Vita da sottilette

Scena Numero Uno. «Certo che lavare i piatti tutti i giorni è proprio una bella scocciatura,» dice Gaia con le maniche rimboccate e i guanti di gomma rossa, mentre si affaccia su un acquaio ricolmo di stoviglie sporche. «Ma oggi ho scoperto “sottilette in carrozza”, cloc cloc cloc (fa il verso), che sono così buone, ma così buone che i piatti sono arrivati già belli puliti e i bambini non hanno lasciato nemmeno una briciola!»

Nel frattempo entra di corsa il fratellino, che finora era altrove a giocare: si arrampica su uno sgabello, lancia un giocattolo nell’acqua e le procura uno schizzo di sapone negli occhi.

Happy end: mentre il fratellino si degna almeno di asciugare un piatto, Gaia dice raggiante: «Devo proprio farle di nuovo. Niente è meglio di Sottilette Kraft».

Scena Numero Due. Sofia, cappello di paglia e filo di perle, camicia di trine e gonna al ginocchio, guarda in camera e si lamenta: «Tutte le volte che c’è la partita mio marito non c’è proprio,» dice indossando un paio di occhiali scuri. «E quando gli parlo mi fa sempre shhhhh», aggiunge mentre la camera rivela che non sta parlando con noi, ma con un cane di pezza.

Happy end provvisorio: «Ma io ho un trucco: gli preparo le mie buonissimissimissime lasagne con sottilette e tutto cambia: lui mi sorride pure!».

Epilogo con sospiro: purtroppo, a dispetto dell’ottimismo di Sofia, si sente un goal dalla tv accesa, seguito dal tipico urlo maschile. Non le resta che concludere, sempre rivolta al cane di peluche: «Cosa ti avevo detto? I soliti maschi…».

Sembrano casalinghe anni Sessanta, ma sono due bambine di quattro cinque anni che vivono nel 2009. Mettono in scena la più desolante solitudine e oppressione femminile (maschi nullafacenti o assenti, femmine ai lavori domestici), ma sono talmente belle, ammiccanti e sorridenti che suscitano solo commenti entusiastici, specie da parte delle donne: «Voglio una bimba come Gaia!», «Che carine!».

Insomma, l’ultima campagna Kraft mette in scena la stessa identica idea di femminilità e maternità che la pubblicità proponeva negli anni Sessanta, ma nessuno ci fa caso perché «è un gioco, non è sul serio».

Peccato che, a furia di vedere (e fare) giochi così, poi le cose si fanno serie. Specie per i bambini, che di spot (e sottilette) si nutrono tutti i giorni.

[PS. questo pezzo è uscito anche nella sezione «Controimmagine» di www.zeroviolenzadonne.it, con cui ho iniziato una collaborazione.]

Spot con Gaia

Spot con Sofia

Spot con protagonista innominata: «No, sul gelato no!»

7 risposte a “Vita da sottilette

  1. Così è, Giovanna, senza dubbio. Il marketing del basso impero costruisce il suo futuro target di consumatrici infelici. Che consumeranno anche antidepressivi, a trent’anni.

  2. ih anche io l’avevo notata la faccenduola della bimba che gioiosamente lava li piatti, e il fratellino che non fa alcunchè ma solo danni al più. E’ pubblicità che gira da diverso tempo. Il che mi fa anche pensare ecco.
    Ti segnalo questo post della collega bloggheressa piattina
    a tema invece “piccolini” barilla.
    Vedi te – ci ha dell’interessante.

    http://piattinicinesi.blogspot.com/2009/04/di-mercati-conversazioni-barilla-e.html

  3. Ogni volta che vedo questi spot mi viene in mente “Ancora dalla parte delle bambine”. A volte sembra che non ci sia proprio speranza di cambiare le cose…

  4. Sono mesi che inconsciamente non le sopporto quelle bimbette, sospettavo che fosse per questo motivo, ma non ero mai riuscita a chiarirmelo del tutto, anche perché pensavo di essere un po’ esagerata io, visto che la pubblicità è un po’ scherzosa. Quindi ti ringrazio per aver scritto questo post, assolutamente condivisibile.

  5. Che nervi…è inutile, possono passare anni, decenni e secoli, ma noi donne siamo e saremo sempre e comunque sbeffeggiate e “incarcerate” in quelle che sono le 4 mura domestiche.
    Uomini che devono essere serviti e riveriti, accontentati in tutto xchè disgraziatamente le loro mamme hanno pensato “bene” di far crescere questi bambini come se fossero incapaci di fare qualsiasi cosa riguardi l’ambiente domestico.
    Ma x caso un uomo non ha 2 braccia e 2 gambe per potersi far da mangiare o per lavare i piatti, stirare, pulire, ecc??!!!
    Vedo che quando si tratta di picchiare, violentare e maltrattare le donne (e non solo) improvvisamente questi “poveretti” senza forza, riescono a dare il meglio e sanno addirittura utilizzare quegli arti che fino allora erano per loro sconosciuti..ma fatemi il piacere!
    Ad esempio, perchè non far recitare nella parte del “lavapiatti” un bambino!?
    Sicuramente sarebbe stato molto più originale e meno maschilista…mi auguro che l’idea di realizzare una pubblicità del genere non sia nata dalla mente di una donna.
    E’ ora di finirla..

  6. Concordo con Francesca, un po’ per omonimia e molto per condivisione..

    La prima cosa che ho pensato quando ho visto la pubblicità è stata: perché la bimbetta non invita il bimbetto a darle una mano? Anziché lasciarlo passare indisturbato -come fanno la maggior parte di madri verso i figli maschi- e ancora: ma sta madre ‘ndo sta? Potrebbe pure dire “bambini perché non lavate i piatti assieme?” e via dicendo.. infine: ma potrebbe pure uscire un papà diamine! Dicendo una qualsiasi cosa che coinvolga entrambi.
    Ma capisco che la figura genitoriale non fosse prevista..

    .. e allora torno ad insistere sull’immagine della bambina: dolce, tenera e simpatica: piccola fotocopia di brava massaia. Un bambino apprende per imitazione: è l’adulto che “gli ha messo in bocca” determinati concetti che piano piano dalla bocca passeranno allo stomaco e poi al cervello, amalgamandosi con le regole della sopravvivenza e delle buone maniere, instaurando connessioni neurali insopprimibili (apparentemente almeno) per il resto della sua vita.

    Siamo animali che copiano per apprendere: quale occasione migliore per fare passare un concetto di parità ed equilibrio di ruoli? E basta con sta storia del marketing che vende perché c’è richiesta, e poveri pubblicitari vittime del sistema! Mi viene in mente una campagna (censurata?) tempo fa’ di Dolce e Gabbana: di come un concetto violento venga mascherato da una campagna di moda e per tanto accettato e percepito come tale.

    Non siamo un paese che equipara maschi e femmine e ok. Ma da qualche parte dovremo pur cominciare no?

  7. Ma come si kiama la bambina del no,sul gelato no?!! aiutatemi xD! grazie milleee se lo sapetee hihi

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