Archivi del mese: giugno 2009

L’uomo in ammollo

Vorrei cominciare una riflessione sulla rappresentazione mediatica del corpo maschile, che sia parallela e complementare rispetto a quanto stiamo facendo su quello femminile. Nella comunicazione si deve sempre lavorare in modo sistemico: per capire un elemento, devi capire il sistema di relazioni in cui è inserito. Per capire un genere, devi capire gli altri.

E allora.

Dal 24 maggio le città italiane sono tappezzate dalla versione contemporanea del celebre «uomo in ammollo» di Bio Presto.

Negli anni ’70 l’uomo in ammollo era il chitarrista jazz Franco Cerri.

Autoironico, casalingo e rassicurante, Cerri se ne stava beatamente immerso in acqua, tutto vestito in camicia e cravatta, spiegando come la potenza di Bio Presto avrebbe cancellato le terribili macchie di cui era cosparsa la sua camicia.

«Sporco impossibile? Nooo, non esiste sporco impossibile per Bio Presto» era il tormentone della campagna, che durò 15 anni e negli anni ’80 continuò a mostrarci Cerri che, oltre a stare in acqua, girava per case e supermercati, sempre occupandosi (come una donna!) di lavatrici, detersivi e panni sporchi.

Oggi il testimonial è Umberto Pelizzari, campione mondiale di apnea profonda, e la headline delle affissioni è «Un pulito da record».

La differenza è lampante: negli anni ’70-’80 Bio Presto rappresentava un uomo piacente ma normale, pronto a mettere da parte le sue abilità di chitarrista per pensare al bucato; oggi ci mostra un recordman dal fisico eccezionale, al cui volto, in realtà segnato da sole e mare, il fotoritocco ha cancellato rughe e imperfezioni, per omologarlo a mille altri belloni da passerella.

Corpo di plastica e prestazioni da supereroe, insomma.

Lo spot del 1977 (ripreso da un frammento di Blob: non badare al Pasolini iniziale e Cossiga finale 🙂 ):

L’affissione di oggi (per ora non ne ho trovata una più grande):

Un pulito da record

Obama, we love you

Ho ascoltato con molta attenzione il discorso di Barack Obama all’Università del Cairo. «We love you», gli hanno gridato gli studenti. «Thank you», ha risposto semplicemente. Chi non avrebbe voluto unirsi all’ovazione?

Sappiamo tutti che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e che molti saranno gli ostacoli che Obama incontrerà sulla sua strada. Molti i passi falsi che potrà fare. Tuttavia il discorso era perfetto. Personale, ma storicamente fondato. Ecumenico, ma duro contro il terrorismo e gli estremismi. Equilibrato sulla questione israelo-palestinese. Emozionante.

Stralcio i passaggi che mi hanno colpita di più. (Non sono gli unici, ma l’alternativa era copiare l’intero discorso.)

Il richiamo continuo all’esperienza personale, volto a conferire autenticità al discorso:

«In parte, le mie opinioni si basano sulla mia stessa esperienza: sono cristiano, ma mio padre proveniva dal Kenya e aveva una famiglia che per generazioni intere era stata musulmana. Quando ero piccolo ho passato molti anni in Indonesia, e ascoltavo sempre al chiarore delle prime luci dell’alba e al calare delle tenebre la chiamata dell’azaan. Da giovane ho poi prestato servizio in alcune comunità di Chicago presso le quali molte persone trovavano dignità e tranquillità interiore nella loro fede musulmana.»

La battaglia contro gli stereotipi:

«La mia esperienza ispira la mia opinione che un rapporto tra America e Islam deve basarsi su ciò che l’Islam è, non su ciò che non è. Credo che rientri negli obblighi e nelle mie responsabilità di presidente degli Stati Uniti battermi contro ogni stereotipo negativo dell’Islam, ovunque esso si manifesti.

Questo stesso principio deve applicarsi però anche alla percezione dell’America da parte dei musulmani: proprio come i musulmani non rientrano tutti in un generico stereotipo, così l’America non rientra in quel generico stereotipo di impero interessato solo al proprio vantaggio.»

Il mondo globalizzato, ovvero siamo tutti nella stessa barca:

«Abbiamo scoperto da poco che quando un sistema finanziario si indebolisce in una nazione, ne soffre la prosperità di tutte; che quando una nuova malattia contagia un uomo solo, tutti gli uomini sono in pericolo; quando una nazione vuole procurarsi una bomba atomica, il rischio di attacchi nucleari si moltiplica per tutte le nazioni; quando violenti estremisti agiscono in una striscia montagnosa lontana, la gente è a rischio anche al di là degli oceani; e quando degli innocenti disarmati sono sterminati in Bosnia e in Darfur, è la coscienza di tutti a uscirne infangata. Questo significa nel XXI secolo abitare uno stesso pianeta.»

La democrazia non si impone:

«So che negli ultimi anni ci sono state molte polemiche su come debba essere incentivata la democrazia e molte di esse sono da rapportare alla guerra in Iraq. Sarò chiaro: nessun sistema di governo può o deve mai essere imposto da una nazione a un’altra. Questo non vuol dire, chiaramente, che il mio impegno nei confronti dei governi che riflettono il volere dei loro popoli è minore. Ciascuna nazione dà vita a questo principio a modo suo, sulla base delle tradizioni del suo popolo: l’America non pretende di sapere che cosa sia meglio per ogni nazione, così come noi non condizionerebbe mai il risultato di elezioni regolari e pacifiche.»

La libertà di religione:

«Il quinto argomento che vorrei affrontassimo tutti insieme è la libertà di religione: l’Islam è fiera della propria tradizione di tolleranza, constatabile nella storia dell’Andalusia e di Cordoba ai tempi dell’Inquisizione. Da bambino in Indonesia ho visto io stesso che i cristiani erano liberi di esercitare la loro pratica religiosa in un paese a stragrande maggioranza musulmana. È questo lo spirito che deve animarci anche oggi: gli uomini di tutti i paesi devono essere liberi di scegliere e praticare la loro fede sulla sola base delle loro convinzioni personali, la loro predisposizione, la loro anima, il loro cuore. La tolleranza è fondamentale perché la religione possa crescere, ma purtroppo essa è minacciata in molteplici modi.

In alcuni musulmani c’è la preoccupante tendenza a quantificare la propria fede in misura proporzionale al respingimento di tutte le altre.»

I diritti delle donne:

«Il sesto problema di cui vorrei ci occupassimo tutti insieme riguarda le donne e i diritti delle donne: si discute molto di questo e per quanto mi riguarda respingo l’opinione di chi in Occidente pensa che se una donna sceglie di velarsi i capelli sia in qualche modo “meno uguale”.

So tuttavia con certezza che negare alle donne la possibilità di istruirsi significa sicuramente privare le donne di uguaglianza: non è casuale che i Paesi nei quali le donne possono studiare hanno maggiori probabilità di essere prosperi.

Su questo punto non vorrei ci fossero dubbi: la questione dell’eguaglianza delle donne non concerne l’Islam, tanto è vero che in Turchia, in Pakistan, in Bangladesh e in Indonesia e in altri paesi a maggioranza musulmana hanno eletto al governo una donna. Ma la battaglia per la parità dei diritti per le donne continua anche nella quotidianità americana e in altri Paesi di tutto il mondo.

Le nostre figlie possono dare alle nostre società un contributo uguale a quello dei nostri figli, e la nostra comune ricchezza si avvantaggerà consentendo a tutti gli esseri umani, uomini o donne che siano, di raggiungere il loro potenziale umano. Non penso che una donna per essere considerata uguale a un uomo debba prendere le medesime decisioni, e rispetto tutte le donne che nel mondo scelgono di vivere assolvendo ai loro compiti tradizionali. In ogni caso questa dovrebbe essere sempre e comunque una loro scelta.

Gli Stati Uniti si assoceranno a qualsiasi paese a maggioranza musulmana che intenda sostenere il diritto delle bambine ad accedere all’istruzione, e voglia aiutare le giovani a cercarsi o crearsi un’occupazione tramite il microcredito,che tanto aiuta a realizzare i propri sogni.»

L’appello finale ai giovani, contro gli scettici e gli “ancorati al passato”:

«Molte persone – musulmane e non musulmane – mettono in dubbio la possibilità di dar vita a questo nuovo inizio: alcune sono impazienti di fomentare le divisioni, e intralciare in ogni modo il progresso. Alcune lasciano capire che è tutto inutile perché siamo predestinati a non andare d’accordo, e le civiltà sono predestinate a scontrarsi. Molte altre sono semplicemente scettiche, dubitano che un cambiamento possa mai aver luogo.

Ci sono paura e diffidenza: se sceglieremo di rimanere ancorati al passato, di sicuro non potremo mai fare passi avanti. Lo voglio dire con particolare chiarezza ai giovani di ogni religione e di ogni Paese: voi, più di chiunque altro, avete la possibilità di cambiare il mondo

QUI la traduzione del Sole 24 Ore, da cui ho tratto i vari passaggi.

QUI la traduzione e il testo originale riportati da Repubblica.

QUI il video del discorso sul sito della White House.

La campagna per le amministrative di Bari

Da tempo volevo segnalare la campagna del sindaco di Bari Michele Emiliano, che in Italia si distingue per la capacità di coinvolgere i giovani e per l’uso adeguato e intelligente di Internet (finalmente!).

Non posso quindi che accogliere volentieri le riflessioni e la proposta di Giorgio, che mi scrive:

«Da frequente lettore del suo blog e da studente di semiotica a Bologna, vorrei segnalarle il sito del sindaco di Bari, e candidato sindaco, Michele Emiliano:

http://www.micheleemiliano.it/

Non so se lo ha già visto (credo di sì). Già a un primo sguardo si nota un gigantesco lavoro creativo da parte dell’Emilab. Ricordo a proposito un’analisi, presentata a un convegno a Imperia, di Francesca De Ruggieri [N.d.R.: Università di Bari, sede di Taranto] – articolo pubblicato su E/C [N.d.R.: puoi scaricare QUI il pdf] – in cui si prendevano in considerazione i tratti innovativi della campagna elettorale di Michele Emiliano nel 2004. Credo che possa essere una cosa interessante per una proposta di tesina triennale (o anche tesi specialistica) – visto che Bologna, e credo anche il Dipartimento di Comunicazione, pullula di studenti che provengono dal Sud, nonché dalla Puglia (come me) – o anche solo come segnalazione sul blog.

La sfida elettorale a Bari è tra l’attuale sindaco (Michele Emiliano) e colui che è stato sindaco nei due mandati precedenti (Simeone Di Cagno Abbrescia). Questo dato è stato ampiamente sfruttato negli spot elettorali per Emiliano, soprattutto in quello intitolato “Trailer: Il sindaco parte seconda”, dove Di Cagno Abbrescia è “il nemico che è tornato”. È inoltre possibile un confronto con il sito di Di Cagno Abbrescia:

http://www.simeonesindaco.it/

per valutare le differenze (faccio notare ad esempio lo stile di scrittura nei testi di quest’ultimo sito, che si contrappone all’uso del linguaggio popolare, con marcati tratti dialettali, nel sito di Emiliano: sembra l’opposizione “freddo vs caldo”).

Non mi dilungo oltre. Spero che la cosa possa in qualche modo interessare.
(PS: a scanso di equivoci, non sono un membro di Emilab!).»

Pasolini e la televisione

«Il successo è l’altra faccia della persecuzione… nel momento in cui qualcuno ci ascolta dal video, ha un rapporto da inferiore a superiore, il che è profondamente antidemocratico… le parole che cadono dal video cadono sempre dall’alto, anche le più sincere, anche le più democratiche… Il grande pessimismo implica sempre un grande ottimismo».

Sono alcuni passaggi chiave di una celebre chiacchierata (a tratti polemica) fra Enzo Biagi, Pasolini e altri.

Sulla Rai. Nel 1971.