Narcisismo letterario

Mi sono sempre chiesta perché gli scrittori di narrativa siano in genere affamati di complimenti e si irritino moltissimo se qualcuno li critica. Inoltre, tendono ad affliggere il resto del mondo con insopportabili e continue manifestazioni di narcisismo e autereferenzialità. Soltanto pochi riescono a camuffare questi impulsi. Ma camuffarli non vuol dire che non li provino.

Una analisi del fenomeno si trova ne La pazza di casa, di Rosa Montero:

«Scrivere romanzi è un’attività incredibilmente intima, che ti immerge nel profondo di te stesso e riporta in superficie i tuoi fantasmi occulti. Come fa lo scrittore a non sentirsi fragile, dopo un esibizionismo così esagerato?

A volte penso che pubblicare un romanzo sia come strapparti un pezzo di fegato e posarlo sopra un tavolo davanti al quale passa la gente che commenta spietata: “Ma che brutta frattaglia”, potrebbe dire uno; “Ma guarda che colore orrendo ha, per non parlare della consistenza, è uno schifo”, commenta magari un altro. E tu, che naturalmente ti identifichi con il tuo fegato, ascolti quelle affermazioni e ti senti morire.

A quanto pare (lo racconta Theroux), un giorno Naipaul disse a un intervistatore: “Non posso provare interesse per la gente cui non piace quello che scrivo, perché se non ti piace quello che scrivo mi disprezzi”. È una frase spaventosa nel suo egocentrismo, ma in realtà la capisco… Addirittura credo che si possa provare la tentazione di condividerla, soltanto che ci si corregge, ci si reprime, così come reprimiamo altri impulsi disdicevoli come mettersi le dita nel naso.

Noi scrittori di solito riteniamo che i nostri libri siano migliori di noi, e se qualcuno li disprezza come è possibile che non disprezzi anche te, che sei peggiore delle tue opere? Quando a qualcuno non piacciono i tuoi romanzi, tendi a sentirti rifiutato globalmente come persona.

Perciò Gore Vidal, sempre così lucido e maligno, dice che la migliore lusinga che si possa rivolgere a uno scrittore sia elogiare la sua opera di minore successo. Ecco perché di solito sei stranamente propenso a credere che la gente a cui piace quello che scrivi sia molto intelligente, mentre le persone che mostrano qualche riserva… chi lo sa, magari non sono così sveglie come credevi.

Tutto questo non favorisce la relazione tra scrittori e critici. Nemmeno con quelli bravi, che di certo esistono, anche se sono pochi. Ogni scrittore sogna di incontrare il critico perfetto, quella persona che con rispetto, ammirazione, sensibilità e intelligenza ci segnala gli errori, ci incoraggia affettuosamente e ci esorta a proseguire per il giusto cammino; purtroppo questa creatura singolare appartiene alla leggenda ed è irreale come l’unicorno, ma di sicuro, se anche ci imbattessimo in una persona così, ci sarebbe molto difficile accettare i giudizi negativi.»

(Rosa Montero, La pazza di casa, trad. it. di Michela Finassi Parolo, Milano, Frassinelli, pp. 100-101.)

8 risposte a “Narcisismo letterario

  1. Ci può essere un narcisismo nel soggetto narrante, anche affetto dalla quella sorta di patologia di essere così narcisista da volor mostrare a tutti il proprio fegato (ma poi la critica se l’è voluta, meglio mostrare le parti positive di sè…o semplicemente non scrivere in prima persona…) e c’è un tema narcisistico nell’oggetto narrato, si pensi naturalmente al mito di narciso, come narrato ad esempio in Ovidio. Quando il narcisismo non è sermplice autocompiacimento dell’autore, ma è perlomeno un pretesto narrativo (un topos se si vuole), esso può raggiungere le altissime vette della grande letteratura.

  2. Da qualche parte non ricordo dove, Giorgio Agamben diceva che ormai, dalle nostre parti, lo scrivere è considerato un’appendice così propria dello scrivente che è normale dire “leggo Kafka” anziché “leggo le Metamorfodi di Kafka”. E quindi il leggere diventa quasi automaticamente un cercare di decodificare l’autore…
    E, comunque, non mi fido delle analisi degli scrittori sugli scrittori 😉

  3. Questo vale per tutte le forme artistiche, non credo che il romanzo sia forzatamente la forma massima di esposizione dell’intimo. Soprattutto quand’è un romanzo di genere.

    La butto lì:
    E’ il metterci la faccia, o la firma, che rende un’opera suscettibile di essere definita una forma di esibizionismo. E’ il voler far sapere: io, pinco pallino, mostro al mondo quello che so fare. In questa prospettiva non mi sembra che un cantante di X-Factor sia più protetto di uno scritore di romanzi. Ovviamente, quando il mondo risponde grazie, ma facevamo anche a meno di te, ci si indispettisce.
    Mi si potrebbe rispondere che l’artista dona al mondo la sua opera nel sincero tentativo di migliorarlo (il mondo). In questo caso si può anche sottolineare il proprio disinteresse nascondendo il proprio nome.
    Lo pseudonimo di cui si ignora l’identità celata, l’anonimato, l’opera collettiva sono tutte forme che proteggendo l’artista dall’accusa di esibizionismo lo rendono più aperto e interessato alle critiche.
    Perchè? secondo me perchè lasciando sospesa la questione dell’identità lo scrittore è facilitato nel pensare che il suo è un lavoro in progessione, che può migliorare fino a stravolgersi con la prossima opera e che non lo definisce per sempre come l’artista che ha pubblicato la tal cosa.

    Detto questo aggiungo che, ammettere beatamente che un po’ esibizionisti lo si è e provare un sottile disprezzo per chi non comprende la nostra arte, mi sembra sano.

  4. “La metamorfosi” di Kafka, Paolo S (Die Verwandlung, titolo originale in tedesco), mentre per Ovidio sono “Le metamorfosi” (Metamorphoseon) poema in 15 libri. Ho detto “in Ovidio” e non “nelle metamorfosi di Ovidio” per brevità (è un semplice commento in un blog, non un saggio accademico…) come tu hai citato l’autore Giorgio Agamben senza citare il testo in cui direbbe le cose che hai riportato.

    Sul tema scrittori che criticano scrittori, credo che siano quasi sempre meglio gli scrittori dei critici ad analizzare opere di scrittori, io piuttosto mi fido molto poco dei critici…

  5. Bello postarello condivido in tutto.
    Io pure un pochetto lo scrittore lo capisco, certo se come dire conosce se stesso ecco e cerca di dasse na’ regolata lo capisco meglio. Mi viene però da aggiungere che ci sono querelle e querelle in tema, livelli e livelli, altezze e bassezze. Anche i critici, hanno questo problema del narcisismo, problema ancora più acuto – ho sempre l’idea che molti di loro si occupano di una cosa che vorrebbero fare, e non riescono. Sicchè uno esercita il suo narcisismo sulla pelle propria, l’altro sulla pelle altrui. L’ego dello scrittore è nella trasformazione del proprio sguardo, l’ego del critico è nel far vedere come guarda questo altro sguardo. Il gioco è spesso impari perchè la pelle del critico è fuori gioco, e il suo gioco ha una funzione diciamo istituzionale. Non di rado allora queste bagarre scivolano in un basso, un basso del sottopelle – un basso anche troppo personale e individuale, che dimentica completamente la materia del contendere – cioè la qualità della narrazione, cioè il trucco e il parrucco insomma, e si concentra su cose personali e alla fine volgari. La psicoanalisi spiccioletta, l’aneddotica de sto cavolo, la frecciatina puaretta – non danno molto ecco.

  6. Attenzione a… l’Unicorno!! Il mistero della sua esistenza pare essere stato svelato recentemente…

  7. Replicant — scrivevo di frettissima, più refusi che parole (ho metamorfosato pure le/la metamorfosi) ma non mi sembra che il comment fosse una frecciata contro il tuo. Sorry! Volevo solo dire che è un abito mentale del lettore quello di fare una lettura-guardonaggio. E non si può pensare che lo scrittore lo ignori o non cerchi di sfruttarlo. La citazione dell’autore senza luogo era voluta, a conferma di questo abito mentale!
    Forrest Gamper — il segreto dell’unicorno? Ti riferisci a quello che ne ha scritto un certo “Enrico Artico”?

  8. Ok, scusami tu, Paolo S, a volte sovrainterpreto un po’ troppo i testi che leggo, ;).

    Meno male che in questo caso le intenzioni dell’autore del post possono essere esplicitate come hai fatto tu. Pardon, a risentirci…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.