TTTLines: fra noia e proteste

La compagnia di navigazione TTTLines lo rifà. Nel 2008 aveva promosso la rotta Napoli-Catania con questa affissione (clic per ingrandire tutte le immagini):

Vesuvio ed Etna

Quest’anno ha scelto la headline «Abbiamo le poppe più famose d’Italia» per presentare i fondoschiena seminudi di alcune turiste che prendono un traghetto. Il formato è gigantesco:

Abbiamo le poppe

Niente di nuovo sotto il sole estivo. Nella pubblicità italiana l’uso di seni e sederi femminili, nudi o seminudi, risale almeno ai primi anni Settanta. Solo che oggi è più frequente. Meno frequente è il tentativo, da parte di gruppi e associazioni femminili o femministe, di scagliarsi contro queste immagini con iniziative come quella di Napoli, quartiere Fuorigrotta:

Protesta Abbiamo le poppe

Non facciamoci illusioni. Queste iniziative sono preziose, ma le persone – donne e uomini – che trovano «divertenti», «simpatiche» e «azzeccate» le similitudini di TTTLines sono più numerose di quelle che se ne sentono offese. Basta farsi un giro in rete per constatarlo. Sentire le chiacchiere in autobus.

Perciò coprire le immagini con striscioni e tasselli non basta. Innanzi tutto attira subito l’accusa di moralismo censorio e limitazione della libertà individuale. Quale libertà? Quella di girare in short e minigonne, naturalmente. Già me li immagino, donne e uomini, ragazzine e ragazzini, tutti a scuotere la testa: «Ma sono rimaste indietro? si scandalizzano per un bel culo?». Oppure: «Non capiscono il gioco, l’ironia? non sono capaci di ridere?». Infine l’acidità peggiore: «Le femministe sono invidiose perché non hanno niente di bello da mostrare».

Dunque, come uscire da questa impasse? Credo che alle manifestazioni di protesta vada aggiunto un lavoro minuzioso e attento sulla comunicazione. Su tutti i media, in tutti gli ambienti, tutti i giorni. Il modo migliore per corrodere la comunicazione è usare le sue stesse regole. Specie se si vogliono raggiungere le masse e ottenere risultati duraturi.

Inventiamo campagne di contro-pubblicità, per esempio. Che siano davvero intelligenti e nuove. Originali. Non ripetitive fino alla noia, tutte seni e sederi. Un po’ quello che su altri fronti fanno gli Adbusters, ma in modo meno intellettualistico di loro, più mirato al grande pubblico.

Ancora più facile: inventiamo campagne che giochino sul corpo maschile. E non mi si obietti che la pubblicità già lo fa, perché esibisce pure corpi maschili. Attenzione: i bei ragazzi della pubblicità – comunque meno delle ragazze – alludono spesso al mondo gay. Ma nessuno gioca su quei corpi come fa TTTLines con le donne. Io invece penso a campagne rivolte a tutti, con questo obiettivo: scherzare col corpo maschile, metterlo alla berlina. Come da sempre si fa con quello delle donne.

Ma invertendo i ruoli, una buona volta.

———–

NB: questo articolo è uscito oggi su www.zeroviolenzadonne.it, nella sezione Controimmagine.

21 risposte a “TTTLines: fra noia e proteste

  1. Interessante la cosa, Gio’. Ma, secondo te, quanto tali campagne pubblicitarie sono influenzate dal clima socio – politico – culturale che ri respira nel nostro Paese?
    Voglio dire: altrove una cosa del genere sarebbe possibile (almeno in queste dimensioni?)

  2. Ci sono già le campagne pubblicitarie che irridono il corpo maschile, l’intelligenza maschile, il cosino maschile, ecc. ecc. E’ solo che alcune donne o non le guardano o fanno finta di non averle mai viste.

  3. Idee interessanti.
    Io pure ho sempre fatto caso a sta cosa che il referente delli maschi nudi è sempre gayo. Temo che questa cosa, abbia però molto a che fare con un incrocio tra logiche psicologiche e logiche di mercato. Cioè se si fa non è solo per ottuso machismo.
    O con sociologico machismo.
    Però io non ho capito bene il progetto. Cioè di tratta di contropubblicità de che? messaggi esplicitamente dedicati all’abuso del corpo femminile spostati sul maschile?
    Hm

  4. Noooo, zauberei, figurati no: con intelligenza, ironia, mescolando ruoli, posizioni. Scombinando le carte, facendo sorridere. In modo accessibile a tutti, però, mai elitario. Sempre per tutti, sempre con intelligenza. Ci torneremo. Ora sto scappandoooo…

  5. Ciao Giò,
    dicevo. Cambiare le cose non è né breve né facile. Provo a dire/dare alcuni motivi. E qualche indicazione tecnica sensata.
    1) la pubblicità non fa che riprendere, rispecchiandoli e amplificandoli, gli umori dominanti. Questo è nella sua natura di comunicazione persuasiva. Per persuadere, devi sviluppare il tuo discorso a partire dalle convinzioni, dai presupposti, dai paesaggi mentali dell’altro. E tette e culi oggi fanno con ogni evidenza parte del paesaggio mentale medio italiano. Sappiamo che, fra gli altri, uno che dobbiamo ringraziare specialmente di questo fatto è “papi”.
    Comunque: la pubblicità cambierà dopo che è cambiato tutto il resto. O dopo che avrà cominciato a cambiare, magari grazie a qualche élite. Abbastanza ampia, però.
    2) il fatto che numerose donne e uomini trovino divertente, simpatica e azzeccata ‘sta roba dimostra quanto sopra. Sigh. E’ deprimente, ma è così. Se vogliamo cambiare le cose non possiamo non tenerne conto.
    3) inoltre: alcune campagne pubblicitarie puntano sulla creazione di uno scandalo più o meno fittizio per amplificare gli effetti del proprio scarso budget guadagnandosi presenza gratuita sui media. E non importa che il medium ne parli male: “basta che se ne parli”. In questa trappola è caduto non troppo tempo fa anche il TG1, riprendendo un’orrida campagna napoletana di pupe scosciate e poliziotti. Oltre un minuto di backstage mandato in onda in prima serata, nello spazio televisivo più prezioso d’Italia, gratis. Li avevo -quelli del TG- scongiurati di non farlo, spiegandogli il meccanismo e arrivando a rifiutarmi di commentare. Niente da fare. Quelli dell’agenzia, invece, si saranno scambiati pacche sulle spalle per un mese.
    4) importante: esiste il Giurì della pubblicità. Funziona. Anche in tempi rapidi. Chiunque può segnalare e denunciare. Ecco il link: http://www.iap.it/it/messaggi.htm
    Diffondiamolo, per favore. La sospensione di una campagna è un danno reale per chi l’ha commissionata.La sentenza, tra l’altro, resta online forever.
    Un’altra cosa che funziona, se la fanno in molti, è scrivere alle imprese che producono pubblicità molesta dichiarando il proprio impegno a dissuadere quanta più gente possibile dall’acquisto del prodotto/servizio pubblicizzato. Questa è una cosa che potrebbe non essere difficile organizzare online. Anche un elenco online di aziende e prodotti che fanno pubblicità cialtrona, pubblicato in una pagina dal titolo “Non compriamo ‘sta roba” potrebbe funzionare. Le motivazioni del non acquisto vanno espresse, ma le campagne NON vanno mostrate. Non premiamole mai dandogli ulteriore visibilità.
    5) dobbiamo ricostruire un immaginario collettivo entro il quale le donne siano qualcosa di più interessante, appassionante, affascinante, reale, vivo e vitale di questa macelleria di tette e culi. E’ un lavoro lungo. Ma la nostra mente abbandona un modo di vedere quando trova e comprende (e riesce a condividere) un altro modo di vedere. Dobbiamo trovare, diffondere, promuovere narrazioni nuove. Un nuovo sguardo. Per fare questo può anche essere utile la contropubblicità. Ma non credo che sia lo strumento più affilato e migliore. Ci vogliono cose “per”. Non “contro”. Il “contro” crea dei vuoti cognitivi. Per questo funziona poco (molti di noi continuano a non capirle questo fatto). Bisogna creare dei “pieni”. Dei pieni, pieni di senso.
    6) su questo obiettivo andrebbero costruite delle alleanze. Bisogna riuscire a esprimere in tutta la sua ricchezza ciò che le donne sono. Attraverso storie e protagoniste differenti. Alternative virtuose (e belle, e divertenti…) che dovremmo impegnarci a promuovere e diffondere in ogni maniera.

    Non lasciamoci fuorviare da una rabbia più che legittima, ma poco produttiva in termini di cambiamento reale. Sì, abbiamo un sacco di lavoro da fare.
    Un abbraccio

    Annamaria

  6. I punti di Annamaria sono illuminanti.
    A mio parere l’ultimo è il più importante: costruire storie e protagoniste differenti. Perchè lo sappiamo, la pubblicità non sarà mai avanguardia.

    Quindi la nuova onda va portata nei film, nei magazine, nei romanzi, in tv..
    Quanto è raro incontrare un romanzo oggi dove una protagonista donna sia alle prese con un problema senza risvolti sentimentali? Dove sono le narrazioni dove una donna si pone un problema etico? E perchè nella televsione italiana, a prescindere dal discorso centrato sull’esposizione del corpo, non esistono donne brutte, quando abbondano uomini orrendi?

    Certo la questione non è solo italiana. Si pensi al cinema hollywoodiano dove i modelli di donne “alternative” degli ultimi anni sono al livello della Bridget Jones indecisa su quale sarà l’uomo della sua vita e la Erin Brokovic che strappava firme esponendo le tette. C’è da rimpiangere la Davis di Johnny Guitar. D’altra parte la proporzione di registe donne nel mondo parla da sè.

    Poi nessuno parla più di femminismo, come se fosse stato solo un errore. Un movimento che non ha lasciato tracce. E anche i vari cultural studies, studi di genere ecc ecc, che eredità accademica ci hanno lasciato? Io devo dire che li ho incrociati quasi per sbaglio nel mio corso di Laurea in Scienze della Comunicazione.

    E dunque mi chiedo, da che parte bisogna RI-cominciare per cambiare il mondo?

  7. Sono perfettamente d’accordo con te, l’approccio al corpo maschile e al corpo femminile nella pubblicità è ENORMEMENTE differente (e non serve aver fatto un master per capirlo, basta essere stati un adolescente gay che si porta una rivista in bagno).

  8. Prima di tutto il problema non sono le tette, ma la loro mercificazione. Ovvero usare il bel corpo femminile non per eccitarsi o per ammirarlo, ma per cercare di vendere un oggetto o un servizio. E quindi, anche se il target è il mondo gay (ma sarà vero?) il corpo maschile viene già mercificato.

    E poi: non è che siccome il corpo femminile viene mercificato, *allora* bisogna mercificare anche quello maschile, che così imparano. Che è, una corsa al ribasso?

  9. scusami Giovanna , ma….

    – dopo che fai del sessismo sui maschi, cosa hai spostato? secondo me le pubblicita’ sono piene di sessismo anche nella raffigurazione dei maschi, solo che forse nel sessismo che rigurada i maschi il corpo ha meno importanza (d’altro canto dai greci in poi il corpo e’ donna e la mente e’ uomo)

    -e’ vero che moltissime delle rappresentazioni mediatiche di corpi maschili presentati come oggetti di desiderio alludono ad un desiderio omosessuale, questo secondo me succede perche’ lo sguardo della donna come soggetto di desiderio non ha nessuna circolazione in circuiti mainstream, lo sguardo omo e’ stato, diciamo cosi’ “sdoganato”, (lo so e’ una brutta parola), ma in forme molto dissimulate o ambigue. Insomma il desiderio femminile e’ uno sconosciuto (adesso mi viene in mente solo il bellissimo nudo di Harvey Keitel in Lezioni di piano) , quello femminile etero forse ancora piu’ di quello lesbico.

    -perche’ “mettere alla berlina” il corpo maschile piuttosto che acettare la sfida di mostrare la nudita’ femminile (e anche maschile) senza farne tranci di carne come nelle pubblicita’ che hai mostrato?

  10. Grazie a tutte e tutti per i contributi.
    Grazie soprattutto ad Annamaria, che da grande professionista della pubblicità quale lei è, più che commentare, “ci ha spiegato come va il mondo”. Giustamente.

    Certo, la specularità NON è una soluzione. Fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi stesse NON è una soluzione. Diciamo piuttosto che può essere una leva per pensare, per provocare. Per attirare l’attenzione.

    Allora confesso: ho lanciato una provocazione.
    Proporre di fare ai corpi maschili una piccola parte di ciò che di solito si fa a quelli femminili (una piccola parte, eh, niente volgarità!) può servire, dal mio punto di vista, a queste cose:

    (1) innanzi tutto a riflettere per benino su quanto ciò sia difficile: come si fa a ridicolizzare il corpo maschile in modi che non finiscano a carote e zucchine? È un problema, appunto. (E perché con le donne è invece facile? E perché non si dovrebbero trovare modi intelligenti e “di massa” per farlo con i corpi maschili, senza strizzare l’occhiolino al mondo gay?);

    (2) questa rilfessione potrebbe/dovrebbe servire a cercare ruoli alternativi per tutti, non solo a ridicolizzare i corpi maschili: maschi etero, femmine etero, omosessuali e tutto il variegato mondo del gender;

    (3) se muovi le acque in una direzione, cominci a smuovere tutto il sistema: non ce la facciamo a smuovere la rappresentazione del corpo femminile? tentiamo con quello maschile, questo è il mio punto;

    (4) se smuovi giocando alto, tiri in alto anche il resto.

    Ha ragione Annamaria quando dice che bisogna inventare nuovi ruoli e nuove narrazioni per le donne. Il mio punto era semplicemente: e se cominciassimo dal corpo degli uomini per vedere l’effetto che fa?

    Occorre ragionare sistemicamente, insomma.

    Spero di essermi spiegata, nonostante il caldo e il pochissimo tempo che oggi ho a disposizione. 🙂

    Grazie a tutte e tutti!

  11. “bisogna inventare nuovi ruoli e nuove narrazioni per le donne. Il mio punto era semplicemente: e se cominciassimo dal corpo degli uomini per vedere l’effetto che fa?”

    Sarebbe bello che gli uomini lo facessero da soli, purtroppo il momento in cui siamo non gli fa percepire che anche loro hanno un ruolo di genere, che anche loro sono vittime oltre che artefici del sessismo…

    l’estetica gay comunque non mi pare usata di questi tempi come modo per ridicolizzare il corpo maschile, anzi, casomai per renderlo desiderabile…e questo non mi pare sessista in se e per se, anche se puo ‘ esserlo: l’estetica gay non e’ immune dal sessismo, proprio per questo sarebbe bello che l’estetica gay fosse usata, al massimo, per ridicolizzare il RUOLO maschile, (e non il corpo maschile…)

    ciao

  12. Una nota: io continuo a vedere l’umorismo come l’unico grimaldello che oggi abbiamo per scardinare il discorso dei media. Umorismo≠comicità pecoreccia, ben inteso.
    Se vedo Rita Levi Montalcini o Margherita Hack proporre un modello, la mia reazione può essere non sarò mai così fine, perché presentiamo vette di eccezionalità e in campi specifici. Difficile volersi confrontare con premi nobel o scienziati di fama mondiale.
    Vedendo una velina la reazione può andare dal “cos’ha quella che io non abbia” al “posso riciclarmi come un imitazione passabile facendo questo o questo” (dalle ore di palaestra alla chirurgia plastica alla tenuta scosciata, che ai maschi basta poco per cominciare a sbavare), al “che orrore, io non c’entro niente con questo modo di presentarsi”. E’ un modello che invita al confronto, ma non tutti/tutte sanno sostenerlo in modo tranquillo.
    Quando vedo Siusy Blady o Luciana Littizzetto, vedo un certo modello (fisico, mentale, morale) che esplode, e comunicato secondo un linguaggio che capisco.
    Niente arzigogoli intellettuali, niente ideologie troppo ostentate, niente ragionamenti astratti. Il re è nudo, qui e ora. Mica poco.

  13. Proposta: l’invasione degli ultracorpi. Corpi di uomini, corpi rigorosamente maschili che vanno in palestra. Ci va anche M, che non ha esattamente un fisico da Adone, ma sogna un ultracorpo, superpalestrato. Come in “fossi figo” di elio e le storie tese. Vuole diventare “il re dell’addominale”, “il principe dell’adduttore”. Ma è un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. Un corpo normale, anzi anche un po’ grasso e goffo in mezzo a un’autentica invasione di ultracorpi, di corpi maschili palestrati. Una domanda sorgerà spontanea: quale dei corpi esposti è il più ridicolo? (un po’ sullo stile di elephant man di Lynch, in cui il corpo mostruoso dell’uomo elefante mostrifica i corpi normali degli altri). I corpi palestrati, gli ultracorpi, o il corpo sfigato di M?.

    E a proposito di corpi maschili: che dire dei corpi dei ciclisti, dei calciatori, dei giocatori di rugby, ecc.? Anch’essi vengono normalmente esposti in tv pressochè nell stessa misura dell’esposizione dei corpi femminili (e infatti le veline, in Italia, si mettono con gli sportivi) E il corpo nudo di Corona e Belen Rodriguez? Che dire di ciò?

  14. NAturalmente mi ha molto colpito l’intervento di Annamaria Testa – ficherrimo. Soprattutto i punti alla fine – quelli all’inizio pure ma c’ero abba arrivata da sola.
    Allora ecco le cose che mi smuovono codesti punti di Annamaria Testa. Sono suggestioni eh, non pretendo di essere esaustiva. Parlo solo di alcuno miei chiodi fissi ecco.
    – Abbiamo un problema e questo problema è la relazione diversa tra se e corpo che hanno uomini e donne. Fermo restando che la divisione fra maschile e femminile ha una specie di rigidità di comodo, ma si tratta in realtà dei due poli di un continuum, questa relazione ha una marca non solo sociologica ma anche psicologica (giovà nun t’arabbià 🙂 ) Bisogna tenerne conto ed elaborarla piuttosto che scotomizzarla. Bisogna inglobarla in una costruzione di senso complessa. Bisogna insomma fare una specie di psicoterapia de gruppo – nel senso di grosso gruppo ecco:) in cui il grosso gruppo deve passare a un uso psichico del se e delle sue strutture mentali più evoluto e meno basico. Una descimmizzazione che non ci privi del naturale ma lo inglobi. Speriamo che se capisce.
    2. Credo nella necessità di una gradualità e di una messa a fuoco degli obbiettivi. In un eventuale progetto in questo campo – per il quale mi dichiarerei disponibile- mi interesserebbe lavorare non tanto intorno alle rappresentazioni del femminile come oggetto sessuale – perchè lo trovo tema scivoloso, e mi mette in crisi su certe questioni (oggetto? soggetto? se ne è già parlato con la Giovanna) invece riterrei molto utile e come dire ineccepibile – lavorare sulle rappresentazioni della subordinazione. Cioè quelle scenette del video di Mammuccari per dire. O quella graziosa campagna pubblicitaria di Dolce e Gabbana con plastificato inno allo stupro.
    3. Trovo che ci sia un gran bisogno di fare cultura penetrando certi universi, innanzitutto femminili. E pensando a contesti non esattamente urbani. Credo che bisogna partire da li. Esattamente come il mio personale problema con il Papa non lo posso risolvere incazzandomi col papa, ma rivendicando il laicismo della costituzione italiana, perchè il Papa ragionevolmente che deve fa? er su mestiere di Papa, io devo lavorare a che il femminile italiano faccia un passuccio avanti e si renda conto che il suo se corporeo ha significato in un orizzonte di senso complesso e non reificato. Che certe logiche di subordinazione non sono la verità. Ecco c’è molto da fare.

  15. I punti 5) e 6) del contributo di Annamaria Testa sono illuminanti. Non si modifica la percezione del corpo femminile tette-e-culi se non si modifica l’immaginario all’interno del quale il corpo viene mercificato. Non sto parlando dell’immaginario del corpo: parlo dell’immaginario tout court. È un lavoro di lunga durata, per il quale è fondamentale costruire reti e alleanze trasversali. Prima o poi (più prima che poi) bisognerebbe cartografare le realtà già impegnate in questo lavoro, per avere una visione più precisa e consapevole delle strategie, dei risultati, degli spostamenti. E, al tempo stesso, cartografare le strategie di questo “friendly fascism” (rubo l’espressione ai Consolidated, sperando che qualcuno se li ricordi ancora) che si spande senza apparenti legami dal Grande Fratello ad Arisa, fino alle poppe in alto mare.

  16. Come contributo alla discussione segnalo che su questi e altri argomenti simili si è discusso oggi alla trasmissione radiofonica “Fahrenheit”, ospite tra l’altro Anna Maria Testa. Per fortuna che in auto ho “di default” l’abitudine di sintonizzare sempre su Radio 3 perchè è stata una conversazione davvero molto interessante.
    Questo è il sito della trasmissione:
    http://www.radio.rai.it/RADIO3/FAHRENHEIT/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=287401

  17. Su corpo femminile e maschile/tette e culi per vendere vi butto lì una segnalazione: basta digitare su YouTube “intimissimi parodia”. Spunta il video parodia della nuova pubblicità x la inea basic, tutto uguale tranne un dettaglio: al posto della modella c’è un uomo che veste il completino basic. Il mio primo pensiero è stato: eh sì, intimissimi conta poco, è il corpo che conta.
    Il terzo video però è un parodia homemade fatta al liceo da Samuela, una ragazza non magra, non particolarmente bella, vestita! Gioca con l’obiettivo in modo femminile, sensuale direi, e autoironico. Il mio secondo pensiero è stato: …però la sensualità non passa sempre attraverso la bellezza del corpo! (certo fa l’eco puntigliosamente al video, con tanto di primo piano sul sedere come nell’originale, ma il succo è un altro: non è una bellezza, è vestita, ci ride su, eppure il risultato è sensuale). Non illuminante, ma simpatico per me, voi che ne dite?

  18. Laura, ho visto… vedremo.

  19. Trackback manuale: http://dietrolenuvole.altervista.org/2013/10/28/10-pubblicita-orrendamente-sessiste/

    «Per approfondire (se proprio ci tenete) potete leggere gli articoli pubblicati in proposito sul blog di Giovanna Cosenza qui e qui o anche sul blog Un altro genere di comunicazione»

  20. Pingback: 10 pubblicità orrendamente sessiste | Dietro le nuvole

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