Archivi del mese: giugno 2009

Perché non mi piace il revival di Berlinguer, di Vittorio Zambardino

Il 12 giugno Vittorio Zambardino ha postato questa nota su Facebook.

La copio e incollo qui, perché mi pare un’opinione molto interessante da condividere e discutere. Inoltre, è basata sulla testimonianza diretta dell’eccellente professionista che è Zambardino. Che preferisce dire cose anche spiacevoli e controcorrente, pur di mantenere lucidità e evitare ipocrisie.

Grazie, Vittorio.

«Ho scritto su Facebook questo “stato”: “Detto da uno che nel Pci di Berlinguer ci è stato e ha lavorato, questo ritorno di mito è privo di ogni fondamento e, come tutti i miti, è “ignorante” dei dati di realtà. Alla larga”.

Giustamente qualcuno che non è d’accordo mi ha chiesto di motivare l’affermazione. In questi giorni ho un po’ il tempo contato, quindi cercherò di dire saltando alcuni passaggi. E magari viene una cosa lunga lo stesso.

Non ho alcun “pentimento” di essere stato nel Pci. Ci sono rimasto 14 anni, è stata di fatto l’esperienza più formativa della mia gioventù. È stata una grande scuola, il Pci. Un giorno dei primi anni ’80, molto prima di tanti ex di successo, capii di non essere più comunista. Ma non ho fatto di questo una professione. Semplicemente decisi di fare un’altra vita, ho fatto “perfino” e con gioia il giornalista sportivo (se poi sono stato comunista davvero: essere comunisti significava una serie di cose che io, e tantissimi altri della mia generazione, non eravamo… Pajetta era comunista, per dire).

Oggi sento anche dei ragazzi, che allora erano bambini o addirittura non nati, che “rimpiangono” Berlinguer. Chiariamo una cosa, qui per brevità salto tutto il bene che si potrebbe dire di quest’uomo e del partito da lui diretto. Qui mi interessa dire perché secondo me è sbagliato prenderlo oggi a modello di una sinistra da rigenerare. Argomentare perché come padre fondatore non esiste. Ma resta che fu un grande leader. Il problema non è nemmeno personale, il mio interlocutore è il Pci di quegli anni, i miei anni.

Berlinguer non può essere il riferimento di una sinistra vincente e moderna (ma poi che è una sinistra? Non lo so, io voto radicale… ) perché :

1) Non era laico. Aveva ragione Lucia Annunziata, quando lo scrisse esaltando questo aspetto. Il suo partito era il partito della famiglia e di una considerazione severamente tollerante, occhiuta e infastidita di altri stili di vita. Un giovane dirigente comunista dell’epoca D’Alema alla Fgci ebbe la carriera distrutta perché il suo amante gli fece una pubblica scenata rimasta nell’epopea orale.

Il Pci di Berlinguer cercò di evitare fino all’ultimo i referendum su divorzio e aborto e su queste questioni, come su altre, era prudente, cauto, conservatore. Ma ebbe la buona sorte di essere travolto dal movimento delle donne, che lo aiutarono a vincere le sue tentazioni antiche.

2) Del resto Berlinguer aveva una idea della società italiana nella quale istituzioni e “popolo” (che schifo questa categoria) aderivano perfettamente: per lui i cattolici erano la Dc, le espressioni ufficiali del movimento cattolico, la chiesa. Si dialogava tra forze che rappresentavano pezzi di società. La sua idea della cultura libera, che c’era, non prescindeva dalla presenza delle istituzioni che erano tutto il suo orizzonte.

3) Berlinguer ebbe una idea del terrorismo e degli anni di piombo assolutamente conservatrice e “persecutoria”. La sua gestione del sequestro Moro contribuì – ne sono convinto: in totale rigore morale ma *non* in buona fede – alla morte di quell’uomo. Il senso dello stato dei comunisti era post staliniano, soffocante, legalitario, in questo assolutamente “dipietrista” – non mi stupisce che ex comunisti oggi votino per un signore che secondo me ha una onesta e chiara cultura di destra. È una cultura che li accomuna. Inoltre il compromesso storico partiva dall’idea che in Italia vi fosse una “reazione”, alla cilena, che è versione storica che non mi sento più di condividere. Quel pericolo fu ingrandito, amplificato. E usato.

4) Come vedete, non ho ancora affrontato il cavallo di battaglia che oggi usano i revivalisti di Berlinguer. La questione morale. L’ho fatto perché bisogna arrivarci dal compromesso storico. Quella idea di “unità nazionale” era profondamente antidemocratica, perché pensava di chiudere il sistema politico come una cappa sul paese, prima che lo facessero altre forze. Ma ecco il punto, quella chiusura ci fu. Il disegno non fallì.

5) Lo confesso, condivido l’analisi di Marco Pannella quando dice che i nostri mali di oggi provengono dalla violazione sistematica e perfettamente bipartisan della legalità costituzionale e democratica da parte delle forze politiche dell’italia post fascista. Non fatevi obnubilare dall’incazzatura e pensate per un attimo (è un esercizo che faccio sempre, anche con i peggiori avversari): e se avesse ragione lui, come starebbero le cose? Se usate il concetto di Pannella, molte cose pre e post Berlinguer cominciano a spiegarsi. Anche – e lo dico con grande prudenza – un certo rapporto tra politica e magistratura, non fisiologico di un paese nel quale debba trionfare lo stato di diritto. Sempre: l’emergenza non è democrazia. Un rapporto troppo ravvicinato, che cercava di spostare a favore della sinistra una relazione che negli anni 40 e 50 e 6o era stata a favore della Dc con uguale grado di “pratiche” sostanziali non corrette.

6) Questione morale: no, non eravamo diversi dagli altri. Come diceva Enrico. È vero che eravamo gente onesta e rigorosa, si viveva di poco e di grande moralità pubblica, nani e ballerine non sono mai state il nostro mondo.

Ma il Pci di Berlinguer partecipò sistematicamente alla lottizzazione Rai. Il Pci di Berlinguer (pregherei su questo di non contestarmi perché ho ricordi assai precisi) partecipava, in forma minore di altri e attraverso organismi non immediatamente di partito, del banchetto che la spesa statale aveva avviato nel settore dei lavori pubblici. E sopratttuto il Pci di Berlinguer condivideva quel sistema, la convinzione che “si dovesse” far così.

Cioè il Pci di Berlinguer partecipava alle lottizzazioni nelle università, negli ospedali, negli enti pubblici e condivideva l’idea che i partiti dovessero sedersi a un tavolo e dividersi il potere. Ma ai suoi militanti proponeva altri valori. Una bella doppia morale.

Da ultimo c’è la questione dei soldi dell’urss, ma non l’ho mai considerata più grave di quanto fosse il fatto che la dc prendesse i soldi degli americani. Era la guerra fredda, continuò fino al muro che cadde. Ma fu grave non rompere prima, fu grave essere così cauti nel denunciare l’urss per quello che era, un regime totalitario e assolutistico, nemico della libertà umana.

E però per me era più grave il carnaio che i giornalisti di sinistra facevano a ogni ondata di assunzioni in rai per aggiudicarsi i favori del partito. Non lo dico con moralismo, avessero assunto me, all’epoca, ci sarei andato. Ma era grave lo stesso.

7) Il Pci di Berlinguer approvò con altri la legge sul finanziamento pubblico dei partiti.

Non basta?

Non avevamo le mani pulite. E il fatto che altri facessero bottino più grande del nostro, che fosse ladri in modo sistematico e per fini personali, cosa che da noi era condannata in modo esplicito, non cambiava di molto le cose. Ci faceva solo più ipocriti.

No, Berlinguer non è un buon modello per rigenerare la sinistra, e farla laica forte e riformatrice.»

La bella solitaria della Schweppes

Mi scrive Serena, per segnalarmi l’ultima campagna Schweppes:

«Un’ammiccante Nicole Kidman, dopo aver provocato un uomo con l’illusione di un bacio, prosegue per la sua strada, diretta a una dissetante bottiglia di Schweppes. Dopo averla trangugiata in modo neanche troppo elegante, Nicole ci chiede che altro ci aspettassimo da lei. Può essere un modo di ribaltare il ruolo delle donne nelle pubblicità?»

No, Serena.

Il ribaltamento dei ruoli non porta novità. Per dirla in altre parole: se di un concetto proponi il contrario, ti muovi sempre sullo stesso orizzonte semantico. Per cambiare davvero devi costruire un nuovo orizzonte, un’altra coppia di opposti.

Vediamo in dettaglio.

È vero che lo spot, spezzando l’incanto iniziale, ci presenta una ribelle. Ma è pur sempre l’eletta di un harem: l’unica con la pelle chiara, biondissima e bellissima. La più bella di tutte, dunque, che come tutte ha un solo ruolo da giocare: la seduzione di un principe.

E poi, cosa resta a Nicole quando si ribella? La solitudine di una bevuta «inelegante».

Insomma, siamo di fronte all’ennesima negazione di un possibile rapporto fra uomini e donne. Tutti presi da due ossessioni: bellezza e consumo. Tutti soli, sempre a sfidarsi, sempre a lottare gli uni contro le altre (ne avevamo già parlato un anno fa, QUI e QUI).

Triste, no?

Obama e Berlusconi: di che stupirsi?

«Great to see you, my friend!»: così Barack Obama ha accolto ieri Silvio Berlusconi alla White House, poggiandogli entrambe le mani sulle spalle. Dopo di che, circa due ore di colloquio e conferenza stampa finale.

Non ho apprezzato coloro che, nei giorni scorsi, hanno detto (o fatto intendere) sui media nazionali che Obama fosse maldisposto nei confronti di Berlusconi. Per poi stupirsi, a incontro avvenuto, della tranquillità che ha contraddistinto il cerimoniale; magari tentando di minimizzare l’evento, come oggi hanno fatto alcuni commentatori su Repubblica (qualche esempio QUI).

Non mi è piaciuto nemmeno chi ha letto l’incontro solo nei termini di un guadagno del premier, un successo personale, una fantastica occasione per riprendere smalto dopo il papi-gossip degli ultimi mesi.

Mi sembrano due facce della stessa medaglia: il prodotto dello stesso sguardo miope, troppo concentrato – come spesso accade in Italia – sulla politica interna.

In realtà l’incontro è andato come doveva andare, né meglio né peggio. Non vedo come un comunicatore come Obama avrebbe potuto mostrarsi freddo con Berlusconi: che gli piaccia o meno come persona non è dato sapere, ma soprattutto è irrilevante in politica estera.

A quanto capisco, in questo frangente per Obama l’Italia vuol dire tre cose fondamentali: l’accordo Fiat-Chrysler, un’alleanza che non dia problemi in Afghanistan, un contributo di mediazione con Putin, da cui Obama dovrà presto andare.

Lo spiega lo stesso Obama nella conferenza stampa finale, di cui ti mostro tre estratti, presi da Sky TG 24. È interessante vederli, perché mostrano chiaramente – fra l’altro – che Obama vive la situazione come una tranquilla routine quotidiana.

Berlusconi, invece, appare teso: si agita sulla sedia, si sistema il vestito, fa le smorfie. Tutte cose che davanti a una telecamera non si dovrebbero mai fare.

Il resoconto generale:

L’Afghanistan:

I rapporti con Putin:

Trovi il testo completo della conferenza stampa sul sito della White House QUI.

I miei dubbi su Debora Serracchiani

Mi piacerebbe che fosse il ciclone che dicono, ma non so. Rivediamola dall’inizio, in quell’Assemblea Nazionale dei circoli PD in cui è esploso il caso Serracchiani.

È stata molto critica, questo è certo. Ma non dimentichiamo che ha cominciato difendendo Veltroni («Io credo che il problema di questo partito non sia stato Walter Veltroni») e ha proseguito omaggiando Franceschini in termini che mi paiono un po’ troppo lusinghieri: «Tu hai un compito difficile perché non sei un volto nuovo [vero], però hai il compito di dare una credibilità nuova a questo partito e ci stai riuscendo alla grande [boom!]».

Inoltre il linguaggio di Debora è più fresco del politichese piddíno medio, ma non se ne libera completamente. È come avesse le briglie tirate, non corre. Non vola.

Dall’incipit del discorso del 21 marzo:

«Io credo che il problema di questo partito non sia stato Walter Veltroni, io credo che sia mancata la leadership intesa come il mezzo per una linea politica di sintesi [qualcuno mi spiega concretamente cos’è?] una leadership che pure nella più ampia discussione e nella più approfondita mediazione [mediate gente, mediate, che il mondo gira senza di voi] che è necessaria in un partito grande come il nostro, però alla fine deve arrivare alla sintesi e la sintesi è mancata [ma se si continua così, continuerà a mancare, ohinoi] […].

Quindi io chiedo al nostro segretario di dirci convintamente [convintamente? Pare l’onorevole Cetto La Qualunque] che questo cambiamento che abbiamo avvertito da quando ha dato le dimissioni Walter Veltroni non è la paura perché abbiamo toccato il fondo, ma è strategia… la sintesi, la linea politica di sintesi… questo io chiedo al mio segretario.»

Insomma, nel vecchiume di apparato Debora fa primavera, ma fuori?

In ogni caso quelli del PD si sono spaventati, e pure molto. Tanto da mandarla a Bruxelles, in quello che considerano «sbagliatamente» un cimitero di elefanti. Hai voglia a dire no, ma pare il vecchio promoveatur ut amoveatur: stattene buona lì, e non rompere.

A Bruxelles Debora ci va, con un sacco di voti. Ma la prima cosa che scrive su Facebook, quando le dicono che ha vinto ottenendo in Friuli più voti di Berlusconi (73.910 lei, contro 64.286 lui) è: «Una giornata memorabile: merita di essere vissuta se non altro perchè in Friuli Venezia Giulia ho battuto Berlusconi».

Il solito PD ossessionato da Berlusconi. Il solito linguaggio «contro», che non va da nessuna parte.

Nessuno ha spiegato a Debora la «faccenda lakoffiana dell’elefante»: non puoi dire «Non pensare all’elefante» senza che all’istante la gente ci pensi. Non puoi ripetere di continuo che sei contro Berlusconi (come da 15 anni fa la sinistra), senza portare acqua al mulino dell’altro. Ma nessun elefante europeo spiegherà a Debora come vanno queste cose.

Spero che lei sia abbastanza in gamba (e fuori dal coro) per arrivarci da sola.

La prima parte del discorso all’Assemblea dei circoli:

La seconda parte:


Bello e impossibile

Con l’avvicinarsi dell’estate riprende la campagna D&G per la versione maschile del profumo Light Blue, lanciata nel 2007. Perfetta per le riflessioni sulla rappresentazione del corpo maschile che abbiamo iniziato con «L’uomo in ammollo».

Lo spot è stato girato su un gommone nel mare di Capri. Sole a picco, mare piatto e assoluta solitudine per un bellissimo lui che si china a baciare una bellissima lei, sulle note di «Parlami d’amore Mariù».

Troppo bello per essere vero, e infatti non lo è: all’improvviso ciak! e si scopre che è un film (o uno spot, appunto).

Lui è il modello David Gandy, che in passerella si presenta così:

David Gandy

Moro, muscoloso e depilato, ha persino «il sapor mediorientale» della canzone di Gianna Nannini. Se poi consideriamo che l’annuncio stampa mette in primo piano i suoi attributi sessuali, ne abbiamo abbastanza per dire che a questo corpo tocchi la stessa sorte di quelli femminili del documentario di Lorella Zanardo: ipersessualizzazione, plastica, atrofia cerebrale.

Pari opportunità? Non proprio, visto che è destinato ai gay, non alle donne. Come lo sono tutti i corpi maschili fotografati da Stefano Dolce e Domenico Gabbana, che della loro omosessualità hanno fatto un marchio di fabbrica.

Lo conferma il ciak finale, che toglie realtà alla scena anche per dire: «Donne, non illudetevi: questo corpo non è per voi».

L’annuncio stampa:

Light Blue

Lo spot:


 

 

 

 

 

 

 

 

Il più grande politico italiano

Intendo Crozza, naturalmente.

EuroMediterranean Academy for Young Journalists

Ricevo da Letizia questa utile segnalazione.

EuroMediterranean Academy for Young Journalists (EMAJ) è un corso di formazione di 10 giorni rivolto a giovani giornalisti europei e di paesi EuroMed, che abbiano al massimo 30 anni e parlino fluent English.

Il corso si concentra sul giornalismo multiculturale e ha come obiettivo formare i partecipanti sui temi relativi alle migrazioni. Dopo il successo della passata edizione, svoltasi l’anno scorso a Amman, in Giordania, quest’anno EMAJ si tiene a Amsterdam.

La scadenza del bando, che ti permetterà di partecipare a EMAJ senza pagare il viaggio, il vitto e l’alloggio a Amsterdam per la durata dell’evento, è il 22 giugno 2009.

Scarica da QUI la «Call for participants» e da QUI l’«Application form» che va compilata per concorrere.

Ulteriori informazioni sul sito:

www.emaj2009.org

E se ti restano dubbi, puoi chiedere a Letizia, contattandola su Facebook o lasciando un commento su questo blog per condividere i dubbi con noi.

In bocca al lupo e fammi sapere come va a finire! 😀