Pasolini e la televisione

«Il successo è l’altra faccia della persecuzione… nel momento in cui qualcuno ci ascolta dal video, ha un rapporto da inferiore a superiore, il che è profondamente antidemocratico… le parole che cadono dal video cadono sempre dall’alto, anche le più sincere, anche le più democratiche… Il grande pessimismo implica sempre un grande ottimismo».

Sono alcuni passaggi chiave di una celebre chiacchierata (a tratti polemica) fra Enzo Biagi, Pasolini e altri.

Sulla Rai. Nel 1971.

8 risposte a “Pasolini e la televisione

  1. Il successo è una cosa brutta per un uomo…. A me ha sempre colpito questa frase, pronunciata da PP con tanta incisività. Sembra che intendesse qualcosa di molto vicino al potere; e tutta la chiacchierata sembra un atto di odio nei confronti del potere.
    Certo, le cose sono cambiate tantissimo in poco più di trent’anni.

  2. scorfano, sono cambiate le cose o si è semplicemente non solo realizzato ma intensificato quello che Pasolini diceva? E oggi le persone valorizzano positivamente – molto più di ieri – ciò che Pasolini odiava…

  3. Il video – come in generale tutti i media di massa – è autoritario e antidemocratico, perchè non ti offre la possibilità di rispondere, di gestire la comunicazione con un feedback, almeno non immediato. Si tratta di una comunicazione unidirezionale mittente/ricevente.
    Le condizioni cambiano notevolemnte quando sperimentiamo la comunicazione con un medium interattivo, che passa dall’analalogico al digitale, e lascia alla comunicazione la sua connotazione bidirezionale mittente/ricevente/mittente e così via. Qui il potere, l’autorità e la responsabilità anche di chi veicola i messaggi assumono un carattere più democratico, nel senso che gli attori a quel punto sono alla pari.

  4. Sì, Giovanna, quello intendevo dire: che sono cambiate le cose perché si è realizzato e intensificato quello che Pasolini diceva. E anche perché un dibattito di tale altezza intellettuale nella tv di oggi è sostanzialmente impossibile. Anche questo è cambiato.

  5. Vedere Pasolini e Biagi discutere pacificamente sulla televisione, sui suoi effetti e sul suo potere è una di quelle cose che ti ricorda perchè quando la sera accendi la tv e ti ritrovi a vedere Matrix o Porta a Porta, spegni e ti metti a leggere il tuo caro vecchio libro!!!
    Pasolini è stato uno dei primi a intuire il potenziale di questo mezzo di comunicazione. Ma quello che lo rende davvero geniale, a mio avviso, è il fatto che abbia capito che questo il tipo di comunicazione unidirezionale avrebbe potuto creare grandi disuguaglianze. E non perchè solo pochi hanno il potere di decidere cosa trasmettere, ma piuttosto perchè se usato per raggiungere determinati scopi da la possibilità di “livellare”, di omologare, di “uccidere” il senso critico di chi sta davanti al teleschermo.
    Insomma, è come se Pasolini avvesse previsto l’avvento del Papi che ha portato in Italia la tv commerciale!
    Oggi sarebbe improponibile un tipo ti televisione come quella degli anni ’60. Le cose sono cambiate. Non c’è più l’esigenza del maestro che ti insegna a leggere e a scrivere, siamo tutti più o meno alfabetizzati. Oggi la gente avrebbe bisogno di approfondimenti, di inchieste, di programmi che facciano sviluppare in qualche modo il senso critico e l’impegno civico dei telespettatori. C’è chi potrebbe obiettare dicendo che le leggi del mercato e la concorrenza non lo permettono. E in effetti è proprio quello che fa la Rai oggi. Si è adattata e trasformata in una tv commerciale di seconda classe. Sì, di seconda classe perchè non fa altro che copiare qua e là i format e le strategie seguite da Mediaset con risultati, però, spesso scadenti e che rasentano il ridicolo.
    Non c’è da sorprendersi se poi i ragazzi di oggi ne sanno più sulle nomination del Grande Fratello che sui partiti presenti in Parlamento o sulle leggi ad personam del Papi. La Rai non fa nulla per evitarlo (a parte poche e rare eccezioni) e Mediaset dall’altra parte fa di tutto per distrarci. Ci bombarda di pubblicità. telefilm, reality e finti talk show che non hanno altro scopo che distrarci da quello che succede nel mondo e nel nostro Parlamento.
    Certo, senza dubbio in tutto questo il contesto e la famiglia in cui si cresce hanno un ruolo fondamentale, ma oggi è difficile per un genitore controllare cosa guardano i figli in tv. Non c’è tempo e forse neanche la voglia di farlo. Fa comodo così e si continua a sottovalutare la grande influenza di questo mezzo. Come sempre in Italia si fa finta di niente.
    Il paradosso della tv sta proprio nel fatto che è un “mezzo di comunicazione di massa”. Questo sognifica che dovrebbe anche essere al servizio della massa. Oggi, almeno in Italia, sembra che sia la massa ad essere al servizio della tv (se di massa al giorno d’oggi si può ancora parlare..). I tg dicono solo quello che gli è permesso dire e devono anche dirlo in un certo modo altrimenti ti mandano a casa!
    Questa è l’Italia oggi. L’Italia in cui dopo anni di dura vita da velina, il passaggio naturale successivo è quello di candidarsi alle europee! L’Italia in cui i calciatori sono strapagati e chi fa ricerca per salvarti dal cancro (tanto per dirne una) riesce a stento a pagare il mutuo della casa! L’Italia in cui nessuno sembra minimamente indignato dalle vicende “personali” del premier che per il solo fatto che qualcuno abbia sollevato dei dubbi sui suoi rapporti con Noemi avrebbe già dovuto dimettersi da tempo. Non è una questione di verità, piuttosto una questione morale, etica, di trasparenza e fiducia nei confronti del popolo italiano. Ma al popolo forse tutto questo non interessa, preferisce guardare Uomini e Donne e sapere chi alla fine sceglierà chi.

    Non voglio assolutamente generalizzare. Per fortuna non è per tutti così.
    E per sua fortuna Pasolini si è risparmiato questo triste spettacolo.

    Scusa lo sfogo.
    Sarà pure la classica rabbia dei 20 anni, ma in questo periodo della mia vita sono particolarmente disgustata dalla realtà che mi circonda.

  6. Al di là delle considerazioni sull’Italia di oggi, è della comunicazione che si deve parlare.
    La comunicazione è fondamentale ma nello stesso tempo è l’anello debole per il raggiungimento della democrazia. La democrazia è un’ideale tutt’altro che realizzato.
    Uno spunto di riflessione:
    http://it.youtube.com/watch?v=MgJCbkU3YXo&feature=related
    I mezzi di comunicazione sono monopolio di una elite.
    Sarebbe folle pensare di fare a meno dei mezzi di comunicazione di massa, piuttosto possiamo, anzi dobbiamo, pensare ad una “alfabetizzazione di massa ai media”. Solo dando gli strumenti culturali necessari per decodificare i vari linguaggi mediatici potremo sviluppare il senso critico e farne capire i meccanismi. Il sistema si contrasta (o si combatte) dall’interno.
    Io lo so, lavoro nella comunicazione

  7. sarebbe interessante vedere la trasmissione integrale e non solo questi 5 minuti. Una parte di questi 5 minuti furono mostrati nella trasmissione Tv talk e fu spiegato che Biagi disse “Lei può dire ciò che vuole qui” e, ironicamente, la trasmissione non andò in onda in quell’anno ma anni dopo (perchè c’erano dei problemi legali; denunce tra Pasolini e la Rai). Molto interessante Pasolini ma non fatene un santino 🙂 Altrimenti cosa dovremmo fare a Debord? Dedicargli statue? 🙂

  8. sarà che a scuola ho fatto analisi prossemica del talk show
    ma di questo mi ha colpito sempre la sostanziale differenza negli atteggiamenti, nelle posture, nella mimica, negli sguardi

    come se pasolini e i suoi interlocutori fossero di due mondi separati e mai sovrapponibili.

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