abusa sempre più della parola “creatività” e la si esaspera.

    Splendido post Giovanna, grazie!

  3. Mamma mia! Stava per scapparci pure la lacrimuccia.
    Mi ha toccato.
    Grazie!

  4. Condivido tutto dello splendido discorso di Italo Calvino, e soprattutto l’idea di esercitare la memoria imparando poesie e sviluppando calcoli complicati come quello delle radici quadrate. Già Peirce diceva che tra matematica e narrazione c’è una profonda analogia (il tipo di immaginazione produttiva è lo stesso nei due ambiti), testimoniata anche da un “peirciano doc”, in occasione del festival della matematica, parlo naturalmente di Umberto Eco.

    Il destino e il compito della semiotica sono insieme “matematici” e narrativi. E questo credo sia molto vero anche per la semiotica dei nuovi media. Si tratta di imparare a comunicare non solo con gli uomini ma anche con le macchine. Scrivere un blog per esempio non implica soltanto competenze di comunicazione a un uditorio di umani ma anche competenze di comunicazione uomo-macchina, di scrittura di tag e di metatag, di trattamento editoriale (html) della pagina, ecc. E la semiotica è regina nel campo di un sodalizio tra umanistico e scientifico, umano e macchinico. Con la buona pace di Croce, questo è stato il cuore della cultura italiana dai tempi del rinascimento.

  5. “L’immaginazione, la fantasia, la creatività – di cui tanto si parla – devono contrapporsi a un elemento di routine, di limitatezza, di prevedibilità, che rende la vita vivibile. Guai se c’è solo il prevedibile, ma se tutto è fantasia non si tocca niente, non si realizza niente.”

    E’ vero tutto quello che Calvino afferma, ma penso anche che se qualcuno non avesse “fantasticato” oltre il limite del possibile, tantissime cose anche di uso comune oggi, non esisterebbero!
    Inutile dire che non bisogna fermarsi all’immaginazione, ma tante volte si parte da quella per creare cose meravigliose, e in un secondo (e fondamentale..) momento entra in scena la “pratica”.
    Insomma..bisogna calibrare le due cose..

  6. Pingback: Ciliegie alle orecchie e nuvole: l'immaginazione... in testa - Identità in gabbia di Sonia Bertinat

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