Bello e impossibile

Con l’avvicinarsi dell’estate riprende la campagna D&G per la versione maschile del profumo Light Blue, lanciata nel 2007. Perfetta per le riflessioni sulla rappresentazione del corpo maschile che abbiamo iniziato con «L’uomo in ammollo».

Lo spot è stato girato su un gommone nel mare di Capri. Sole a picco, mare piatto e assoluta solitudine per un bellissimo lui che si china a baciare una bellissima lei, sulle note di «Parlami d’amore Mariù».

Troppo bello per essere vero, e infatti non lo è: all’improvviso ciak! e si scopre che è un film (o uno spot, appunto).

Lui è il modello David Gandy, che in passerella si presenta così:

David Gandy

Moro, muscoloso e depilato, ha persino «il sapor mediorientale» della canzone di Gianna Nannini. Se poi consideriamo che l’annuncio stampa mette in primo piano i suoi attributi sessuali, ne abbiamo abbastanza per dire che a questo corpo tocchi la stessa sorte di quelli femminili del documentario di Lorella Zanardo: ipersessualizzazione, plastica, atrofia cerebrale.

Pari opportunità? Non proprio, visto che è destinato ai gay, non alle donne. Come lo sono tutti i corpi maschili fotografati da Stefano Dolce e Domenico Gabbana, che della loro omosessualità hanno fatto un marchio di fabbrica.

Lo conferma il ciak finale, che toglie realtà alla scena anche per dire: «Donne, non illudetevi: questo corpo non è per voi».

L’annuncio stampa:

Light Blue

Lo spot:


 

 

 

 

 

 

 

 

9 risposte a “Bello e impossibile

  1. Mhmh. Premetto che non riesco a visualizzare lo spot, anche se credo di averlo visto in passato.
    Mi pare di aver ammirato la bellezza glabra del suddetto manzo a Sanremo, dove era stato convocato in qualità di “velino” per sfoderare una serie di sguardi “mo’te sbrano” alla telecamera più vicina. Già in quell’occasione mi sono interrogata sulla strana deriva “transgender” di certo spettacolo nostrano, nonchè, come dici tu, di alcune pubblicità. Dico “transgender” perchè, di fatto, l’estetizzazione tradizionalmente riservata al corpo femminile, sembra aver contagiato anche il corpo maschile. Interessante formula di “colloquio” fra i generi.
    Mi sembra interessante che di questo vengano se possibile rimossi i caratteri “prettamente maschili” (via i peli, sopracciglia depilate con righello alla mano, pettinature a schiaffo e frangette in precario equilibrio sulla fronte)eccezion fatta per gli ineliminabili attributi, e per lo stile dello sguardo (mai frivolo, sempre in qualche modo “sessualmente caratterizzato” e, tanto per cambiare, attivo).
    Al di là delle marche autoriali di D&G, non sono sicura che queste pubblicità siano rivolte a soli gay (quanti gay ci saranno che detestano l’uomo imbottito di creatina esattamente come la “”categoria”” di donne in cui ci riconosciamo?). Non sono sicura di poter escludere a priori l’apprezzamento femminile o etero-maschile di questi modelli. Faccio un discorso politicamente scorretto, se mi sento di sottolineare l’interesse più o meno dirottato da derive emulative in perfetto stile “macho” di alcune donne? Chissà che di fronte all’ addominale scolpito occhieggiante dalla pagina di un giornale, non esista anche una tipologia di fidanzata speranzosa di “valorizzare” il ragazzo più o meno panzuto con un profumo “da fico”, per giunta di marca, segnato dalla memoria più o meno consapevole e artefatta di un’isola del meridione popolata da adoni pronti all’azione.
    Come mai, quando vediamo un corpo di donna ostentato e ugualmente “inarrivabile”, non pensiamo che sia rivolto a sole lesbiche? Allora è vero che “per natura” lo sguardo maschile è più orientato ad apprezzare la bellezza femminile, mentre il contrario, sempre “per natura”, non è così scontato? Possiamo azzardare che anche il gusto femminile si sia “mascolinizzato”, che l’uomo abbia a sua volta introiettato queste nuove frontiere dell’estetica, e che la pubblicità cavalchi sapientemente lo step two di quella che alcuni portano a riprova di un’acquisita “parità fra i generi”? Una parità acquistata a colpi di California Dream Men e di stanze affrescate di modelli, in perfetto stile “carrozzeria di provincia”?
    Non lo so, sono pensieri ad alta voce scritti di getto, che sicuramente non hanno l’ambizione del valore scientifico.

  2. A parer nostro il tipo è parecchio bruttino, direi tarato nelle proporzioni. Spalle strette con clavicola infossata a V bassa, tipico di una genetica mutilante in cui l’acromion converge in avanti creando un arco cervicale curvo in vista laterale. Si noti come lo sviluppo cercato del muscolo sovraspinoso che, ricordiamolo, collega il deltoide al grande trapezio, sia anatomicamente corretto ma ipersviluppato rispetto alla geometria scheletrica dei legamenti coracoclavicolari, evidentemente nel vano tentativo di allargare ciò che natura ha voluto vicino. L’ipotesi sembra essere confermata dalla atrofica gabbia toracica che lo sfortunato ha assai sollecitato per innalzare il succlavio ottenendo una più che parziale copertura di difetti gravissimi anche per un Pan Troglodytes che si voglia tale. Il grande pettorale è appena sufficiente ma il gran dentato ancora una volta tradisce un telaio non all’altezza di una proporzione aurea.
    La sezione addominale poi risulta incompleta, informalmente accennata; una superficie involuta in cui il Gandypitecus mostra i suoi limiti se confrontato con i suoi simili coevi. Osserviamolo nel dettaglio: gli obliqui esterni presentano il giusto trofismo in virtù del dubbio aiuto di un’architettura costolare ridotta. Appena sufficiente se non fosse per una composizione dei retti assolutamente abrupta che lascia incompleta la IIa e la IIIa fascia, riprendendosi con colpevole stucchevolezza nell’obliquo esterno e nel traverso in prossimità dell’inguine, così facendo cedendo al gusto femminile dell’epoca che voleva un’anatomia a forma di freccia ad indicare dove cercare il gamete caduceo. Tralasciamo per pietà gli arti inferiori, dove un soleus dallo sviluppo tardivo ha incurvato e accorciato la struttura della tibia, predisponendo evolutivamente il piteco a pratiche deambulatorie antesignane di quella infausta attività ludica che prese poi piede di lì a poco e battezzata “giuoco del calcio”. Ci preme sottolineare che i numerosi praticanti contemporanei hanno inquinato gravemente l’ecologia fossile originaria rendendo ardua impresa ai paleontologi distinguere la differenza nelle abilità cognitive tra un modello di oggi e di allora.
    Sorvoliamo inoltre sulla valutazione della struttura cranica e del volto, confidando nella ormai consolidata pratica accademica di ritenere pleonastico qualsiasi studio eziologico di uno sviluppo cerebrale nei diversi reperti, data la irrilevanza statistica dell’evento.

    Il risultato finale è sconfortante e rende l’esemplare di scarso valore in una valutazione di mercato. Nessun museo pagherà per tale dozzinale banalità. Déjà vu buono a uso e consumo della nostra epoca vintage, per giunta sgraziato e fuori standard. Insomma, avremmo tollerato un homo habilis, perfino mutilato, ma un australopiteco no, è troppo demodé e noi siamo homini moderni, proiettati nel futuro, svincolati da pesanti retaggi. E’ intollerabile che qualche buontempone se ne esca con le sue pittate rupestri autofinanziate col sogno di finir pubblicate da qualche grande editore, magari le prestigiose edizioni Altamira, tanto per mirare in alto; ridicoli graffiti in cui l’ultimo dei Gandypitecus viene paragonato a noi esibendo attributi così miseramente flosci se confrontati al nostro celodurismo.
    Noi siamo quelli dell’Era paleolitica, mica scherzi, e il nome che ci è stato dato è homo erectus.

  3. Nota:
    Facciamo presente alla tenutaria del sito (archeologico), cosiddetta Cosenza Sapiens sapiens, che l’attribuzione alla nota Nannini Turkana girl della frase ” occhi verdi e il sapore mediorientale” è parzialmente inesatta, certamente frutto delle sviste tipiche dei sapiens progressisti, razza petulante sempre desiderosa di cogliere in fallo noi herectus – e mai metafora fu più letterale.
    In verità all’epoca della Nannini, i turkana boys erano idealizzati con gli occhi neri, non verdi. Il lungo dibattito filologico ha sancito definitivamente che Nannini non appartaneva all’Erectus bensì al precedente homo Ergaster di area senese; non vi sono più dubbi e rivelatoria è la strofa “Tra le tue mani scoppia il fuoco che mi brucerà “, a dimostrazione della famosa invidia del fuoco che gli Ergaster italioti hanno sempre dimostrato verso i cugini più eruditi. Inoltre anche il titolo “bello e impossibile” esibisce le tipiche paturnie dell’inferiore Homo Ergaster a deificare il diverso, contrariamente a noi virili erectus che nello xenos vediamo il brutto e il possibile.
    Gli occhi verdi del Gandypithecus, cara la mia Mrs. Sapiens sapiens, appartengono invece al gusto dei cliché atavici degli australopitechi afarensis, a quell’oscura e fredda età della pietra degli ominidi che abitavano nelle caverne e che, desueti alla luce, si accontentavano di miti platonici guardati con gli occhi glauchi di misantropi lontani dalla mondanità. Dovreste sapere bene voi cervelloni che quell’estetica superata portava il nome di “stile Lucy”. Non confondiamoci tra noi, per favore, che poi mica si sa cosa viene fuori.

  4. Ugo, grazie, esilarante! 😀
    E grazie due volte: è vero, gli occhi di cui parla Nannini sono neri, non verdi… correggo subito!

  5. Brava brava, Mrs Cosenza, cerchi pure di comprarmi con i suoi elaborati aggettivi. Vi conosco voi Sapiens sapiens, ve la tirate tanto snobbandoci perché non sappiamo articolari i suoni faringei come fate voi. Anche noi vincemmo a man basse la competizione con i Rudolfensis, cosa crede lei, scusi, e fu la stessa Lucy, di persona, a consegnarci per qualche millennio il prestigioso premio che va a suo nome, nonché la cosina che sapemmo ben manipolare – dalla virtù l’aggettivo erectus di cui andiamo fieri.
    Ma non illudetevi, la vostra fortuna non durerà. Noi Erectus la sappiamo lunga, vediamo lontano, non abbiamo certo i vostri miopi orizzonti e abbiamo già puntato tutto sull’altra specie a voi contemporanea che vi soppianterà: il Sapiens Neanderthalensis. Addio.

  6. Incredibile!
    E’ la prima cosa che ho pensato quando ho visto lo spot:il ciak significa che è impossibile che un uomo così bello sia eterosessuale!

  7. Questo post e tutti quelli che riguardano l’estetica maschile sono molto interessanti!

    Le risposte di Ugo sono veramente geniali… paleoantropologo in vacanza?!

  8. Cara Giovanna, trovo i tuoi post molto illuminanti, sto facendo una ricerca per una tesina di sociologia generale, ero partita dal corpo delle donne nella pubblicità con tutte le conseguenze che ne derivano e si ricontrano nella società attuale.. Ma il mio insegnante mi ha chiesto di provare ad analizzare l’uomo nello stesso contesto.
    I tuoi spunti mi sono stati molto utili per iniziare a tirare giù i capitoli della tesina.. Ma avrei bisogno di più materiale e non so proprio dove cercare.
    Ci sono libri, articoli particolari che potresti gentilmente consigliarmi?
    Ho l’esame a Gennaio 🙂
    Grazie mille!
    Andrea

  9. ah ugoooo…… ma fatte na birra ogni tanto!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.