Archivi del giorno: giovedì, 21 Mag 2009

Bologna, la sinistra, i giovani

Ieri su Repubblica Bologna è uscito – un po’ scorciato per ragioni di spazio – questo mio articolo, col titolo «Diteci anche cosa la sinistra intende fare per gli studenti»:

Condivido la domanda che Grazia Verasani ha fatto su queste pagine qualche giorno fa: «Perché i politici di sinistra non parlano di cultura?».  Condivido i suoi dubbi e la sua amarezza. Ho letto con attenzione la riposta di Andrea De Maria, ma resto perplessa: mi è parsa più descrittiva del passato che propositiva per il futuro. Staremo a vedere.

Alla domanda di Verasani aggiungo questa: «Perché i politici di sinistra non parlano di studenti?». Attenzione però: è una domanda datata, cioè non riguarda solo queste elezioni, ma mi frulla in testa da almeno dieci anni. E purtroppo mi frulla pure la risposta: «Perché la maggior parte di loro non votano».

Ecco il punto: da anni fra la città e gli studenti c’è un muro. O meglio, alla città gli studenti vanno bene finché pagano affitti salati e consumano piadine, pizze e birra nei pub e nelle osterie. Per il resto, i bolognesi tendono sempre più a guardarli con sospetto e fastidio, associandoli al degrado del centro storico, al disordine e al chiasso notturno. Retorica da docente universitaria? No, economia.

Una ricerca svolta in Ateneo circa un anno fa mostrava che, per mantenersi a Bologna, un fuorisede spende in media più di 1000 euro al mese, di cui oltre 600 se ne vanno in vitto, alloggio e spostamenti per e dentro Bologna. Rispetto al 1998 la spesa era cresciuta del 57%, oltre il doppio dell’inflazione. Nell’ultimo anno è arrivata la crisi e gli affitti sono un po’ calati, dicono le agenzie immobiliari (nulla si sa del nero). Ma con la crisi è diminuita pure la capacità di spesa delle famiglie, e la sostanza oggi non cambia.

Risultato: un calo costante di immatricolazioni che risale – se la memoria non mi tradisce – ai primi anni 2000. Certo, è ingiusto responsabilizzare solo la città: anche l’università deve fare autocritica, e infatti alcune discussioni fra i candidati rettore di questi giorni vertono su questo tema.

Ma perché vorrei che anche i candidati sindaco parlassero di studenti? Perché – lo dice la parola stessa – «studiano», cioè consumano, trasformano, producono cultura: come si fa a non pensare a loro quando si parla (se si parla, come chiede Verasani) di cultura? Inoltre gli studenti che arrivano a Bologna da altre città, italiane o straniere, portano idee e prospettive diverse, che la città dovrebbe sapere accogliere e valorizzare al massimo, per rinnovare le proprie. Infine gli studenti sono al momento la risorsa più preziosa che Bologna ha sotto mano per contrastare l’invecchiamento intellettuale, oltre che anagrafico, della sua popolazione.

E poi diciamola tutta: trascurare gli studenti solo «perché non votano» è doppiamente miope. Innanzi tutto, molti potrebbero prima o poi prendere la residenza (una volta lo si faceva spesso, ma oggi?) e diventare elettori. L’attenzione per gli studenti può dunque essere remunerativa a medio e lungo termine; la disattenzione, penalizzante. In secondo luogo, molti studenti sono già bolognesi. Come si catturano i loro voti? E quelli dei loro amici che studiano altrove e votano a Bologna?

Insomma, la disattenzione per gli studenti è sintomatica di una più generale – e grave – disattenzione per i giovani. Inutile ribadire che una città che non punti sui giovani non guarda al futuro. E allora riformulo la domanda: «Cosa propongono i politici di sinistra ai giovani di questa città?».

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NB: trovi QUI una sintesi dell’indagine socio-economica di cui ho parlato.