I miei dubbi su Debora Serracchiani

Mi piacerebbe che fosse il ciclone che dicono, ma non so. Rivediamola dall’inizio, in quell’Assemblea Nazionale dei circoli PD in cui è esploso il caso Serracchiani.

È stata molto critica, questo è certo. Ma non dimentichiamo che ha cominciato difendendo Veltroni («Io credo che il problema di questo partito non sia stato Walter Veltroni») e ha proseguito omaggiando Franceschini in termini che mi paiono un po’ troppo lusinghieri: «Tu hai un compito difficile perché non sei un volto nuovo [vero], però hai il compito di dare una credibilità nuova a questo partito e ci stai riuscendo alla grande [boom!]».

Inoltre il linguaggio di Debora è più fresco del politichese piddíno medio, ma non se ne libera completamente. È come avesse le briglie tirate, non corre. Non vola.

Dall’incipit del discorso del 21 marzo:

«Io credo che il problema di questo partito non sia stato Walter Veltroni, io credo che sia mancata la leadership intesa come il mezzo per una linea politica di sintesi [qualcuno mi spiega concretamente cos’è?] una leadership che pure nella più ampia discussione e nella più approfondita mediazione [mediate gente, mediate, che il mondo gira senza di voi] che è necessaria in un partito grande come il nostro, però alla fine deve arrivare alla sintesi e la sintesi è mancata [ma se si continua così, continuerà a mancare, ohinoi] […].

Quindi io chiedo al nostro segretario di dirci convintamente [convintamente? Pare l’onorevole Cetto La Qualunque] che questo cambiamento che abbiamo avvertito da quando ha dato le dimissioni Walter Veltroni non è la paura perché abbiamo toccato il fondo, ma è strategia… la sintesi, la linea politica di sintesi… questo io chiedo al mio segretario.»

Insomma, nel vecchiume di apparato Debora fa primavera, ma fuori?

In ogni caso quelli del PD si sono spaventati, e pure molto. Tanto da mandarla a Bruxelles, in quello che considerano «sbagliatamente» un cimitero di elefanti. Hai voglia a dire no, ma pare il vecchio promoveatur ut amoveatur: stattene buona lì, e non rompere.

A Bruxelles Debora ci va, con un sacco di voti. Ma la prima cosa che scrive su Facebook, quando le dicono che ha vinto ottenendo in Friuli più voti di Berlusconi (73.910 lei, contro 64.286 lui) è: «Una giornata memorabile: merita di essere vissuta se non altro perchè in Friuli Venezia Giulia ho battuto Berlusconi».

Il solito PD ossessionato da Berlusconi. Il solito linguaggio «contro», che non va da nessuna parte.

Nessuno ha spiegato a Debora la «faccenda lakoffiana dell’elefante»: non puoi dire «Non pensare all’elefante» senza che all’istante la gente ci pensi. Non puoi ripetere di continuo che sei contro Berlusconi (come da 15 anni fa la sinistra), senza portare acqua al mulino dell’altro. Ma nessun elefante europeo spiegherà a Debora come vanno queste cose.

Spero che lei sia abbastanza in gamba (e fuori dal coro) per arrivarci da sola.

La prima parte del discorso all’Assemblea dei circoli:

La seconda parte:


24 risposte a “I miei dubbi su Debora Serracchiani

  1. Sono completamente d’accordo. In un Paese normale, non dico civile, ma normale, una persona che si pone come alternativa all’interno di un partito si candida alla segreteria, batte sezione per sezione per raccogliere i consensi e si presenta al congresso sbattendoli sul tavolo dell’establishment e, se sono sufficienti, dice “ora per favore vi togliete dalle palle”; non si fa candidare al parlamento europeo, e non fa passare voci circa una sua possibile candidatura alla sottosegreteria; non si fa cooptare, insomma, dal gotha simulacrale e spettrale triste e perdentista che ha afflitto e continua a affliggere il centrosinistra da vent’anni a questa parte.

  2. Concordo: anche a me sembra un po’ ingessata. E sono d’accordo anche sul fatto che se una davvero vale non la si manda subito in Europa, si tiene qui, visti i tempi.

  3. Concordo con l’analisi.
    Sull’averla spedita in Europa, di sicuro i vertici lo hanno fatto per paura del cambiamento, ma in linea teorica potrebbe essere un’arma a doppio taglio. Con la vittoria, infatti, la Serracchiani ha guadagnato una visibilità concreta (perché dovuta ad un risultato elettorale e non al solo discorso) che l’ala nuovista del Pd (Scalfarotto, Civati, Sofri Luca, ecc) potrebbe utilizzare al congresso di ottobre per proporla come segretario alternativo alla proposta dell’apparato.
    Il problema è che l’elettorato fedele del PD è molto legato alle indicazioni del partito, come dimostra il successo in termini di preferenze di Cofferati, e quindi se emerge un candidato d’apparato condiviso (si parla di Bersani, poi boh), un qualsiasi alternativo, anche se popolare, ha poche speranze di vincere.

  4. Che bello e che brutto allo stesso tempo. Bello perché facciamo la radiografia al capello (credo, dopo aver letto il post, di potermi permettere di utilizzare la prima persona plurale) prima di spaccarlo in quattro. Brutto perché questo elogio della complessità, che è ricchezza e vitalità, ci porta a volte (anzi assai spesso) all’inazione. A destra, una destra che stesse come la sinistra oggi, se fosse emersa una figura come Serracchiani l’avrebbero già incoronata. Invece noi ne analizziamo le parole, i gesti, gli attegiamenti fino a metterla a nudo nelle sue debolezze, e in effetti ne ha. Con il risultato che si rimane qui, in mezzo al guado, a caricare di tutte le critiche che meritano quelli che dovrebbero-potrebbero essere i leader del nostro schieramento. Senza fare mai un passo avanti. E credimi, più che una critica al post – condivisibile – è uno sfogo, un’ammissione d’impotenza, uno “scusate se non ce la faccio più”.

  5. L’analisi è perfetta… E quando ho saputo dell’operazione “Spedizione in Europa” mi ero pure un po’ adirato (con lei, che ha accettato e con chi l’ha impacchettata e timbrata). Dopo un mese di campagna elettorale logorante (la mia presunta franchezza contro i professionisti dei santini, degli accordi di corridoio, delle sottospartizioni in base alle sottospartizioni delle sottocorrenti delle correnti del PD), però, sono afflitto dalla tentazione di mollare di nuovo l’avventura… Proprio questa sera ho un esecutivo dove… Ma devo confessare che forse non mollerò anche grazie alla speranza che pure una mocciosa come Debora possa sparigliare un po’ le carte. E allora: forza mocciosa, a prescindere…

  6. Mi piace che tutti concordiamo su cose diverse… E’ un segno dei tempi, credo.

  7. Prof, ho un dubbio che mi rode e vorrei un suo parere sincero. Scartabellando gli eventi della Storia non ho mai trovato uno e dico un passaggio di consegne all’interno dei meccanismi del Potere che non fosse figlio di pressioni violente. Non fu così con la Glorious Revolution, né con l’Indipendenza americana, per non parlare della Francese, solo per citare gli esempi più accessibili di democrazia. Ma nello specifico non vi sono casi simili non dico nella modernità Occidentale ma nemmeno in Oriente. Dalla China degli Xian a quella delle dinastie più recenti dei Quing, il meccanismo è sempre feudale, ereditario o nepotistico. Sovente adotta il metodo della soppressione. Ma sarebbe gioco facile sparare sui sistemi esplicitamente non democratici.
    Il concetto di una forza politica basata sul consenso non è mai esistito, MAI. Solo gli ingenui e i sognatori pensano davvero che i sistemi formalmente democratici possiedano una maggior partecipazione del privato inteso come sommatoria di scelte individuali nelle determinazione delle scelte sociali.
    La cosa mi rattrista ma non vedo come la Serracchiani possa sfuggire al meccanismo di conquista del potere. Occorrerebbe un talento smisurato che, pur con tutta la simpatia verso la persona, non possiede nessuno degli attuali leader in circolazione. La Serracchiani non è Mazzarino e per rianimare il PD paradossalmente occorrerebbe un satrapo possidente alla Berlusconi. In fondo avrà certamente fatto storcere il naso a molti a sinistra il famigerato caso Unipol ma la conquista di una banca è elemento centrale di acquisizione del potere. Homo sine pecunia est imago mortis, politicamente parlando. Di qui la dissonanza cognitiva nella cultura di sinistra, vincente ma secondo le regole dell’asilo nido, rivoluzionaria ma con il permesso dei carabinieri.
    Quindi chiedo a Giovanna se davvero ritiene che si possa solo pensare che un dirigente abdichi a favore di un giovane senza un meccanismo di sfruttamento preventivo, di un do ut des o di un delfinaggio.
    Ciò che sorprende del caso Serracchiani è appunto lo sbattere in prima pagina come sorprendente e papabile dirigente di un partito nazionale una quasi 40enne con l’aria di una liceale che parla come una candidata al consiglio scolastico. E non per voler sbertucciare ma il linguaggio è quello, con la stessa fumosità indignata dei 20 anni ma con una fibra di denuncia da Don Abbondio.
    Solo che la signorina ha l’età di un Tony Blair versione leader dei labour e a soli tre anni dalla carica di Primo ministro. La Serracchiani sarebbe una onesta ancella di un partito politico, va benissimo. Vedere in lei qualcosa di più è soltanto la conferma che il Pd è alla macedonia e i suoi dirigenti possiedono la lucidità di capire che un rinnovamento passerebbe solo da una selezione e formazione di una nuova classe dirigigente generosamente assistita ed educata al machiavellismo politico del dietro le quinte – e forse le Frattocchie sono state chiuse con troppa disinvoltura. Di converso la stessa dirigente è però incapace di commettere harakiri, in secolare compagnia con i leader del passato.
    La soluzione presenta comunque una buona dose di violenza e palingenesi: disintegrazione elettorale del Pd o capacità economica della nuova leadership di far fuori chi oggi comanda.
    Però se si posseggono tali risorse economiche è probabile che si diventi Berlusconi e invece di avvelenare i re in privato li si decapiti in pubblica visione.

  8. Mi pare che Debora sia importante per l’esigenza che si è espressa attraverso di lei, perché nelle sue parole e nel rinnovamento che rappresenta si sono riconosciute centinaia di migliaia di persone, forse la maggioranza degli elettori e dei militanti del PD. Questo dà speranza, non il fatto che sia un talento marziano. Andremo lontano non mitizzando una persona, ma cogliendo e dando respiro a ciò che si è espresso attraverso di lei.

  9. wizzo, io non sto ferma, agisco. Faccio la docente universitaria e la mia azione politica è in aula. Tutti i giorni, con centinaia di studenti, cercando di dare loro gli strumenti per ragionare, criticare, costruire. Cercando di renderli consapevoli e autonomi.

    Ognuno può fare molto nel suo campo, nella sua professione. Anche nella vita privata. Non è necessario candidarsi, né scendere in piazza per essere civilmente e politicamente impegnati. Tutti i santi giorni.

    Zinn, sei affilato da far male, ma credo sia come tu dici.
    Oggi, molto più che nei libri di storia.

    Ma non si vive bene avendo in testa queste cose. Tu come sopravvivi? Se me lo dici, ti dico come faccio io… Non sto scherzando, purtroppo.

  10. Solo un dettaglio, Zinn e sodali, perché è dai dettagli che si capisce tutto.

    Serracchiani in crescendo retorico. Si guarda attorno. Pendola su se stessa e appoggiandosi alla mimesi della gestualità Veltroniana (si noti l’uso del braccio sinistro, quasi a voler essere tranchant e che invece disegna un autoprofetico segno della croce) alza il cinguettio e fa partire l’invettiva (senza inventiva) alla dirigenza. Ma la fanciulla-attempata subito sembra pentirsi, balbetta, forse si chiede se l’ha fatta grossa, abbassa il tenero musino, le scappa il risolino-ruttino e si scusa immediatamente dell’uso del lei passando a un tu che forse stempererà “l’errore assoluto” che si appresta ad imputare alla dirigenza. Il bersaglio parrebbe anche grosso: l’elezione del capogruppo sanità del Senato e più in generale la promozione della linea di pensiero più filodemocristiana e ottusa. Punta, mira e spara (però, sostiene, con “grande semplicità” e quindi a salve). E la dirigenza che fa? Ride approvando, con un Franceschini a braccia conserte, cui manca solo il collarino bianco, che prodianamente esibisce quella mimica paternalista che si riserva alla stecca nell’esibizione di fine anno del nipotino del vicino, con l’unica immarcescibile certezza che la sua carriera inzia e finisce con quel concerto. La Serracchiani, non paga, ride anch’essa, circondata da una surreale cornice di applausi fragorosi che l’accompagneranno fino a fine inter-vento.
    E chi scrive ha cercato, desiderato, sperato infine che quella platea fosse una claque ben pagata, una pletora di mercenari disincantati che contabilizzasse con animo da ragioniere il numero dei propri applausi per poi passare alla cassa ma intoccabile nella sua intima convinzione. Pagata ma non venduta.

    Non lo era.

  11. aggiungo agl ultimi interventi (zinn e ugo, complimenti!) anche questo, di un mio amico, giovane ingegnere che lavora (e vota) a praga,fatto in tempi non sospetti, ossia quando il ‘fenomeno mediatico’ era appena esploso:

    http://tenblazen.blogspot.com/2009/04/debora-serracchiani-evoluzione.html

  12. d’accordissimo con “l’hanno mandata al cimitero degli elefanti”, d’accordissimo con “ancora contro berlusconi non si può”, meno d’accordo sulla tua domanda riguardo a parte del suo discorso: “sia mancata la leadership intesa come il mezzo per una linea politica di sintesi [qualcuno mi spiega concretamente cos’è?]”. è mancata una leadership in grado di dare una linea politica unica. a me pare assolutamente chiaro, e mi viene difficile smentire deborah. Veltroni non ha saputo “lavare in casa i panni sporchi” ed il pd è finito in quel periodo con l’essere un grande partito con troppe idee confuse. non c’era sintesi. semplicissimo!

  13. Ho letto anche il post suggerito dal link e mi pare che ci siamo, in quanto ad analisi. Questa ragazzina acqua e sapone è proprio come una bolla, inconsistente, almeno per il momento. E sembra proprio essere la dimostrazione che da questa parte, a sinistra, non si sa proprio più a che santa votarsi e si cerca solo di inseguire il paese o meglio l’idea che si pensa di avere di un paese che mai è stato tanto difficile da leggere (almeno per chi si mantiene ancorato saldamente e stolidamente alle proprie convinzioni e ideologie e immaginario), piuttosto che proporre idee a questo paese. Per cui, dai col volto nuovo, come se bastasse la faccia per fare una persona. D’altra parte anche qui a firenze ci stanno chiedendo di votare il giovane renzi, la faccia nuova a Palazzo Vecchio, quello che fa lo spiritoso e il fiorentino sagace a tutte le riunioni. Basta, non ne possiamo più. Personalmente non andrò a votare, domenica.

  14. @ pessima
    Forse non è stato chiarito sufficientemente un punto: Serracchiani non è una “ragazzina”, ha 39 anni, è una donna adulta che non può essere considerata con la simpatia che si concede all’esordiente in fasce. Al confronto il “giovane” Renzi è anagraficamente un poppante avendo ben 5 anni di meno. Il successo della Serracchiani si basa non poco su questo equivoco perché a vederla senza prendere informazioni dimostra un’età molto acerba – ed è meglio un giovane che parli da adulto che un adulto che parli da giovane – mentre Renzi ha già quell’aspetto bolso, il sopracciglio cadente, l’occhietto piccolo e distanziato in pendant con il doppio mento a cancellare il collo, il tutto in un disgraziato effetto generale di suina espressività.

    @sinistrata
    Il fatto che una frase che riassume una mancanza di sintesi all’interno del PD appaghi un elettorato che veda così finalmente esplicitato il suo dissenso troppe volte soffocato in gola è il segno che la lucidità e la ragione sono già altrove. Il Pd è fallito nella linea Veltroniana non perché sia mancata la “sintesi”, ma, anzi, proprio perché la si è tentata con il metodo del volemosebene, dell’armata Brancaleone, tutti insieme contro Berlusconi. Che poi una cultura dicesse missionario e l’altra pensasse ad una postura della copula, una predicasse la furbizia benedettina e l’altra la schiettezza francescana, questo non importava, le culture erano e restano agli antipodi. Si è creduto che il giochino funzionasse perché il Veltroni pen(siero) aveva letto troppo i Guareschi dipingendo gli elettori come dei novelli Don Camillo & Peppone e letto meno gli Hugo degli scontri tra vandeani e rivoluzionari.
    La quadratura del cerchio è sempre stato il motto di chi non aveva nulla da dire ma voleva dirlo lo stesso.

  15. d’accordissimo, ma non si può pretendere che in un partito cosi grande non ci siamo correnti, e linee di pensiero diverse, il problema semmai è che su questioni cardine (lavoro, scuola, diritti civili, economia) la linea deve essere unica e decisa. il volemose bene alla veltroniana non fa parte di me. Lungi da me difendere Veltroni, tuttavia un segretario di partito in ogni caso, eletto democraticamente, non lo si tratta pugnalandolo alla schiena. Poi io sono di SL quindi, capisci che i problemi del pd li leggo esternamente. La serracchiani mi piace, non posso farci niente…

  16. Vuoi davvero sapere dove sta scritto che un segretario di partito, eletto “democraticamente”, non lo si tratti pugnandolo alla schiena? Nella favola bella che ieri mi illuse, che oggi t’illude.

  17. Mah, anch\’io avrei scritto per prima cosa su facebook quello che ha scritto lei. Perché facebook è facebook. Sul fatto che il Parlamento Europeo sia il cimitero degli elefanti (perché non pensiamo agli elefanti), mah. E\’ il freezer, conserva bene. Non voglio poi perdere tempo a pensare alle dinamiche interne al PD, ho poca ram libera. Ma vogliamo lasciarle un po\’ di tempo di crescere, alla piccola DS?

  18. Così piccolaaaaaaa e fragileeeeee…

  19. Forza, frequentatori del blog, facciamo indovina indovinello che questa moda di trattare la Serracchiani al ballo delle debuttanti dà ragione a Zinn.

    Classe Agosto, 1966

    È stato, segretario generale del Comitato Euro del Ministero del Tesoro (1996-1997), vicesegretario nazionale del Partito Popolare Italiano (1997-1998), MINISTRO (!) delle Politiche comunitarie (1998-1999, a 32 anni), MINISTRO (!!!) dell’Industria (1999-2001 a 33), responsabile nazionale per l’economia della Margherita dal 2001.
    Alle elezioni europee del 2004 è stato eletto parlamentare europeo per la lista di Uniti nell’Ulivo nella circoscrizione nord-est, ricevendo 176 mila preferenze.

    Chi è questo prodigioso enfant prodige ex Ulivista, con un curriculum che fa impallidire la neo onorevole 39enne eletta nella regione friulana? Come mai nessuno ha notato la sua natura di gggiovane mentre per l’avvocatessa Serracchiani è tutto un gridare al miracolo? Ditemi un po’ chi è?

  20. Diciamo Enrico Letta?

  21. Quanto al ragazzina acqua e sapone, ho proprio paura che non sia così indifferente. Mi spiego: perchè mandarla subito in TV? per far vedere cosa? quanto è bravo il pd che propone facce nuove o cosa?

  22. Apple and oranges? E dopo basta, non commento più!

  23. Mi sembra che la Serracchiani, possa far parlare di sé anche solo per la sua identità: una donna, “giovane”, in controtendenza con i politici-veline, che parla ed è anche critica, nonostante vada contro qualcuno del suo partito… Che rivoluzione! @@ !

    Oltre alla sua figura, mi sembra si distingua e sia più innovativa degli altri politici. Appunto perché il termine di paragone è il resto del Pd. “Insomma, nel vecchiume di apparato Debora fa primavera, ma fuori?”
    Ho l’impressione che sia un tentativo di cambiamento, ma che manchi la sostanza, sono d’accordo con l’articolo linkato da Laura.
    È se fosse il tentativo di una brutta imitazione di Obama ?!

    Proprio perché l’intero mondo ha assistito alla grande rivoluzione obamiana, sulla sua scia basta poco per far sembrare in atto un altro cambiamento: invece di salvare l’America, salva il Pd…

    Così, la fascia di “elettori medi” sono colpiti dalla figura incarnata dalla Serracchiani, e danno più fiducia al Pd… (chissà magari pure loro ce la possono fare…!)

  24. Ho scoperto questa Debora sul Corriere il giorno dopo le elezioni (per fortuna sono molto lontana dall’Italia in questo momento). Allora mi sono andata a vedere i video e la sua intervista alla Bignardi. Oltre ad aver pensato tutto quello che tu hai scritto (in forma meno elaborata), mi sono anche detta, che se gli italiani che non votano Berlusconi sono sollevati da questa “ventata d’aria fresca” (38 anni, per la miseria in quale altro paese a 38 anni ti danno della giovane!!!!!) ebbe’, mi sa che dall’Italia ci staro’ distante per ancora tanto tempo…

    Ma che cos’e’ piaciuto di lei? Non riesco proprio a capire… POi devo dire che ad esempio a Ballaro’ non mi e’ dispiaciuta (c’e’ da dire che aveva a che fare con la Brambilla…), ma sempre della serie meglio che niente…

    Complimenti as usual

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