A chi giova l’influenza A (o suina, o H1N1)

Il tam tam mediatico sull’influenza A è analogo ad altri casi di allarmismo sanitario negli ultimi anni: mucca pazza, sars, influenza aviaria.

A questo proposito ero d’accordo con Marcello Foa, quando il 25 aprile scorso aveva scritto sul suo blog:

«Nelle ultime 24 ore è scattato l’allarme in Messico per l’influenza suina e i media di tutto il mondo hanno ripreso la notizia con toni drammatici evocando il rischio di un contagio planetario. Sarà, ma gli studi sullo spin mi hanno insegnato a diffidare degli allarmi su improvvise epidemie provocate da malattie misteriose.

Ricordate la Mucca pazza? E quelle immagini angoscianti dei bovini tremanti? All’epoca ci dissero che l’encefalopatia spongiforme bovina,  variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob, avrebbe provocato la morte di migliaia di persone, nonostante l’abbattimento di decine di migliaia di capi. Ma a oggi sono stati registrati 183 casi in tutto il mondo. Le autorità fecero bene a mettere al bando le farine di origine animale, che costringevano degli erbivori a trasformarsi in carnivori; ma l’allarme fu eccessivo.

sars 1

E la Sars? Vi ricordate le immagini dei condimini sigillati, con i medici che vi entravano indossando degli scafandri simili a quelli degli astronauti? Furono pochissime le vittime, ma ci fu panico in tutto il mondo. Oggi il virus pare sia scomparso.

Ancora: l’influenza aviaria. Esiste dal 1878 e i casi di trasmissione all’uomo sono rarissimi. Eppure il mondo nel 2005 non parlava d’altro; i governi decisero di rendere obbligatorie stock di riserva del Tamiflu, un farmaco in realtà poco efficiente contro la malattia; per la gioia della Roche (su quella vicenda segnalo la splendida inchiesta di Sabrina Giannini, trasmessa nel 2006 da Report).

Ora improvvisamente tutto il mondo parla dell’influenza suina e da Città del Messico arrivano, come da copione, notizie molto allarmanti. Gli Usa sostengono che sia troppo tardi per arignare il virus, l’Europa è in allarme. Si stanno creando tutte le premesse per diffondere una piscosi mondiale. Sarà ingiustificata come le altre? Io dico di sì, con una conseguenza facilmente prevedibile: per un po’ ci si scorderà della crisi economica

Foa ha ripreso l’argomento tre giorni fa:

«La mia tesi sull’influenza suina (vedi i post su questo blog), ovvero che si trattasse di un allarme gonfiato ad arte, ha trovato conferma: nel mondo decine di migliaia di persone sono state contagiate, ma i morti sono poco più di 150. Il virus è tutt’altro che letale. Eppure l’allarmismo continua e ora le compagnie britanniche vogliono bloccare a terra chiunque mostri i sintomi del contagio. Insomma basterà uno starnuto per vedersi rifiutato l’imbarco. Un delirio.

A vantaggio di chi? La scorsa primavera l’allarme era servito a distrarre l’opinione pubblica dalla recessione (paura scaccia paura), ora ho l’impressione che l’interesse sia economico. Quanto guadagneranno le case farmaceutiche? Tantissimo e a finanziare acquisti di vaccini che non serviranno a nulla saranno per lo piu` gli Stati. Questo sì è spreco di denaro pubblico…»

———

Ora, non mi pare che l’influenza suina abbia distolto più di tanto l’attenzione dalla crisi economica.

E non non mi piace il cospirazionismo (in cui però Marcello Foa non cade).

Ma sono ormai chiare, mi sembra, le forze economiche che trarranno vantaggi da questa storia: le multinazionali farmaceutiche.

Lo spiega, per esempio, l’articolo di Maurizio Ricci su Repubblica di oggi: «Virus A, affari d’oro per Big Pharma. Il vaccino vale 10 miliardi di dollari».

Detto questo, toccare la salute delle persone è talmente persuasivo che ormai non ci si può fare più nulla: faremo tutti il vaccino. Perché – nel dubbio – costa poco, e male non fa, ci racconteremo. Perché… se non lo fai e poi capita qualcosa? E d’altra parte, come negare il vaccino al nonno? Al bimbo piccolo? Alla mamma in attesa?

Insomma, hanno un bel dirci, medici e scienziati, che l’influenza A è lieve e passa in pochi giorni (cfr. questa rassegna di articoli su Nature): il vaccino si farà.

Comunicazione batte scienza, al solito.

Idea per una o più tesi di laurea (triennale o magistrale, a seconda del taglio e dell’ampiezza del corpus): analizzare la campagna di comunicazione sull’influenza A. Ti potrai concentrare sui quotidiani nazionali (almeno le due testate più vendute, Repubblica e Il Corriere) o allargare lo sguardo al contesto internazionale (europeo e/o statunitense) e/o altri media (telegiornali, periodici, internet).

Per studenti della magistrale: sarebbe interessante un confronto con le campagne comunicative di casi analoghi (posso mettere a disposizione un paio di tesi di laurea già fatte sull’aviaria).

47 risposte a “A chi giova l’influenza A (o suina, o H1N1)

  1. Secondo me tecnocrazia batte politica.
    Dal punto di vista dei politici, non agire sarebbe rovinoso verso gli elettori.
    Di fronte a una minaccia anche solo potenzialmente elevata (tipo mutazione del virus che per ora è poco aggressivo), come possono i politici mostrarsi non previdenti?
    Quindi, dato l’OMS e i suoi pareri, dati gli eletti e i loro elettori, data l’alea di tutto ciò… vince “big pharma”.

  2. Purtroppo non posso farci la tesi di laurea….dato che sono (ancora) iscritto a Lettere moderne dopo aver abbandonato Scienze della Comunicazione…
    L’allarme pandemia (termine che in questi giorni ha visto “schizzare” il proprio indice di ricorrenza in diversi media) si rivelerà sicuramente l’ennesima “gallina dalle uova d’oro” per le lobby dell’industria farmaceutica, ma non saranno di certo gli unici soggetti a beneficiare dell’onda di allarmismo: non posso non pensare alle implicazioni di ordine politico, sia globali ( Oms) che locali ( di pochi minuti fa l’intervento sul merito del ministro Sacconi) cui si potrebbero correlare ulteriori riflessioni… effetti sull’opinione pubblica, incremento della difffusione di queste forme di allarmismo parallelo alla diffusione della percezione della “globalizzazione”, eccetera..eccetera..

  3. Non sono mica tanto d’accordo a questo giro, Giovanna. Sono le altre influenze che sono state artatamente ingigantite dai media in mancanza di altro materiale con cui riempire le troppe pagine e gli spazi obesi. Questo è il primo virus dichiarato dall’OMS come pandemico negli ultimi 41 anni. E direi che addirittura a questo giro i media tronchino e sopiscano più del necessario perché la faccenda è dannatamente seria, la mutazione del virus probabilissima data la diffusione endemica.
    Ribalterei la tua tesi argomentando che i media trattano tutto alla stessa stregua e gridando al lupo al lupo a questo giro hanno la voce rauca. Ma il lupo c’è davvero.

  4. (a proposito, ma sono l’unico che leggendo ha l’impressione che per il giornalista di Repubblica esista una società chiamata Big Pharma???)

  5. I morti al 21 luglio sono oltre 700 (WHO) e non occorre essere un matematico per accorgersi che la funzione è quadratica. Aggiungo che l’articolo di Ricci spara un sacco di balle finanziariamente parlando (cerca che ti ricerca non trovo informazioni internazionali in merito, né sulla consulenza di JPM, né sullo stanziamento effettivo di denaro alle imprese succitate. Anche le quotazioni delle varie big pharma non hanno subito rialzi significativi). Mi pare lavori d’insinuazione per insufflare l’ipotesi complottista. In oltre fa uno scivolone imperdonabile: “Poi, alcune aziende hanno scoperto che, con i vaccini, si possono far soldi. La Wyeth con un vaccino contro lo pneumococco (84 dollari a dose). La Merck con uno contro il papilloma (130 dollari a dose).”
    Ma come si permette il giornalista di scrivere simili sciocchezze? Il vaccino contro lo penumococco è una grande traguardo perché i test hanno dimostrato sensibilità e specificità (falsi positivi e falsi negativi) ottimi e c’è voluto tantissimo per sintetizzare un vaccino contro la polmonite. Il virus contro il papilloma è altresì un successo enorme perchè permette alle donne di evitare il carcinoma della cervice uterina. E’ efficace e definitivo. Ben vengano questi risultati e tanto di cappello alle industrie farmaceutiche che giustamente ne traggono profitto. Peccato che i vaccini siano in verità il prodotto più costoso da realizzare e il giornalista tratta l’argomento con una leggerezza ingiustificabile, come se vaccini ne fioccassero ad ogni ora.
    Tutto questo fa ridere se pensiamo alle decine di milioni di italiani che ogni anno si vaccinano contro il niente (il vaccino contro l’influenza è come l’enalotto, la prova del nove della stupidità: i ceppi influenzali sono migliaia ogni anno, quindi vaccinarisi contro alcuni è come blindare una finestra di casa alla stregua di un caveau e poi lasciare la porta aperta) o assumono “soluzioni” omeopatiche, “terapie” chiropratiche, medicine alternative e chissà quant’altro. Il tutto in spregio all’OMS che le dichiara allo stesso livello del mago Otelma.
    Le case farmaceutiche poi ci marciano naturalmente su – mica sono ONLUS! – ma trovano nei media amplificatori compiacenti.
    E l’ignoranza vergognosa dell’uomo medio abbindolato dalla sua quotidiana credulità a comprare ogni panacea da venditori da fiera finisce poi per trattare una pandemia come un’intolleranza alimentare (altro argomento per fresconi creduloni, ché le allergie alimentari riconosciute dall’OMS sono ancora solamente due: lattosio e glutine, a dispetto dei farabutti che lucrano sugli sprovveduti, meglio, le sprovvedute, da mungere come vacche). Come diceva Flaiano la situazione è grave ma non seria.

  6. Paolo: Big Pharma è un’espressione comune, con cui si designano le multinazionali del settore farmaceutico. È abbastanza usuale nel gergo giornalistico, non credo che le persone possano fraintendere, specie se poi leggono l’articolo, in cui si fanno nomi specifici.

    Ugo, who knows? Non sono un medico, né una biologa, farmacologa, ecc. Ho dato una lettura veloce agli articoli di Nature, punto. Questo ad esempio non è affatto allarmistico, ma mostra che gli studi (su scimmie e topi) sono in corso e i margini di «se» e «mah» sono ancora ampi:

    http://www.nature.com/nature/journal/vnfv/ncurrent/pdf/nature08260.pdf

    «Al lupo, al lupo!» è una trappola in cui tutti possiamo cadere. Pure io.
    🙂

    E poi, come dice Paolo, se c’è anche un piccolo margine di rischio, come si fa a rischiare?

    Ragionamento che fanno i politici, tanto quanto le persone comuni. Diciamo allora che, in certi settori, è più facile che in altri avviare strategie anticrisi: agiti uno spauracchio e tutti comprano.

    Anche perché, da quel che capisco, nelle scienze biologiche i margini di imprevedibilità ci sono sempre: e allora, chi si assume la responsabilità di rischiare? Meglio comprare vaccini.

    Cosa accadrà in questo caso? Lo scopriremo solo vivendo, diceva la canzone.

  7. Uhmm, Ugo, certe posizioni sono in odore di complottismo, lo so
    (e io ooodio il complottismo, come ho già scritto).

    Non mi pare che Marcello Foa ci cada. Diverso è il caso di Repubblica… mah.

    Perciò mi piacerebbe che si avviassero uno o più lavori seri su come vengono costruite queste campagne «sanitarie». Confrontandole, approfondendo, magari si smonta il marchingegno. O almeno lo si capisce.

    Ma forse è roba troppo pesante per qualche scricciolino di laureando/a.

    Ci penso e ripenso. Non so. La discussione è aperta.

    E imparo da voi, come sempre. 😀

  8. Ecco un post interessante al riguardo:
    http://www.gadlerner.it/2009/07/21/la-nostra-influenza-la-loro-malaria.html
    Personalmente anch’io sono portato a credere alla teoria della sopravvalutazione del pericolo, in ogni caso vedo che Ugo è ben documentato ed è un bene sentire più campane.

  9. Riparto da una considerazione di Vittorio Zucconi: forse il rischio è molto minore di quanto potrebbe sembrare dall’allarmismo mediatico e dalle misure dei vari governi e O.I.; ma se questo allarmismo non ci fosse stato, il rischio sarebbe stato altrettanto ridotto? O forse la mancanza di una preoccupazione generalizzata si sarebbe tradotta in minori precauzioni e restrizioni e in una molto maggiore diffusione del virus?

  10. Giovanna, amici del blog, facciamo due conti rapidi rapidi a notte inoltrata, tanto per chiarirci assieme le idee.
    Stando alla mappa aggiornata su dati ufficiali (http://www.ilsole24ore.com/includes/frameSole.html?http://flutracker.rhizalabs.com/) i casi fatali sarebbero ad oggi 1111 su un totale di 140553 casi accertati. Non male come tasso di mortalità, siamo su una percentuale dello 0,79% (1 su 126). Aggiungiamo la considerazione che non vengono rubricati i casi nei quali l’H1N1 è concausa del decesso e non responsabile diretto: certamente la percentuale maggiore, più sfuggente e preoccupante. Se il virus non muta, deo gratias: gli argomenti dello Zuc citati da Skeight saranno condivisibili. Spulciando qua e là per la rete ho registrato una diffusa confusione tra utenti (soprattutto inglesi che si dicono contagiati e guariti in un lampo) nell’equiparare il virus A (ssRna) all’H1N1. Ricordo che il V-a è un ceppo virale che si articola in molti Rna mutanti dei quali uno è l’H1N1.

    Giovanna, il barbatrucco per capire quando dietro un allarme epidemico si nasconda un bluff consiste nel verificare se all’enunciato panico diffuso dai media segua la disponibilità prêt-à-porter di un vaccino. La produzione di un vaccino altamente specifico richiede molti mesi di intenso lavoro coordinato, perciò quando un sottoministro della sanità o un delegato farmaceutico parlano di una soluzione disponibile, ecco, è tempo di mettere mano alla pistola perchè in quel caso la creazione di una psicosi collettiva ha lo scopo di generare attraverso l’acquisto di antivirali generici ed inutili un congruo profitto immediato. Soldi, maledetti e subito (ma non pochi).
    Per il Sars coV e soprattutto l’Aviaria (H5N1) il business c’è stato. Per la encefalopatia spongiforme bovina invece le cose furono più complesse. In quel caso l’eziologia era più sfumata, si parlava di conseguenze a lungo termine nella degenerazione cellulare neuronale associata al morbo di Jakob, mi pare di ricordare. E’ abbastanza comprensibile che l’argomento assumesse una certa spigolosità e che la psicosi collettiva perdurasse più a lungo data l’incertezza e la mancanza di un test diagnostico che restituisse una ragionevole percentuale di falsi negativi. La persona con bassa cultura scientifica avrà preferito cambiare la sua dieta per il tempo sufficiente a scordare le proprie paure, senza porsi l’ovvia considerazione che poiché la filiera della macellazione non è controllabile nella sua interezza né ora né mai e che l’eventuale sintomatologia di una contrazione della malattia sarebbe apparsa decenni più tardi, il principio di precauzione era da buttare in graticola (assieme alla fiorentina da divorare con sensato sprezzo del pericolo alla faccia della Mucca pazza).
    L’allarme sulla BSE è prematuramente cessato; la letteratura infatti dice che la malattia porta a demenza progressiva e c’è da credere che il protocollo del test sui falsi negativi non sia migliorato visto la condizione (sub)mentale non acclarata di buona parte degli italiani.

  11. Io condivido appieno l’opinione di Giovanna, sarà colpa dell’aver letto libri sulla teoria dell’agenda setting in troppo giovane età? In ogni caso mi viene da aggiungere una considerazione (non da medico, ovviamente): mi chiedo, ma i dati statistici che tutti avete accuratamente riportato, ci dicono davvero qualcosa sul tasso di mortalità del virus? A me pare che ci sia una grande differenza se ad essere morte sono persone che già avevano problemi di salute (come mi è spesso parso di capire sentendo le notizie in TV), o se invece si tratta di gente in salute che non si era mai presa un’influenza negli ultimi 10 anni. Altra cosa da valutare sarebbero le condizioni di vita e la facilità di accesso alle cure primarie. Questi dati non andrebbero considerati? Ho letto da qualche parte che una delle cause più frequenti di morte sono le infezioni contratte in ambienti ospedalieri da persone con un fisico già debilitato, credo che questo cambi i contorni della notizia. Perché di fatto di notizia si tratta e come tale va interpretata, letta e sviscerata, proprio come fa Giovanna.

  12. Allora sul blog di Lerner si diceva sta cosa semplicina magari populista, ma come si fa a non essere d’accordo? diceva più o meno: tutto sto casino per 800 morti fino a ora quando in Africa ne muoiono 3000 al giorno di malaria.
    3000, al giorno.

    Per il resto, credo che queste cose emergano per sinergie di interessi – qoto la giovvanna ma anche il paolos – e forze psichiche, processi proiettvi, paure indomate.
    vi ricordate il millennium bug?
    devo aver comprato na quarantina de acque minerali.

  13. Sintetizzo al massimo la logica (che considero giusta) della vaccinazione diffusa per questo specifico virus che, lo ricordo, ha raggiunto il raro status di pandemia.
    Premesse
    I) Il virus non è virulento.
    II) La mancanza di virulenza è in questo caso inversamente proporzionale alla facilità di contagio che è invece altissima.
    III) Esiste comunque un chiaro tasso di mortalità attestato allo 0,8% dei casi accertati in soggetti in cui il virus non ha agito da concausa.
    Conclusione
    L’infezione non è il vaiolo e quindi nopn deve spaventare per qualità ma per quantità. Avere un contagio stimato in centinaia di milioni vuol dire avere una percentuale di morti comunque inacettabile per i nostri standard occidentali.

    L’argomento di Lerner è invece la riproposizione del pere per mele, come se l’incendio in casa propria dovesse essere lasciato a se stesso in considerazione del fatto che altrove si sta consumando un rogo di più grandi proporzioni. Tra l’altro il sentimentalismo a buon mercato glissa sul fatto che la malaria non è così facile da diagnosticare e curare in un territorio sterminato come l’Africa orientale e subsahariana; sicuramente non è prevenibile se non inoculandosi per brevi periodi dosi di clorochina (farmaco dai pesanti effetti collaterali ma soprattutto responsabile di aver creato ceppi resistenti). Quindi occhio a cadere nella retorica del bambino dalla pancia gonfia con le mosche agli occhi. La diminuzione di questo scempio passerà per le tanto vituperate case farmaceutiche occidentali (o sino-indiane), quindi è bene fare meno facile moralismo e pregare il Dio ctonio della scienza di poter festeggiare in questa generazione la sintesi di un vaccino antimalarico efficace.

  14. Lerner non diceva sti cavoli dell’incendio – Lerner citava un epidemiologo e il disgusto di costui per la rilevanza mediatica, non per la necessità dei provvedimenti.
    E io anche la penso così. La rilevanza data è pazzesca, e ha un che di psicopatologia delle masse – altrochè.

  15. Psicopatologia delle masse? Ma li sapete interpretare i dati statistici o ne fate una questione ideologica? E’ tutto molto chiaro:

    http://www.ilsole24ore.com/includes/frameSole.html?http://flutracker.rhizalabs.com/

    Inoltre non ho ancora capito se vengono criticati i media, i governi, i comportamenti delle persone o tutti e tre. I governi non possono che agire in questo modo, i media sono alle prese con una epidemia reale e non ingigantita come altre volte (e voi tutti criticate questo episodio mentre in realtà state criticando gli episodi precedenti come risarcimento psicologico per l’esserci cascati) e le persone non hanno alcuna psicopatologia di massa, non vedo isterismi in giro, anzi, a forza di mitridatizzazioni le persone stanno reagendo con una buona quota di anestetico scetticismo.
    Zauberei, la malaria non è una notizia perciò l’indignazione per il funzionamento dei media da parte di Lerner, che è un filone e conosce bene il meccanismo, è retorica. Di malaria si crepa ogni giorno in quota costante perciò, voi mi insegnate, il tema non finisce in prima pagina e nemmeno nell’ultima. Chiedere a chi vive di news di cambiare la propria natura è un errore che genera inutile frustrazione.

  16. Da “Il Corriere della sera”, 25/7

    Le ultime stime elaborate dall’Ente federale per il controllo delle malattie
    Negli Usa l’influenza H1N1 potrebbe colpire il 40% della popolazione
    Secondo l’Oms nei prossimi due anni il contagio arriverà a colpire due miliardi di persone

    MILANO – Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la nuova influenza ha quasi raggiunto il «100% del pianeta» ma è appena alle battute d’avvio, perché nei prossimi due anni potrebbe arrivare a contagiare fino a 2 miliardi di persone. E, negli Usa, secondo le ultime proiezioni elaborate dal “Centers for Disease Control and Prevention” (l’ente federale americano per il controllo delle malattie), l’influenza potrebbe arrivare a contagiare il 40% della popolazione statunitense e, senza una opportuna e mirata campagna di vaccinazione, potrebbero esserci centinaia di vittime. Nel continente americano la malattia ha finora ucciso circa 100 persone e ne ha contagiate un milione.

    Ho scelto questa pseudonotizia di agenzia perché rappresenta il classico modus operandi dei media che voi giustamente criticate e che ha come moto di rigetto scetticismo e teorie del complotto.
    Sono solo poche righe ma si potrebbe scrivere un manuale sulle tecniche impiegate. Si noti la sequenza: notizia vera – congettura sbagliata – notizia falsa. E’ una tecnica insidiosissima perché se non si è attenti si finisce per concedere alla frase che segue l’attendibilità di quella che precede.
    E’ vera la dichiarazione dell’OMS sulla diffusione geografica e verosimile pure la previsione demografica di contagio. Vera è anche la proiezione del 40% di contagio su scala temporale negli Stati Uniti.
    E’ errata invece la congettura (ma siamo sempre nella sfera della perdonabilità di una ipotesi) che afferma che le vittime statunitensi potrebbero essere centinaia. 300 milioni di individui al 40% del contagio e con un indice di mortalità molto al di sotto della media attuale, poniamo ottimisticamente, allo 0,5%, darebbe come risultato 600 mila morti, non qualche centinaio.
    E’ infine goffamente falsa la notizia della chiosa che sostiene che nel continente
    americano si siano avuti un milione di contagi a fronte di 100 morti. Panzana clamorosa perché i contagi attuali sono 94949, un ordine di grandezza in meno rispetto al dichiarato e i morti ammontano a 700, quasi un ordine di grandezza in più. Strano effetto elastico di contrazione dei morti e dilatazione dei malati.
    A questo punto mi chiedo: a che gioco sta giocando il giornalista e la sua testata? Non potendo pensare che le informazioni univoche a cui tutti possono facilmente accedere siano interdette al Corsera, se ne deve dedurre che uno scollamento così evidente non sia nemmeno imputabile ad un singolo strafalcione.visto che il barare sulle cifre da parte delle varie testate, anche all’interno della stessa testata in giorni successivi è tutto all’insegna del troncare e sopire.
    E’ che i media sono inattendibili per definizione. Tuttavia le conseguenze per chi legge sono devastanti perché la conclusione a cui qualunque lettore non ideale e non affetto da insonnia ideale arriva intimamente è che si possa sostenere tutto e il suo contrario. Così il lettore occidentale fiero della sbandierata pluralità informativa della sua democrazia che invece difetta alle dittature, finisce per patirne l’uguale status di portatore di handicap audiovideolesivi. E l’eccesso di informazione, per chi non abbia criticità, tempo a disposizione o almeno una laurea in SDC, sortisce lo stesso effetto della sua assenza e delega al passaparola e al pettegolezzo la possibilità di formarsi un’opinione su ciò che accade intorno a lui. Con tutto ciò che ne consegue.

  17. La Repubblica riesce a leggere gli stessi dati del Corriere in modo irraggiungibile per una persona sana di mente. Non posso fare a meno di portarlo alla vostra attenzione perché qui il delirio si fa davvero menzogna galattica.
    Repubblica segue una via più estrema rispetto al Corriere: parla dei soli USA e dice il vero sui morti che stima in 300 (e sono oltre 312). Però spara una cazzata da calcio nel sedere quando addirittura sostiene che il milione di contagiati non riguarda il continente americano in toto, e sbaglierebbe come già detto di un ordine di grandezza, ma addirittura nei soli USA.
    Un milione di contagiati ( in verità sono ancora appena 45381) sposta di molto l’asticella del delirio.
    Ma sopratutto fa scomparire il reale tasso di mortalità statunitense a percentuali impercettibili, dall’attuale 0,69% al menzognero 0,03%.
    Che approccio stanno quindi adottando i media se non quello di annacquare il vino a più non posso?

    http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/nuova-influenza/virus-popolazione/virus-popolazione.html

  18. Decisamente più equilibrata l’interpretazione dei dati data da La Stampa, sempre per rimanere ai quotidiani più diffusi. Non mente sui dati e trae le conclusioni che ognuno dovrebbe trarre.

    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200907articoli/45865girata.asp

  19. Accidenti, Ugo, stai facendo un lavoro (quasi?)sistematico di monitoraggio della stampa italiana sull’argomento.

    Se non ti fossi già laureato, dovresti fare tu la tesi che ho proposto…
    Bisognerebbe trovare il modo di farle sistematicamente, queste cose.
    Sempre.

    E l’università dovrebbe essere la sede giusta, ma mancano tempo, risorse… Vediamo in autunno: provo ad avviare qualcosa di serio sul tema, magari con colleghi giornalisti bravi.

    Grazie, intanto, per l’impegno che ci hai messo.

  20. Giovanna, ma tu pensi che le case farmaceutiche (che, come scrivi tu, trarranno vantaggio da questo virus) siano riuscite a plagiare i media di tutto il mondo e l’OMS??
    Oppure che dobbiamo abituarci a questa globalizzazione dei media – in base alla quale ogni microevento che ha interesse globale, viene rilanciato e amplificato all’ennesima potenza??

  21. Hamlet, ripeto: non mi piace il complottismo.
    Credo più la seconda cosa che hai detto…

    Terremo sotto controllo il caso e vedremo se ci fa capire qualcosa di più.

    In diretta, questa volta.

  22. Week-end di basso profilo: zero aggiornamenti ufficiali da parte del WHO e centri studi vari = stessi articoli scivolati però a fondo pagina. Sul cartaceo italiano tutti a riprendere il caso singolo da narrativizzare, l’oriundo italiano morto a Buenos Aires. Nessuna inchiesta, nessun approfondimento, a conferma che i quotidiani continuano a lavorare con notizie d’agenzia e nulla più.
    Le testate internazionali, da el Pais a le Monde, da Deutsch Zeitung a Herald tribune (int.) non mettono in prima l’H1N1. Idem per New York Times e Washington Post. Occorre spulciare in cronaca per leggere qualche stelloncino di “aggiornamento”, ma è minestrina riscaldata, utile solo a creare abitudinarietà con il lettore interessato e a non lasciarlo orfano della sua rubrica.
    Unico rilievo degno di nota è la dichiarazione dell’Health Secretary britannico (Andy Burnham) apparsa sul Times di oggi:
    ““It is very important for everybody to keep a sense of perspective,” he said. “If people are made unnecessarily anxious, it makes the lives of NHS professionals, who are already under enormous pressure, far more difficult as people become unduly worried.”
    Il ministro commenta un proclama deliberato dall’NHS (National health service) pressante per l’opinione pubblica: la possibilità che l’estendersi della pandemia possa diminuire l’efficienza del servizio sanitario in tema di gravidanze, negando il servizio domiciliare del parto (piuttosto in voga in UK) o la pianificazione di un cesareo.
    (http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/health/Swine_flu/article6728432.ece)

  23. Ugo, ti sei perso i 2 articoli di ieri su Il sole 24 ore

  24. @Hamlet
    Davvero? Erano inchieste? Erano approfondimenti? Posta qui sul sito così controlliamo di che razza erano.

  25. pag. 6 articolo a 6 colonne con grafico. Titolo “Fuori dalal crisi, dentro la pandemia” scritto da Brian Groom e tradotto in italiano. Poi un articolo di Barbara Gobbi titolato “Impatto possibile per l’Italia: 0,6% del pil”

  26. Mea culpa, ho dormito proprio sull’articolo più interessante del lotto, la cui traduzione porta la firma di Sylvie Coyaud, divulgatrice scientifica che adoro e che non traduce abitualmente sciocchezze. Grazie Hamlet.

    Gli articoli citati da Hamlet sono estremamente importanti perché abbozzano le cifre di un potenziale impatto sui PIL dei vari Paesi in funzione dei mancati giorni lavorativi che l’epidemia porterebbe. Brian Groom è ricco di cifre e a parte sbagliare morti e feriti del Messico può essere indicativo per capire con quale preoccupazione il mondo economico guarda alla pandemia. Molto discutibili le stime dei tagli del Pil da parte di istituti tirati un po’ per i capelli come l’Ernst and Young Item Club che si lanciano in previsioni molto difficili da stilare (2009 UK GDP=-3%, 2010=-1,7%), soprattutto perché i bilanci preventivi in tempi di gravissima recessione sono diffici da attribuire all’H1N1.
    L’articolo della Gobbi è ancora più debole sulle ipotesi dei costi italiani.
    Però la tendenza è questa e il fattore economico guarda con ansia alla vaccinazione.

    http://stampa.ismea.it/Viewer.aspx?Date=Today&ID=2009072613344259

  27. L’articolo originale è apparso sul Financial Times del 24 luglio. (Cribbio, il Financial times, uno dei miei preferiti. Hamlet, proprio vero il detto che il punto più buio è quello sotto la luce).

  28. Mi era sfuggito questo sfondone del 2 Luglio, che merita di essere letto ad un mese di distanza per capire come il concetto di ricerca sia usato dai media in modo erroneo. L’articolo sostiene non senza sicumera che il MIT avrebbe certificato l’H1N1 come virus poco trasmissibile. Naturalmente un errore clamoroso perché a distanza di 30 giorni il WHO ci fa sapere che la comunità scientifica è certa sopratutto del suo potenziale di contagio.

    http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/esteri/febbre-suina-2/scoperto-meccanismo/scoperto-meccanismo.html

    Per il resto comincia il processo di serializzazione narrativizzata della notizia con l’avvento di rubriche in stile diario dove annotare le impressioni di chi è a contatto con la malattia.

    http://www.nytimes.com/2009/07/28/health/28flu.html?_r=1

    Inoltre le testate sembrano non barare più con i numeri, per lo più tutti corretti. Repubblica coccola gli affezionati della influenza suina con la news della trasmissibilità del virus per via fetale.

  29. Segnalo a Ugo (e ovviamente a tutti gli interessati) che su Nòva di oggi è uscito una sorta di dossier sull’argomento del post e che tanto interesse ha destato.

  30. Settimana che si chiude all’insegna del torpore. L’influenza suina non fa notizia a questa tornata. Scomparsa dalle prime pagine di tutti i principali quotidiani occidentali stenta a trovare spazio tout court. Sono perplesso. No, tutt’altro. Ho un’ipotesi in testa. Buttiamola lì.
    Ho sotto mano la mappa dei contagi e la sua progressione nel tempo. Sembra lineare. Poi noto uno scalino. L’intervallo data il 23 luglio. Da una media di 1000 casi al giorno, il 23 abbiamo una notifica di 50000 contagi. I media prendono nota e amplificano il tam tam.
    Un paio di considerazioni a margine.

    50000 contagi in un solo giorno implicano un cambiamento di protocollo nella comunicazione dei dati. Dal 23 luglio però la situazione non si è aggravata come la funzione matematica avrebbe dovuto prevedere. O l’influenza è passata. Impossibile. O l’influenza tende ad essere comunicata a blocchi. Possibile.
    Può darsi che la contabilizzazione dei contagi in tutto il mondo sia coordinata. Che il protocollo implichi la diffusione dei singoli contagi a scadenze alterne.
    Che l’aggiornamente dei dati da parte dell’Oms sia volutamente differito per raffreddare l’attenzione mediatica. I tempi sono ancora acerbi per tirare una riga.
    Ma se così fosse la pubblicazione a blocco dei contagi finirebbe per fare il gioco sensazionalistico dei media.
    Le notizie funzionano per agglutinazione. Come molecole si aggregano fra loro simili. Si addensano come farebbero le nuvole. Raggiunta la massa critica rovesciano in temporali rumorosi. Si dissolvono infine evaporando.
    E il ciclo si ripete. Ciò che sedimenta è il gusto amaro di una realtà (anche mediatica) percepibile solo a corrente alternata e alta tensione.

  31. L’ipotesi della comunicazione a blocchi di ieri è confermata ma non si capisce per quale motivo le testate giornalistiche deformino i dati distribuendo gli errori a caso, a volte gonfiando, a volte sminuendo. Si veda l’articolo di Repubblica di oggi (http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/nuova-influenza-2/influenza-dati/influenza-dati.html). Si riporta l’ennesimo ovvio allarme per il potenziale numero di persone coinvolte e poi si aggiornano i casi di contagio su dati vecchi come il cucco. Basti una frase per tutte: “In Europa 41 morti dall’inizio della pandemia. L’Ecdc, il centro europeo per il controllo delle malattie, fotografa una improvvisa accelerazione nella diffusione del virus. Solo ieri, infatti, si sono registrati 515 nuovi casi in Europa (in totale 27.892) e 4.880 nel mondo con 96 decessi. In Italia il computo è fermo a 975 contagi”
    Per cominciare non v’è nessuna accelerazione se non in chi guardi i dati semel in anno. Inoltre i casi in Italia non sono 975 ma molto meno (624). Infine l’immancabile sfondone sui 28 mila casi in Europa, quando solo in UK i contagi confermati sono già 65650, in Germania 6199, in Spagna 1544, etc.
    Interessante è poi soffermarsi sulla situazione francese e italiana dove i casi registrati sembrerebbero pochissimi (853 e 624) in rapporto alle rispettive popolazioni (64 e 60 milioni). Terre baciate dal Signore o protocolli fiacchi nella comunicazione dei contagi?

  32. Ma soprattutto, mi chiedo, quando verranno realisticamente aggiornati i dati sui contagi in Francia e Italia si assisterà ad articoli scemi in cui si parla di accelerazione sorprendente e stupore o si avrà il buon senso di capire e far capire ai lettori che è un problema di protocollo comunicativo dei dati?

  33. Ugo, non so se l’hai letto ma Internazionale num 805 (24 luglio) ha tradotto un articolo di Le Monde del 20 luglio:
    http://www.lemonde.fr/planete/article/2009/07/20/les-europeens-s-inquietent-de-l-impact-economique-de-la-grippe-a_1220715_3244.html

  34. Grazie Hamlet, letto. E’ un buon articolo che fa da preludio alla settimana che segue (>20 luglio), ad oggi la più intensa di articoli sull’H1N1. Proiezioni economiche a cura di “Oxford economics”, un centro studi che fa consulenze sullo stampo dell’ “Ernst and Young Item Club” chiamato in causa dagli articoli del Sole24ore e altri.
    Comunque rimango persuaso che il miglior approccio sia studiare quando si concentra la saturazione della notizia sui giornali e perché. Un po’ come osservare la genesi degli ingorghi autostradali che, come si sa, non trova spesso causa negli incidenti ma nel famigerato effetto elastico dovuto al superamento di un limite di rottura.
    Continuate a postare gli articoli che trovate come hanno fatto Donmo e Hamlet, che ringrazio. Le conclusioni verranno di conseguenza.

  35. Aggiornamento per gli amanti del gossip influenzale che vede l’Italia come sempre indietro. Purtroppo è lecito credere che sia in ritardo solo nella comunicazione dei dati consegnati agli organi ufficiali piuttosto che nel contrarre il virus vero e proprio. Basti dire che il contacontagi italico rimane insensibile e fermo ai dati del 5 agosto (624 contagi). Che sia l’effetto narcotico della paralisi agostana?
    Gli altri Paesi europei al contrario sono andati meno in ferie e confermano puntualmente la previsione nefasta della funzione quadratica sulla quale cominciavo a nutrire ingiusti dubbi. Se il 5 Agosto i malati inglesi erano 65650, a cinque giorni di distanza diventano 116939 (+78%); i tedeschi, aumentano teutonicamente di un forfetario 50% (da 6199 a 9352); gli spagnoli, lo si sa, d’estate si godono la propria movida e le percentuali non sono da meno passando da 1544 casi ai 13837 che stabiliscono un bel +900% in 5 miseri giorni.
    Le percentuali mortifere si stabilizzano a livello mondiale allo 0,57% su una base contagio di 320770. Molto probabile che i morti siano di più ma che non siano ancora contabilizzati a dovere: diciamo che il livello potrebbe realisticamente essere a metà strada tra lo 0,57% attuale e lo 0,79% della prima tornata di dati.
    Preparatevi all’impennata mediatica italiota di inizio settembre nella quale i media parleranno enfaticamente di un’escalation improvvisa di malati. Influenzati che crescono, sì, in modo constante ma preventivato.

  36. Notizia interessante da non prendere sotto gamba: il virus H1N1 aveva presentato fin da fine Maggio qualche caso sporadico di resistenza al Tamiflu. Purtroppo l’OMS ha sottovalutato ampiamente la diffusione dell’H1N1 modificato in H274Y, versione che appare più aggressiva. Nello specifico questi isolati recano la mutazione H274Y a carico della sequenza proteica della neuraminidasi (resistenza già testata al principio attivo oseltamivir (noto al pubblico col nome commerciale di Tamiflu). Data sheet, da prendere cum grano salis, ci dicono che la mortalità su ceppi H274Y ha toccato il 2,8% dei contagi. Sto scrivendo a braccio su dati noti da tempo ma non ho sottomano le fonti, che posterò al più presto, e potrei anche ricordare male – ma non credo.
    Particolare di rilievo il fatto che le mutazioni dei virus nei pazienti di continenti diversi tra loro sembrino essere reciprocamente indipendenti.
    Potrei (e spero di) sbagliarmi, ma in questa occasione i media non hanno parlato di questo argomento, taciuto dalla stessa OMS nelle sue effettive dimensioni silenti.
    Se si cerca su google la stringa “H274Y”, si ottengono solo 12000 risultati. Se si imposta la ricerca in lingua italiana nell’ultimo mese, non si trova nemmeno un risultato. Nemmeno l’ombra. Solo sheet farmaceutici del 2008, molto tecnici e specifici sulle resistenze a determinati farmaci, ovviamente scevri dall’immaginare una pandemia di H1N1.

  37. A questo punto della faccenda, Giovanna, i casi sono tre: o i giornalisti delle testate italiane sono in malafede, o hanno studiato l’aritmetica su Kant, o entrambe le cose.
    La Repubblica di oggi apre con un articolo suino in spalla bassa (coerentemente scritto da salami col prosciutto sugli occhi, come si vedrà) in cui si ricama il solito documento ufficiale e si afferma che i contagi statunitensi colpiranno la metà della popolazione (quindi 150 milioni) e i morti potranno, udite udite, arrivare alla gran cifra di 90 mila.
    La Stampa non si fa attendere e rilancia con un calcolo davvero demente che riporto: “I primi a lanciare l’allarme sono gli Stati Uniti , secondo le cui autorità l’influenza A potrebbe contagiare metà della popolazione americana entro l’inverno, obbligando alle cure ospedaliere 1,8 milioni di persone e causando fino a 90 mila decessi, più del doppio di una normale influenza. Si tratta dello scenario tratteggiato lunedì, in un rapporto di 86 pagine, dal Council of Advisors on Science and Technology, lo staff scientifico della Casa Bianca”
    Gli altri quotidiani sulla stessa linea.
    Io non voglio credere che un giornalista ponga la sua firma sputtanandosi la credibilità perfino sulle tabelline di un’aritmetica da seconda elementare.
    Eppure la maggioranza continua a non avere nozione della percentuale.
    Comunque per tutti coloro che hanno almeno la licenza media è d’uopo comprendere che se si stimano i contagi statunitensi a 150 milioni, si tira una riga sopra 750mila morti minimo.
    Ma come mai i giornalisti devono essere protetti sopratutto da loro stessi? Non avere un pensiero e saperlo esprimere: è questo che fa di qualcuno un giornalista. Ah, caro vecchio Kraus.

  38. Con la notizia che sto per dare termino il monitoraggio dell’influenza H1N1: l’OMS ha deciso dal 21 di Agosto che le nazioni non sono più obbligate a dichiarare il numero di casi presenti nel proprio territorio. Punto e basta.
    Questa scelta si associa all’emanazione di un documento con data odierna nel quale l’OMS sconsiglia l’uso degli antivirali se non in specifici casi con probabile esito fatale.
    Un paio di deduzioni prima di passare la palla agli interessati e ai curiosi. La decisione dell’OMS tradisce una situazione pesante nella quale i rischi sono numerosi. Diamo un’occhiata alla mappa, l’unica che rimane e rimarrà ufficiale e metodologicamente corretta prima che la deformino i media di domani e in attesa che vi ritornino sopra gli storici del dopodomani:
    http://www.who.int/csr/don/2009_08_21/en/index.html
    A) Le statistische sono deprimenti: 182166 casi per 1799 morti. Il che vuol dire che la mortalità ufficiale che ci rimane tra le mani prima di chiudere baracca e burattini è tremenda: 0,99%. Sono ancora presenti autorevoli centri di ricerca internazionali che continuano a contabilizzare, classificandoli, contagi e morti ma dal momento che l’Oms ha decretato la chiusura della biglietteria, il numero dei presenti in sala non terrà purtroppo conto di chi ha fatto il portoghese. Perciò ognuno segua a titolo personale le informazioni che ritiene più attendibili (io seguirò il Rhizalab). In questo momento i contagi ufficiosi, seppur meticolosi e affidabili, sono 369040 e i decessi 2585 (0,70% la mortalità relativa). Sapere che la WHO fa calare il sipario dell’esaustività con un ufficiale 1% di mortalità mi inquieta. Ma tant’è.
    B) Sto dando un’occhiata alle notizie di agenzia e agli articoli delle testate online nazionali: di primo acchito noto che il vademecum emanato dall’OMS, che lo ricordiamo concerne la massima attenzione a non abusare nella somministrazione di antivirali, è curiosamente interpretato da giornalisti e medici intervistati come una tacita ammissione di mancanza di pericolosità del virus, da curare con il paracetamolo e l’ibuprofene nella maggior parte dei casi. Ma se si va a leggere il testo licenziato dalla WHO l’impressione è quella giusta: occhio ad un virus che è già mutato in parte e potrebbe mutare ancora dato il rapporto tra numero di contagi possibili, numero di antivirali usati, numero di ceppi resistenti inediti (tra cui l’H274Y, variante già nota ma un po’ stronzetta, del quale abbiamo già parlato).
    C) I media in fondo non hanno tesi da dimostrare né cause economiche specifiche da perorare fino ad ora e in questo frangente: sono solo confusionari e si rimbalzano tra loro le notizie reciproche nonché quelle di agenzia nell’ansia di strapparsi vicendevolmente l’effimero primato del numero di lettori per notizia. Il controllo giornalistico è inesistente. Inchieste critiche nisba. Al primo morto in territorio italiano si scatenerà la solita buriana temporalesca, partiranno gli “speciali” serali in concomitanza con i palinsesti autunnali, insomma, il solito teatrino dei pupi.
    D) Se faccio l’avvocato del diavolo e calzo i panni delle imprese farmaceutiche non vedo per quale motivo dovrei fare pressione sui media per introitare un profitto iniquo: 1) guadagnerò lo stesso su di un vaccino che va comunque razionalmente prodotto; 2) La torta è grossa e le imprese coinvolte sono tante, quindi non è nemmeno il caso di sbranarsi tra simili per un pasto nel quale siamo tutti invitati e tutti mangeremo, perfino meritatamente questa volta; 3)Il business H1N1 non è stato creato da noi, ma siamo noi che dobbiamo risolverlo quindi da un punto di vista economico è il migliore dei mondi possibili. Prova ne è che se l’OMS avverte di non abusare dei nostri antivirali ad alto profitto, noi non ci lamenteremo dell’uovo che non possiamo avere oggi perché la gallina del vaccino di domani ci ripagherà lautamente.
    Forse nel mio cinismo previsionale posso essere apparso dar contro alle case farmaceutiche, ma non è vero. Questa storia non è stata creata da loro e sebbene conosca e deplori molti dei loro comportamenti, non posso rimproverare l’idraulico e il suo salato conto se mi si è allagata la casa.

    L’impressione finale è che l’autocensura da parte della WHO sia un chiaro segno di sconforto e una convinta ammissione d’incapacità presente e futura nel trattare con i media. Come dire: voi mezzi di comunicazione di massa fate sempre del casino, noi non sappiamo/possiamo gestire quello che dite, non vogliamo rischiare psicosi di massa che affollerebbero gli ospedali paralizzandoli o facendo il gioco di case farmaceutiche che lucrino sul breve vendendo antivirali a go go perché qui si rischia grosso ergo vi tagliamo le gambe dismettendo il protocollo obbligatorio per gli Stati a denunciare nuovi contagi e relativi dettagli.
    Passo il testimone, sodali del blog.

  39. Ammetto di non aver letto tutti i post (appena ho un attimo lo farò) ma che io sappia il tasso di mortalità dell’influenza comune e dell’H1N1 sono simili.

    Mi resta il dubbio sul perché -se davvero il virus H1N1 è così pericoloso- i governi non l’abbiano tenuto celato come fanno per qualsiasi altro pericolo (che non conosciamo e forse non conosceremo mai) che si tratti di virus mutati, previsioni catastrofiche, zone altamente inquinate ecc. e di punto in bianco decidono di montare su sto teatro.

    E’ pur vero che in situazioni di pericolo per la società, pericolo vero di conseguenze estreme, tipo il Vaiolo 50 anni fa’ non è che ci fossero tante possibilità di avere un opinione personale..o ti vaccinavi o ti vaccinavi.

    Mah, non mi convince..

    La vedo più, come dice Hamlet, così “dobbiamo abituarci a questa globalizzazione dei media – in base alla quale ogni microevento che ha interesse globale, viene rilanciato e amplificato all’ennesima potenza”(ho omesso gli interrogativi)

    Secondo me è un ipotesi plausibile: quanti quotidiani nascono sul web ogni giorno? dovranno pur dire qualcosa di diverso per campare..

  40. Mi ero ripromesso di non tornare sull’argomento ma non ho resistito a fare un compendio veloce dei commenti raccolti stamani su svariati blog e siti giornalistici nel giro di una ventina di minuti.
    Spero vi strappino un inquietante sorriso a denti stretti.

    Il distributore ufficiale del “vaccino” (che vaccino non e’, solo un inibitore, scatoletta da 10 pastiglie) detto Tamiflu e’ Donald Ramfeld, vice di Bush che dal 2004 ha scorte del prodotto in tutto il mondo. Il prodotto scade l’ anno prossimo.

    secondo me è meglio andare a farsi vaccinare ma poi buttare la fiala del vaccino nel cesso così le aziende farmaceutiche sono contente e non devono diffondere altre pesti per convincerci a sganciare soldi.

    Ma siamo sicuri che siano eventi naturali?

    Quella del vaccino è proprio una delle peggiori speculazioni che l’uomo potesse inventare

    penso che ricordiamo tutti la speculazione sul vaccino anti-polio del professor Di Bella procesato anche per questa cosa

    E’ tutto chiaro! Svegliatevi! La moglie di Sacconi è dirigente di Farmindustria

    Lo sapete che il vaccino non è stato sperimentato? Eppure non si fanno scrupolo a volerlo somministrare a donne incinte e bambini…

    Il virus è stato creato nei laboratori militari.

    L’influenza è un affare per gli ex comunisti ora ricchissimi

    Da medico sostengo che per l’H1N1 basta curarsi con la vitamina D, quindi
    basta prendere semplicemente il sole senza dare soldi alle multinzionali del farmaco

    si certo ma l’elitè si salverà come ha sempre fatto. hanno gia costruito bunkers ovunque.

    Anche l’Aids doveva uccidere tutta sta gente e poi hanno scoperto che infetta solo qualche categoria a rischio (tossicodipendenti, trasfusioni e omosessuali).Oggi sono tutti concordi che dipende solo dallo stile di vita alimentare e dalla sedentarietà.

    Non vaccinatevi. La Merck ha ammesso di inoculare il cancro in Africa attraverso alcuni dei suoi vaccini.

    io sono scettico: perché ci tengono nascosto cosa c’è dentro il vaccino?

    La giornalista austriaca Jane Burgermeister ha denunciato l’OMS, Barack Obama e le Nazioni Unite in merito alla diffusione del virus AH1N1 e al rilascio del relativo vaccino. La Burgermeister ha consegnato al tribunale federale austriaco le prove d’accusa che testimoniano il coinvolgimento di diversi rappresentanti politici e aziende farmaceutiche americane in un’agenda di depopolamento intenzionale degli USA e di altri stati europei.

    ho un amico che è ricoverato all’ospedale per l’influenza suina, ma i medici hanno detto che è lieve. A me non mi fregano. Se me la prendo da lui evito di fare il vaccino e tutti i suoi effetti collaterali di cui parla anche Grillo.

  41. Scivolone di Anna Masera (La Stampa) che riporta sul suo blog un filmato complottardo piuttosto rozzo ma a cui lei sembra credere.

    http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=2

    Quasi 10 minuti di dati prevalentemente sull’influenza aviaria (gonfiata) per poi suggerire una parentela con l’H1N1. Da ricordare il giornalista che ci enumera i morti per malaria nel mondo commentando che potrebbero essere evitati con una semplice zanzariera.
    Da vedere, non fosse che per gli anticorpi contro le teorie del complotto.

  42. sull’ultimo num di internazionale ci sono 2 articoli su H!N1. Uno di Fabien Gruhier “I veri rischi dell’influenza”, le nouvel observateur e Javier Sempedro “Evoluzione di una pandemia”, El pais.

  43. Credevo di essermi vaccinato dai successivi sviluppi dell’H1N1. Credevo di aver trovato l’antigene che mi avrebbe protetto dal commentare ulteriormente l’adagio che del porcello non si butta via niente.
    Invece scopro con mio sommo disappunto che l’immunità non è stata negata solo a Berlusconi.
    Sono state infatti rilasciate informazioni ufficiali sui vaccini specifici per l’H1N1 approvati dall’Emea (l’agenzia comunitaria dell’UE). I loro nomi, come sempre calzanti per nuove deità etrusche o personaggi di Goscinny, sono i seguenti: Celvapan (Baxter), Focetria (Novartis) e Pandemrix (GSK).
    Differenti le modalità di somministrazione (monodose, più dosi a distanza intervallate tra loro) ma, udite, udite, spulciando tra i datasheets dei test clinici si scopre che l’efficacia del trio si attesta al 70%, con menzione per il Celvapan che fa registare un 72%, aggiudicandosi il podio di queste paraolimpiadi del farmaco.
    Non sono un immunologo e non posso quindi stabilire se una (in)efficacia del genere sia da considerare un risultato definitivo o solo un razionale modo di mettere in circolazione il prima possibile un vaccino che comunque in parte offre una utile copertura. Si è andati di fretta e, lo si sa, presto e bene non vanno insieme.
    Unico appunto per questa immunità al 70% – ravvisava la Corte Costituzionale l’incompletezza dell’articolo 3, antiquato e reazionario nel tacer che tutti gli uomini sono uguali davanti alla legge del farmaco senza distinzione di gene? – va però cercato nel nome del vaccino, responsabilità di quelle misteriose figure farmaceutiche deputate al battesimo di cui nulla sa nemmeno la letteratura.
    Se proprio si dovevano inventar brutti nomignoli che fanno il verso agli Dei, e degli dei scatenano l’hybris che colpisce non tanto il Prometeo che è nell’uomo quanto l’Icaro maldestro, allora era meglio cercare un nome più acconcio. Se il nome del farmaco deve richiamare qualcosa (vaccino) che sta per qualcos’altro (organo) sotto qualche aspetto (guarigione), allora dovrà avere un che di predittivo.
    Che lo chiamino allora Unkulunkulu, come la suprema divinità Zulu, nome che si attaglia perfettamente alla delusa pretesa di immunità.
    Tra le tante virtù attribuite a Unkulunkulu v’è il merito di donare ai medici la conoscenza per guarire dalle malattie ma anche di preparare un luogo dopo la morte, anticipando saggiamente la duplice funzione del moderno medico occidentale di considerare terminata la malattia con la guarigione ma anche la guarigione con la malattia.
    Ah, amara conclusione sui tempi che corrono: care donne, anche i virus assomigliano ai maiali, non solo gli uomini.

  44. Complimenti per il blog che ho scoperto per il mio interesse sulla influenza h1n1. Vedo che qui si studia comunicazione. Ho trovato commenti validi. Allora vorrei chiedere come è possibile che un viceministro della Salute abbia poche ore fa rilasciato questa dichiarazione che ha fatto il giro delle principali testate giornalistiche online:

    ” il carattere leggero di questa influenza, che sino ad oggi ha fatto undici morti su 400 mila casi stimati, mentre lo scorso anno la stagionale ha fatto 8 mila morti su 4 milioni di casi. La mortalità dell’influenza A/H1N1 è stata pari allo 0,03 per mille, contro il 2 per mille di quella stagionale ” (fonte Ansa)

    Sono una biologa e rimango esterrefatta. Chi dà i dati al ministero? Chi scrive i testi? Anche nella comunità medica si rilevano posizioni differenti sebbene più sfumate tra loro che discordi. Ma nella dichiarazione del ministro io ho trovato almeno 4 errori gravi e uno madornale. Possibile che nessuno in questo dannato Paese abbia raggiunto posizioni di vertice senza aver studiato la matematica di mio figlio che ha 8 anni? Lo 0,2 per mille di 4 milioni fa 800 decessi non 8000. Questa l’ha risolta il mio boy che proporrò al posto di Fazio.
    Come fanno a stabilire che i casi in Italia sono 400 mila e dare una percentuale definitiva dello o,o3 per mille senza aggregati significativi? Come fanno? Noi biologi usiamo un coefficiente di correlazione che applichiamo ai casi accertati. Il sito dell’Oms dà 500 mila contagi in tutto il mondo, com’è che l’Italia ne avrebbe 400 mila? Non torna per niente. E poi quale istituto fa queste stime? Ogni anno in Italia si contano decine di ceppi influenzali, come hanno fatto a discernere i contagi da h1n1? Temo che si sia contabilizzato a spannella il numero delle assenze lavorative e scolastiche perchè anche se si volesse monitorizzare non l’h1n1 bensì la sommatoria dei vari ceppi influenzali che stanno mettendo a letto noi italiani sarebbe arduo rimanere nella tolleranza d’errore accettabile. Il sito influnet (www.iss.it/iflu) inoltre ha iniziato il censimento questa settimana. Secondo noi si sono gonfiate moltissimo le cifre dei contagiati per far risultare una percentuale di decesso irrealisticamente bassa.
    Il ministero dichiara parole in libertà. L’influenza suina sarrebe lieve? Spiegatelo a quelli che sono ventilati in CR. Diteci quanti respiratori “a membrana” ci sono negli ospedali romani. Non è il mio campo la comunicazione. Allora perché il ministero non si informa dai medici? Perchè sdrammatizzare? E perchè il sondaggio di Repubblica dice che gli scettici nei confronti delle pandemie sono incredibilmente i più scolarizzati?
    Scusate l’intervento decisamente lungo. Grazie

  45. Scusate il refuso. Il ministro parla di 0,2 per mille e non di 2 per mille.
    Deve essere colpa dell’ora tarda 🙂

  46. Grazie per il contributo, cara Bourbaki.

    E grazie come sempre a tutti coloro che arricchiscono periodicamente la discussione su questo tema, oggi più attuale di quando l’ho lanciata, ohinoi.

    Reduce io stessa da un febbrone a quasi 40 e da numerosi sintomi corrispondenti a quelli dell’influenza A, nessuno ha voluto farmi un tampone (non ero abbastanza grave). Cosicché resto io stessa nell’incertezza se ho contratto l’influenza A o altro ceppo virale. A quale statistica appartengo?

    La confusione, in questi giorni, si è ulteriormente acuita. I media italiani hanno raggiunto minimi storici di credibilità e gli organi politico-sanitari… li seguono.

    Urge una ricerca sul caso. Anche se, temo, sarà possibile avviarla solo a tempesta finita. Magari nella primavera 2010?

    Un abbraccio (non più contagioso) a tutte/i.

  47. Innanzitutto auguri, fare il tampone …costa . dunque la statistica è: Vorrei ma non posso.

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