«C’è Delbono a Bologna». E infatti c’è

Su Repubblica Bologna è uscito oggi questo mio commento, col titolo «Ha perso l’immagine di una città inquietante»:

Per chi lavora nella comunicazione, commentare l’esito delle elezioni bolognesi è fin troppo facile: sono andati al ballottaggio i due candidati che hanno comunicato «di più»; ha vinto chi ha comunicato «meglio».

Nessuna sorpresa, anzi: una conferma ulteriore – se mai ce ne fosse bisogno – che la comunicazione gioca un ruolo imprescindibile anche nella politica locale, come in quella nazionale e internazionale; che oggi le campagne elettorali servono soprattutto a costruire un’immagine credibile dei candidati, e meno a discutere i programmi; una conferma, infine, che alla maggior parte dei cittadini sta bene così, perché il tempo (e la voglia) di approfondire i programmi non ce l’hanno, neppure se si tratta del quartiere in cui vivono.

Ma vediamo in che senso «di più» e «meglio». Spiegare il «di più» è quasi banale: chiunque, girando per Bologna nei mesi scorsi, ha notato che le affissioni, le sedi, le attività a sostegno di Delbono e Cazzola erano molto più numerose di quelle degli altri candidati. Nella comunicazione la quantità conta moltissimo, e d’altra parte è ovvio: se nessuno o pochi ti conoscono, puoi anche avere buone idee e persino una buona immagine, ma non hai speranza.

Riassumere il «meglio» comunicativo per cui ha vinto Delbono non è facile in poco spazio. Dirò solo tre cose. Dopo una falsa partenza, con manifesti non memorabili e discorsi freddi e professorali, Delbono si è affidato a uno dei migliori professionisti di Bologna, Miguel Sal. Anche Cazzola e altri candidati hanno coinvolto bravi professionisti, ma la differenza di Sal è stata netta.

Innanzi tutto era azzeccato lo slogan. Su «C’è Delbono a Bologna» alcuni hanno storto il naso, considerandolo un giochetto, un’invenzione poco originale. In realtà – come ho già commentato su queste pagine [QUI anche sul blog] – era l’unico slogan non trasferibile ad altri, perché costruito sul cognome del candidato. Inoltre si adattava con poco sforzo alle più svariate situazioni – il buon senso, il buon vivere, le buone relazioni – e si prestava a entrare nei commenti da bar e nelle battute ironiche, a favore o contro che fossero. Entrava in testa, insomma.

Ma l’idea migliore della campagna di Delbono è stata mettere in secondo piano, da un certo momento in poi, il candidato, per proporre ai bolognesi gli stereotipi positivi e nostalgici in cui più amano riconoscersi: la sfoglina, la Ducati, i bravi ragazzi che si laureano, la nonna con la nipotina, l’aperitivo in centro. Una Bologna ricca e paciosa, a cui nessun bolognese più crede, ma che tutti vogliono sentirsi raccontare. Un gioco di specchi vincente per dormire sonni tranquilli.

È un po’ questa la chiave per capire come mai l’attacco personale che Cazzola ha sferrato a Delbono, una settimana prima del ballottaggio, ha danneggiato più l’attaccante che l’attaccato. Non lo dico col senno di poi: i numeri di una vittoria possono essere variamente interpretati, e difatti in questi giorni le interpretazioni si sprecano.

Lo dico perché la vittoria di Delbono era già chiara mesi fa, e lo è stata a maggior ragione dopo il primo turno, se pensiamo al gioco di specchi che la sua campagna ha costruito. Cazzola ha raccontato una Bologna inquietante, fatta di invettive, cazzotti e veleni fra ex fidanzati; Delbono ha raccontato il buon senso e la buona amministrazione, rassicurando i più: come potevano esserci dubbi?

E poi si sa: ai bolognesi piace parlar male della città, ma guai se qualcuno gliela tocca. Cazzola lo ha fatto e mal gliene ha incolto.

5 risposte a “«C’è Delbono a Bologna». E infatti c’è

  1. Miguel Sal ha puntato sul sicuro. Del resto l’avversario non poteva certo giocare sul cognome infausto che si ritrova. A voler rimanere sobri lo si sarebbe associato allo strumento del muratore e a voler magnificarlo troppo peggio ancora: non credo che la supercazzola del Mascetti-Tognazzi avrebbe giovato.

  2. nei suoi vecchi post sulla campagna di delbono i suoi giudizi sono sempre stati abbastanza negativi (non esageriamo, sia mai che offendesse il suo collega Sal). Ma per la Repubblica – quindi per tutto un altro pubblico – ha scritto un articolo che ribalta i suoi precedenti giudizi e anzi sembra premiare una campagna banale e che si appoggiava a degli stereotipi che, essendo tali, sono quasi per definizione negativi, soprattutto per una città e una società tutta che cambia e si migliora. Ha tra l’altro parlato di un “gioco di specchi” che potremmo avvicinare al concetto di “specchietto per le allodole” che sicuramente è offensivo per gli elettori. E cosa dire del candidato che si mette in secondo piano, ha forse paura di mostrare il proprio viso agli elettori (suvvia, sa meglio di me cosa tutto ciò significhi nella comunicazione!).
    In più, per cercare di avvalorare le sue tesi, ha comparato la campagna affissionistica di delbono ad altri aspetti di quella di cazzola (che mai ha utilizzato nella parte affissionistica della campagna e sui quotidiani temi come quelli che lei gli attribuisce), dimostrando una mancanza di praticità di mezzi, strumenti e strategie che sinceramente mi avvilisce veder emergere dal commento di una professionista. Non mi aspetto un confronto equo e neanche una piccola ammissione qualsiasi da lei né qui né in altre sedi (e già che ci sono le ammetto io che non verrò nemmeno a controllare una sua risposta a questo mio commento) ma non potevo certo stare tranquillo a guardare senza almeno farle sapere che qualcuno ha notato la sua faziosità e le sue mancanze.

  3. Gentile Mario,
    non capisco il suo punto. O meglio, capisco il punto ma non capisco – mi perdoni – la sua animosità. La prego di calmarsi e di seguire il mio percorso con più serenità. Vedrà che non è come lei dice.

    (1) Ho sempre pubblicato i miei interventi su Repubblica anche su questo blog. Dunque mi sono rivolta sempre sia a quel pubblico che a questo. Non ho due pesi e due misure.

    (2) Ho criticato le affissioni di Delbono che precedevano l’intervento di MIguel Sal in questo post:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/02/23/candidato-arancio/

    E in questo:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/03/23/il-sorriso-dei-candidati/

    (3) Dal momento in cui è intervenuto Miguel Sal, le cose sono cambiate nettamente e credo in tutta franchezza che la vittoria di Delbono debba molto a questo professionista.

    Non ho alcun rapporto con Miguel Sal, non ho mai lavorato con lui, né credo che mai capiterà: sono una docente universitaria da 10 anni, non una pubblicitaria né una consulente privata in cerca di commesse.

    Dico quel che dico come analista, ma credo che il debito di Delbono all’agenzia Sal sia evidente a tutti – anche ai non addetti ai lavori – visto che su altri fronti il neosindaco ha sempre avuto e ha tuttora diversi problemi di comunicazione. Non ultimo, il modo in cui parla in pubblico, piuttosto “freddo e professorale”, come l’ho definito nell’articolo sopra, e come ho rilevato anche in un pezzo di pochi giorni fa:

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/06/23/bologna-la-gioia-di-delbono/

    (4) Una campagna è azzeccata se ipotizza i bisogni, i desideri, le aspettative di un target che poi corrispondono ai bisogni, ai desideri, alle aspettative reali della maggioranza delle persone reali cui la campagna è indirizzata. La campagna di Delbono era perfetta per la maggioranza dei bolognesi, come è stato dimostrato dal risultato delle elezioni. Il che non implica che io mi identifichi nella maggioranza dei bolognesi, né che condivida i bisogni, i desideri, le aspettative costruite dalla campagna.

    Questa mia posizione è evidente ad esempio qui:
    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/05/20/bologna-e-i-suoi-studenti/

    (5) L’aggressività di Cazzola ha intriso tutta la sua campagna, nei vari mezzi e modi in cui è stata condotta. Era chiaro, dal mio punto di vista,che a Bologna non avrebbe mai potuto vincere. Inoltre, a ben guardare, l’aggressività di Cazzola era manifesta anche nei suoi… manifesti, mi perdoni il gioco di parole.

    Avevo evidenziato l’errore del sorriso a denti scoperti, con cui Cazzola è stato fotografato per le affissioni, in uno dei primissimi pezzi che ho scritto sull’argomento (pubblicato sia su Repubblica sia sul blog):

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2009/03/23/il-sorriso-dei-candidati/

    Quel sorriso è un ghigno aggressivo, caro Mario, e non a caso l’ho paragonato – se ha la pazienza di rileggere l’articolo del 23 marzo – al sorriso dello Stregatto disegnato dallo staff Disney.

    È chiaro che, nell’editoriale di poco più di 3000 caratteri uscito ieri, non potevo riprendere tutti i discorsi già fatti né chiarire tutti i nessi.

    Ed è probabilmente per questo che alcune implicazioni le sono sfuggite, ma spero ora di essere stata più chiara.

    (6) Infine ribadisco: dire che i contenuti e valori proposti dalla campagna Sal per Delbono siano adeguati al bolognese medio «che vuol dormire sonni tranquilli» (come ho scritto ieri) non implica che io condivida quei contenuti e quei valori. Non sono una bolognese che vuol dormire sonni tranquilli. Sono una bolognese (di adozione, peraltro) che vuol tenere gli occhi ben aperti.

    E continuerò a tenerli, mi creda.

    Grazie per l’intervento, che mi ha permesso di chiarire diversi passaggi.

    Se vorrà continuare in modo costruttivo e pacato la discussione, sono a sua completa disposizione, come lo sono sempre per i lettori di questo blog, per i miei studenti e per tutti coloro che mi scrivono anche in privato.

    Cordialmente.
    Giovanna Cosenza

  4. Non fossi di sinistra, sarei andato alla sede del PDL a suggerire una bella campagna citazionistica: “Super Cazzola prematurata!”, avrebbero perso lo stesso, ma almeno avrebbero portato un po’ di sana ironia in una città che mi pare ne abbia parecchio bisogno…
    Non solo Cazzola, ma tutta la destra felsinea ha commesso errori di comunicazione e di strategia che hanno trasformato una rimonta possibile in una disfatta: se Guazzaloca e Cazzola si fossero rivolti a fasce di elettorato diverse, ma entrambi attaccando PD e l’indifendibile giunta Cofferati, avrebbero potuto ottenera un consenso totale superiore a quello di Del Bono, e allora al ballottaggio per la sinistra sarebbe stata durissima (i dati lo confermano, Del Bono non ha ottenuto quasi niente dagli altri candidati di sinistra); invece hanno passato tutta la campagna a attaccarsi tra loro per vedere chi avrebbe superato il primo turno, erodendo così una bella fetta di consensi per la destra in generale, e impedendo un ricompattamento al ballottaggio, dove molti guazzalochiani non hanno votato per Cazzola. L’errore peggiore però è stato dello stesso Guazzaloca, che lasciando libertà di voto al secondo turno ha deluso i suoi elettori più di destra: credo che sia là che è precipitato nelle preferenze.

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