Archivi del giorno: lunedì, 11 Mag 2009

Narcisismo letterario

Mi sono sempre chiesta perché gli scrittori di narrativa siano in genere affamati di complimenti e si irritino moltissimo se qualcuno li critica. Inoltre, tendono ad affliggere il resto del mondo con insopportabili e continue manifestazioni di narcisismo e autereferenzialità. Soltanto pochi riescono a camuffare questi impulsi. Ma camuffarli non vuol dire che non li provino.

Una analisi del fenomeno si trova ne La pazza di casa, di Rosa Montero:

«Scrivere romanzi è un’attività incredibilmente intima, che ti immerge nel profondo di te stesso e riporta in superficie i tuoi fantasmi occulti. Come fa lo scrittore a non sentirsi fragile, dopo un esibizionismo così esagerato?

A volte penso che pubblicare un romanzo sia come strapparti un pezzo di fegato e posarlo sopra un tavolo davanti al quale passa la gente che commenta spietata: “Ma che brutta frattaglia”, potrebbe dire uno; “Ma guarda che colore orrendo ha, per non parlare della consistenza, è uno schifo”, commenta magari un altro. E tu, che naturalmente ti identifichi con il tuo fegato, ascolti quelle affermazioni e ti senti morire.

A quanto pare (lo racconta Theroux), un giorno Naipaul disse a un intervistatore: “Non posso provare interesse per la gente cui non piace quello che scrivo, perché se non ti piace quello che scrivo mi disprezzi”. È una frase spaventosa nel suo egocentrismo, ma in realtà la capisco… Addirittura credo che si possa provare la tentazione di condividerla, soltanto che ci si corregge, ci si reprime, così come reprimiamo altri impulsi disdicevoli come mettersi le dita nel naso.

Noi scrittori di solito riteniamo che i nostri libri siano migliori di noi, e se qualcuno li disprezza come è possibile che non disprezzi anche te, che sei peggiore delle tue opere? Quando a qualcuno non piacciono i tuoi romanzi, tendi a sentirti rifiutato globalmente come persona.

Perciò Gore Vidal, sempre così lucido e maligno, dice che la migliore lusinga che si possa rivolgere a uno scrittore sia elogiare la sua opera di minore successo. Ecco perché di solito sei stranamente propenso a credere che la gente a cui piace quello che scrivi sia molto intelligente, mentre le persone che mostrano qualche riserva… chi lo sa, magari non sono così sveglie come credevi.

Tutto questo non favorisce la relazione tra scrittori e critici. Nemmeno con quelli bravi, che di certo esistono, anche se sono pochi. Ogni scrittore sogna di incontrare il critico perfetto, quella persona che con rispetto, ammirazione, sensibilità e intelligenza ci segnala gli errori, ci incoraggia affettuosamente e ci esorta a proseguire per il giusto cammino; purtroppo questa creatura singolare appartiene alla leggenda ed è irreale come l’unicorno, ma di sicuro, se anche ci imbattessimo in una persona così, ci sarebbe molto difficile accettare i giudizi negativi.»

(Rosa Montero, La pazza di casa, trad. it. di Michela Finassi Parolo, Milano, Frassinelli, pp. 100-101.)