Graffiti e sindaci da Bologna a Bari

Ieri su Repubblica Bologna è uscito questo mio commento, col titolo «I graffiti tra sceriffi e scarabocchi».

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Come promesso in campagna elettorale, a Bologna la prima azione del sindaco neoeletto Flavio Delbono è stata mettere in moto la macchina amministrativa per ripulire i muri sporchi della città. Da cosa? Dai «graffiti», dicono tutti. Dagli «scarabocchi» dice Delbono. Vorrei ripercorrere le principali implicazioni comunicative e simboliche di questa mossa. Non tutte positive, a mio avviso.

Il primo problema sta nel termine «graffiti». È vero che il dizionario riporta, come primo significato di «graffito», «qualunque segno inciso, scalfito su una superficie, spec. di pietra, metallo, intonaco e sim.» (De Mauro on-line). Dunque, alla lettera, chiamarli «graffiti» non sarebbe sbagliato. Ma è ormai da anni che a questa parola tutti associano subito – e strettamente – il «graffitismo» o «graffiti writing», cioè quel movimento artistico, impostosi negli Stati Uniti fin dagli anni Ottanta, per cui nelle città si realizzano pitture murali con bombolette spray.

Se li chiami graffiti la gente pensa al writing e si divide subito in due: quelli che ne pensano bene, pur facendo i distinguo del caso (non sempre sono «arte», non tutti sono «belli», eccetera), e quelli che ne pensano male (sono atti di vandalismo, imbrattano le pareti, sono illegali, eccetera). È chiaro che le cose sono più complesse e le distinzioni fra graffitismo, aerosol-art, street-art, tagging e semplici brutture sono più sottili.

Ma il senso comune funziona così: o buono o non buono.

Perciò un sindaco che li chiama «scarabocchi» finisce all’istante – anche se non vuole – dalla parte di quelli che ne pensano male. Il che, per una giunta di centrosinistra non è il massimo, visto che il graffitismo è collegato alle fasce più giovani della popolazione, con cui la sinistra fa fatica a dialogare, e agli studenti, con cui questa città non va sempre d’accordo.

Peggio ancora, poi, se il neoassessore Nicoletta Mantovani, con delega alle politiche giovanili, alla domanda che questo giornale le ha fatto: «Che ne pensa del piano anti-graffiti?» risponde: «Tutto il bene possibile. Che la città sia tremendamente sporca lo vedrebbe chiunque».

Peggio ancora, infine, se ricordiamo che nel 2007 un piano anti-graffiti fu avviato (e finì nel nulla) anche da Sergio Cofferati, da tutti denominato «sceriffo» anche per mosse (sbagliate) come questa. Vuole forse Delbono continuare questo infausto cammino?

Insomma, per ripulire i muri sporchi senza sbagliare, è sufficiente evitare la parola «graffiti»? Certo che no, anche se nella comunicazione politica le parole contano, eccome contano. Ma è ovvio che cambiare una parola non basta.

Come non basta nessuna azione basata su logiche esclusivamente negative: no graffiti, no sporcizia, no degrado. A ogni azione negativa va affiancata sempre un’azione costruttiva e positiva. Altrimenti l’immagine dello sceriffo, tutto censura e repressione, è dietro l’angolo.

Ma quali azioni positive? A Bologna sono tutte da studiare (o ristudiare, visto che progetti su questo tema giacciono in diversi cassetti dai primi anni 2000).

Suggerisco di dare un’occhiata – mutatis mutandis – a ciò che sta facendo Michele Emiliano a Bari, che ha già dato agli artisti un muro di 200 metri nel quartiere San Paolo e promette a breve un muro in ogni quartiere. E intanto studia un piano per ripulire Bari da ciò che arte non è.

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Ecco il video con cui Emiliano ha presentato l’iniziativa in campagna elettorale:

Street art @ San Paolo

13 risposte a “Graffiti e sindaci da Bologna a Bari

  1. Ma in cosa consiste un “Piano anti-graffiti”? Nel ripulire i muri del centro storico? Se sì, gli amministratori dovrebbero escogitare un modo per vietare che i “vandali” lascino nuove “scritte” sugli stessi o su altri muri (usare le videocamere di sorveglianza? – che non è certo una mossa preventiva). Da un punto di vista empirico, mi pare che le “scritte” nella zona universitaria e in centro si siano moltiplicate quest’anno, perché molte di queste “scritte” vengono realizzate durante i cortei. Molte, infatti, hanno contenuto che rimanda all’università o a recenti arresti. Perché, allora, non vietare anche i cortei in centro? Mi pare che queste politiche siano davvero ridicole.

  2. Non so… secondo me sono spinti più che altro dalla voglia di imbrattare… come quando a volte uno ha un foglio bianco fra le mani e decide di farci un disegno o uno scarabocchio sopra… non si sa perché, ma spesso capita.
    L’idea di dare degli spazi appositi per i graffiti non è nuova. Io sono piuttosto scettico. L’ho sempre accostata ai bagni pubblici: così come bisogna fornire i bagni pubblici perché che la gente non faccia pipì lungo le strade, allo stesso modo bisogna fornire degli spazi per i graffiti perché che questi non imbrattino tutta la città…
    Poi oh se può aiutare ben venga!

  3. Pingback: Le sécessionisme prolétaire parisien — Gradiva’ Soup

  4. I graffiti sono una forma di cultura urbana, tra le più originali della contemporaneità. Il loro valore estetico e linguistico non può essere cancellato e uniformato sotto l’etichetta di “scarabocchi”. La chiusura culturale italiana è allarmante. Se solo i nostri ciechi amministratori applicassero lo stesso zelo estetico verso i mostri architettonici che non smettono di sorgere… Qui in Francia si dedicano mostre, seminari sul tema e l’Italia a parlare di insozzature. Certo non ogni graffito è un’opera d’arte ma l’arte dei distinguo…
    Vorrei ringraziarla per i suoi articoli sempre acuti e segnalarle che ho inserito un link al suo blog nel mio, in cui mi occupo di questioni estetiche e ultimamente di street art (http://www.gradivasoup.net). Cordiali saluti

  5. E’ importante secondo me distinguere tra scarabocchio e graffito. Quando si ha tra le mani un foglio bianco e si fa uno scarabocchio è un conto. Se si ha tra le mani un foglio con un disegno ci si sofferma a valutare se vale la pena di tenerlo o di buttarlo. Il termine graffiti ormai è diventato troppo stretto per includere dentro tutte le diverse forme di lettering o di aerosol-art che comunque sono una forma di espressione grafica. Non sono d’accordo sul fatto che ci sia alla base un bisogno fisiologico: è più il bisogno di far uscire un messaggio forte. Il fatto che lo spazio venga dato direttamente dalla Pubblica Amministrazione dimostra l’apertura verso nuove forme di espressione ed al tempo stesso fissa i limiti di entro i quali tali forme possano essere accettate.

  6. tra parentesi bologna ha dato i natali (sono quasi sicuro, non ci metto la mano sul fuoco ma sono quasi sicuro) a uno dei più stimati writers contemporanei, tal Blu. Allego il link a un suo video su youtube http://www.youtube.com/watch?v=uuGaqLT-gO4 ed al suo sito http://www.blublu.org. Se questa non è arte allora personalmente possiamo strappare un bel po’ di pagine dai nostri vecchi libri di artistica delle superiori… per la banalità, queste forme di espressione andrebbero come minimo incoraggiate, in spazi dedicati eccetera eccetera; per l’originalità, visto che sono sicuro che non tutte le persone di mezza età sono ri&%$/&()=”te come i nostri padrini e don che abitano i palazzi, un bel programma di alfabetizzazione ad una nuova forma d’arte rivolto a tutti per comprenderla ed apprezzarla non sarebbe una cattiva idea… ci vediamo nel 2050!!!!

  7. Be’, mi pare che fin qui siamo più o meno tutti d’accordo…
    Sandro, sì che Blu è bolognese… 🙂 ecco il post
    di un annetto fa:

    https://giovannacosenza.wordpress.com/2008/05/26/murales-animati/

    Grazie a tutte e tutti! 😀

  8. Credo che definire tutti i murales degli scarabocchi sia sintomo della ristrettezza mentale di cui può vantare Del Bono..Forse non è mai stato a Berlino o a Granada o anche solo nella più vicina Dozza, la città dei muri dipinti.. Certo sono d’accordo che le tag facciano schifo e rovinino il patrimonio artistico-architettonico, soprattutto nel centro storico. Ma bisognerebbe fare delle opportune distinzioni per non risultare cafoni ignoranti. Mi sembra veramente una cosa stupida: questo discorso non farà altro che mettere i giovani contro la pubblica amministrazione, invece che portare a una riflessione e a posizioni condivise su ciò che è arte e ciò che invece è puro vandalismo.

  9. Anche a Livorno il sindaco propose circa uno-due mesi fa un’iniziativa simile a quella di Emiliano.
    Dette alcuni spazi cittadini ai writer e propose loro il tema dell’inquinamento del mare.

  10. Bologna vanta una cultura del writing tra le più importanti e “vecchie” d’Italia (considerando comunque che l’areosol art è sbarcata nel nostro paese non prima anni Settanta) ed è una mossa incredibilmente miope, in questo contesto, insistere nel trattare il fenomeno come semplice vandalismo.
    Nella nostra città si sono formati artisti di fama nazionale. Non solo Blu, anche Duchamp, Wany, il gruppo Spa oggi diventato Opus Magistri.
    I migliori writers d’Italia hanno dato vita alle mura di Bologna, la cultura hip hop e in particolare la sua corrente figurativa si intrecciano profondamente con la storia recente della nostra città.
    Ogni volta mi stupisco di come ciò che dovrebbe essere valorizzato come espressione di vitalità sociale e artistica in campagna elettorale venga scioccamente ridotto a sintomo di degrado.
    Tra l’altro la stessa amministrazione, all’atto pratico, ha sempre accettato quando non premiato l’opera dei writers, assegnando moltissimi spazi dove dipingere legalmente (per esempio il ponte di via libia e quello di stalingrado) e servendosi delle firme più note per decorare numerosi edifici pubblici.
    A cosa si deve allora questa incomprensibile “vergogna”?

  11. Al di là delle possibili implicazioni semantiche cara Giovanna…io penso che uno degli aspetti che più preme è quello pragmatico!! Queste scritte (perché nel centro di Bologna ci sono solo scritte e di certo non opere d’arte) sono il più delle volte realizzate su muri o esercizi privati (e se io fossi il proprietario di casa mi incazzerei a morte) o addirittura su monumenti!! Io credo che ogni forma d’arte vada esercitata nel contesto adeguato alla loro più chiara e completa fruizione! Pensate a un chitarrista heavy metal che vi suona sotto casa…in quel caso, anche apprezzando la musica credo che dopo poco aprireste tutti la finestra con una tinozza d’acqua!
    John Cage per suonare usava anche piatti e padelle…ma la sua arte si esprimeva in contesto ed aveva valore lì e non altrove. Le scritte sul muro di casa di una qualsiasi persona è una vera e propria violazione…e non c’è artista che tenga!

    Il sindaco di Seregno (LEGA) ha concesso a writers 180 metri di parete per il loro libero sfogo!
    http://milano.repubblica.it/multimedia/home/6856673
    Ecco perché la lega continua a fare proseliti!

  12. E’ molto sensata la proposta del muro a disposizione anche se non so quanto funzioni nel contesto italiano. All’estero funziona un po’ come funzionano altre cose: io ero teneramente scioccata dai tedeschi che a Berlino a capodanno sparavano mortaretti giocondissimi solo ed esclusivamente nelle aree deputate.
    Solleverei delle questioni.
    1. Quanto delli suddetti scarabocchi trae significato dal lasciare un segno sulla città quella vera quella di tutti? Darebbe lo stesso gusto farlo su un’area deputata?
    2. Stante il giovanilismo imperante del nostro stesso modo di essere giovani – in certi casi anche di esserlo stati – siamo sicuri che il sindaco se non li chiamasse scarabocchi ma usasse proprio er mejo termine, e desse i famosi spazi appositi sarebbe ben accolto? Io temo un atteggiamento di fondo critico a prescindere di chi ha bisogno di una contrapposizione (su temi comodi eh, mica che famo la rivoluzione per carità…) per acquisire identità e significato, A Del Buono andrebbe maluccio comunque.
    3. C’è un conflitto difficilmente sanabile tra politica del bene collettivo, della cosa pubblica – per cui onestamente se io ci ho un negozio se io mi faccio un mazzo a ripulire la carrozza di un treno, te poi essere anche Haring risorto ma stai facendo un gesto incivile e etica dell’estetica, per cui il mio obbiettivo è il prodotto tra quella cosa che c’era prima e il mio segno. I fini sono diversi. L’unica soluzione è il muro a disposizione, ma a molti potrebbe sembrare un contentino.

  13. Qualche tempo fa mi sono imbattuto in un video (non trovo più il link) fatto da ragazzi di estrema destra in cui vengono semplicemente ripresi i muri di Bologna pieni di “graffiti”. Non solo tag, ma anche alcuni disegni di Blu (molto belli a mio parere) e di tanti altri, stavano lì a significare “degrado”, venivano ripresi solamente perchè lo spettatore del video pensasse allo schifo che c’è a bologna; semplicemente la loro presenza come sintomo di degrado. A me naturalmente il video non ha fatto l’effetto sperato dai suoi creatori, ma mi ha fatto riflettere, anche alla luce degli ultimi risvolti politici qui a Bologna. Se Delbono appena “installato” decide come prima cosa di fare la guerra ai writers un motivo ci sarà, quasi ogni cosa è sintomo di qualcos’altro e specialmente in politica le motivazioni vere da cui derivano le decisioni sono tutt’altro che facili da scovare.
    Mi viene subito da pensare che ci saranno state tante lamentele da parte dei cittadini bolognesi. Gli stessi che hanno fatto chiudere i bar del Pratelloa alle 10 e che sempre si lamentano perchè ci sono dei giovani in giro e, scommetto, gli stessi che quando camminano in strada e incontrano un/una ragazzo/a è più probabile che sentano paura piuttosto di pensare di fare un sorriso. E’ la mentalità generale delle persone, non di tutte naturalmente, che sta andando in questa direzione. Via i colori, i ragazzi da in mezzo alla strada, le parole ad alta voce; ora si vuole il silenzio, non si vorrebbe mai incontrare qualche sconosciuto per la strada e tutto il mondo che ci circonda dovrebbe essere il più uniforme possibile, grigio possibilmente. Per chi ha paura l'”uniformità”, la “solidità” sono delle categorie che ispirano sicurezza.
    Magari è solo un delirio ma personalmente la vedo così. Penso che qui in Italia la fantasia stia cominciando a diventare scomoda. Dico in Italia perchè ho la fortuna di andare spesso all’estero e in molti posti le cose non sembrano evolversi nella stessa direzione -anzi.
    Pensando a questo “grigiore” che si diffonde nella mentalità del popolo si pensa anche subito alle nefaste conseguenze che potrebbero derivarne. Sarà un caso che l’Italia ha un’opinione pubblica dal peso praticamente inesistente rispetto agli altri paesi pseudo-democratici?

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