Dove va la pubblicità italiana

Ho trovato su Affari italiani una sintesi dei dati Nielsen Media Research sugli investimenti pubblicitari italiani nel periodo gennaio-maggio 2009.

La tendenza è chiara:

«Investimenti pubblicitari in calo nei primi cinque mesi del 2009: secondo Nielsen Media Research, da gennaio a maggio ammontano a 3.795 milioni, con una flessione del 16,5% rispetto al corrispondente periodo del 2008.

Con i dati di maggio (e con lo storico da gennaio 2009) è entrato nelle rilevazioni Nielsen Media il nuovo mezzo Transit, la pubblicità dinamica gestita da IGPDecaux su metropolitane, aeroporti, autobus e tram. Da gennaio a maggio 2009 l’advertising del Transit è di circa 42,4 milioni.

A mezzi omogenei, la variazione del totale investimenti pubblicitari è, invece, del -17,5%.

La classifica dei top spender vede nell’ordine: Wind, Unilever, Vodafone, Ferrero, Volkswagen, Barilla, Telecom It. Mobile, L’Oreal, Procter&Gamble e Danone, con investimenti pari 524 milioni, il 10% in meno sul corrispondente periodo del 2008.

Di queste dieci aziende soltanto due hanno incrementato gli investimenti rispetto all’anno scorso.

La televisione, considerando sia i canali generalisti che quelli satellitari (marchi Sky e Fox), mostra una flessione sul periodo cumulato del -14,8% e sul singolo mese del -13,2%. L’analisi per settore evidenzia per gli Alimentari -14,4%, per l’Automobile -21,6% e per le Telecomunicazioni +5,2%+40,0% maggio 2009 su maggio 2008). Si segnala anche l’exploit di Turismo/Viaggi che registra il +28,1% sul periodo cumulato e il +32,6% sul mese.

La stampa, nel suo complesso, da gennaio ha un calo del -25,1%.

I periodici diminuiscono del -29,5% con l’Abbigliamento a -28,2%, la Cura persona a -26,6% e l’Abitazione a -28,0%.

I quotidiani a pagamento mostrano una flessione del -21,8% con l’Automobile e l’Abbigliamento, i due settori più importanti, che riducono gli investimenti rispettivamente del -35,8% e del -29,0%. In controtendenza il settore Abitazione che supera i 24 milioni con una crescita in cinque mesi del +8,0%, grazie alle performance realizzate a febbraio e, soprattutto, a marzo. Segno leggermente positivo anche per il Turismo/Viaggi (+1,1% sul cumulato e +12,5% sul confronto mensile). A livello di tipologie, frena la Commerciale Nazionale (-25,4%) e sono in calo la Locale (-16,1%) e la Rubricata/Di Servizio (-20,1%). In contrazione anche la raccolta dei Quotidiani Free/Pay Press (-27,3%).

La radio diminuisce del 18,6% da gennaio a maggio rispetto al corrispondente periodo del 2008 e del 16,0% nel confronto mensile.

Fanno registrare variazioni negative Affissioni (-30,5%), Cinema (-16,0%), Cards (-18,0%) e Direct mail (-17,8%).

Performance, invece, sempre positiva per Internet che cresce del 7,8% raggiungendo i 243,5 milioni. In leggera crescita l’Out of Home Tv (+1,6%).»

(Affari italiani, 14 luglio 2009)

5 risposte a “Dove va la pubblicità italiana

  1. Ok, dati che si commentano da soli.
    Qual’è il Piano B per i neo-laureati in Scienze della Comunicazione?

  2. Giulia: lavorare sulla comunicazione via internet è il futuro, questo è chiaro.

    Ma lo era anche prima della crisi, che ha solo accelerato la tendenza in atto.

    Piano B per i neolaureati in Comunicazione: nuovi media a go-go!
    😀

  3. Eh già… Giovanna mi hai tenuto con il fiato sospeso fino all’ultima riga, sospiro di sollievo: io nell’agenzia di pubblicità mi occupo del web! Dal mio angolino confermo: i clienti spostano gli investimenti sul web. E ho il sospetto che non sia tanto facile fare statistiche se non grazie alle dichiariazioni delle aziende, perchè non si tratta del solito web marketing, ma di pagare qualcuno che cavalchi il web a nome tuo, facendo networking e p.r. su internet. Insomma i soldi finiscono nelle tasche dell’agenzia e solo in minima parte vengono re-investiti da questa sul web in modo tracciabile…il resto serve a pagarmi lo stipendio 🙂

  4. Ciao Giovanna,
    dall’articolo alla realtà direi che posso raccontare la mia. Moltissimi anni trascorsi in agenzie come copy e da un anno il salto definitivo verso il web: attualmente realizzo web monitoring strategico, blog viral, buzz marketing.
    Amiche e amici creativi o account mi confermano che nelle agenzie ormai vige il caos epocale: licenziamenti, pre-pensionamenti, blocco delle assunzioni, persone costrette ad aprire la stra-costosa p.IVA o soggiogate da un co.pro da fame.
    Mi ritengo davvero fortunata, sono molto impegnata e sto imparando un lavoro che amo. Pensavo di poter fare “solo” la copy, invece mi sto creando una nuova professione.
    Mi sto rendendo conto, però, che molte aziende italiane sono ancora dubbiose o addirittura ignoranti (nel senso etimologico del termine, proprio non hanno conoscenza) riguardo al mondo della rete.
    Non è facile, ma i più non sanno utilizzare le potenzialità dei social network (ad esempio, sono ancora molti a non utilizzare Twitter e Facebook è utile solo per caricare le foto delle vacanze) oltre a non capire le campagne crossmediali.
    Sarà pure vero che le aziende investono nel web, ma è importante cambiare in tempi rapidi il modo di intendere la comunicazione, a partire dalle aziende per arrivare alle agenzie, dove i direttori creativi storici faticano a capire cos’è il 2.0.

  5. Ciao Carla! finalmente “trovo una collega”: anche io sono in agenzia con il ruolo di digital p.r. e strategic planner per la web communication. Anche io noto che i ruoli dedicati esclusivamente al web sono ancora pochi in giro. Posso chiedere a Giovanna un tuo contatto? Ne incontro davvero pochi di miei “omologhi”…

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